| CARLO AMEDEO GIOVANARDI. Signor Presidente, la mia
replica sarà anche una dichiarazione di voto, per cercare
di guadagnare un po' di tempo.
Dalla vicenda che per tutti ormai ha preso il nome di
Affittopoli credo sia necessario trarre alcuni
insegnamenti ed alcuni orientamenti per l'attività futura
di questo Parlamento e del Governo. Ritengo, infatti, che
di questo stiamo parlando.
In primo luogo, bisogna dare atto a Il Giornale di
aver dimostrato che in un paese democratico la libertà di
stampa può essere usata non soltanto per fare critiche
generiche e malevoli, ma anche per denunciare all'opinione
pubblica situazioni insostenibili che si potevano
perpetuare soltanto nella rassegnazione e nel silenzio.
In secondo luogo, al di là di alcune sbavature e di taluni
errori, dalla campagna giornalistica è ormai dimostrato
che troppe persone in questo paese abitavano dove non
dovevano abitare e pagavano agli enti pubblici somme
irrisorie rispetto al servizio che veniva loro
corrisposto.
In terzo luogo, il fatto che il fenomeno abbia coinvolto
politici, magistrati, giornalisti e chi più ne ha più ne
metta, dimostra ancora una volta - se ve ne fosse bisogno
- che nel nostro paese raramente le posizioni sostenute
pubblicamente corrispondono ai comportamenti privati, alla
moralità privata; con la corrispondente difficoltà per la
classe dirigente di capire e di condividere i problemi
della gente comune.
In quarto luogo, è giusto, pertanto, che coloro i quali
percepiscono redditi medio-alti si confrontino con il
mercato delle locazioni; così come è giusto che gli enti
pubblici sfruttino il loro patrimonio immobiliare al
meglio, perché con i redditi raccolti possono far fronte
adeguatamente ai loro compiti istituzionali. Tra questi
compiti vi è anche quello di venire incontro alle esigenze
di coloro il cui reddito non consente di accedere ad
affitti di libero mercato e che devono pertanto avere
garantito il diritto alla casa pagando un canone
proporzionato al loro reddito. Ed è importante tenere
conto in queste scelte dei problemi delle famiglie, in
particolare di quelle numerose non facendo della metratura
degli appartamenti l'unico
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parametro per stabilirne la destinazione ed il canone.
In quinto luogo, è necessario evitare che dalla vicenda di
Affittopoli sortiscano effetti negativi punitivi per
milioni di famiglie di ceto medio, che non hanno redditi
elevati e non sono nelle condizioni per ottenere locali ad
equo canone.
Le cifre che abbiamo letto, relative a quanto si dovrebbe
pagare di affitto a Roma per appartamenti del centro e di
alcuni quartieri periferici (si è scritto dai 4 ai 6
milioni al mese) ci sembrano del tutto fuori dalla realtà.
Sarebbe comunque interessante in questo senso sapere chi
sono coloro che possono permettersi di spendere 70-80
milioni all'anno di canone, che attività svolgnno, che
reddito hanno, quanto pagano di tasse e via dicendo. Credo
che ci dobbiamo porre anche questi interrogativi, che sono
un riflesso della questione di Affittopoli.
Il problema vero, però, è che anche per appartamenti
modesti - non mi preoccupo degli attici o dei superattici
in centro storico - si arrivino a richiedere cifre che
sono completamente al di fuori del reddito della famiglia
media. In questo caso, e se questo fosse il risultato, la
meritoria campagna di stampa di Affittopoli rischierebbe
di trasformarsi in un boomerang per milioni di
famiglie italiane.
Inoltre - sesto punto - è stato giustamente notato che in
Italia il 70 per cento delle famiglie è proprietaria della
casa in cui abita. L'acquisto della casa è frutto di
grandi sacrifici e di risparmi faticosamente messi da
parte durante tutta la vita lavorativa. La spinta
principale all'acquisto della casa è, com'è noto, il
desiderio di stabilità e il non dover rischiare di essere
sfrattati, particolarmente in età anziana. Ma
l'accanimento del fisco sulla prima casa sta angosciando
milioni di famiglie e di pensionati, il cui reddito
rischia di non essere più sufficiente per mantenere il
frutto di una vita di lavoro. E' necessario, pertanto,
ridurre progressivamente sino ad eliminarla, la tassazione
sulla prima casa, di cui, oltretutto non si comprendono i
presupposti, trattandosi di un reddito tanto presunto
quanto inesistente.
