| Onorevoli Colleghi! -- La legge 22 novembre 1962, n. 1696,
ha elevato l'indennità perpetua dovuta dallo Stato al comune
di Volterra per l'uso dei pozzi salsi a lire 35 milioni
annui.
Nella terza legislatura si giunse a tale decisione sulla
base della ricostruzione storica che la proposta di legge
d'iniziativa del deputato Raffaelli ed altri, faceva a
proposito della proprietà dei pozzi salsi siti nel comune di
Volterra; proprietà venuta meno in epoca di dominazione
napoleonica per effetto del decreto 12 maggio 1808 della
"Giunta straordinaria per amministrare e governare la
Toscana", che affidò la fabbricazione e la vendita del sale
all'azienda imperiale del sale, ossia allo Stato, riservando i
"diritti e le indennità che alla comunità potessero
competere".
Un atto di spoliazione, dunque, di ingenti risorse
economiche su cui si fondava gran parte dell'attività
dell'intera comunità.
L'indennità, concessa a seguito di lunghe azioni di
protesta, fu di 15.577,10 franchi annui a partire dall'anno
1809, confermata poi dal Governo granducale con atto 17 luglio
1840, rogato dal notaio Carlo Redi, in lire 25.000 annue poi
ridotte a lire 21.000 per effetto dell'applicazione
dell'imposta di ricchezza mobile.
Tale indennità, rimasta invariata fino al 1962, fu così
oggetto di rivalutazione da parte del Parlamento con la legge
22 novembre 1962, n. 1696, e portata a lire 35 milioni annui
che il comune di Volterra poteva, tra l'altro, offrire in
garanzia per la stipulazione di mutui passivi presso la
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Cassa depositi e prestiti o presso altri istituti all'uopo
autorizzati.
A distanza di oltre trenta anni appare perciò doveroso
riesaminare la portata di tale provvedimento i cui effetti
riparatori verso le capacità economiche del comune di Volterra
appaiono quanto meno inadeguati.
Infatti, nel 1963, l'indennità corrisposta dallo Stato
costituiva il 10,32 per cento delle entrate correnti del
comune di Volterra, mentre nel 1994 costituisce lo 0,20 per
cento.
Il sale grezzo prodotto nello stabilimento volterrano,
tutto di qualità pregiata, è stato nel 1993 pari a 710.750
quintali. La lavorazione ha dato luogo alla produzione di
292.187 quintali di sale alimentare e di 377.771 quintali di
sale industriale. Sempre nell'anno 1993 le vendite di sale
alimentare e industriale della salina di Volterra hanno fatto
affluire alle casse dell'azienda 8.350 milioni circa, mentre
al comune sono restati gli svalutati, e quasi ridotti a
simbolo, 35 milioni di lire.
Il comune di Volterra economicamente è uno dei più depressi
della provincia di Pisa e della Toscana.
La sua popolazione ha subìto negli anni una costante
diminuzione passando dal tetto massimo di 21.040 abitanti
dell'anno 1936 agli attuali 12.800.
Il suo territorio, collocato integralmente nell'area
montana dell'Alta Val di Cecina, è uno dei più estesi (253
chilometri quadrati) dell'intera regione Toscana e soffre
dell'antico isolamento dovuto ad una rete infrastrutturale il
cui principale tracciato, la strada statale n. 68, risale al
periodo granducale.
Solo il settore terziario, ed in particolare quello legato
al turismo, appare stabilizzato a buoni livelli economici ed
occupazionali per l'importante patrimonio monumentale,
artistico, architettonico e ambientale che la storia della
Volterra etrusca, romana e medioevale ci tramanda da tremila
anni.
Volterra, dicono i suoi cittadini, sconta duramente la
politica dei governi succedutisi nel tempo; al progressivo
impoverimento delle sue attività economiche primarie
(agricoltura e artigianato alabastrino), alla profonda crisi
del settore industriale metalmeccanico e chimico che negli
anni '60 aveva costituito la speranza di una rinascita, si
aggiungono non di rado scelte governative che umiliano nel suo
stesso prestigio la città rendendo più fragile, se non
improbabile, una ripresa della dinamica economica. E' il caso
della avvenuta soppressione del tronco ferroviario
Saline-Volterra, dell'avvenuta soppressione della pretura, del
mancato adeguamento della strada statale n. 68, dopo aver
addirittura fornito all'Ente nazionale per le strade, fin dal
1980, il relativo progetto.
