Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


127188
STA0247-0163
Stenografico d'Aula n. 247 del 27 settembre 1995 (STA12-247)
(suddiviso in 400 Unità Documento)
Unità Documento n.163 (che inizia a pag.15284 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.17)
SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023. LAVASS
...SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023.
TIZIANO TREU, Ministro del lavoro e della previdenza sociale. ZZGOV GOVERNO
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAFFAELE DELLA VALLE (ore 16,23).
ZZSTA ZZRES ZZSTA270995 ZZSTA950927 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA247 ZZ12 ZZDI ZZLL
    TIZIANO TREU,  Ministro del lavoro e della previdenza
  sociale.  La seconda da iniziativa in atto è, come è
  noto, quella della procura della Repubblica di Roma, che
  segue il suo corso.
    Come è stato ripetuto da molti, vi è poi una Commissione
  bicamerale che è stata ricostituita all'inizio di agosto,
  a disposizione della quale sono stati posti i dati in mio
  possesso.
    Credo che questi tre strumenti siano sufficienti per fare
  chiarezza sul passato, ma dico fin d'ora, dato che al
  riguardo sono state sollevate molte questioni, che per
  quanto concerne eventuali ulteriori iniziative, tipo
  l'istituzione di una Commissione d'inchiesta, è il
  Parlamento giudice della loro necessità ed io non posso
  che rimettermi alle sue decisioni.
    Faccio anche una precisazione circa i dati fondamentali
  riguardanti il patrimonio degli enti, che sono stati
  trasmessi a questo ministero con una notevole
  sollecitudine e che io ricordo di aver messo a
  disposizione anche della stampa; certo, vi è stata qualche
  difficoltà pratica, poiché si trattava di momenti convulsi
  ma li ho comunque messi a disposizione  (Applausi
  polemici del deputato Storace)  usando
  un'interpretazione, che io ritengo corretta, della legge
  sulla trasparenza amministrativa, per cui era mio dovere
  farlo questo escludendo quelle informazioni che potevano
  essere di pregiudizio alla riservatezza e alla sicurezza
  dei singoli.  Questa mia scelta è stata anche criticata.  In
  ogni caso, la pubblicità dei dati è poi cessata perché la
  procura della Repubblica di Roma ha ritenuto
  che su quegli elenchi (non su tutte le notizie riguardanti
  il patrimonio si dovesse osservare il principio del
  segreto istruttorio.  Dunque i fatti dimostrano, credo,
  come non ci siano state reticenze da parte del
  ministero.
    Aggiungo, per testimoniare che l'azione di chiarimento è
  proceduta, che l'esigenza qui richiamata di conoscere
  meglio il patrimonio è stata la prima cui si è voluto fare
  fronte.  I dati fondamentali sulle caratteristiche del
  patrimonio abitativo degli enti sono ormai quasi tutti
  acquisiti e saranno - ripeto - messi a disposizione.  Parlo
  dei dati fondamentali, perché ci sono alcuni dati
  specifici riguardanti categorie particolari che richiedono
  approfondimenti ulteriori.  I dati fondamentali, però, come
  ho già detto, sono acquisiti.  E bisogna riconoscere che,
  nonostante l'efficienza della gestione passata abbia
  lasciato a desiderare, c'è stato negli ultimi mesi uno
  sforzo di recupero da parte degli enti, anzitutto per
  quanto riguarda la migliore conoscenza del loro
  patrimonio.  L'opera di censimento richiesta al riguardo è
  a buon punto.
    Desidero ora svolgere una seconda osservazione importante
  sul passato: mi riferisco all'eterogeneità delle regole.
  Gli enti vigilati dal Ministero del lavoro, alcuni in modo
  diretto e specifico, come quelli pubblici in senso stretto
  sono venti, per altri i poteri di vigilanza sono molto più
  attenuati dal momento che si tratta di enti in via di
  privatizzazione o pivatizzati.  Ebbene, le regole, i
  criteri seguiti soprattuto per le assegnazioni sono
  diversificati.  La commissione di indagine lo ha già
  rilevato, indicando che questa eterogeneità e la scarsa
  pubblicità sono due fattori che hanno favorito quelle
  anomalie e quei fenomeni di malcostume anche in questa
  sede giustamente denunciati.
    In particolare, si segnala dalla commissione d'indagine,
  ma lo abbiamo verificato tutti, che mentre alcuni criteri
  di assegnazione sono sufficientemente univoci, come quelli
  che stabiliscono riserve per gli sfrattati e i lavoratori
  in mobilità, c'è una quota parte di queste abitazioni che
  è stata assegnata secondo criteri troppo indeterminati.  E
  nella indeterminatezza dei criteri si sono esercitate
  forme di discrezionalità molto criticabili
 
