| FRANCESCO ONNIS. Signor Presidente, colleghi deputati,
intervengo - debbo dirlo - con qualche difficoltà, in una
posizione che mi pare quasi di deminutio capitis,
perché un intervento discutibile - mi limito a
definirlo così - del Presidente nel corso della seduta di
ieri mi ha impedito di illustrare la mozione di cui sono
primo firmatario.
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Voglio dire subito che ho la sensazione di aver assistito
ad una sorta di discussione schizofrenica, quasi drogata,
come se si trattasse di un poco edificante gioco delle
parti o di una commedia degli inganni recitata, non sempre
abilmente, dai colleghi di centrosinistra. Ho questa
fastidiosa impressione perché non mi sembra che le mozioni
provenienti da quella parte dell'Assemblea, le rispettive
illustrazioni e la risoluzione finale siano entrate nel
cuore del problema. Analogamente, non mi pare che sia
entrato nel cuore del problema il Governo, con le sue
circospette, attente, prudenti risposte e precisazioni. E'
un problema sanguinante, colleghi deputati; un problema
morale, sociale, forse penale, che interessa e tocca
moltissimi italiani, che ha scosso ed indisposto
l'opinione pubblica ed ha messo a nudo un reticolo
vergognoso di intrallazzi, favoritismi ed imbrogli che
fanno apparire l'Italia come una nazione da basso impero.
Ed è davvero singolare quello che si è tentato e si tenta
di fare in quest'aula. Voglio sottoporre alla vostra
attenzione, colleghi, una semplicissima riflessione. Tutte
le mozioni hanno avuto certamente una comune scaturigine,
una comune origine. Tutte sono state indotte provocate,
suggerite, necessitate (le forze politiche non potevano
far finta di niente) dallo scandalo suscitato da puntuali
e documentate notizie di stampa, anzi da una meritoria,
responsabile, civile campagna giornalistica de Il
Giornale di Feltri, che ha portato allo scoperto e
bollato tante situazioni di poco nobile e indegno
privilegio a favore di politici datati e inossidabili e di
sindacalisti interessati più di sé che degli altri.
Di questo tema si è parlato poco o nulla, o si è parlato
soltanto di striscio, di sfuggita. Si è tentato di eludere
la questione, si è tentato di aggirarla, di nasconderla,
di rimuoverla, ammantandola e diluendola all'interno di
una problematica generale, spesso astratta e dispersiva,
talvolta deviante. Ci si è soffermati sull'assillante
problema della casa, su quello dell'equo canone e dei
patti in deroga, sul tema, trattato in modo quasi casuale,
della gestione del patrimonio immobiliare degli enti
pubblici assistenziali e assicurativi e sull'esigenza di
perseguire i loro
fini istituzionali anche attraverso una oculata ed
economica amministrazione dei loro beni.
Ora è facile intuire ed è comprensibile che gli autori
delle studiate mozioni del centrosinistra vogliano
ritagliarsi uno spazio di terzietà, liberando in
quest'aula cortine fumogene. Sembra che abbiano il timore
di incidere la piaga e di affondarvi il bisturi perché
sanno che quella piaga è dei loro referenti politici, e
loro soltanto di coloro, cioè, colleghi deputati, che sono
stati e saranno imbrattati dal pus della vergogna,
dell'immoralità, della poca limpidità civica.
Ma il Governo perché non risponde su questa dimensione del
problema? Perché non tocca il tasto della immoralità?
Perché non si preoccupa, perché non si cura di dire che
cosa si intende fare, dove si intende intervenire,
attraverso quali iniziative si intende porre fine alla
vergognosa situazione nella quale ci troviamo?
Certo, il problema della casa, insieme a quello del lavoro
che manca, è uno dei più drammatici ed angoscianti fra
quelli che attanagliano la vita di tanti nostri
concittadini, specie dei più deboli e dei più sfortunati.
Certo, le abitazioni che fanno parte del patrimonio degli
enti pubblici debbono in primo luogo, preferenzialmente e
obbligatoriamente, essere assegnate a chi ha necessità, a
chi non ha mezzi, a chi non ha lavoro, alle fasce più
deboli. Certo, si deve intervenire senza indugi perché ai
più bisognosi le abitazioni vengano concesse a canoni
ridotti, di favore, sociali.
Alleanza nazionale non ha necessità di invocare
credenziali, di ribadire che ha sempre richiesto
trasparenza, correttezza, onestà, pulizia, disinteresse
nell'amministrazione degli enti pubblici e di quelli
previdenziali in particolare, sollecitando in ogni sede
l'utilizzo e l'impiego dei beni per il perseguimento degli
scopi sociali e dei fini istituzionali e l'assegnazione di
tali beni a chi ne avesse effettivo bisogno e, quanto ai
beni di lusso, previo ricavo del giusto prezzo di
mercato.
Ma oggi, colleghi deputati, il nodo pressante e
ineludibile è un altro, ed è più scottante, più acuto, più
rovente. E il Governo non lo ha affrontato. Il problema è
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oggi in primo luogo politico, perché si è scoperchiata
un'indegna, spregevole cloaca di malaffare e di
favoritismo. E' questo l'aspetto, il capitolo dolente che
oggi non può essere coperto o taciuto. Le sinistre, il PDS
e gli arbusti vari che gli stanno attorno non riusciranno
con la loro zelante condotta cloroformizzante a nascondere
o a sopire lo scandalo. E il Governo non si può far
complice di questa tattica di rimozione e di silenzio,
perché la gente sa, ha saputo, è informata e deve ancora
essere informata, anche attraverso questo dibattito. La
gente sa valuta. Sa con quali criteri, anzi con quanto
poco criterio siano avvenute le scelte dei beneficiari per
le assegnazioni, conosce tali beneficiari, sa quale era la
loro posizione preminente e quali suggestioni e
condizionamenti sono stati esercitati per ottenere le
assegnazioni di favore. Sa che chi ha ottenuto, ha potuto
ottenere perché ha chiesto spudoratamente, senza ritegno,
senza senso morale, senza remore civiche, senza
vergognarsi, anteponendo la propria utilità, il proprio
benessere materiale, la propria sistemazione, la spocchia
del proprio status ai bisogni, alle necessità, alle
esigenze primarie degli operai, dei disoccupati, degli
impiegati, dei pensionati.
Ecco è questo, sta qui lo scandalo storico, signori
deputati. E siccome ho parlato di scandalo storico,
consentitemi di citare (non lo faro in latino, perché
un'Assemblea così poco attenta non mi pare particolarmente
versata negli studi classici)...
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