Appare del tutto evidente il ruolo straordinario che il
comune si trova ad affrontare per intervenire nelle materie di
competenza e favorire con propri programmi e nuovi
investimenti una ripresa delle attività economiche private.
Questa sommaria, seppure doverosa, illustrazione delle
condizioni generali di una delle più significative città
d'arte del nostro Paese, non dubitiamo sfugga alla sensibilità
di ogni gruppo parlamentare.
E pur volendoci occupare nella presente proposta di legge,
di questione di minore rilevanza rispetto ai più generali
bisogni dell'intera comunità nazionale, confidiamo nella
certezza che sia il Parlamento nazionale a compiere un atto di
equità e di giustizia nei confronti di una comunità le cui
potenziali originarie ricchezze non bastano a consentirle un
cammino di pieno e moderno sviluppo.
Si propone perciò una equa rivalutazione della indennità
che nel tempo è divenuta quasi simbolica per il comune.
Negli atti parlamentari relativi alla legge 22 novembre
1962, n. 1696, che elevò a 35 milioni annui l'indennità, si
legge che tre furono i criteri esaminati dal legislatore per
il ricalcolo dell'indennità stessa:
1) il valore della indennità in rapporto alle entrate
correnti del bilancio del comune;
2) il valore della indennità in rapporto alla
svalutazione monetaria;
3) il rapporto tra l'indennità e la dinamica del provento
dell'erario dalla
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produzione del sale nel territorio del comune.
Dei tre criteri, il legislatore adottò il primo fissando,
come detto, in 35 milioni di lire annue l'indennità.
Volendo riproporre alla attenzione del Parlamento gli
stessi tre criteri la situazione viene così a determinarsi:
a) in base al primo criterio risulta che nell'anno
1963 la somma di lire 35 milioni era pari al 10,32 per cento
delle entrate correnti del comune di Volterra, escluse partite
di giro e movimento di capitali (lire 35 milioni rispetto a
lire 339 milioni). Nel 1994 tale rapporto è sceso allo 0,20
per cento essendo le entrate correnti del comune pari a 17.120
milioni di lire. Ne consegue che volendo rapportare il valore
dell'indennità alle attuali entrate correnti del comune,
l'indennità stessa dovrebbe oggi essere di 1.766 milioni di
lire annue;
b) in base al secondo criterio, gli indici
dell'ISTAT stabiliscono che una lira del 1963 equivale a lire
15,68 del 1994. Conseguentemente il valore della indennità
dovrebbe essere oggi di 548.800.000 lire annue;
c) in base al terzo criterio si dovrebbe tener
conto del rapporto tra l'indennità immutata di 35 milioni di
lire annue e il provento che ha ritratto lo Stato
dall'attività della salina per utile industriale e per
imposta sul sale fino al 1973 e, successivamente alla caduta
del regime di monopolio, il provento ritratto dall'Azienda
autonoma dei monopoli dalla stessa attività. Tale rapporto,
seppure difficilmente calcolabile, porterebbe con tutta
evidenza ad una rivalutazione ben maggiore dell'indennità con
effetti distorsivi.
Per equità, riteniamo dover proporre, per la nuova misura
dell'indennità, l'adozione del secondo criterio di calcolo,
cioè l'adeguamento alla svalutazione monetaria intervenuta nel
corso del tempo.
Tale orientamento, ci appare più obiettivo e certo del
ricalcolo in base al rapporto alle entrate correnti del
bilancio del comune di Volterra. Queste, per effetto delle
rilevanti modifiche introdotte nella attività degli enti
locali, hanno subito e subiranno profonde modificazioni e
variazioni nel tempo.
Questo criterio corrisponde perciò all'esigenza di
mantenere nel tempo inalterata la misura dell'indennità dando
certezza sia allo Stato e alla propria Azienda, che al comune
di Volterra. In altra norma, si stabilisce inoltre
l'adeguamento futuro dell'indennità alle variazioni
dell'indice ISTAT.
Confidiamo dunque che il Parlamento, al quale la presente
proposta di legge trasmette l'esigenza di una maggiore
attenzione nel rapporto con le realtà locali, i loro diritti
costituzionali, la loro autonomia, sia d'accordo con noi
nell'approvarla.
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