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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


1419
DDL0086-0002
Progetto di legge Camera n. 86 - testo presentato - (DDL12-86)
(suddiviso in 18 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C86. TESTIPDL
...C86.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC86 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli  Colleghi! -- I circhi e gli spettacoli
  viaggianti che usano gli animali in situazioni goffe, ridicole
  ed innaturali hanno fatto il loro tempo.  L'opinione pubblica,
  in modo sempre crescente, si rende conto della tristezza e
  dello squallore delle situazioni forzate alle quali vengono
  sottoposti gli animali del circo.  I bambini possono anche
  trovare divertente un animale costretto ad esercizi innaturali
  per la sua specie e ad atteggiamenti umanoidi ma, sicuramente,
  non ne trarranno alcun beneficio, né sotto l'aspetto
  pedagogico e didattico-culturale, né per quanto concerne lo
  sviluppo della propria sensibilità.  Anzi l'animale al circo,
  sottoposto al volere umano, all'imposizione coercitiva
  dell'addestramento, al ridicolo, crea nel bambino un'ottica
  totalmente distorta e totalizzante
  del rapporto uomo-animali.  Al circo si insegna ai
  bambini che gli animali sono giocattoli viventi, che non
  meritano rispetto e che non hanno una dignità propria.
  L'animale al circo esiste solo in quanto è buffo, "addobbato"
  come un uomo ed in quanto fa ridere ma non esiste in sé, con
  le proprie peculiarità e necessità, e con il proprio bisogno
  di libertà.
    Il circo con animali ricorda alcune tristi abitudini
  medioevali ancora in voga fino a pochi decenni fa nel nostro
  Paese, quando si storpiavano e si menomavano sin da piccoli
  bimbi sani per mandarli a chiedere l'elemosina suscitando,
  l'emotività della gente.
    Il procacciamento degli animali dei circhi avviene con
  metodi brutali nei
 
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  paesi tropicali.  Animali in via d'estinzione, gorilla,
  scimpanzé, elefanti, vengono catturati da piccoli, uccidendo i
  genitori, ed importati, in deroga alla convenzione di
  Washington (si veda la legge 7 febbraio 1992, n. 150,
  modificata con decreto-legge 12 gennaio 1993, n. 2), nei Paesi
  europei.
    I cuccioli vengono addestrati con metodi violenti e
  brutali.  Si vuol far credere che gli animali del circo sono
  bravi, intelligenti, "umanizzati" e che si divertono.  Le loro
  esibizioni sono invece il risultato di una violenza continuata
  che comincia con la cattura traumatizzante e prosegue con la
  domatura feroce che ne annienta la volontà, l'addestramento
  alienante, le punizioni spietate ad ogni piccolo sbaglio la
  detenzione a vita negli angusti carri da trasporto, la
  destinazione al macello alla fine della "carriera".
    L'animale da circo deve diventare un automa, non può
  permettersi di sfidare il padrone o fare un passo falso.
  L'animale che commette il minimo errore imparerà ad ubbidire
  nel modo più duro possibile, le punizioni saranno esemplari,
  impossibile dimenticarle.  Alcuni non imparano mai, la loro
  volontà non può essere piegata, così muoiono per le ferite o,
  semplicemente, di inedia perché non riescono più a
  mangiare.
    Nel lungo periodo necessario per piegare la volontà di un
  animale si arriva anche a togliergli acqua e cibo, "alla lunga
  - ha affermato un domatore - devono assecondare l'uomo o
  morire".
    Alcuni, forse i più fortunati, scelgono la morte.
    L'addestramento degli scimpanzé a detta degli stessi
  operatori del circo, ad esempio, è particolarmente duro.  Gli
  scimpanzé, per quanto piccoli sono fortissimi e muscolosi.  La
  prima cosa che devono imparare è che l'uomo è il padrone
  assoluto; solo la più severa disciplina e le punizioni li
  porteranno alla sottomissione e alla perfetta obbedienza.
    Secondo l'etologo Desmond Morris il sorriso dello scimpanzé
  è una smorfia di ansia e di tensione.
    Al circo per insegnare ad un cavallo a stare in posizione
  eretta, si tendono le
  redini con violenza in modo da fargli male al muso.  Un altro
  modo per insegnare al cavallo a stare in piedi, consiste nel
  percuoterlo violentemente sotto la mascella con un bastone.
  Per far scuotere la testa ad un cavallo lo si colpisce con uno
  spillo, per farlo ridere, invece i colpi di spillo si danno
  sul muso; in seguito basta un gesto ed esso solleva il labbro
  superiore mostrando i denti.  Si dice che un cavallo balla la
  polka quando, andando al trotto, cambia gamba ad ogni passo.
  Questo, movimento, che è molto difficile, lo si ottiene usando
  una lunga frusta quando si vuole che il cavallo faccia il
  cambiamento di gamba desiderato.  Frusta e colpi di cavezzone
  sul muso si usano per i volteggi, per far fermare il cavallo e
  per farlo tornare indietro.  (Testimonianza estratta da
  Illustrated Horsebreaking del Capitano M.H. Haynes, un esperto
  di cavalli).
    La teoria secondo la quale l'animale "da spettacolo" è
  addestrato con amore e pazienza è una bestemmia etologica.
  L'animale ha comunque un forte istinto e caratteristiche
  peculiari ad ogni specie.  Impossibile "umanizzarlo" alla
  perfezione.  Il gorilla anche se tenuto sin da piccolo in
  famiglia ed addomesticato, mantiene sempre il suo vivo senso
  di libertà ed autonomia che lo porterà ad essere competitivo,
  se non addirittura antagonista, con l'uomo che lo vuole
  comandare.
    Un ex dipendente di un grande circo internazionale, un
  certo Munslow, che aveva lasciato il circo perché la violenza
  e la crudeltà avevano scosso sia lui che la moglie, ha
  raccontato, nel 1967, alcuni fatti di cui era stato
  testimone:
      ad un babbuino furono strappati i denti, senza anestesia,
  con un paio di pinze, in modo che non potesse mordere il
  domatore;
      un cavallo scivolò in pista ammaccandosi il muso e
  ferendosi un occhio, ma fu fatto lavorare lo stesso nel
  secondo spettacolo;
      un altro cavallo, un pony, non riusciva ad imparare e fu
  ripetutamente battuto.
 