                             Pag. 15285
 
  che, se non raggiungono l'illecito giuridico  in senso
  stretto, certo sono socialmente deprecabili.  E' quindi su
  questo che occorre anzitutto intervenire.
    Per quanto riguarda invece il livello dei canoni adottati
  in passato, voglio fare qualche precisazione perché vi è
  una certa approssimazione anche nelle analisi che ho
  sentito oggi.
    Anzitutto i maggiori enti previdenziali - mi riferisco ai
  quattro più grandi che sitravano sotto la diretta
  vigilanza del ministero - hanno applicato uniformemente i
  canoni risultanti dalla cosiddetta circolare Cristofori
  della fine del 1992.  Si tratta, come si ricorderà, di una
  regola in vigore approvata dal Governo di allora, e non
  dal solo ministro del lavoro.  Si verifica ora che i canoni
  sono oggettivamente inadeguati (è una indicazione che
  viene da più parti, a cominciare dai presidenti degli
  stessi enti).  Il rapporto tra essi ed i riferimenti del
  mercato non è precisissimo, ma si può dire, sulla base dei
  dati che abbiamo già raccolto per campione, che la
  circolare Cristofori ha comportato aumenti rispetto
  all'equo canone compresi tra il 50 e il 100 per cento, a
  seconda della localizzazione dell'immobile (soprattutto a
  seconda che si trovi in zone centrali o periferiche delle
  città).
    I patti in deroga, che si sono attuati, talora al di là
  delle indicazioni della circolare Cristofori, soprattutto
  per gli immobili di pregio - perché gli enti previdenziali
  si sono già mossi in quella direzione -, portano aumenti
  che vanno dal 200 al 300 per cento.  Queste sono le soglie
  convenzionalmente indicate come soglie di mercato: è stato
  detto anche qui, ma va ripetuto, che il prezzo di mercato
  in campo abitativo è un concetto non sempre preciso e
  quindi va preso solamente come indicatore di massima.
    Pertanto il problema dell'adeguamento dei canoni si pone
  in prospettiva - dirò poi due cose al riguardo -, ma
  ribadiamo che la valutazione del passato non può non tener
  conto che la volontà espressa dai governi e confermata
  fino ad adesso era di utilizzare il patrimonio degli enti
  previdenziali come patrimonio pubblico in genere quale
  fattore di calmierazione del mercato.  Può essere
  un'indicazione da rivedere, ma storicamente essa pone in
  una luce diversa il comportamento degli amministratori di
  questi enti.
    Un altro dato che riguarda il passato e che credo sia
  significativo per fare un'analisi equilibrata del futuro
  riguarda la distribuzione delle unità abitative.  La
  percentuale riservata agli sfrattati risulta normalmente
  osservata.  Direi che questa regola nel passato era più
  chiara, anche se preserta margini di equivoco perché il
  concetto di sfrattato non è sempre sufficientemente
  preciso.  Si tratta comunque di una regola che è stata
  largamente osservata, così come ne è stata osservata
  un'altra tra le più diffuse quella della riserva dei posti
  ai lavoratori pubblici in moibilità.  Anzi, la quota
  relativa a questi ultimi era normalmente non utilizzata e
  ciò conferma anche che la mobilità dei lavoratori pubblici
  è in realtà alquanto scarsa e che andrebbe incentivata.
      Le domande che si accumulano rispetto a questo bene
  scarso, che è la casa pubblica e segnatamente degli enti
  previdenziali, sono in quantità variabile, molto
  variabile.  Vi sono situazioni nelle quali le liste di
  attesa praticamente non esistono: ho già detto che in
  ordine ai lavoratori in mobilità non ve ne sono, mentre
  per gli sfrattati e per le altre categorie esse sono molto
  consistenti - arrivando anche a rapporti pesanti - nelle
  grandi città (in particolare a Roma) e lo sono molto meno
  in altre zone d'Italia.  Preciso questo in modo che non si
  individuino regole nuove che siano troppo concentrate sul
  caso Roma, che pure fa molto scalpore.
    Il problema della morosità è grave e su esso si sono
  registrate le prime reazioni.  L'INPS è stato in grado di
  ridurre il tasso di morosità dal 16 al 10 per cento negli
  ultimi due anni.  Il dato del 10 per cento può ritenersi
  fisiologico se si sconta, purtroppo, che di questi morosi
  gli enti pubblici sono una gran parte.  Come dire, è il
  pubblico che danneggia il pubblico.  L'INPDAP ha ridotto il
  tasso di morosità di 2 punti sempre negli ultimi mesi, pur
  essendo un ente in grande difficoltà perché è il risultato
  di un conglomerato di altri enti piccoli o diversi, ragion
  per cui è partito da livelli di morosità molto elevati.
  L'INAIL ha attivato una procedura meccanizzata per
  l'emissione sistematica di
 
