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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


15408
DDL1318-0002
Progetto di legge Camera n. 1318 - testo presentato - (DDL12-1318)
(suddiviso in 16 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C1318. TESTIPDL
...C1318.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC1318 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- Da qualche anno si discute nel
  nostro Paese di "reddito minimo garantito", e sull'onda di
  questo dibattito sono state presentate proposte di legge di
  diversa impostazione.  In realtà, già dai primi anni '80, in
  coincidenza con la riflessione intorno alla crisi e alla
  rifondazione del  Welfare State,  in Europa il  basic
  income  era considerato uno dei temi fondamentali per una
  efficiente politica sociale.
    Va evidenziato in questa sede che mentre Paesi come la
  Francia o la Danimarca sono impegnati a perfezionare una
  legislazione già ampiamente sperimentata, l'Italia, pur
  garantendo a livello costituzionale il diritto all'istruzione,
  il diritto alla formazione e il diritto al lavoro, risulta a
  tutt'oggi priva di una legge in materia.
    Le proposte presentate attendono ancora l'esame del
  Parlamento e vedono l'impegno concreto delle sole forze della
 
                               Pag. 2
 
  sinistra, mentre i recenti provvedimenti governativi lasciano
  intendere che il sostegno immediato per un (improrogabile)
  accesso dei giovani nel mondo del lavoro debba passare
  attraverso la consacrazione di una loro posizione
  diversificata e debole ben espressa dall'idea stessa del
  cosiddetto "salario d'ingresso".  L'arretratezza del nostro
  Paese rispetto agli altri Stati europei è davvero
  impressionante.  Appare attualissima pertanto l'esigenza di
  affermare l'idea di fondo che sta alla base del cosiddetto
  "reddito di cittadinanza": l'idea, cioè, che ogni cittadino
  abbia diritto ad un reddito sufficiente a condurre una "vita
  normale", e ciò non necessariamente quale corrispettivo
  dell'attività lavorativa svolta, ma in attuazione di quel
  principio fondamentale della nostra Costituzione, che impone
  allo Stato di garantire e promuovere il pieno sviluppo della
  persona umana.
    I dati riguardanti la disoccupazione e quelli relativi ai
  giovani in cerca di prima occupazione sono allarmanti, tanto
  più se si considera la forte presenza, tra i giovani in cerca
  di lavoro, di laureati e diplomati.
    Minore attenzione viene invece riservata al fenomeno
  altrettanto grave della sottoqualificazione dei giovani
  disoccupati e soprattutto a quello dell'abbandono dei percorsi
  scolastici.
    La proposta di legge che presentiamo parte innanzi tutto
  dalla convinzione che il fenomeno della disoccupazione
  giovanile richieda, anche nell'immediato, e con carattere di
  straordinarietà, interventi il più possibile generalizzati,
  nei quali si concentri un grosso impegno finanziario: la
  gravità del fenomeno e le sue implicazioni nel tessuto sociale
  non consentono più interventi che finiscano col rivelarsi
  fruibili solo dalla parte più organizzata dei giovani o da
  quella più sensibile alle aggregazioni sindacali e politiche.
  L'ingente impegno finanziario dello Stato, calcolato in 3.000
  miliardi di lire per ciascuno degli anni 1994, 1995 e 1996, si
  giustifica proprio perché finalizzato ad una grande opera di
  recupero e sollecitazione di tutti i giovani mediante percorsi
  di formazione che ne migliorino o valorizzino la preparazione
  e la professionalità.  La scelta di finanziare tale legge
  attraverso una sostanziale riduzione degli stanziamenti
  previsti in alcuni capitoli del bilancio del Ministero della
  difesa, ed in particolare quelli relativi all'acquisto degli
  armamenti e all'ampliamento di basi militari, è dettata
  dall'esigenza di restituire senso e valore ad alcuni precetti
  della nostra Carta costituzionale, quali il diritto allo
  sviluppo armonico della propria persona, il diritto di ogni
  individuo all'istruzione e alla formazione, il ripudio della
  guerra.  Mentre la maggior parte dei Paesi del mondo ha
  drasticamente ridotto i propri armamenti, il governo italiano
  non ha, fino ad oggi, adottato alcuna rilevante iniziativa
  diretta a diminuire le spese militari, come emerge anche dalla
  legge di bilancio in palese contrasto con gli accordi
  internazionali di disarmo.
    La seguente proposta di legge intende allontanarsi da
  quelle succedutesi in questi anni anche sotto un altro
  profilo.  Il capitolo della utilizzazione dei giovani in
  attività socialmente utili, inaugurato con la legge 1^ giugno
  1977, n. 285, ha sortito qualche effetto positivo, come
  l'inserimento di alcune migliaia di giovani nella pubblica
  amministrazione, ma tale risultato non è legato ad obiettivi
  di crescita e di valorizzazione della professionalità dei
  giovani, né tantomeno ad obiettivi di qualificazione dei
  servizi pubblici.
    Tutto ciò si spiega in base alla logica di
  "corrispettività" che ha ispirato i provvedimenti varati in
  questi anni, nei quali lo svolgimento di attività socialmente
  utili è configurato quale condizione per il godimento di un
  salario o comunque di un beneficio economico, sicché
  l'organizzazione di tale attività risponde allo scopo
  dell'inserimento dei giovani in momenti di lavoro, e non
  viceversa.
    La presente proposta di legge intende muoversi in una
  prospettiva opposta, ed ha alla base due idee di fondo: la
  prima, cui si è fatto cenno, riguarda l'esigenza di
  predisporre interventi straordinari a carattere generale,
  fruibili cioè da tutti i giovani in cerca di prima occupazione
  iscritti alle liste di collocamento.
 
