| ENRICO INDELLI. E' proprio per queste ragioni che gli
alloggi degli enti previdenziali, come avviene in altri
paesi europei, dovrebbero svolgere la funzione
irrinunciabile di calmieramento del mercato dell'affitto.
Ricordo che in Italia, fino all'applicazione dei patti in
deroga, il regime degli affitti è stato regolato dalla
legge n. 560 e che gli enti hanno applicato la legge,
mentre la proprietà privata ha fatto ricorso al mercato
nero, oggi legittimato come libero mercato, con il
risultato di una forte presenza speculativa sulla politica
della casa e di una larghissima evasione fiscale!
La gestione dell'assegnazione del patrimonio degli enti
pubblici è stato fino ad oggi il vero fatto scandaloso; ma
la presenza di inquilini rinomati, oggetto di
circostanziate denunce e di indicazioni, non può
giustificare un attacco indiscriminato al diritto alla
casa per la stragrande maggioranza degli inquilini sia
dell'INPS sia dell'INPDAP che dell'INAIL che appartengono,
appunto, a queste fasce medie e medio-basse, le quali non
possono accedere al libero mercato degli affitti oppure
acquistare una casa!
Queste sono le ragioni per le quali riteniamo che i
princìpi che hanno ispirato sia la mozione Formenti ed
altri n. 1-00168 che la risoluzione successivamente
presentata - principi che appartengono anche a noi
democratici - sono rivolti ad assicurare agli enti
previdenziali, proprietari degli immobili, il diritto di
ricavare dal loro affitto quanto il libero mercato delle
locazioni è in grado di assicurare. Si garantisce in tal
modo ai pensionati assistiti dall'ente la massima
redditività dei contributi versati ed investiti in
immobili.
Vogliamo assicurare all'ente previdenziale la possibilità
di vendita del patrimonio immobiliare nei limiti previsti
dalla legge n. 560, contemperando la necessità di
acquisire risorse liquide al livello consentito dal libero
mercato con quella di garantire l'accesso alla proprietà
dell'alloggio in affitto sia agli inquilini che ne hanno
la possibilità economica sia a quelli con più limitate
possibilità, per i quali si prevede l'acquisto a tassi
convenienti.
Vogliamo inoltre assicurare agli inquilini percettori di
reddito familiare inferiore al doppio di quello fissato
dal CIPE - cioè, 24 milioni - ai fini della decadenza del
diritto all'assegnazione, nonché agli ultra
sessantacinquenni ed ai portatori di handicap la
permanenza in affitto con canone sostanzialmente in linea
con quello vigente nel precedente regime di equo canone,
facendone assumere i relativi oneri al Ministero del
tesoro o al fondo nazionale per l'edilizia residenziale
pubblica. Inoltre - proprio per il recupero dell'ingente
patrimonio edilizio esistente nei centri storici delle
nostre città e ancora in stato di degrado e di
insufficiente utilizzazione - chiediamo che l'ente che ha
proceduto alla vendita dell'attuale patrimonio edilizio
investa il 40 per cento del ricavato su immobili dei
centri storici da recuperare.
Non va dimenticato, infine, l'effetto di contenimento
dell'inflazione, oltre che di calmierazione del mercato,
che tale complesso di norme è in grado di attivare,
sottraendo risorse ai consumi e destinandole in buona
parte agli investimenti necessari per il recupero dei
centri storici.
Cari colleghi, signor Presidente, stasera usciremo da
quest'aula con un voto, ma che sia un voto della
coscienza, non un voto di opportunità politica, poiché
quello che è in gioco non è soltanto il rispetto per il
diritto alla casa delle famiglie giovani e degli anziani,
ma soprattutto il rispetto per il Parlamento sovrano che
deve dare l'esempio, perché l'Italia sarà quella che noi
saremo capaci di fare! (Applausi - Congratulazioni).
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