                             Pag. 15286
 
  diffide ogni qual volta il ritardo del pagamento superi i
  60 giorni; questo è un sistema che,  se si diffonde, puo
  certamente migliorare il controllo del fenomeno.  Tutti i
  maggiori enti hanno in corso azioni di sollecito e
  massicce azioni legali per contrastare il fenomeno.
    Molto delicato è il problema, che anche qui è stato
  denunciato delle ristrutturazioni e delle manutenzioni
  straordinarie.  E' un'analisi che va fatta per campione, in
  profondità.  Al momento essa è in corso e ne comunicheremo
  gli esiti al più presto.  Faccio notare, però, che anche a
  tale riguardo vi è un problema di modifica di regole
  perché la legislazione esistente prevede che spese di
  questo genere - di manutenzione straordinaria e quindi di
  ristrutturazione - fatte dall'ente, siano poi pagate
  dall'affittuario attraverso una maggiorazione del canone,
  che è in misura percentuale assolutamente inadeguata.  In
  sostanza, anche le ristrutturazioni e la manutenzione
  straordinaria, pur essendo corrette dal punto di vista
  della loro realizzazione, hanno per legge un trattamento
  economico che reca danno o che comunque consente all'ente
  di recuperare molto in ritardo il capitale e di non
  recuperare gli interessi.  Questa è una regola che va
  cambiata.
    Vorrei illustrare un ultimo dato sul passato per poi
  soffermarmi sulle modifiche delle regole.  Un'attenzione
  particolare sia al momento del censimento che nella fase
  di determinazione dei canoni si è rivolta ai cosiddetti
  immobili di pregio o di alta qualità; la seconda è una
  subcategoria creata da qualche ente come l'INAIL.  Questi
  immobili hanno percentuali variabili.  Se li si definisce
  meglio, probabilmente possono raggiungere una percentuale
  attorno al 10 per cento del patrimonio degli enti
  previdenziali maggiori.  E' una categoria interessante
  perché proprio per questi immobili non è accettabile la
  locazione a prezzi ridotti, soprattutto se vengono
  affittati a persone che si possono permettere di pagare i
  canoni di mercato, ed è per questa categoria che si può
  procedere più agevolmente e più rapidamente ad un
  innalzamento dei canoni verso i livelli di mercato.
    Faccio notare che stiamo parlando di patrimoni che, nella
  loro generalità, sono formati
  da abitazioni di carattere medio e che vengono assegnati a
  famiglie e a soggetti con reddito medio.  Si è affermato
  sulla stampa, e sono dati che confermo, che gli affitti
  dati a persone con reddito superiore agli 80-100 milioni
  sono in misura molto ridotta, oscillando tra il 4 e il 6
  per cento, mentre la gran massa degli affitti viene
  assegnata a persone o a famiglie con reddito medio, cioè
  inferiore ai 50 milioni annui.  E' un dato di cui tener
  conto perché, se dobbiamo modificare le regole ed
  accertare le responsabilità passate, ciò va fatto con
  rigore.  Si devono prendere le misure necessarie e adottare
  le sanzioni conseguenti, ma occorre fare attenzione anche
  a non penalizzare indebitamente i cittadini che in realtà
  hanno trovato nelle case degli enti previdenziali una
  risposta essenziale alle proprie necessità abitative.
    Faccio ora alcune osservazioni su talune proposte di
  modifica delle regole che sono qui presentate in modo
  indicativo perché - come ho già avuto modo di dire nelle
  Commissioni lavoro di Camera e Senato - è mia intenzione
  sottoporle, per una discussione preventiva - quando tra
  poco saranno messe a punto - alle competenti Commissioni
  prima che vengano perfezionate anche come proposte.  Come
  ho già detto, ricordo che le caratteristiche delle
  modifiche alle regole sono già indicate nella legge
  delega, cioè al comma 27 dell'articolo 3 della legge n.
  335 di riforma del sistema pensionistico.  In questa legge
  delega sono contenuti taluni princìpi fondamentali che, se
  attuati, potranno - credo - risolvere alla radice le
  situazioni di diseconomicità e di scarsa trasparenza che
  sono state denunciate per il passato.  E' quindi in tale
  direzione che vogliamo marciare.  Il primo principio
  contenuto nella delega - e, quindi, ripeto che siamo
  nell'ambito di un diritto positivo che definirei "fresco"
  - è che il patrimonio immobiliare degli enti
  previdenziali, che non sia adibito ad uso strumentale e
  che non sia necessario per coprire riserve tecniche (anche
  questo aspetto va chiarito, perché le riserve tecniche si
  possono coprire in vario modo), deve essere dismesso.
  Questa è la direttiva.  E' ovvio, però, che le dismissioni
  debbono essere fatte con gradualità ed entro i limiti di
  tempo indicati.  Preciso inoltre che
 
