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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


127231
STA0247-0206
Stenografico d'Aula n. 247 del 27 settembre 1995 (STA12-247)
(suddiviso in 400 Unità Documento)
Unità Documento n.206 (che inizia a pag.15301 dello stampato)
(il TITOLO si trova nell'Unità Documento n.17)
SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023. LAVASS
...SEGUITO DISCUSSIONE: 1 - 00165; 1 - 00168; 1 - 00169; 1 - 00144; 1 - 00171; 1 - 00172; 6 - 00022; 6 - 00023.
UGO CECCONI.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE RAFFAELE DELLA VALLE (ore 19,15).
ZZSTA ZZRES ZZSTA270995 ZZSTA950927 ZZSTA000995 ZZSTA000095 ZZSTA247 ZZ12 ZZDI ZZLL
    UGO CECCONI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo
  che dopo tanto discutere la questione debba essere
  ricondotta nei suoi termini corretti.  Qui non stiamo
 
                             Pag. 15302
 
  parlando sullo stato dell'Unione, ma semplicemente, come hanno
  detto questa mattina Taradash e Vito, della mala gestione
  del patrimonio immobiliare di enti previdenziali pubblici
  e di enti statali.
    Ovviamente, una mozione non ha il compito di risolvere i
  problemi, ma solo il fine di offrire indirizzi per
  l'azione di Governo.
    Il richiamo fondamentale delle mozioni del polo delle
  libertà e del buon governo è quello di restituire alla
  locazione di immobili abitativi la sua caratteristica
  strutturale di remunerazione del capitale investito.
    Le analisi portate dai colleghi della sinistra hanno messo
  in evidenza che in Italia ci sono circa 4 milioni di
  alloggi sfitti.  A tal proposito ho sentito questa sera
  dalla sinistra che quel dato corrisponderebbe ad un
  comportamento speculativo da parte dei proprietari
  privati.  Onestamente - forse sarà una mia carenza
  culturale ed intellettuale - non riesco a capir quale
  speculazione vi sia - se non si è masochisti - nel
  mantenere sfitti alloggi che, essendo un capitale, debbono
  rendere qualcosa.  Comunque, non approfondisco la
  questione.
    Si aggiunga che in Italia gli alloggi in proprietà sono
  oltre il 72 per cento.  Se non teniamo presente questi dati
  strutturali, corriamo il rischio, per così dire, di
  abbaiare alla luna.  Se si considera inoltre che nel nostro
  paese il rapporto tra i vani ed il numero di abitanti è
  uno dei più alti in Europa, si comprende facilmente che il
  mercato delle locazioni è rappresentato strutturalmente da
  un'offera superiore alla domanda, sia di alloggi in
  locazione, sia di abitazioni da acquisire in proprietà.
  Questo è un dato strutturale innegabile, dal quale
  dovrebbe discadere una corretta analisi del problema
  abitativo.
    In un'economia di mercato fisiologica il prezzo è dato
  dall'incontro della domanda e dell'offerta in presenza
  della quantità disponibile.  A nostro avviso, quindi, una
  liberalizzazione del mercato degli alloggi da concedere in
  locazione porterebbe nel medio o breve termine - come sta
  realmente succedendo - ad un abbassamento del livello dei
  canoni di locazione.  Ciò dopo l'impennata iniziale dei
  canoni con l'applicazione dei "patti in deroga" e dopo
  l'equo canone, che
  aveva introdotto un regime vincolistico delle  locazioni
  urbane che doveva condurre invece ad una liberalizzazione
  del settore.
    Chiunque abbia la minima nozione della fisiologia di una
  corretta economia di mercato sa che l'imposizione di un
  canone equo quale prezzo d'uso amministrato, stabilito
  ex lege,  con fissazione di norme inderogabili per le
  parti contraenti sottrae un bene d'uso, quale la casa,
  all'economia di mercato, per relegando nella rigidità
  nelle economie controllate e dirette dal potere pubblico,
  quali sarebbero giustificate in tempi eccezionali ed
  anomali, non certo in momenti nei quali la libera economia
  ed il mercato sono glorificati - molto spesso solo come
  enunciazioni di principio, non suffragate da comportamenti
  conseguenti - anche dalle sinistre, alle quali però manca
  un'adeguata cultira di base dell'economia liberale.
    Le economie delle società attuali, colleghi, sono
  complesse ed articolate.  Sovente in esse la formazione del
  prezzo, rimesso alla legge della domanda e dell'offerta,
  esclude dal diritto all'uso di un'abitazione i ceti
  socialmente più deboli, che sarebbero condannati alla
  marginalizzazione.  Interesse di qualunque Governo è, nella
  realizzazione di un elementare principio di solidarietà,
  fissare limiti di reddito al di sotto del quali la
  collettività assume l'onere di proteggere, in tutto od in
  parte, le categorie più deboli.
    La funzione dell'edilizia residenziale pubblica è appunto
  quella di offrire, in proprietà od in locazione (noi siamo
  a favore dell'offerta in proprietà) immobili abitativi
  allo categorie sociali più deboli, con criteri di gestione
  corretti ed efficienti, secondo prezzi d'uso amministrati
  sottratti alla logica di mercato.  Quindi, nelle economie
  miste - quali sono le economie di quasi tutti i sistemi
  politici -, accanto ad un mercato libero delle locazioni,
  esiste un mercato delle locazioni a prezzo politico per le
  classi più deboli.
    L'atto fondamentale per il superamento della legge
  sull'equo canone è stata l'approvazione della legge n.
  159, con la quale veniva stabilita la possibilità di
  stipulare accordi in deroga.
      Quello che occorre ricordare, in sostanza è che nel
  settembre del 1992 una circolare
 
