| Onorevoli Colleghi! -- La legge finanziaria per il
1994 ha previsto, per il Ministero delle risorse agricole,
alimentari e forestali cui fanno capo le attività di pesca e
acquacoltura, lire 214 miliardi per il triennio 1994-1996 che
necessitano di una legge di spesa. L'economia ittica versa in
uno stato di grave disagio ingenerato, in particolare, da
scarsi finanziamenti, mancanza di credito agevolato, pesanti
ripercussioni ingenerate dall'inquinamento dei mari, crescenti
ed incontrollate importazioni di prodotti dai Paesi terzi, con
notevoli conseguenze sulla bilancia dei pagamenti. Si rende
quindi necessario mettere il settore nelle condizioni di
risollevare la propria sorte, di invertire la tendenza alla
perdita di occupazione e di consentire uno sviluppo
dell'attività di pesca e di acquacoltura. E' quanto si
ripromette di raggiungere la presente proposta di legge, che
prevede interventi laddove è maggiore la necessità di dotare
il settore degli idonei strumenti di sviluppo. In particolare,
il IV piano triennale della pesca e dell'acquacoltura prevede
le misure necessarie ad un armonico rilancio del settore per
il triennio 1994-1996, intervenendo sulla razionalizzazione
della flotta, sulle strutture a terra, nonché nei campi della
commercializzazione, della conservazione e della
trasformazione dei prodotti ittici. L'idea ispiratrice del
piano è infatti quella di porre l'economia ittica in linea con
i radicali
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processi di ristrutturazione dell'apparato produttivo,
assumendo come propri alcuni princìpi:
1) garantire lo sviluppo, nella tutela e nella
valorizzazione, dell'ambiente marino;
2) mantenere, quali obiettivi primari, l'occupazione e la
qualificazione del prodotto;
3) sviluppare la ricerca applicata e di base;
4) trasferire al settore, a tutti i livelli, la cultura
dell'"agire in tempo reale";
5) decentrare le funzioni amministrative per liberare
l'Amministrazione centrale da procedure che ne appesantiscono
l'azione programmatoria;
6) assicurare la partecipazione delle categorie al
processo di modernizzazione del settore, anche con
l'assunzione diretta di compiti di gestione.
Detto piano è stato approvato dal CIPE con una dotazione
finanziaria prevista in lire 305.000 milioni per il triennio,
mentre la tabella C della legge finanziaria 1994 ne ha resi
immediatamente disponibili soltanto 215.000 (45.000 per il
1994, ed 85.000 rispettivamente per gli anni 1995 e 1996). La
presente proposta di legge intende impegnare la disponibilità
finanziaria prevista per la realizzazione del IV piano
triennale, senza la quale il provvedimento è destinato a
rimanere sulla carta, nonché rifinanziare la legge sul credito
peschereccio n. 302 del 1989, il fermo biologico istituito con
legge n. 278 del 1988, il fondo di solidarietà per la pesca di
cui alla legge n. 72 del 1992.
Il credito di esercizio per la pesca, introdotto con la
legge n. 302 del 1989, ha dato all'economia ittica uno
strumento di credito agevolato del quale usufruivano già da
lungo tempo tutti gli altri settori produttivi. Tuttavia, esso
non ha mai avuto la possibilità di essere realmente utilizzato
dai pescatori poiché la legge n. 302 del 1989 ha sempre avuto
una dotazione finanziaria meramente simbolica. Tant'è vero che
anche la finanziaria 1994 prevede per questo capitolo di spesa
soltanto 1.000 milioni per ciascuno degli anni 1994, 1995 e
1996, mentre il fabbisogno è quantificato in almeno 30
miliardi annui. Non a caso, allo stato attuale giacciono
presso il Ministero delle risorse agricole, alimentari e
forestali, oltre duecento richieste di credito già istruite ma
non finanziate per mancanza di fondi. Molte altre istanze
avrebbero potuto essere presentate e non lo sono state perché
gli operatori, in mancanza di risposte, hanno perso interesse
per questo importante strumento finanziario e sono stati
costretti a rivolgersi al sistema bancario, con oneri
elevatissimi e non recuperabili. La presente proposta di legge
si ripropone di ovviare, almeno parzialmente, a questi
inconvenienti che mortificano gli investimenti nel settore e
ne impediscono lo sviluppo. Il fermo biologico dell'attività
di pesca costituisce uno strumento di grande valenza
eco-ambientale, che impone l'arresto di alcuni sistemi di
pesca nei periodi di riproduzione della fauna ittica. Per
compensare parzialmente i pescatori delle perdite economiche
dovute al periodo di inattività, è prevista, in armonia con i
dettami comunitari, l'erogazione di un premio sia per gli
armatori che per i marittimi imbarcati. La ricerca scientifica
ha dimostrato come il fermo biologico abbia consentito, sin
dall'inizio della sua applicazione (1988), un notevole
incremento della fauna ittica. Per questa ragione la presente
proposta di legge prevede stanziamenti per la prosecuzione del
fermo di pesca negli anni 1995 e 1996. I sempre più frequenti
incidenti marittimi, nonché le esplosioni algali e
mucillaginose hanno fatto sì che il Parlamento approvasse, nel
1992, la legge n. 72 istitutiva di un fondo di solidarietà
nazionale per eventi accidentali e calamità naturali, per
risarcire parzialmente le imprese di pesca ed acquacoltura
qualora esse si trovino a subire danni rilevanti. Per rendersi
conto dei guasti ambientali che nuocciono al settore della
pesca è sufficiente ricordare i disastri causati
dall' Alessandro Primo al largo di Molfetta, dalla
Haven sulla costa ligure, dall' Agip Abruzzo in
Toscana. Ciò
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nonostante, dalla sua istituzione, il Fondo non è stato
rifinanziato mentre l'evolversi degli eventi è tale da
richiedere uno specifico stanziamento per venire in soccorso
all'economia ittica e prevedere parziali risarcimenti delle
perdite subite in circostanze eccezionali. La presente
proposta di legge prevede all'uopo uno specifico
stanziamento. Infine, la proposta prevede finanziamenti per
l'installazione di pontiradio o ripetitori tali da consentire
una copertura del sistema radio VHF in tutto l'Adriatico, al
fine di un efficace ed immediato intervento dei mezzi di
soccorso per qualsiasi natante che venga a trovarsi in
difficoltà.
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