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    Nelle sue memorie "Wilde Circus Animals", pubblicato nel
  1954, il domatore francese Alfred Court scrive così per
  duecento pagine: "restavo solo con le tigri e le punivo in
  modo che esse non avrebbero dimenticato... la morte può essere
  affrontata solo dalla morte, e questo, quando tutti gli
  orpelli sono finiti è il gioco del domatore di leoni.  Egli fa
  agire il leone sotto la costante minaccia della morte.  E lo
  ricorda al leone con migliaia di punzecchiature, ferite e
  frustate.  Il leone ruggisce la sua protesta, ma va avanti con
  l'esercizio perché non vuol morire.  Il bastone e la frusta
  sono necessari quanto un supplemento di carne dato in premio.
  Ora toccava a me essere brutale, spaventosamente brutale, e io
  lo fui.  Tutti i bastoni che avevo lasciato nella gabbia erano
  stati rotti, sulla testa di Bengali.  Le frustate cadevano a
  valanga, tagliando a fondo la lucida pelle della tigre...".
    E' evidente che i casi e le testimonianze riportati non
  riguardano la totalità dei casi e degli spettacoli viaggianti,
  ma quella segnalata è una triste e cospicua realtà che
  accomuna quasi tutti i circhi che usano animali.
    Simili brutalità, in Italia, non vengono passivamente
  accettate e molti sindaci e presidenti di circoscrizioni
  (ultima in ordine di tempo quella di Ostia) vietano
  l'attendamento sui propri territori degli spettacoli
  viaggianti con animali.  Ovunque s'attendi un circo c'è gente
  pronta a contestare ed a manifestare, da Bari a Milano.  Oltre
  alla crescente indignazione della pubblica opinione per il
  trattamento riservato agli animali nei circhi bisogna tenere
  in debita considerazione il decreto-legge n. 2 del 1993 di
  modifica della legge 7 febbraio 1992, n. 150, in materia di
  commercio e detenzione di esemplari di fauna e flora in via
  d'estinzione.
    Spesso i circhi, che godono della più totale
  deregulation,  sono i veicoli di un commercio clandestino
  ed abusivo delle suddette specie.  La recente scelta del circo
  di Paride Orfei di non fare impiego alcuno di animali nei
  propri spettacoli attesta, rinnova, ed onora l'antica e
  primordiale caratteristica storica dell'arte circense, quella
  dei saltimbanchi, dei prestigiatori, dei contorsionisti, dei
  mimi e dei pagliacci.
  Questo è il vero circo, che fu poi distorto con
  l'introduzione degli animali negli spettacoli, atti a
  suscitare la facile curiosità del pubblico per quelle specie e
  razze strane ed esotiche.
    Il "circo ecologico", ma sarebbe meglio dire "rispettoso e
  pedagogico", di Paride Orfei, trova vita dura nel rapporto con
  le istituzioni, essendo attivamente boicottato. "Noi lo
  diciamo subito che non vedranno né tigri né elefanti e gli
  spieghiamo il perché, i bambini capiscono accettano e si
  divertono un mondo" ha dichiarato di recente Paride Orfei.
    Dunque il circo senza gli animali non solo è possibile, ma
  è necessario per recuperare un rapporto di rispetto tra uomo e
  natura, tra bambini ed animali, affinché i "cuccioli"
  dell'uomo non imparino a sottomettere, da padroni e con la
  violenza, gli animali.
    Questo è lo spirito della presente proposta di legge che
  intende modificare la legge 18 marzo 1968, n. 337.  Si
  riconosce la validità dell'aiuto al settore circense e degli
  spettacoli viaggianti, ma si disincentiva l'impiego degli
  animali.
    All'articolo 2 è fatto divieto ai circhi stranieri di
  ingresso in Italia, qualora siano muniti di animali da
  spettacolo al seguito.
    All'articolo 4, si modifica la composizione della
  commissione per il parere consultivo sulle autorizzazioni, che
  mantiene le sue prerogative.
    Agli articoli 7 e seguenti si vietano il rinnovo e
  l'acquisto di nuovi animali per l'attività circense e si
  vincolano i fondi stanziati dalla citata legge n. 337 del 1968
  prioritariamente per la costruzione di (almeno tre) aree sul
  territorio nazionale atte ad accogliere gli animali dei circhi
  "pensionati" o non più in attività.
 
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