| UGO CECCONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo
che dopo tanto discutere la questione debba essere
ricondotta nei suoi termini corretti. Qui non stiamo
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parlando sullo stato dell'Unione, ma semplicemente, come hanno
detto questa mattina Taradash e Vito, della mala gestione
del patrimonio immobiliare di enti previdenziali pubblici
e di enti statali.
Ovviamente, una mozione non ha il compito di risolvere i
problemi, ma solo il fine di offrire indirizzi per
l'azione di Governo.
Il richiamo fondamentale delle mozioni del polo delle
libertà e del buon governo è quello di restituire alla
locazione di immobili abitativi la sua caratteristica
strutturale di remunerazione del capitale investito.
Le analisi portate dai colleghi della sinistra hanno messo
in evidenza che in Italia ci sono circa 4 milioni di
alloggi sfitti. A tal proposito ho sentito questa sera
dalla sinistra che quel dato corrisponderebbe ad un
comportamento speculativo da parte dei proprietari
privati. Onestamente - forse sarà una mia carenza
culturale ed intellettuale - non riesco a capir quale
speculazione vi sia - se non si è masochisti - nel
mantenere sfitti alloggi che, essendo un capitale, debbono
rendere qualcosa. Comunque, non approfondisco la
questione.
Si aggiunga che in Italia gli alloggi in proprietà sono
oltre il 72 per cento. Se non teniamo presente questi dati
strutturali, corriamo il rischio, per così dire, di
abbaiare alla luna. Se si considera inoltre che nel nostro
paese il rapporto tra i vani ed il numero di abitanti è
uno dei più alti in Europa, si comprende facilmente che il
mercato delle locazioni è rappresentato strutturalmente da
un'offera superiore alla domanda, sia di alloggi in
locazione, sia di abitazioni da acquisire in proprietà.
Questo è un dato strutturale innegabile, dal quale
dovrebbe discadere una corretta analisi del problema
abitativo.
In un'economia di mercato fisiologica il prezzo è dato
dall'incontro della domanda e dell'offerta in presenza
della quantità disponibile. A nostro avviso, quindi, una
liberalizzazione del mercato degli alloggi da concedere in
locazione porterebbe nel medio o breve termine - come sta
realmente succedendo - ad un abbassamento del livello dei
canoni di locazione. Ciò dopo l'impennata iniziale dei
canoni con l'applicazione dei "patti in deroga" e dopo
l'equo canone, che
aveva introdotto un regime vincolistico delle locazioni
urbane che doveva condurre invece ad una liberalizzazione
del settore.
Chiunque abbia la minima nozione della fisiologia di una
corretta economia di mercato sa che l'imposizione di un
canone equo quale prezzo d'uso amministrato, stabilito
ex lege, con fissazione di norme inderogabili per le
parti contraenti sottrae un bene d'uso, quale la casa,
all'economia di mercato, per relegando nella rigidità
nelle economie controllate e dirette dal potere pubblico,
quali sarebbero giustificate in tempi eccezionali ed
anomali, non certo in momenti nei quali la libera economia
ed il mercato sono glorificati - molto spesso solo come
enunciazioni di principio, non suffragate da comportamenti
conseguenti - anche dalle sinistre, alle quali però manca
un'adeguata cultira di base dell'economia liberale.
Le economie delle società attuali, colleghi, sono
complesse ed articolate. Sovente in esse la formazione del
prezzo, rimesso alla legge della domanda e dell'offerta,
esclude dal diritto all'uso di un'abitazione i ceti
socialmente più deboli, che sarebbero condannati alla
marginalizzazione. Interesse di qualunque Governo è, nella
realizzazione di un elementare principio di solidarietà,
fissare limiti di reddito al di sotto del quali la
collettività assume l'onere di proteggere, in tutto od in
parte, le categorie più deboli.
La funzione dell'edilizia residenziale pubblica è appunto
quella di offrire, in proprietà od in locazione (noi siamo
a favore dell'offerta in proprietà) immobili abitativi
allo categorie sociali più deboli, con criteri di gestione
corretti ed efficienti, secondo prezzi d'uso amministrati
sottratti alla logica di mercato. Quindi, nelle economie
miste - quali sono le economie di quasi tutti i sistemi
politici -, accanto ad un mercato libero delle locazioni,
esiste un mercato delle locazioni a prezzo politico per le
classi più deboli.
L'atto fondamentale per il superamento della legge
sull'equo canone è stata l'approvazione della legge n.
