| Onorevoli Colleghi! -- E' ormai a tutti evidente come
le risorse naturali siano limitate nel tempo e nello spazio, e
che qualsivoglia attività umana debba essere condotta nella
coscienza di questo. Agli ordinamenti giuridici compete allora
il dovere di regolare ed indirizzare tali attività per
garantirne la sopravvivenza e se possibile uno sviluppo
nell'ambito di una gestione sostenibile e responsabile.
A questo non sfuggono evidentemente le risorse marine
tant'è che in materia di pesca, sia storicamente che nelle più
recenti normazioni, anche internazionali e comunitarie, il
concetto di limitatezza delle risorse, e quindi di necessario
controllo e programmazione, è dato oramai pacificamente
acquisito.
Ma la pesca, onorevoli colleghi, è in realtà un'attività
varia ove la cattura di specie ittiche rappresenta
indubbiamente la maggior parte ma non la esaurisce:
residuano altre attività e una di queste, non secondaria nel
nostro Paese, è la raccolta del corallo.
La raccolta e la manifattura del corallo in determinate
aree dell'Italia, tra le quali ricordiamo in particolare la
costiera campana con Torre del Greco o i mari di Sardegna con
Alghero, rappresentano una delle attività portanti dell'intera
economia della zona con lavoro per migliaia di uomini e donne
nel solco di una ricca tradizione di artigianato e di arte che
attraversa la loro e la nostra Storia.
Dinanzi però ad una simile importanza la pesca del corallo
è attualmente regolata da poche norme ormai vecchie di decenni
e, soprattutto, inadeguate alla specialità del settore ed ai
problemi, a volte complessi anche scientificamente, che esso
pone.
Da qui la necessità inderogabile che ci si doti di una
disciplina specifica sulla
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pesca del corallo, attenta a tutte le peculiarità biologiche
della risorsa da tutelare e nel contempo sensibile alle
necessità delle centinaia se non migliaia di operatori che su
di essa ripongono le proprie speranze di reddito e di
identità.
E proprio essi sono i primi ad aver esternato il desiderio
di una più moderna ed attenta regolamentazione della loro
attività per scongiurare il rischio, sempre più prossimo, che
sfruttamento indiscriminato, abusivismo, insensibilità ed
inadeguatezza delle pubbliche autorità portino alla scomparsa
del corallium rubrum dai nostri mari e con esso
l'eclisse definitiva di un comparto produttivo che dà di che
vivere e di che essere orgogliosi a intere famiglie da
generazioni. Va peraltro evitato che, in assenza di una
normativa complessiva ed innovativa, si prendano le usuali e
facili scorciatoie di provvedimenti meramente restrittivi ed
estemporanei che porterebbero al blocco totale della pesca e
della lavorazione.
In questo caso e con questo spirito l'esigenza di tutela di
un elemento, o meglio di una specie vivente, irrinunciabile
per la bellezza e l'equilibrio ecosistemico dei nostri mari si
coniugano perfettamente con le legittime istanze di settori
produttivi moderni e coscienti di un nuovo modo di produrre
ricchezza senza saccheggiare le risorse.
Non starò, onorevoli colleghi, a chiosare punto per punto
la proposta di legge che segue essendo essa chiaramente
intellegibile, mi limito a segnalarvi lo spirito che la anima
e i passaggi salienti.
La ratio è quella espressa all'articolo 1, comma 1,
"garantire e promuovere il corretto e razionale sfruttamento
della risorsa corallo rosso compatibilmente con la tutela
dell' habitat marino e lo sviluppo dell'industria
artigiana di trasformazione" ed in questa logica i successivi
articoli disegnano un sistema sostanzialmente concessorio con
controllo e pianificazione dello sforzo di pesca.
A tale sistema partecipano a vario titolo i soggetti
pubblici centrali e periferici, integrati e coadiuvati da
appositi organismi ove siano rappresentate le categorie
interessate e siano portate le ragioni della biologia e
dell'ecologia, con ampio spazio alle regioni ed alle loro
peculiari realtà.
Sotto il profilo soggettivo si afferma il principio
generale che la pesca del corallo rosso è riservata ad
operatori professionisti, salve limitatissime eccezioni,
responsabilizzati alla gestione di un bene comune ed
incentivati a migliorare e migliorarsi con appositi interventi
di formazione e promozione che si estendono sino alla
manipolazione del corallo, cioè alla manifattura
artigianale.
Sotto il profilo oggettivo si accolgono i migliori
suggerimenti della scienza di settore circa le tecniche da
usare nella pesca circa i tempi e le modalità, con un occhio
alle prospettive future, come coralli-coltura o il
trapianto.
Secondo la più avanzata tecnica normativa, una volta
fissati criteri di massima puntuali e rigorosi, si rinvia poi
ad appositi regolamenti e decreti per le specifiche di
dettaglio, al fine di non appesantire oltremodo il testo
normativo di rango primario e non obbligare il Parlamento a
confrontarsi con aspetti secondari che ben possono essere
rimessi al Governo nella sua piena responsabilità.
Un sistema sanzionatorio penale ed amministrativo,
equilibratamente rigoroso, chiude il cerchio poiché è nostra
ferma convinzione che la deterrenza generale e speciale debba
esservi e debba dare il chiaro segnale dell'importanza degli
interessi tutelati e del rigore della legge.
Stante la chiarezza della proposta e il positivo incontro
che su essa si potrà avere tra tutti i soggetti pubblici e
privati interessati, si confida in un veloce esame e varo da
parte del Parlamento.
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