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    La seconda idea è che questi giovani debbano godere di un
  sostegno finanziario pubblico innanzi tutto al fine di
  affrancarsi dai bisogni più elementari e per potere, a partire
  da ciò, occuparsi, con maggiore libertà, del proprio
  curriculum  scolastico e formativo.
    L'assegno di sostegno e formazione previsto nell'articolo
  2, vuol essere uno strumento per incentivare i giovani ad un
  recupero della propria istruzione o della propria formazione,
  affinché l'attesa di un inserimento nel mondo del lavoro sia
  da essi impiegata proficuamente.  L'obiettivo non si esaurisce
  dunque soltanto nel riconoscere a questi soggetti un'esistenza
  più dignitosa, secondo le caratteristiche proprie dei sistemi
  di "reddito minimo garantito".
    L'impiego in attività socialmente utili, la frequenza a
  corsi di recupero e ad attività formative (articolo 8) è
  condizione per il mantenimento dell'assegno (articolo 10).  Per
  lo Stato (come per gli enti locali), l'organizzazione di tali
  corsi è attività (e banco di prova) attraverso cui dimostrare
  concretamente l'impegno sul versante dei problemi giovanili.
  Allo stesso modo, la proposta di legge chiama gli imprenditori
  ad uno sforzo concreto finalizzato ad aprire ai giovani
  disoccupati le porte dei luoghi di produzione: a questo fine
  mira l'idea di attività formative da svolgersi in azienda
  (articolo 7).
    In linea con lo spirito della legge è la scelta di
  rovesciare l'impostazione tradizionale a proposito dei
  contenuti di tali attività: pur dovendo preliminarmente
  riferirsi ai prevedibili andamenti del mercato del lavoro, i
  programmi per attività di formazione non andranno a
  configurarsi secondo contenuti decisi dall'amministrazione
  pubblica ma quest'ultima, nella loro predisposizione, dovrà
  tener conto delle preferenze manifestate dagli interessati,
  dei bisogni e del patrimonio di formazione di cui essi sono in
  concreto portatori.
    L'idea di fondo che ispira la proposta di legge spiega
  un'altra scelta qualificante.  L'intervento che abbiamo
  prefigurato non si rivolge soltanto ai giovani che già si sono
  affacciati nel mondo del lavoro e cercano occupazione, ma
  anche a quella fascia, sempre trascurata, di giovanissimi che,
  abbandonata la scuola, si preparano presumibilmente ad
  ingrossare le file dei disoccupati privi di istruzione di base
  e qualificazione.
    La concessione di un assegno alle famiglie dei giovani che
  tornano a completare la scuola dell'obbligo (articolo 5), ci è
  sembrata una risposta sicuramente utile, anche se parziale, ad
  un problema di cui si dibatte molto, ma purtroppo quasi sempre
  in termini generici.
    L'assegno di sostegno e formazione - concesso a prescindere
  dalle condizioni di reddito - e l'assegno per il recupero dei
  ragazzi che hanno abbandonato la scuola dell'obbligo e
  appartengono a famiglie bisognose, vogliono essere strumento
  temporaneo e transitorio, ma efficace, per affrontare
  concretamente la situazione di disagio dei giovani.  L'idea è
  quella di porre le condizioni affinché questi soggetti siano
  realmente liberi di costruire il proprio percorso individuale
  e il proprio futuro.
    Nel Mezzogiorno ciò può voler dire offrire ai giovani la
  possibilità di sottrarsi ad altre fonti di sostegno, come
  quella di chi li utilizza nel mercato del lavoro nero ed
  illegale, o li assolda addirittura quale manovalanza sicura e
  a basso costo della criminalità organizzata.
    L'assistenzialismo e la dequalificazione possono eliminarsi
  riconoscendo come diritti fondamentali quei bisogni che la
  pratica clientelare o il "favore" assicurano soltanto ai
  "protetti".  Il diritto allo studio, alla formazione
  professionale e al lavoro, e il diritto alla sopravvivenza,
  non sono negoziabili.
 
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