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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


127182
STA0247-0157
Stenografico d'Aula n. 247 del 27 settembre 1995 (STA12-247)
(suddiviso in 400 Unità Documento)
Unità Documento n.157 (che inizia a pag.15282 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.17)
SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023. LAVASS
...SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023.
TIZIANO TREU, Ministro del lavoro e della previdenza sociale. ZZGOV GOVERNO
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAFFAELE DELLA VALLE (ore 16,23).
ZZSTA ZZRES ZZSTA270995 ZZSTA950927 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA247 ZZ12 ZZDI ZZLL
    TIZIANO  TREU,  Ministro del lavoro e della previdenza
  sociale.  Ho ritenuto utile intervenire dopo i
  rappresentanti dei ministeri dei lavori pubblici e delle
  finanze perché ritengo che il dibattito qui svoltosi e la
  mia risposta, pur incentrandosi sulla questione del
  patrimonio degli enti previdenziali, si debbano in realtà
  inquadrare in una questione più ampia, giustamente
  affrontata in molte delle mozioni, ossia quella
  dell'edilizia abitativa pubblica in senso lato.
    Per quanto riguarda la questione specifica del patrimonio
  degli enti previdenziali, devo innanzitutto notare che il
  dibattito che si è svolto in questa sede è stato condotto
 
                             Pag. 15283
 
  con argomenti analiticamente significativi e quasi sempre con
  toni pacati, comunque più  pacati di quelli del dibattito
  di qualche settimana fa.  Credo che ciò sia utile sia nella
  fase dell'esame, anche critico, del passato, sia
  soprattutto per affrontare seriamente il problema di come
  uscire da questa situazione, indubbiamente
  insoddisfacente.
    Con riferimento al passato, rilevo che gli accenti critici
  che si sono qui ripetuti riguardano giustamente sia gli
  aspetti di economicità della gestione del patrimonio degli
  enti previdenziali, sia i criteri con cui sono stati
  assegnati gli immobili, soprattutto quelli ad uso
  abitativo.  E' significativo che molti abbiano rilevato
  un'inerzia diffusa nel denunciare situazioni di
  favoritismo, di privilegio e di malcostume di cui (come si
  dice e si è detto anche qui) molti erano a conoscenza
  senza che ciò fosse sufficiente a provocare reazioni
  adeguate e, soprattutto, modifiche della prassi.
    Sono sensibile a tali critiche, soprattutto se servono da
  stimolo per superare una situazione passata.  Sottolineo
  che lo stimolo mi pare particolarmente necessario in
  quanto questa inerzia, questa tolleranza ha attraversato
  non solo gli schieramenti politici, ma anche maggioranze
  governative diverse, come quelle che si sono succedute
  negli ultimi anni.  Proprio per questo, quindi, è
  necessario reagire con pacatezza e fermezza, senza facili
  generalizzazioni.
    E' emersa qui l'esigenza, condivisa dal Governo, di fare
  chiarezza sul passato, ma è apparsa forte anche la
  necessità di trovare nuove regole ed io credo che in
  questa, che è una sede politica, l'esigenza di trovare
  nuove regole sia altrettanto se non più importante di
  quella di reprimere gli abusi del passato.  Sono convinto
  infatti - e ciò è emerso anche dalle prime discussioni
  svoltesi in questa sede - che le ragioni principali dei
  disordini e dell'inadeguatezza della gestione passata
  siano state proprio l'eterogeneità e l'inadeguatezza di
  tutte le regole: di quelle che riguardano gli affitti, ma
  anche di quelle concernenti le vendite, di quelle relative
  agli enti previdenziali, ma anche, più in generale, di
  quelle che riguardano tutta la gestione del patrimonio
  pubblico.  Gli enti previdenziali detengono infatti una quota
  significativa - 120 mila unità abitative -  ma minoritaria
  nel contesto della disponibilità pubblica.
    La modifica delle regole è, dunque, un'esigenza
  fondamentale, ma voglio sottolineare - perché non è stato
  fatto a sufficienza - che essa non è né nuova né meramente
  de iure condendo,  in quanto si trova già scritta in
  una legge dello Stato, ossia nella legge delega che è
  stata approvata i primi giorni dello scorso agosto, alla
  quale io ho dato - e lo rivendico - un contributo
  personale.  Tale legge afferma la necessità che si
  individuino nuove regole sia per la gestione degli affitti
  sia per l'alienazione e l'acquisto degli immobili degli
  enti pubblici.
    Dirò alcune cose in generale sul dibattito e quindi anche
  sulle mozioni, senza scendere nelle specifiche
  articolazioni, ma con l'intendimento di affrontare gli
  aspetti e le intenzioni fondamentali.  La prima esigenza
  che è emersa in questa sede è quella di fare chiarezza.  In
  proposito sono già in atto una serie di iniziative, che
  sono note ma che intendo ricordare.
    Una prima iniziativa riguarda la commissione d'indagine da
  me nominata, cui lavori sono a buon punto e saranno
  completati tra poco: affermo fin d'ora che, ovviamente, i
  risultati verranno messi a disposizione.  Desidero far
  notare che (contrariamente a ciò che alcuni continuano a
  sostenere) tale commissione, pur essendo di carattere
  amministrativo, è indipendente, perché composta da tre
  giudici, provenienti dalla magistratura ordinaria, dal
  Consiglio di Stato e dalla Corte dei conti.  La presenza di
  un dirigente del Ministero del lavoro serve a fornire un
  contributo di esperienza che è essenziale in questo caso e
  non può certo mettere in dubbio, qualunque sia la qualità
  di quel dirigente, l'indipendenza della commissione
  (Commenti del deputato Storace).  Dato che su questo
  punto, come su altri, sono state presentate
  interrogazioni, faccio notare che la maggior parte di esse
  (non tutte, perché vi è una certa copiosità di
  interrogazioni, negli ultimi tempi) hanno già avuto
  risposta da me...
 
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