| Onorevoli Colleghi! -- L'intera area delimitata dalle Mura
Aureliane mantiene nel sottosuolo, e parzialmente in elevato,
i resti della antica città di Roma, un archivio di interesse
ineguagliabile per la conoscenza del mondo classico. I
documenti di interesse storico che vi sono ancora sepolti
comportano attenzione scientifica ogni qualvolta si richiedano
trasformazioni o manomissioni dei suoli. Già alla fine
dell'ottocento Rodolfo Lanciani era riuscito a realizzare ciò
che era stato il sogno di Raffaello delineando sulla base di
scavi recenti, ma soprattutto di notizie di archivio relative
ai secoli precedenti, la Forma urbis Romae, una pianta
di Roma antica entro le mura. E' sufficiente quel documento
per comprendere come qualunque alterazione incontrollata dei
suoli urbani
determini la perdita irrecuperabile di conoscenze
fondamentali per la storia antica.
Gli studi del suburbio hanno una tradizione non meno
nobile, ma solamente in anni recenti si è potuta ottenere con
la Carta storica archeologica monumentale e paesistica del
suburbio e dell'agro romano la sintesi grafica dei dati
disponibili. La bibliografia è immensa e si arricchisce
continuamente di nuovi contributi. La densità dei resti
archeologici, soprattutto di epoca classica ma anche
medievale, è straordinaria; né avrebbe potuto essere
diversamente se si considerano le dimensioni e il ruolo di
Roma nel corso dei secoli. Il suburbio ingloba i resti di
quelle città latine che furono sottomesse nella prima
espansione romana, i cui nomi sono noti dagli autori antichi
che hanno descritto storia e
Pag. 2
leggende della prima Roma. Il suburbio comprende Gabii, città
legata alla storia delle origini di Roma, comprende Ostia, vie
consolari ancora in funzione, acquedotti, residenze
dinastiche, mausolei di imperatori, ville di ozio e di
produzione, santuari pagani e basiliche paleocristiane, e
soprattutto un tessuto fittissimo di resti e luoghi di
interesse archeologico di cui non è ancora identificato il
significato. La conoscenza analitica di questi potrà dare
ancora molte informazioni determinanti per la ricostruzione
storica dell'assetto di un territorio così strettamente legato
allo sviluppo della città di Roma. Esiste infine un aspetto
del tutto particolare del suburbio romano, il paesaggio
storico, ove l'aggettivo non è sinonimo di tradizionale, ma
mantiene ogni suo significato reale per designare luoghi che
furono teatro di tanti grandissimi eventi politici, sociali,
militari, eternati dagli scritti di autori celebri, da Livio a
Procopio, o raffigurati da artisti anonimi come sull'arco di
Costantino. Nel suburbio sono ancora riconoscibili scenari che
videro avvenimenti determinanti per ogni successivo
svolgimento della storia: etruschi, cartaginesi, sanniti, goti
contesero a Roma dinanzi alle sue mura la guida di un impero;
la sconfitta di Massenzio ai Saxa Rubra fu preludio alla fine
del mondo antico.
Per secoli, a partire dal Rinascimento, la città di Roma e
il suo suburbio furono meta di visitatori, non solo artisti,
letterati e storici di cui restano a testimonianza dipinti e
scritti ma anche e soprattutto persone semplicemente colte che
volevano vedere i luoghi descritti dagli autori in quella
lingua di Roma che per tanto tempo è stata comune lingua
europea. Tale genere di pellegrinaggio nella storia esiste
tuttora, e costituisce il principale odierno legame di Roma
con un interesse di dimensione universale.
Questa città ha pagato alle esigenze del prestigio e dello
sviluppo del paese, dal momento in cui divenne capitale
d'Italia fino ai giorni nostri, un prezzo enorme. Ora che
quasi tutta l'antica area urbana è stata occupata da quartieri
moderni (l'ultima gravissima perdita è costituita
dall'Aventino, urbanizzato negli anni trenta) ora che quasi
tutto il suburbio è stato devastato da quartieri indegni non
soltanto di Roma, ma di qualunque capitale di uno stato
civile, è giunto il momento di porre le condizioni perché ogni
ulteriore trasformazione avvenga con consapevolezza culturale
e nel rispetto della scienza, secondo le aspirazioni di ogni
persona colta nel mondo intero.
Una legge dello Stato che riconosca l'importante interesse
archeologico della città di Roma non può che essere accolta
con favore in Italia e nel mondo.
Lo strumento di tutela esistente, la legge 1^ giugno 1939,
n. 1089, impone procedure frustranti, perché comporta
l'emanazione di decreti ministeriali di vincolo e forme di
notifica complesse nei confronti di ogni singolo proprietario.
Le sovrintendenze sono pertanto impegnate soprattutto nel
lavoro di imposizione dei vincoli, piuttosto che
nell'esercizio della tutela. Un esempio: sono occorsi circa
cinque anni per vincolare solamente una parte del parco
dell'Appia antica. Ciò significa che per sottoporre ad una
corretta tutela archeologica i suoli del comune di Roma
occorrerebbero almeno due secoli! Altrettanto può dirsi per
l'immensa mole di documenti epigrafici, elementi
architettonici smembrati, sculture e rilievi che si trovano
sparsi su tutto il territorio di Roma.
Considerata l'importanza storico-archeologica dell'intera
area del comune di Roma, è conveniente ed opportuno istituire
una forma di tutela diffusa per il controllo sulle attività di
trasformazione territoriale. Tale forma è garantita
sufficientemente dall'applicazione delle disposizioni della
citata legge n. 1089 del 1939 all'intera città. Si fa
eccezione per il diritto di prelazione che, esteso a tutte le
alienazioni, comporterebbe inutili obblighi per i cittadini.
Lo Stato può riservarsi tale diritto applicando in forza della
presente proposta di legge (sostitutiva dei singoli decreti
ministeriali) le procedure ordinarie di notifica e di
trascrizione previste dalla citata legge n. 1089 del 1939 per
quegli
Pag. 3
immobili che può avere interesse ad acquisire.
L'imposizione del vincolo sugli immobili non determina
necessariamente impedimenti alla loro trasformazione, ma
obbliga all'acquisizione di un parere da parte delle
competenti soprintendenze ai beni archeologici, ai sensi
dell'articolo 18 della citata legge n. 1089 del 1939
consentendo loro di esercitare il controllo per la raccolta
dei dati di interesse storico.
Come già avviene per gli immobili vincolati con le
procedure ordinarie, il parere delle soprintendenze diverrà un
adempimento prescritto dagli uffici comunali per il rilascio
di concessioni edilizie.
La legge non richiede copertura finanziaria perché non
comporta alcuna spesa.
Il divieto di cui all'articolo 7 della presente proposta di
legge, già contemplato dall'articolo 16 della legge della
regione Lazio 10 novembre 1988, n. 66, sopprime la deroga per
la costruzione di attraversamenti stradali e ferroviari prima
dell'approvazione del piano di assetto.
Consente piuttosto un impiego molto più produttivo del
personale delle soprintendenze, elimina procedure di notifica
da parte degli uffici comunali e di trascrizione presso le
conservatorie dei registri immobiliari.
| |