| ELIO VITO. Volete essere chiamati liberali ma siete ancora
comunisti! Pretendere che nella contrattazione tra due
privati cittadini intervengano le organizzazioni sindacali
non è un concetto liberale, cari colleghi.
Sono queste le nostre osservazioni in merito alla
risoluzione dell'attuale maggioranza
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parlamentare, che non si era costituita su questo punto
come maggioranza parlamentare e che invece, stasera,
rischia di diventarlo. Ci auguriamo che il nostro
pessimismo sia smentito e che sia espresso un voto libero
anche sulla mozione da noi presentata.
Abbiamo ascoltato le critiche che ad essa sono state
rivolte e credo che forse, anche da parte nostra, vi sia
stata una difficoltà di esposizione. Non chiediamo alcuna
delega al Governo, onorevole Buontempo, ma gli chiediamo
solo di assumere alcuni impegni. Noi non vogliamo delegare
al Governo proprio nulla, non ci fidiamo della commissione
ministeriale e vogliamo che l'esecutivo ci fornisca
direttamente i dati. Nella mozione da noi presentata, sia
al punto 1) sia al punto 2) si chiede al Governo di
assumere taluni impegni; se vi fossero perplessità al
riguardo, ribadisco che non vogliamo dare al Governo
alcuna delega. Poiché siamo per un corretto utilizzo degli
strumenti parlamentari, non avremmo certamente offerto una
delega al Governo attraverso una mozione, che è il più
stringente strumento politico per impegnare l'esecutivo, e
non certo per offrirgli deleghe.
Vi saranno voti separati sulla nostra mozione, sulle altre
mozioni presentate e sulla risoluzione di maggioranza.
Voglio dirvi un'altra cosa divertente, colleghi. Il
collega Formenti, primo firmatario della risoluzione,
insieme ad altri colleghi ha presentato una mozione di
contenuto sostanzialmente analogo, alla quale erano stati
proposti emendamenti da parte del gruppo di rifondazione
comunista, da quello del partito popolare ed anche da noi
di forza Italia. Ci eravamo infatti accorti che quella
mozione era un po' evasiva e distratta sul tema della
cessione del patrimonio immobiliare degli enti
previdenziali e che sembrava quasi riguardare il tema
generale della politica della casa e la questione
abitativa nel nostro paese. Abbiamo quindi presentato
emendamenti stringenti sul tema della cessione del
patrimonio immobiliare degli enti e di Affittopoli.
Avremmo quindi dovuto votare i nostri emendamenti e la
vostra mozione di maggioranza che poteva essere integrata
dai nostri emendamenti; avreste dovuto approvarli
o respingerli e quello sarebbe stato un fatto concreto.
Formenti e gli altri colleghi della maggioranza hanno
invece ritirato la loro mozione per impedire il confronto
e non consentire la discussione e la votazione dei nostri
emendamenti, presentando una risoluzione di contenuto
analogo, per alcuni versi addirittura peggiorativo. Credo
che a questo punto non vi siano soluzioni alternative al
votare la mozione da noi presentata, che nasce
dall'iniziativa autonoma, singola e spontanea di alcuni
deputati e non è espressione di partiti o forze politiche.
Certo, è stata presentata da deputati di forza Italia,
riformatori, di alleanza nazionale, federalisti; è una
mozione di deputati del polo, ma di singoli deputati,
proprio per dimostrare che su questa questione non avevamo
nessuna intenzione di fare demagogia, scandalismo o
speculazione politica. Abbiamo chiesto che fosse
direttamente l'Assemblea a fissare la data della
discussione senza fidarci e senza volere le mediazioni
della Conferenza dei presidenti di gruppo. Non abbiamo
infatti voluto rimettere la questione della data della
discussione delle mozioni su Affittopoli ad una
maggioranza di gruppi. Ritengo quindi che i colleghi della
lega e degli altri gruppi possano leggere la nostra
mozione, la prima che sarà sottoposta al voto, senza
vincoli di appartenenza politica.
Si tratta di una mozione che non parla di scandalismi, che
tralascia la questione relativa alle persone che
attualmente risiedono nelle case degli enti. Certo,
pretendiamo di conoscere i dati, i nomi e le cifre, ma si
tratta di un testo estremamente concreto che impegna il
Governo ad intervenire rapidamente ed a ripristinare
situazioni di correttezza, di legalità e di rispetto delle
funzioni degli enti previdenziali.