                             Pag. 15303
 
  ministeriale - la famigerata circolare del  ministro
  democristiano, onorevole Cristofori - stabiliva che per
  gli immobili abitativi di proprietà dello Stato e degli
  enti previdenziali pubblici si potessero applicare - e
  sono stati applicati - canoni senza logica alcuna, che
  hanno scontentato tutti.
    Forse sarà colpa della nostra scarsa cultura giuridica, ma
  abbiamo sempre creduto che le circolari ministeriali
  fossero esplicative della legge e non fonte di diritto.
    Affittopoli è il frutto avvelenato di questo tipo di
  cultura, cari colleghi della sinistra, della cultura
  statalistica che deriva dal connubio catto-comunista; è un
  fenomeno aberrante, sguaiato ed offensivo per la gente
  che, pur avendone il diritto, fatica a trovare un alloggio
  a canone equo.  Con Affittopoli, la  nomenklatura,  la
  casta dei politici, i sindacalisti, i magistrati, gli alti
  burocrati, gli amici degli amici, hanno avuto il
  privilegio di usufruire di alloggi pubblici al prezzo
  politico costituito dall'equo canone quando con
  l'applicazione dei patti in deroga avrebbero dovuto
  pagare, avendone la possibilità, perché in possesso di un
  reddito superiore a quello per accedere all'edilizia
  economica e popolare, canoni di mercato 3-4 volte
  superiori all'equo canone non appartenendo ovviamente a
  categorie sociali da inserire negli elenchi di
  mendicità.
    Questo è il dato giornalistico che è stato evidenziato da
  un giornalista coraggioso e testardo come tutta la gente
  bergamasca, Vittorio Feltri, che ha messo in grande
  difficoltà la sinistra.  Ed io dico ai colleghi della
  sinistra: fate appello alla vostra storia, in essa avete
  trovato dei momenti in cui avete davvero difeso i ceti e
  le classi più deboli.  Oggi voi state difendendo, cari
  colleghi della sinistra, delle insopportabili ed
  intollerabili situazioni di privilegio di classi sociali,
  che sono le classi della  nomenklatura.
    In sostanza, voi avete fatto quello che dantescamente si
  può dire "licito in vostra lege".
    A tutto ciò si aggiunge il fatto che il bene economico
  casa è già tassato nella sua produzione di reddito con
  l'IRPEF e l'IRPEG ed è stato ulteriormente penalizzato
  fiscalmente con l'ICI, che e la più odiosa e la più iniqua
  delle tasse che colpiscono la casa in
  quanto non grava sui fruitori dei servizi  comunali - ai
  quali dovrebbe essere rapportata (ma non lo è) - bensì sui
  proprietari di casa, siano essi soggetti pubblici che
  privati.  Ciò ha come risultato che la redditività del bene
  casa, intesa come remunerazione del diritto di proprietà,
  è scesa a livelli bassissimi: intorno all'1-2 per cento.
  Così, chi avesse acquistato titoli di Stato invece che una
  casa avrebbe avuto in termini finanziari una netta
  convenienza, dal momento che gli interessi sono stati
  nettamente superiori al canone pagato per l'uso della
  casa.
    Il senso della mozione del polo della libertà è quello di
  restituire all'edilizia economica e popolare il suo
  significato di ammortizzatore sociale e di protezione dei
  ceti più deboli e non già quello di fornire un  surplus
  di reddito a categorie sociali non certo bisognose di
  protezione e in grado di pagare canoni di affitto a valore
  di mercato, in guisa di restituire agli enti previdenziali
  pubblici e agli enti statali nella gestione del loro
  patrimonio immobiliare abitativo una giusta remunerazione
  qual è consentita dal mercato dei loro capitali fondiari.
  Remunerazione che, in termini di redditività, deve servire
  agli enti statali ad assicurare lo sviluppo e il
  finanziamento dei programmi di edilizia economica e
  popolare e agli enti previdenziali puhblici a pagare
  prestazioni pensionistiche agli associati con i cui
  contributi si è acquistato il patrimonio immobiliare.
    A tale riguardo voglio riportare una testimonianza
  personale che ha formato oggetto di due mie
  interrogazioni, al fine di capire qual è veramente in
  profondità il guasto che ha determinato il fenomeno di
  Affittopoli; quest'ultimo cari colleghi della sinistra,
  getterà un'ombra di vergogna, una macchia di fango su di
  voi se non avrete il coraggio, che è quello degli uomini
  liberi, di saper ragionare in modo autonomo ed
  intelligente.
 
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