| Onorevoli Colleghi! -- L'innovazione tecnologica e
l'apertura dei mercati internazionali, modificando
profondamente i processi produttivi e l'organizzazione del
lavoro nelle imprese, hanno prodotto nuove figure
professionali e posto in primo piano le problematiche relative
alle "risorse umane".
Tra le nuove professionalità emerge - per le sue
peculiarità - la figura del quadro intermedio la quale assume,
nella moderna struttura d'impresa, una posizione strategica
sia all'interno dell'azienda sia verso l'esterno.
Una ulteriore spinta evolutiva nel mondo del lavoro è poi
venuta dalle più marcate necessità di ottimizzazione dei
processi produttivi e di conseguimento di qualità globale,
nonché dalla pressante esigenza di rapido adeguamento al
mutare della domanda di mercato e dalle problematiche connesse
con gli aspetti di impatto
ambientale cui è posta sempre maggiore attenzione.
I quadri, quindi, non nascono da una strumentale
aggregazione corporativa ma derivano dalla moderna
organizzazione del lavoro e ad essa sono funzionalmente
necessari; non chiedono privilegi ma rivendicano uno status
ed una specificazione professionale che consenta loro di
svolgere adeguatamente il proprio ruolo ed all'impresa di
conseguire gli obiettivi prefissati.
Il legistatore - cogliendo la valenza sociale ed economica
di questi aspetti e preso atto che gli altri Paesi europei
avevano già da anni riconosciuto i quadri - è intervenuto con
l'emanazione della legge 13 maggio 1985, n. 190, che,
modificando l'articolo 2095 del codice civile, ha istituito la
categoria dei quadri specificandone la natura di figura
professionale distinta dagli impiegati.
Pag. 2
Tale legge voleva essere una risposta alle esigenze del
mondo del lavoro e dei nuovi soggetti sociali.
Viceversa la legge n. 190 del 1985 è stata in primo luogo
largamente evasa dalle imprese, anche perché non era prevista
alcun tipo di sanzione per i comportamenti omissivi o elusivi
da parte datoriale; laddove poi la norma è stata applicata ciò
è avvenuto in maniera distorta o riduttiva poiché, anziché
istituire per i quadri una categoria distinta come indica
l'attuale testo dell'articolo 2995 del codice civile, ai
quadri è stato mantenuto il livello e la parametrazione
impiegatizia (la differenza generalmente è data da una
indennità spesso irrisoria).
Questa situazione ha portato delusione e disincentivazione
nella categoria (almeno mezzo milione di dipendenti, a livello
nazionale, nel solo settore privato) con marcate ripercussioni
d'ordine politico, sociale ed economico. Questo, oltretutto,
in vista dell'Europa '92.
Certamente uno dei fattori determinanti di tale stato di
cose è stata la sistematica opposizione alla partecipazione
delle organizzazioni sindacali della categoria dei quadri ai
vari livelli di contrattazione. Opposizione ed ostracismo
favoriti dalla non chiara individuazione, nell'attuale
formulazione della legge n. 190 del 1985, dei soggetti
legittimati alla rappresentanza della categoria.
La legge, infatti, ha riconosciuto tale peculiare
specificità ai quadri intermedi sì da sancire una modifica
dell'articolo 2995 del codice civile costituendone una
categoria distinta di prestatori di lavoro ma, nulla dicendo
rispetto alla rappresentanza, ha comportato, nella delicata
materia, un negativo indirizzo giurisprudenziale che peraltro
non tiene alcun conto di quanto in proposito avviene per i
dirigenti e della inadeguatezza delle tradizionali
organizzazioni sindacali generali rispetto alla nuova realtà
sociale (V. Corte costituzionale n. 30 del 1990).
Da tutto ciò discende che, di fatto, è stata vanificata la
reale aderenza ad una delle primarie esigenze di
trasformazione derivate dall'esplosione tecnologica e dalle
nuove esigenze di mercato, di utenza e di ambiente. Eppure è
di tutta evidenza la contraddittorietà e l'improduttività del
voler impiantare moderne tecnologie, nuovi modelli di
produzione e mercantili, una diversa gestione delle risorse
umane, obiettivi di qualità su un impianto di organizzazione
del lavoro metodologicamente e socialmente ancorato sulla
vecchia logica di produzione anziché su quello della
responsabilizzazione.
Rispetto, quindi, al profondo cambiamento che l'evoluzione
della società richiedeva nell'economia e nel sociale, si è
avuta una risposta meramente formale, assolutamente
inadeguata.
Le necessità di cambiamento investono poi, certamente, i
servizi pubblici e la pubblica amministrazione; in generale,
le stesse motivazioni innanzi esposte valgono, infatti, per il
settore pubblico nel quale è assurdo che l'organizzazione del
lavoro rimanga ancorata al "vecchio" a fronte dei problemi che
investono il settore e rispetto all'affermata volontà di
efficienza, produttività ed adeguamento alla domanda del
cittadino-utente.
I quadri sollecitano, pertanto, come non ulteriormente
differibile, l'assunzione di una larga iniziativa legislativa
che consenta la realizzazione effettiva della categoria
individuandone i criteri di rappresentanza sindacale poiché se
non chiedono, - come non hanno mai chiesto - monopoli di
rappresentanza, non ritengono socialmente equo ed utile essere
forzatamente rappresentati da realtà associative cui non
hanno, nella quasi totalità, dato alcuna delega.
I punti fondamentali della richiesta dei quadri possono
incentrarsi sui seguenti punti:
1) una più specifica definizione della categoria, la cui
costituzione non possa essere disattesa dalle parti
datoriali;
2) l'individuazione e il riconoscimento della
rappresentanza anche per le organizzazioni sindacali dei
quadri, pur se, come è naturale, monocategoriali;
3) l'estensione della normativa dei quadri al pubblico
impiego.
| |