| TIZIANO TREU, Ministro del lavoro e della previdenza
sociale. Ho ritenuto utile intervenire dopo i
rappresentanti dei ministeri dei lavori pubblici e delle
finanze perché ritengo che il dibattito qui svoltosi e la
mia risposta, pur incentrandosi sulla questione del
patrimonio degli enti previdenziali, si debbano in realtà
inquadrare in una questione più ampia, giustamente
affrontata in molte delle mozioni, ossia quella
dell'edilizia abitativa pubblica in senso lato.
Per quanto riguarda la questione specifica del patrimonio
degli enti previdenziali, devo innanzitutto notare che il
dibattito che si è svolto in questa sede è stato condotto
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con argomenti analiticamente significativi e quasi sempre con
toni pacati, comunque più pacati di quelli del dibattito
di qualche settimana fa. Credo che ciò sia utile sia nella
fase dell'esame, anche critico, del passato, sia
soprattutto per affrontare seriamente il problema di come
uscire da questa situazione, indubbiamente
insoddisfacente.
Con riferimento al passato, rilevo che gli accenti critici
che si sono qui ripetuti riguardano giustamente sia gli
aspetti di economicità della gestione del patrimonio degli
enti previdenziali, sia i criteri con cui sono stati
assegnati gli immobili, soprattutto quelli ad uso
abitativo. E' significativo che molti abbiano rilevato
un'inerzia diffusa nel denunciare situazioni di
favoritismo, di privilegio e di malcostume di cui (come si
dice e si è detto anche qui) molti erano a conoscenza
senza che ciò fosse sufficiente a provocare reazioni
adeguate e, soprattutto, modifiche della prassi.
Sono sensibile a tali critiche, soprattutto se servono da
stimolo per superare una situazione passata. Sottolineo
che lo stimolo mi pare particolarmente necessario in
quanto questa inerzia, questa tolleranza ha attraversato
non solo gli schieramenti politici, ma anche maggioranze
governative diverse, come quelle che si sono succedute
negli ultimi anni. Proprio per questo, quindi, è
necessario reagire con pacatezza e fermezza, senza facili
generalizzazioni.
E' emersa qui l'esigenza, condivisa dal Governo, di fare
chiarezza sul passato, ma è apparsa forte anche la
necessità di trovare nuove regole ed io credo che in
questa, che è una sede politica, l'esigenza di trovare
nuove regole sia altrettanto se non più importante di
quella di reprimere gli abusi del passato. Sono convinto
infatti - e ciò è emerso anche dalle prime discussioni
svoltesi in questa sede - che le ragioni principali dei
disordini e dell'inadeguatezza della gestione passata
siano state proprio l'eterogeneità e l'inadeguatezza di
tutte le regole: di quelle che riguardano gli affitti, ma
anche di quelle concernenti le vendite, di quelle relative
agli enti previdenziali, ma anche, più in generale, di
quelle che riguardano tutta la gestione del patrimonio
pubblico. Gli enti previdenziali detengono infatti una quota
significativa - 120 mila unità abitative - ma minoritaria
nel contesto della disponibilità pubblica.
La modifica delle regole è, dunque, un'esigenza
fondamentale, ma voglio sottolineare - perché non è stato
fatto a sufficienza - che essa non è né nuova né meramente
de iure condendo, in quanto si trova già scritta in
una legge dello Stato, ossia nella legge delega che è
stata approvata i primi giorni dello scorso agosto, alla
quale io ho dato - e lo rivendico - un contributo
personale. Tale legge afferma la necessità che si
individuino nuove regole sia per la gestione degli affitti
sia per l'alienazione e l'acquisto degli immobili degli
enti pubblici.
Dirò alcune cose in generale sul dibattito e quindi anche
sulle mozioni, senza scendere nelle specifiche
articolazioni, ma con l'intendimento di affrontare gli
aspetti e le intenzioni fondamentali. La prima esigenza
che è emersa in questa sede è quella di fare chiarezza. In
proposito sono già in atto una serie di iniziative, che
sono note ma che intendo ricordare.
Una prima iniziativa riguarda la commissione d'indagine da
me nominata, cui lavori sono a buon punto e saranno
completati tra poco: affermo fin d'ora che, ovviamente, i
risultati verranno messi a disposizione. Desidero far
notare che (contrariamente a ciò che alcuni continuano a
sostenere) tale commissione, pur essendo di carattere
amministrativo, è indipendente, perché composta da tre
giudici, provenienti dalla magistratura ordinaria, dal
Consiglio di Stato e dalla Corte dei conti. La presenza di
un dirigente del Ministero del lavoro serve a fornire un
contributo di esperienza che è essenziale in questo caso e
non può certo mettere in dubbio, qualunque sia la qualità
di quel dirigente, l'indipendenza della commissione
(Commenti del deputato Storace). Dato che su questo
punto, come su altri, sono state presentate
interrogazioni, faccio notare che la maggior parte di esse
(non tutte, perché vi è una certa copiosità di
interrogazioni, negli ultimi tempi) hanno già avuto
risposta da me...
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