                             Pag. 15287
 
  la direttiva prevede - tale questione è stata  ricordata
  in questa sede ed è anche richiamata nella risoluzione ed
  in alcune mozioni presentate - che la funzione principale
  ed istituzionale degli enti non è quella di fare i gestori
  di immobili, bensì quella di dare prestazioni
  previdenziali ai beneficiari.  La funzione sociale che
  questi enti hanno indubbiamente svolto fino ad ora, di
  supplire alla carenza di una casa pubblica adeguata per
  quantità e qualità, deve e può essere riconosciuta, ma
  solo in via transitoria, però - lo ripeto - l'obiettivo da
  seguire è indicato dalla legge ed è quello di dismissione
  e di economicità!  Dismissione significa che occorrerà
  trovare le forme ed i tempi affinché l'utilizzo e - per
  questo aspetto - la vendita del patrimonio degli enti sia
  effettuata anch'essa secondo i criteri di trasparenza e di
  economicità.  Non dimentichiamo che proprio nella
  compravendita degli immobili degli enti, nel recente
  passato si sono manifestati scandali e forme di illecito
  anche penalmente rilevanti; e ciò deve essere
  assolutamente evitato con le nuove regole!
    La seconda direttiva contenuta nella legge delega prevede
  che tutte le operazioni di gestione degli immobili degli
  enti devono essere fatte non in via diretta, ma attraverso
  strumenti specializzati che possano, appunto, garantire
  l'economicità e la trasparenza.  In questa sede è stato
  rilevato - e ciò corrisponde al vero - che soprattutto i
  maggiori enti non sono attrezzati professionalmente per
  svolgere la difficile opera di gestione degli affitti e, a
  maggior ragione, non sono attrezzati per gestire un
  portafoglio immobiliare complesso.  Quindi, coerenza
  vorrebbe che, per superare le diseconomie e gli abusi del
  passato, ci si affidi - nei modi che vedremo - all'opera
  di professionisti ed a strumenti adeguati e moderni del
  tipo di quelli esistenti anche nella prassi di altri
  paesi.  La trasparenza e la professionalità sono meglio
  attuablli, quindi, attraverso il ricorso a strumenti di
  questo genere.
    Le società di gestione e di alienazione del patrimonio
  immobiliare degli enti che si sono sperimentate nei tempi
  recenti hanno indicato - credo - una strada utile.
  Tuttavia, le modalità con cui si sono realizzati,
  non sono apparse del tutto soddisfacenti ed  occorrerà
  quindi rivederle.
    Per quanto riguarda le regole nuove che dovranno
  presiedere all'assegnazione degli immobili, nel periodo in
  cui gli enti continueranno ad essere locatori di immobili
  (sarà un periodo transitorio, ma certamente importante),
  ho già detto prima qual è il principio: occorre che i
  criteri siano uniformi tra i vari enti, precisi e
  applicati con la massima-trasparenza, il che vuol dire,
  anzitutto, pubblicità, che effettivamente finora non è
  stata sufficiente.  Tra le regole più importanti ne ho già
  ricordate due: una è la riserva a favore degli sfrattati,
  ma andrà precisato che si deve trattare di sfratti
  esecutivi e non, per esempio, per morosità, e che
  all'interno di quella categoria occorrerà tener conto
  delle condizioni familiari e di bisogno; il secondo
  criterio, che dovrà essere confermato e diffuso, cioè
  esteso anche agli enti che non lo applicano, è quello
  della riserva a favore dei dipendenti in mobilità per
  ragioni di servizio.
    Più discutibile, ma mi riservo di approfondirla, è la
  questione, che viene anche indicata in qualche mozione, di
  una preferenza, o riserva, a favore dei dipendenti, delle
  categorie che si occupano di previdenza (questa è una
  materia particolarmente delicata che concerne soggetti,
  come dirigenti, giornalisti, eccetera).  Questi criteri
  dovranno essere uniformemente applicati, quindi sarà
  auspicabile, almeno per gli enti maggiori, che vi siano
  forme di graduatorie unificate.
    Oltre ai due criteri già indicati, gli altri oggettivi
  sono quelli che si ritrovano nella prassi di qualche ente,
  ma che non sono stati uniformemente diffusi, è sono: il
  livello del reddito del nucleo familiare, la composizione
  del nucleo, la presenza - sia come quantità che come
  qualità - di anziani, di giovani coppie che, com'è stato
  ricordato, hanno particolari difficoltà nell'accesso alla
  casa.  Questi criteri oggettivi devono essere rigorosamente
  applicati per tutta l'area che rimarrà - e finché rimarrà
  tale - a canoni controllati.
    Gli immobili di pregio, come ho detto, possono essere i
  primi per i quali riferirsi a prezzi di mercato: ma se si va in
 