Le mozioni saranno votate separatamente ed i colleghi
della lega dovranno così almeno per due volte dimostrare
da che parte stanno rispetto alla vicenda di Affittopoli.
Dovranno non votare a favore della nostra mozione e ci
auguriamo che vi sia un deputato, magari il capogruppo,
che ci spieghi perché la lega nord non è d'accordo con la
nostra mozione su Affittopoli relativa alla cattiva
gestione immobiliare degli enti. Sicuramente la lega
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non ha interessi da coprire, allora perché non è
d'accordo sulla nostra mozione?
Vogliamo poi sapere dai colleghi della lega che
interverranno come intendano motivare il loro voto a
favore della risoluzione di maggioranza, come possano
accontentarsi dei dati in essa contenuti e di quelli della
commissione ministeriale, nonché del fatto che siano
previsti interventi così blandi per il futuro. Questa è la
situazione del dibattito parlamentare.
Abbiamo presentato una mozione per provocare un dibattito,
per far sì che la Camera intervenisse rapidamente con un
voto su Affittopoli. Sapevamo che vi era il rischio che il
dibattito producesse un nulla di fatto. Confidavamo sulla
possibilità che tale rischio potesse essere scongiurato.
Crediamo che ancora possa esserlo dall'attenzione mostrata
dall'opinione pubblica sulla materia. A tale proposito
dobbiamo manifestare la nostra delusione perché
l'attenzione che si è registrata in queste settimane su
Affittopoli non vi è stata per il dibattito parlamentare e
per le decisioni parlamentari sul tema. Se l'attenzione
che è stata dedicata agli elenchi fosse stata viva anche
al momento del dibattito e delle decisioni parlamentari,
sicuramente la posizione dei gruppi e dei colleghi sarebbe
stata diversa. Probabilmente, sapendo che domani i
giornali avrebbero pubblicato integralmente la risoluzione
della maggioranza facendo conoscere ai cittadini quale
soluzione la maggioranza parlamentare intendesse dare al
problema di Affittopoli, quanti hanno presentato la
risoluzione ci avrebbero pensato bene prima di farlo.
Confidiamo ancora nel senso di responsabilità dei
deputati, che sanno come tale questione riguardi il più
odioso dei privilegi ai danni del cittadino: certamente,
infatti, il privilegio non sta nel godere di una
situazione di illegalità, perché l'equo canone è legale,
bensì consiste nel fatto che di quella situazione di
legalità il normale cittadino non poteva non può godere.
E' per questo, ripeto, che si tratta del più odioso dei
privilegi possibili.
Quindi, colleghi, tra poco con le dichiarazioni di voto e
poi con i voti verrà il momento delle decisioni.
Quest'estate vi è stato uno scandalo, abbiamo chiamato il
Parlamento a
decidere in proposito, adesso vedremo che tipo di
decisioni verranno assunte. Vedremo se esse andranno
finalmente nel senso di invertire la rotta rispetto al
modo in cui finora è stato governato il nostro paese e
gestito il patrimonio degli enti previdenziali. Vedremo,
quindi, se sarà possibile approvare la nostra mozione, che
non è speculativa o demagogica, ma concreta, o se invece
vorrete, colleghi, che anche lo scandalo di Affittopoli si
concluda con una presa in giro, con un nulla di fatto, con
l'approvazione della risoluzione presentata dalla
maggioranza, una maggioranza che cerca il colpo di spugna,
l'annullamento della memoria su Affittopoli e sulla
cattiva gestione degli enti di previdenza, quello stesso
colpo di spugna che altre volte in passato, su altre
questioni pure importanti, la lega nord non ha voluto
consentire. Tale maggioranza confida nel fatto che a dare
questa volta quel colpo di spugna sia innanzitutto la
prima firma apposta dall'esponente della lega sulla
risoluzione di maggioranza. Vergogna! Quella risoluzione è
uno scandalo nello scandalo e noi ci auguriamo che non sia
approvata dalla Camera e che lo scandalo di Affittopoli
possa essere risolto dal Parlamento in un modo diverso,
che sia conforme alle aspettative dell'opinione pubblica
ed ai principi di correttezza, legalità ed economicità cui
deve essere improntato il governo della pubblica
amministrazione.
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