159, con la quale veniva stabilita la possibilità di
stipulare accordi in deroga.
Quello che occorre ricordare, in sostanza è che nel
settembre del 1992 una circolare
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ministeriale - la famigerata circolare del ministro
democristiano, onorevole Cristofori - stabiliva che per
gli immobili abitativi di proprietà dello Stato e degli
enti previdenziali pubblici si potessero applicare - e
sono stati applicati - canoni senza logica alcuna, che
hanno scontentato tutti.
Forse sarà colpa della nostra scarsa cultura giuridica, ma
abbiamo sempre creduto che le circolari ministeriali
fossero esplicative della legge e non fonte di diritto.
Affittopoli è il frutto avvelenato di questo tipo di
cultura, cari colleghi della sinistra, della cultura
statalistica che deriva dal connubio catto-comunista; è un
fenomeno aberrante, sguaiato ed offensivo per la gente
che, pur avendone il diritto, fatica a trovare un alloggio
a canone equo. Con Affittopoli, la nomenklatura, la
casta dei politici, i sindacalisti, i magistrati, gli alti
burocrati, gli amici degli amici, hanno avuto il
privilegio di usufruire di alloggi pubblici al prezzo
politico costituito dall'equo canone quando con
l'applicazione dei patti in deroga avrebbero dovuto
pagare, avendone la possibilità, perché in possesso di un
reddito superiore a quello per accedere all'edilizia
economica e popolare, canoni di mercato 3-4 volte
superiori all'equo canone non appartenendo ovviamente a
categorie sociali da inserire negli elenchi di
mendicità.
Questo è il dato giornalistico che è stato evidenziato da
un giornalista coraggioso e testardo come tutta la gente
bergamasca, Vittorio Feltri, che ha messo in grande
difficoltà la sinistra. Ed io dico ai colleghi della
sinistra: fate appello alla vostra storia, in essa avete
trovato dei momenti in cui avete davvero difeso i ceti e
le classi più deboli. Oggi voi state difendendo, cari
colleghi della sinistra, delle insopportabili ed
intollerabili situazioni di privilegio di classi sociali,
che sono le classi della nomenklatura.
In sostanza, voi avete fatto quello che dantescamente si
può dire "licito in vostra lege".
A tutto ciò si aggiunge il fatto che il bene economico
casa è già tassato nella sua produzione di reddito con
l'IRPEF e l'IRPEG ed è stato ulteriormente penalizzato
fiscalmente con l'ICI, che e la più odiosa e la più iniqua
delle tasse che colpiscono la casa in
quanto non grava sui fruitori dei servizi comunali - ai
quali dovrebbe essere rapportata (ma non lo è) - bensì sui
proprietari di casa, siano essi soggetti pubblici che
privati. Ciò ha come risultato che la redditività del bene
casa, intesa come remunerazione del diritto di proprietà,
è scesa a livelli bassissimi: intorno all'1-2 per cento.
Così, chi avesse acquistato titoli di Stato invece che una
casa avrebbe avuto in termini finanziari una netta
convenienza, dal momento che gli interessi sono stati
nettamente superiori al canone pagato per l'uso della
casa.
Il senso della mozione del polo della libertà è quello di
restituire all'edilizia economica e popolare il suo
significato di ammortizzatore sociale e di protezione dei
ceti più deboli e non già quello di fornire un surplus
di reddito a categorie sociali non certo bisognose di
protezione e in grado di pagare canoni di affitto a valore
di mercato, in guisa di restituire agli enti previdenziali
pubblici e agli enti statali nella gestione del loro
patrimonio immobiliare abitativo una giusta remunerazione
qual è consentita dal mercato dei loro capitali fondiari.
Remunerazione che, in termini di redditività, deve servire
agli enti statali ad assicurare lo sviluppo e il
finanziamento dei programmi di edilizia economica e
popolare e agli enti previdenziali puhblici a pagare
prestazioni pensionistiche agli associati con i cui
contributi si è acquistato il patrimonio immobiliare.
A tale riguardo voglio riportare una testimonianza
personale che ha formato oggetto di due mie
interrogazioni, al fine di capire qual è veramente in
profondità il guasto che ha determinato il fenomeno di
Affittopoli; quest'ultimo cari colleghi della sinistra,
getterà un'ombra di vergogna, una macchia di fango su di
voi se non avrete il coraggio, che è quello degli uomini
liberi, di saper ragionare in modo autonomo ed
intelligente.
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