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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


15374
DDL1313-0002
Progetto di legge Camera n. 1313 - testo presentato - (DDL12-1313)
(suddiviso in 9 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C1313. TESTIPDL
...C1313.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC1313 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- L'ordine dei giornalisti, come del
  resto tutte le strutture corporative, ha avuto - dietro la
  maschera della selezione qualitativa degli aderenti e di un
  rigoroso controllo deontologico - il fine ultimo di garantire
  maggiori vantaggi
  a chi ne fa parte e di ostacolare l'ingresso a nuovi
  soggetti.  Questi ultimi, infatti, sono visti come possibili
  concorrenti in un ambito professionale che va rigidamente
  sorvegliato in modo da impedire che i privilegi acquisiti
  possano essere rimessi in
 
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  discussione.  E' evidente infatti che il contratto collettivo
  di lavoro dei giornalisti professionisti, se esteso a tutti
  coloro che effettivamente svolgono questa professione,
  comporterebbe costi insostenibili per la maggior parte delle
  aziende editoriali.
    Va tenuto presente che la situazione italiana è del tutto
  anomala: l'Italia è l'unico Paese dell'Unione europea, e fra i
  pochissimi al mondo, ad avere un ordine dei giornalisti ed una
  legislazione in materia complicata e dettagliatissima.  Questa
  vasta regolamentazione favorisce la volontà di controllare una
  professione come quella giornalistica, che, per sua natura, ha
  una forte rilevanza sociale.  Non stupisce che, a differenza di
  altri Stati, dove la professione è libera, la considerazione
  dell'opinione pubblica italiana per gli organi di informazione
  e per i giornalisti sia scarsissima.
    La realtà è che nella giungla di leggi e regolamenti che
  hanno disciplinato la materia, i primi beneficiari
  dell'istituto dell'ordine professionale dei giornalisti sono
  stati spesso i suoi dirigenti, che hanno potuto gestire, con
  fare clientelare, il potere, concessogli dalla legge, di
  essere esaminatori e giudici di altri colleghi.
    Gli scandali che hanno riguardato gli esami truccati e, più
  recentemente, noti giornalisti ed esponenti dell'ordine, hanno
  soltanto portato in superficie un fenomeno di malcostume che
  durava da anni, se non da decenni, e che investe tutto
  l' iter  che un giornalista deve percorrere prima di
  giungere all'esame che lo riconosca tale.  Essere riconosciuto
  praticante (e avere, quindi, il titolo di ammissione
  all'esame) è così spesso frutto di un negoziato politico
  basato sulla lottizzazione partitocratica, sul familismo e
  sulle clientele.
    Oltre cinquant'anni fa, in merito all'ordine obbligatorio
  per i giornalisti, Luigi Einaudi diceva: "Null'altro che uno
  strumento fazioso per impedire agli avversari, agli
  antipatici, ai giovani, agli sconosciuti, l'espressione libera
  del pensiero; null'altro che un mezzo per ripetere, forse
  inconsapevolmente, l'eterno tentativo di limitare il numero
  degli iscritti alla professione, nell'ingenua persuasione che
  ciò valga a dar più lavoro agli arrivati, idea falsa sempre in
  ogni campo e falsissima nella stampa quotidiana, dove l'idea
  crea i lettori, dove i lettori non sono una quantità fissa, ma
  variabilissima, che cresce o scema a seconda di chi parla ai
  lettori; e sa parlare chi inventa la parola nuova, sia egli o
  no iscritto all'albo".
    Secondo il parere di molti giuristi, del resto,
  l'iscrizione obbligatoria all'ordine dei giornalisti è
  contraria all'articolo 21 della Costituzione che sancisce la
  libertà di pensiero, al di là della giustificazione data a suo
  tempo dalla Corte costituzionale, che configurava l'ordine
  come mezzo di tutela "nel contrapposto potere economico dei
  datori di lavoro".
    Incompatibile ci appare, inoltre, l'istituzione ordinistica
  con la natura sostanzialmente subordinata del rapporto di
  lavoro giornalistico.
    Le forme associative del lavoro subordinato passano
  inevitabilmente attraverso la garanzia specifica dell'articolo
  39 della Costituzione, quando attengano a finalità sindacali;
  ovvero attraverso la garanzia generica dell'articolo 18 e
  quindi sono da considerarsi in tutela della libertà
  fondamentale del diritto negativo di associazione.
    In conclusione, con la soppressione dell'ordine dei
  giornalisti, prevista da questa proposta di legge, viene a
  cadere un'anomalia tutta italiana all'interno della Comunità
  europea e si restituisce piena dignità professionale a chi
  svolge effettivamente la professione di giornalista.
    L'articolo 2 della proposta di legge istituisce la "carta
  di identità professionale del giornalista" valida fino al
  momento in cui l'attività giornalistica cessa, abolendo da una
  parte la qualifica (altrove sconosciuta) di "pubblicista", e,
  dall'altra, eliminando lo  status  sociale praticamente
  vitalizio, indipendente dall'esercizio della professione, di
  "giornalista professionista".
    Tale documento è rilasciato dal Garante per la
  radiodiffusione e previa presentazione di documentazione
  attestante l'effettiva attività giornalistica, svolta
 
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  continuativamente, per un anno e regolarmente retribuita.
    Per il rilascio di tale documento saranno adottati criteri
  oggettivi stabiliti per legge.  Non si tratterà, quindi, di un
  accertamento di merito, ma di una semplice registrazione di
  status  per chi svolge di fatto la professione con
  rapporto di impiego dipendente o in maniera libera e trae la
  maggior parte del proprio sostegno economico da questa
  attività.
    Questa proposta di legge mira a promuovere un accesso
  libero ed incondizionato alla professione, ponendo chiunque
  voglia cimentarsi nel giornalismo in condizione di parità
  sostanziale e lasciando di fatto al libero mercato delle idee
  e degli uomini il compito di presentare occasioni ed
  opportunità a chi è in grado di esercitare la professione.
    In questo rinnovato quadro di liberalizzazione avranno
  particolare importanza le strutture di formazione
  universitaria ed i corsi specialistici che andranno
  incentivati insieme alle varie associazioni di categoria
  apportatrici di linfa nuova e svincolata da precedenti patti
  di mutuo soccorso con il sistema partitocratico.
 
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