                             Pag. 15288
 
  quella direzione, com'è giusto, occorrerà attribuire le
  abitazioni a favore dei migliori offerenti.  La questione è
  delicata perché, trattandosi di enti pubblici, occorrerà
  trovare una formula di autoregolazione, quale una soglia
  minima, dalla quale partire per l'offerta.
    Si pone poi un problema, che è stato sollevato anche oggi,
  per il resto del patrimonio, cioè per quello non di
  pregio, quello normale degli enti previdenziali.  E'
  auspicabile - e formulerò una proposta in tal senso - che
  si escluda l'accesso, a questo, che è un bene scarso, di
  soggetti che, avendo un reddito familiare superiore ad un
  certo livello (che si può stabilire), possono permettersi
  di attingere ad altre fonti.  E' chiaro che, per evitare
  elusioni, occorrerà procedere ad accertamenti fiscali
  specifici, affinché non si registrino distorsioni
  nell'applicazione di questa regola che mi pare
  ragionevole.  Nel corso del dibattito è stato anche
  proposto di escludere dall'accesso a questa fascia di beni
  a canone protetto le personalità pubbliche, così almeno ho
  inteso.  E' un suggerimento che si può considerare; logica
  vorrebbe che, almeno dal punto di vista deontologico,
  persone con influenza pubblica non competessero su una
  quota di beni come questa.
    Resta ancora - sempre per quanto riguarda i criteri di
  assegnazione, ed intendo confermarla - una quota di
  riserva per le famiglie con reddito particolarmente basso.
  Questa regola va accordata con quella esistente per
  l'edilizia residenziale pubblica; ma su questo mi pare di
  aver trovato anche nel dibattito molte convergenze.  Meno
  convergenti, invece, sono le indicazioni sulla futura
  determinazione dei canoni, o meglio mi pare di aver colto
  anche qui un consenso circa l'opportunità che una
  categoria di immobili di pregio, di qualità vada locata a
  prezzi di mercato.
    Invece, per la gran parte dell'attuale patrimonio
  immobiliare degli enti sostanzialmente il 90 per cento -,
  in merito al problema della determinazione dei canoni in
  futuro si pone la necessità del contemperamento di
  esigenze di economicità degli enti e bisogno di tutela
  sociale, che permane.  E' un'attività di bilanciamento
  molto complessa, che non si può banalizzare e nella quale
  ci siamo esercitati per moltissime altre leggi.
  Ecco il nesso con la politica della  casa: finché la casa
  pubblica rimane un bene qualitativamente e
  quantitativamente scarso la pressione sugli enti
  previdenziali a svolgere funzioni di supplenza sarà forte
  e sarà quindi anche pesante la resistenza ad adeguare i
  canoni a livelli più alti.  E' un'esigenza che condivido,
  ma mi faccio anche carico della necessità di
  contemperamento; molti hanno sollevato la questione, ma
  nelle dichiarazioni di esponenti dei vari gruppi si
  afferma tutto e il contrario di tutto: si vuole
  l'economicità ma anche la tutela del soggetti bisognosi o
  comunque non facoltosi attraverso gli stessi enti e gli
  stessi alloggi.  E' chiaro che non possono farsi insieme le
  due cose; nel periodo che abbiamo davanti occorrerà dunque
  trovare un difficile punto di equilibrio fra le due
  esigenze ricordate, entrambe storicamente forti.  Qualche
  anno fa si è data la netta preferenza alla tutela e si è
  largamente messo in secondo piano l'aspetto
  dell'economicità; adesso i tempi sollecitano di muoversi
  nella seconda direzione.  Ripeto, tuttavia, che non
  dobbiamo nasconderci; se siamo realisti dobbiamo
  fronteggiare il problema.
    Sono dell'avviso che il metodo più opportuno per adeguare
  gli affitti della fascia in questione (non penso agli
  immobili di pregio o a quanto deve essere riservato al
  poveri) sia quello indicato anche dall'VIII Commissione
  della Camera: affidare tale adeguamento che, ripeto, è
  necessario, a forme di contrattazione collettiva.  A mio
  giudizio è un sistema più adeguato rispetto alla
  fissazione di parametri rigidi.  Come è stato detto in
  qualche intervento (da Formenti, credo, e da qualche
  altro) il metodo della contrattazione è apprezzabile in
  quanto flessibile e tiene conto, tra l'altro, che il
  territorio nazionale non è omogeneo; si deve trattare,
  quindi, di parametri indicativi adattabili alle diverse
  realtà regionali.
    Credo che quella indicata sia una strada che, sebbene non
  perfetta, può portare ad un progressivo adeguamento dei
  canoni che tenga conto anche dei redditi familiari,
  superando la circolare Cristofori senza rigidità e traumi.
  Ripeto che forse è la scelta più delicata e va rapportata
  con la politica generale della casa.  Per quanto mi riguarda
 
