| Onorevoli Colleghi! -- La presente proposta di legge si
ispira sostanzialmente alle proposte formulate nella XI
legislatura, il cui iter si è interrotto a causa del
rinnovo del Parlamento. La problematica è di grande attualità
e pertanto si impone un intervento legislativo. Infatti in
questi ultimi anni il Ministero per i beni culturali e
ambientali e gli assessorati preposti alla tutela del
patrimonio archeologico e archivistico delle amministrazioni
locali, a causa delle dotazioni finanziarie largamente
insufficienti, hanno dovuto in maniera sempre più ampia far
ricorso ad interventi straordinari, affidati per l'esecuzione
a soggetti privati che sono divenuti così un dato fisiologico
nell'attività di tutela.
In questa situazione, nel momento in cui la partecipazione
dei privati diventa uno dei cardini delle attività del
Ministero,
ci sembra che esista il rischio concreto che i progetti
vengano preparati senza una precisa conoscenza dei problemi
tecnici e che il livello professionale del personale reclutato
per eseguirli sia insoddisfacente.
Incidentalmente l'attività archeologica sul terreno ha nel
nostro Paese una fortissima incidenza economica, perché può
condizionare, e di fatto condiziona in modo molto concreto,
tutte le attività sul territorio di enti pubblici, imprese e
privati. Basti ricordare al proposito che le soprintendenze
hanno la possibilità di fermare per accertamenti qualsiasi
tipo di lavoro sul terreno; esprimono pareri vincolanti sui
progetti presentati ai comuni; partecipano direttamente alla
programmazione territoriale a livello comunale e regionale.
Se, dunque, negli anni sessanta e settanta, per ragioni
ideologiche e di principio
Pag. 2
che non staremo qui a discutere, l'istituzione di un albo
professionale era vista come uno strumento di difesa
corporativa che aveva e potrebbe, ovviamente, ancora avere la
funzione di garantire solo alcuni privilegi, oggi
l'istituzione di questo strumento ci sembra soprattutto
costituire un primo intervento per ottenere delle garanzie
formali della professionalità degli operatori e quindi per
evitare interventi sbagliati e dannosi. Questo strumento, che
costituisce naturalmente il primo passo concreto verso la
radicale riforma del sistema formativo di queste
professionalità, potrà inoltre garantirci dalla disomogeneità
dei comportamenti delle strutture preposte alla formazione,
nonché dei criteri di selezione e controllo degli operatori
nell'obiettivo di una normalizzazione delle procedure che
eviti interventi di scarso rilievo scientifico. L'esigenza di
un albo è, inoltre, resa più pressante dall'attuale apertura a
fenomeni di privatizzazione che rendono inderogabile, a nostro
avviso, la formazione di una chiara regolamentazione e di
saldi presupposti giuridici cui attenersi nella definizione
della professionalità, nell'interesse generale sia pubblico
che privato.
Non meno importante ci sembra la creazione di un albo per
le professioni di archivista e bibliotecario. In Italia,
quello del bibliotecario è troppo spesso un mestiere
accidentale, la cui professionalità si acquisisce a
posteriori sul campo, mentre in Europa la professione del
bibliotecario è considerata tale a tutti gli effetti, e per
questo bisognosa di adeguata preparazione.
Nel nostro Paese i bibliotecari sono in gran parte
dipendenti pubblici, ma l'evoluzione delle scienze
biblioteconomiche, il trasformarsi del concetto di biblioteca
favorito dal crescente sviluppo tecnologico, la biblioteca
come "sistema integrato" nel più ampio circuito
dell'informazione stanno portando ad un mutamento nel panorama
della professione, sì da consentire spiragli sempre più ampi
al lavoro privato che viene ad affiancarsi a quello finora
svolto da personale dipendente. Una spinta a tutto ciò è
venuta anche dal diffondersi delle nuove tecnologie
dell'informazione e dal conseguente avvio di numerosi progetti
di ricatalogazione del patrimonio documentario e di
conversione dei cataloghi in una realtà che però appare
connotata da alcune caratteristiche particolari, legate
essenzialmente alla mancanza di istituzioni formative
accreditate e di titoli di studio riconosciuti. Tutto ciò
rende urgente l'esigenza di chiari riferimenti normativi nel
mondo bibliotecario italiano. La qualificazione dei servizi
bibliotecari, che assumono una funzione essenziale nella
società dell'informazione, va di pari passo con la definizione
di un quadro normativo che riguarda sia l'architettura
generale dei servizi stessi, sia la professione dei
bibliotecari. Naturalmente l'azione sul versante della
professione lascia intatta l'esigenza di iniziative sui temi
della formazione, ma rappresenta un punto fermo nello
stabilire che a gestire il patrimonio documentario del nostro
Paese debbano essere dei professionisti con alle spalle un
curriculum di studi specialisti.
| |