| ROBERTO PINZA. Cercherò di esporre rapidamente le mie
conclusioni, anche se mi sento affetto, come diceva prima
l'onorevole Onnis, da capitis deminutio perché egli,
nel richiamare il De officiis, ci ha risparmiato
citazioni latine, temendo che il Parlamento non sarebbe
stato in grado di comprenderlo. Forse ha dimenticato che
le frequentazioni con il ministro Mancuso ci hanno indotto
a restaurare il latino come lingua di uso normale nei
colloqui. L'onorevole Onnis avrebbe quindi potuto
gratificarci con citazioni che ben volentieri avremmo
seguito.
Capisco che quando si arriva alla fase finale di due
giorni di discussione vi sia un "desiderio di corrida". Un
dibattito - protrattosi per un giorno e mezzo di fronte ai
pochi che hanno partecipato o letto - che ha segnato
alcuni punti importanti che dobbiamo riassumere in queste
battute conclusive. Credo infatti che nessuno di noi -
tanto meno i proponenti - abbia pensato di portare avanti
due giorni di kermesse parlamentare all'unico fine
di scambiarsi denunce e contestazioni e non anche per
ragionare insieme sulle iniziative da assumere.
Mi sembra sia emersa con sufficiente chiarezza la
necessità di attuare una politica che estenda ancora di
più (o molto di più) la proprietà della casa. Mentre però
molti continuano a declamare questo argomento, qualcun
altro, quando si discuteva la finanziaria, andava a
parlare con il Governo e spiegava a quest'ultimo che,
probabilmente, una delle misure più importanti da assumere
è quella di allegerire i gravami fiscali esistenti sui
passaggi di proprietà di un immobile da un soggetto ad un
altro. Infatti, la situazione italiana, per certi aspetti
positiva, che vede l'esistenza di un enorme patrimonio
immobiliare in buona parte ancora in locazione, deve
essere fatta evolvere da tutti (credo che questa esigenza
sia avvertita da ciascuno) in direzione di una maggiore
acquisizione di proprietà. Ciò vuol dire fornire strumenti
di credito, agevolare i trasferimenti, uscire da questo
dibattito con delle idee di politica abitativa, come
peraltro credo meriti la discussione che si è svolta.
Vi è poi una seconda questione (non voglio dilungarmi). Ho
sentito scontrarsi i sostenitori - non credo però secondo
schemi così elementari - dell'equo canone e del libero
mercato. Ma perché non diciamo la verità? Perché non
diciamo che il sistema dell'equo canone non ce l'ha fatta
in quanto, impedendo le remunerazioni, ha fatto sì che il
patrimonio immobiliare rischiasse di essere
progressivamente abbandonato? Mi chiedo anche perché
dall'altra parte non si dica l'altrettanto vera verità,
ossia che nel momento in cui tutto è stato liberalizzato
si sono avuti aumenti selvaggi - e spesso immotivati - di
canone che hanno travolto le regole di mercato. Il
risultato è che quando oggi nelle verifiche
sull'inflazione andiamo a scontare, come ha osservato
qualcuno, l'aumento dei prezzi, una quota di tale aumentò
deriva direttamente dallo smodato aumento dei canoni.
Ed allora, amici miei, qual è la linea politica che
emerge? Quella dell'ideologizzazione: equo canone sì, equo
canone no; oppure vogliamo adottare politiche che tengano
conto del fatto che ormai vi sono sia proprietari sia
inquilini che hanno interessi di categoria? Ognuno faccia
nel privato ciò che ritiene, ma probabilmente abbiamo bisogno
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di regole di carattere generale. Dico questo, perché mi
sembra che si faccia troppo nominalismo.
Ricordo che nella discussione sulla legge finanziaria del
precedente Governo qualcuno ci spiegò che era in atto una
veloce dismissione di immobili pubblici e che nel giro di
qualche mese avremmo visto un'Immobiliare Italia che
avrebbe rapidamente trasferito in proprietà degli italiani
migliaia e migliaia di immobili. Ebbene, cari amici, di
quegli immobili non ne è stato venduto uno e l'Immobiliare
Italia non è mai stata costituita. E' ora di uscire dallo
frasi- slogan: o il problema della casa e della gente
ci sta veramente a cuore, ed allora discutiamo le
politiche, oppure usiamo il problema della casa e di
tantissime famiglie esclusivamente perché abbiamo bisogno
di scagliare fango sull'uno o sull'altro ed allora è
tutt'altra cosa. In questo caso, però, ha ragione Onnis
nel sostenere che non vale la pena di parlare in latino;
e, probabilmente, nemmeno in italiano!
Vi è poi la questione della gestione. Il ministro Treu ha
avanzato una proposta: abbiamo il problema di cittadini,
diciamo così, particolarmente forti, in grado in qualche
modo di influenzare le assegnazioni. Ed allora, va bene o
non va bene l'idea che, come per i fondi pensione, vi sia
un gestore tecnico esterno, qualcuno che non dovrebbe
essere influenzabile attraverso pressioni politiche? Sì o
no? E' su questo che si verificano le posizioni di
ciascuno. Se abbiamo il timore che ci sia stato o che ci
possa essere un surplus di pressioni dei cittadini
con un po' di potere in più, ebbene questa è la strada da
imboccare.
