| FRANCESCO ONNIS. Cicerone diceva nel De officiis:
"Sottrarre dunque qualche cosa ad un altro, fare il
proprio vantaggio con lo svantaggio altrui, è più
contrario alla natura che la morte, la povertà, il dolore
e gli altri mali che possono venire al corpo o ai beni
esteriori. Infatti mina le basi della società umana. Se
fossimo disposti ad offendere e a spogliare i nostri
simili per il nostro proprio vantaggio, distruggeremmo di
necessità il consorzio umano che, soprattutto, è costruito
secondo natura".
Io non contesto, colleghi deputati, che siano emerse e
vadano doverosamente scriminate
situazioni diverse e differenziate. Non ho nessuna
intenzione di sparare nel mucchio; non ho preso la parola
per sostenere tesi preconcette. E' necessario, è doveroso,
è onesto distinguere, colleghi, per evitare ingiustizie,
per evitare valutazioni affrettate ed incivili
criminalizzazioni. Certe assegnazioni - non ho remore ad
ammetterlo - per il contesto ed il momento in cui sono
avvenute, per le personalità e le persone degli
assegnatari, per il giusto canone pattuito (adeguato e
corrisposto) possono essere avvenute in un clima e in un
contesto di correttezza e di onestà. Ma sono le eccezioni,
soltanto le eccezioni, perché i fatti nella loro eloquente
realtà parlano un altro linguaggio, un linguaggio che
comporta ed impone la ribellione degli onesti.
La gente, colleghi, vuole ottenere giustizia nelle cose,
nel concreto; vuole che fatti e responsabilità emergano
senza sacche di copertura e di impunità. E il Governo
avrebbe dovuto dare segnali in questo senso per placare,
per soddisfare il bisogno di chiarezza, di pulizia e di
giustizia che monta e che sale dal popolo.
Vuole, la gente, che chi ha approfittato paghi sul
versante della responsabilità civile o contabile o penale
che sia, che restituisca il maltolto con gli interessi e
gli accessori. Vuole, la gente comune e tra questa il
numeroso popolo della destra che non ha mai avuto
vantaggi, privilegi o corsie preferenziali, che cessino
una buona volta in Italia, oggi più che mai nave senza
nocchiero in gran tempesta, i profitti di regime, di
casta, di club, di mafia, di partito o di sindacato.
Non è questa, onorevoli colleghi, una vicenda politica
nella quale il Parlamento possa sottrarsi ai propri
incisivi compiti. E' emerso un quadro squallido,
sconsolante, avvilente, destabilizzante dello stesso
funzionamento delle istituzioni democratiche. Centinaia,
migliaia di cittadini, di cittadini eletti, componenti
della cosiddetta nomenclatura - ma sarebbe forse meglio
dire della cosiddetta "profittatura" - hanno certamente
lucrato sostanziosi vantaggi economici.
Chi sono questi cittadini eletti, da quali aree, da quali
gruppi di interesse e di pressione,
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da quali sottoboschi provengono? Quali metodi di gestione
e amministrazione degli enti hanno innalzato questa
schiera di diversi sugli scudi del privilegio? La risposta
a questi interrogativi dà la misura di che cosa sia stato
e sia quel fenomeno che oggi è definito Affittopoli, di
quale sia stato il marciume, il deserto morale cui si sono
ispirati certi politici, certi sindacalisti, certi
amministratori lottizzati degli enti pilotati dalla
politica intesa come affarismo, clientelismo mafioso,
sporca ed immorale stanza di compensazione degli interessi
degli amici, dei compari e dei loro clan di malaffare.
Emerge quale sia stata la valenza morale, la caratura
civica, lo spessore sociale di chi, anche investito di
responsabilità e titolare di posizioni di supremazia
all'interno del partiti e dei sindacati, non ha avvertito
la necessità, l'imperativo morale categorico di staccarsi
dal propri interessi, dal proprio utile e dal proprio
comodo.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE
LORENZO ACQUARONE (ore 18,50)
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