                             Pag. 15289
 
  sono disponibile, anche se non è, se non in parte,  mia
  competenza collaborare con la Commissione interessata
  perché si vada in questa direzione.
    Dal dibattito ho tratto la conclusione che servono
  chiarezza per il passato (sono a disposizione, lo
  ribadisco) ed atti concreti; la concretezza è stata
  chiesta da molti ed io intendo procedere con altrettanta
  determinazione.
    Il primo impegno (che ritrovo anche in alcune mozioni e
  nella risoluzione Formenti ed altri n. 6-00022) è di
  riferire quanto prima al Parlamento i risultati -
  dovrebbero pervenire tra breve - del lavoro della
  commissione d'indagine sulla gestione degli immobili.  Il
  secondo impegno è di trarre le conseguenze dagli
  accertamenti compiuti dalla commissione richiamata e da
  altri strumenti di indagine; conseguenze anche in ordine
  alle responsabilità, che possono essere diverse e che
  dovranno essere valutate con rigore ma senza indebite
  generalizzazioni.  Terzo impegno è di presentare subito una
  bozza di decreto legislativo che tenga conto dei princìpi
  che ho indicato in precedenza e che sono ricordati anche
  nella risoluzione cui ho fatto riferimento (penso al
  perseguimento degli obiettivi di trasparenza e di
  economicità con la necessaria gradualità).
    Nell'elaborare tale proposta - come ho detto poc'anzi -
  intendo pormi in sintonia con il lavoro svolto dalle altre
  amministrazioni competenti sul tema della casa, nonché con
  l'attività intrapresa dall'VIII Commissione della Camera.
  Ritengo che la larga convergenza registratasi in tale
  Commissione sia un fatto positivo e da valorizzare.
    Infine, nel tempo più breve possibile, ritengo non oltre
  la metà di ottobre, credo che potremo disporre degli
  elementi essenziali sia per formulare un giudizio più
  pacato ma non indulgente delle gestioni passate, sia per
  avviare una modifica razionale ed efficace delle regole,
  il che rappresenta la garanzia non solo giuridica ma anche
  politica che simili episodi scandalosi non si ripetano.
 
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