E arrivo alla quarta questione. Onorevole Vito, nel tuo
intervento precedente vedevi i limiti della risoluzione
presentata; ma nella tua mozione un limite non l'hai
visto? Non ti è sembrato, non ti sembra opportuno e non
sembra opportuno a tutta l'Assemblea che, finché non
discipliniamo i modi con i quali la struttura pubblica e
gli enti previdenziali devono gestire i propri immobili,
sia necessario far cessare questo flusso di acquisizione
di immobili da parte degli enti pubblici in generale e
degli enti previdenziali in particolare?
Abbiamo convenuto qui dentro che l'attuale legislatura è
nel segno delle privatizzazioni (salvo forse qualcuno che
non ci crede); e allora, se è così, perché c'è chi non
vede la necessità di arrestare o quanto meno di
controllare questo flusso di ritorno di immobili che dal
privato si vogliono nuovamente portare al pubblico,
rimpinguando i patrimoni dello Stato? Ma non e il
contrario quello che vogliamo fare?
E allora, perché questo nella vostra mozione non c'è?
Aggiungetelo! Siate ancora in tempo! Finché non ci sono
criteri di gestione, non si devono operare acquisizioni da
parte degli enti pubblici! Non è che invece, come sta
succedendo nel mondo dell'agricoltura, mentre tutti
parlano di privatizzazioni vi è qualcuno - che non fa
certamente parte del nostro gruppo - che sta in qualche
modo sponsorizzando operazioni in base alle quali si fa
ritornare nella mano pubblica - naturalmente, ancora una
volta, facendo accollare i debiti allo Stato - strutture
dell'agroalimentare che erano state privatizzate? Chi ne
sa qualcosa ci rifletta sopra; chi non sa nulla, si
aggiorni, perché questo è ciò che spesso avviene sotto la
veste delle privatizzazioni dichiarate ma non volute né
condivise.
Questi sono quattro semplici punti: su di essi vogliamo
votare, vogliamo esprimerci o vogliamo invece continuare a
tirarci il fango gli uni sugli altri?
Amici miei, qualcuno dice: non ve la potete cavare così -
ma io non ho nulla da rimproverarmi - omettendo un
giudizio sul passato. Facciamo le inchieste sul passato!
E allora, io avanzo una proposta formale alla quale dovete
dire sì o no: vogliamo fare un'inchiesta sul passato?
Facciamola anche sui beneficiari, sui criteri con i quali
gli immobili sono stati acquistati o venduti dagli enti
previdenziali. Siamo d'accordo?
Benissimo! Allora niente impedirà - ed il Presidente ce lo
consentirà - che quando vorrete si darà corso ad
un'iniziativa di questo genere; così si eliminerà ogni
sospetto sul fatto che viviamo con una specie di moralità
limitata. Infatti, se mi permettete, stiamo imboccando una
strada molto pericolosa. Sta succedendo per la vicenda di
Affittopoli ciò che è successo per la giustizia.
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C'è un amore per la giustizia così poco autentico che si
diventa ferventi sostenitori dei giudici quando questi
colpiscono gli altri e loro tenaci diffamatori quando essi
colpiscono qualcuno vicino a noi (Applausi).
Lo dico perché vedo che molti hanno iniziato un processo
di distruzione del nostro paese. Costoro credono ancora
che, usando ogni argomento possibile per distruggere gli
altri, alla fine rimane qualcosa da gestire per se stessi.
Se è così, allora i discorsi sulla moralità che sono stati
fatti sono fasulli, sono discorsi di facciata.
Vedete: quando si è parlato degli affitti, mi sono chiesto
per quale motivo coloro che sono così implacabili
accusatori in tale materia - e anch'io sono fra di essi -
siano poi viceversa così indecisi quando si tratta di
guardare ai problemi che hanno la stessa matrice,
moltiplicata però per mille. Ma insomma, si vuol forse
dire che qualche politico se ne è approfittato? Si vuol
dire, in sostanza, che non ci deve essere commistione fra
interessi pubblici e interessi privati?
Ebbene, io sono d'accordo, ma occorre essere d'accordo
tutti quanti.
Pertanto, quando sorgono questi conflitti di interessi,
quando si pongono tali problemi nelle Commissioni e in
Assemblea, non si debbono fare fughe, non si deve far
mancare il numero legale, affermando che si tratta di
atteggiamenti persecutori, (Applausi dei deputati del
gruppo del partito popolare italiano); si deve andare
in fondo ai conflitti di interessi!
Ci avete detto (mi rivolgo ai colleghi del polo) che
questa è la fase fondante della seconda Repubblica.
Ebbene, raccolgo la sfida: fondiamo la seconda Repubblica,
non però sulle manciate di fango ma sulla linearità dei
principi! Se principi saranno autentici, non vi sarà alcun
problema a creare Carte costituenti e regole vere.
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