E' per tutto quanto detto sopra che crediamo sia
necessario ridefinire una politica
complessiva per la casa, capace di rimettere in moto il
mercato e dunque di generare un'offerta in grado di
determinare un nuovo punto di equilibrio tra domanda ed
offerta. E' per questo che nella nostra mozione abbiamo
chiesto al Governo, tra l'altro, di rivedere il quadro
normativo, attualmente troppo diverificato, che genera
ingiustizie, impedendo un corretto funzionamento del
mercato, avvicinando progressivamente i rendimenti del
patrimonio abitativo pubblico a quelli del settore
privato, introducendo misure compensative per i meno
abbienti, ancorando la riforma locativa a reddito
familiare, applicando per il canone abitativo il
cosiddetto splitting; di predisporre un piano
decennale per la casa, promuovendo iniziative che
consentano la formazione di nuove famiglie; di garantire
procedure trasparenti nelle assegnazioni; di introdurre
una forte semplificazione della fiscalità immobiliare,
eliminando quella della prima casa.
Onorevoli colleghi, credo di aver ascoltato oggi e ieri,
nell'illustrazione delle mozioni e nel dibattito che ne è
conseguito, accenti molto aspri, anche diversificati, sul
giudizio e sulla condanna di quanto è accaduto e di quanto
- come dicevo prima - la campagna de Il Giornale ha
messo in luce, cioè gli episodi inaccettabili e scandalosi
di cui abbiamo letto, che non debbono più ripetersi.
Ritengo però che in sede parlamentare sia importante,
quando si devono votare mozioni e risoluzioni, capire cosa
Governo e Parlamento devono fare per uscire in positivo da
questa fase, anche per dare orientamenti chiari e precisi
all'esecutivo e a noi stessi. In questo senso, devo dire
che alcune finezze interpretative - anche se pronunciate
con rande calore, come ha fatto il collega Vito - non mi
sembrano cosi determinanti. Infatti, che sia il Governo a
riferire al Parlamento entro 60 giorni, come giustamente
si chiede nella mozione di cui è primo firmatario
l'onorevole Vito, o che sia il Governo, attraverso una
commissione governativa a rispondere al Parlamento entro
60 giorni sulla stessa materia, non mi sembra questione
dirimente rispetto ai contenuti delle mozioni.
E allora, poiché ho detto che la mia oltre ad essere una
replica vuole essere anche una
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dichiarazione di voto, preannuncio che voteremo a favore
della mozione n. 1-00165, di cui è primo firmatario
l'onorevole Vito, perché si riconosciamo nei contenuti
della medesima, come voteremo a favore della mozione Onnis
ed altri n. 1-00172, ed ovviamente invitiamo i colleghi a
votare a favore della mozione n. 1-00171, di cui sono
primo firmatario.
Voteremo invece contro la mozione presentata dal gruppo di
rifondazione comunista, per il semplice motivo che essa
ripropone e recupera tutta una serie di tematiche che sono
state decisive proprio nel determinare quel mercato
drogato degli affitti, delle locazioni, che ha portato ai
risultati che oggi lamentiamo e denunciamo. Ci asterremo,
inoltre, sulla risoluzione presentata dai gruppi del
centrosinistra e della lega, perché oggettivamente, le
richieste in esse contenute sono per il 90 per cento
uguali a quelle di cui alle mozioni del collega Vito ed
altri e alla nostra, mentre vi è una parte di quella
risoluzione che riteniamo poco convincente, cioè quella
concernente i meccanismi relativi al canone, alla sua
fissazione e al rapporto tra la fissazione del canone
medesimo e il libero mercato. Credo sia necessario un
approfondimento, anche in questo caso per evitare di
incorrere nei problemi del passato.
Ribadisco la nostra ferma condanna di quanto accaduto; ci
associamo all'indignazione dell'opinione pubblica per
quanto ha dovuto leggere in merito all'arroganza di una
classe dirigente che non è stata all'altezza di un paese
democratico. Abbiamo visto che in nessuna mozione si
insiste più di tanto su tale aspetto; ciò tra l'altro
giustamente, perché il passato va stigmatizzato,
penalmente perseguito se sono stati commessi illeciti,
deve essere amministrativamente recuperato per sanzioni
disciplinari, se ve ne sono gli estremi, ma credo che il
paese aspetti dal Parlamento indicazioni e orientamenti
chiari per sanare la situazione che ha reso possibili
queste incongruenze.
Penso che su alcuni punti vi sia ampia convergenza; spetta
alla responsabilità di Governo e Parlamento trovare,
rispettivamente con atti dell'esecutivo e provvedimenti
legislativi, la strada per uscire da Affittopoli e da una
condizione che credo
abbia provocato imbarazzo a tutti coloro che siedono in
Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo del centro
cristiano democratico).
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