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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


15442
DDL1322-0002
Progetto di legge Camera n. 1322 - testo presentato - (DDL12-1322)
(suddiviso in 15 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C1322. TESTIPDL
...C1322.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC1322 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- Il problema che affrontiamo con la
  presente proposta di legge si pone in un'ottica ben precisa:
  a)  di realizzazione delle scelte costituzionali;
  b)  di collegamento con la Dichiarazione dei diritti del
  fanciullo e con gli altri documenti delle Nazioni Unite
  relativi ai diritti del minore;  c)  di compiuta
  attuazione della riforma sanitaria.  Ci guida la consapevolezza
  di fondo che una società democratica tanto più è civile quanto
  più difende coloro che sono deboli e ha volontà di dare una
  risposta umana ai problemi del bambino.
    Per quanto riguarda le scelte costituzionali, particolare
  attenzione meritano non soltanto l'articolo 32, relativo alla
  tutela
  della salute, considerata diritto della persona ed interesse
  della collettività, ma anche le norme relative al rispetto
  globale dei diritti inviolabili della persona umana,
  all'effettiva uguaglianza dei cittadini, al ruolo della
  famiglia, alla protezione che - sempre nell'interesse pubblico
  - deve essere accordata all'infanzia.
    Si tratta, quindi, di una precisa filosofia costituzionale
  che pone l'organizzazione sanitaria a servizio dell'uomo e
  soprattutto del bambino, considerato soggetto più debole e
  quindi bisognoso di una particolare tutela, per il pieno
  riconoscimento dei suoi diritti.  Tale filosofia costituzionale
  offre tutti i presupposti giuridici per definire
 
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  il concetto di salute non solo in senso fisico, ma in una
  accezione umana più ampia e ricca, e garantisce alla famiglia
  il diritto-dovere di esplicare, in ogni momento ed in ogni
  luogo, i propri fondamentali compiti di umanizzazione.  Un
  punto di partenza quindi capace di costruire un nuovo rapporto
  fra servizi sanitari ed utenti, un rapporto nel quale questi
  ultimi non siano oggetti da rimettere in uno stato di completa
  funzionalità, ma persone da rispettare nella complessità e
  delicatezza del loro essere e delle loro essenziali relazioni
  psico-affettive.  Un problema, in sostanza, quello della
  umanizzazione dell'ospedale, che si presenta come questione di
  carattere generale, ma che ha aspetti peculiari per il bambino
  spedalizzato.
    La considerazione di fondo presente nei documenti
  internazionali fin dalla dichiarazione di Ginevra del 1924,
  secondo la quale l'umanità ha il dovere di dare al fanciullo
  il meglio di se stessa, guida la Dichiarazione dei diritti del
  fanciullo adottata dalle Nazioni Unite nel 1959, nel cui
  ventesimo anniversario è stato celebrato l'Anno internazionale
  del fanciullo.
    Di particolare importanza il princìpio VI della
  Dichiarazione, in base al quale il fanciullo, per lo sviluppo
  armonioso della propria personalità, ha bisogno di amore e di
  comprensione.  Egli deve, per quanto è possibile, vivere senza
  interrompere il legame umano ed affettivo con i genitori e, in
  ogni caso, in un'atmosfera di affetto e di sicurezza materiale
  e morale.  Quindi, salvo circostanze del tutto eccezionali, il
  bambino in tenera età non deve essere separato dai
  genitori.
    Di conseguenza, occorre essere attenti a che questi
  princìpi siano rispettati e realizzati in uno dei momenti più
  delicati del vissuto infantile, nel caso, cioè, di ricovero
  ospedaliero.
    Nell'affrontare il tema della situazione del bambino
  spedalizzato, non ignoriamo affatto che vanno risolti a monte
  complessi problemi di fondo: fra gli altri quello della
  esistenza capillare ed omogenea sul territorio di una serie di
  servizi sanitari, che permetta di ricorrere alla
  spedalizzazione soltanto in caso di comprovata ed assoluta
  necessità e per il tempo strettamente utile, e quello
  dell'esistenza e funzionalità di presìdi ospedalieri in numero
  sufficiente e con attrezzature idonee a fornire le cure
  adeguate secondo le più moderne metodologie cliniche.
    Non ignoriamo affatto tali problemi e siamo impegnati con
  costanza e convinzione a risolverli, avendo una particolare
  attenzione alle attrezzature per la medicina pre, peri e
  post-natale, anche al fine di ridurre la mortalità infantile
  ancora alta nel nostro Paese.
    Siamo però convinti che non va ripetuto l'errore commesso
  già in altri settori e che non è possibile fare prima un
  discorso di quantità di posti-letto e di livello di
  attrezzature sanitarie e poi un discorso di qualità di vita
  negli ospedali.  Il problema può e deve essere affrontato e
  risolto nella sua globalità, programmando soluzioni che
  tengano conto insieme degli aspetti strutturali-quantitativi e
  di quelli qualitativi.  E siccome vogliamo superare ogni
  inumana logica materialistica volta a considerare
  l'organizzazione dell'istituzione ospedaliera in termini più
  di efficienza aziendale che di rispetto della personalità del
  malato, abbiamo voluto porre in primo piano il problema
  relativo alla condizione del bambino spedalizzato.
    Tale questione va posta subito anche perché non può essere
  risolta (anche se molto, in ogni situazione, può essere fatto
  ed è colpevole invocare carenze strutturali come alibi per
  l'inazione assoluta) soltanto sulla base di buona volontà ed
  all'interno dell'esistente.  Occorrono idonei ed incisivi
  interventi a monte.
    Occorre, per molteplici, fondamentali quanto intuitive
  ragioni, una educazione sanitaria di base della popolazione,
  alla quale questa proposta di legge propone di aprire in modo
  più ampio l'accesso agli ospedali: ecco allora il
  collegamento, ad esempio, con l'introduzione di tale materia
  nella scuola media dell'obbligo.  Occorre una preparazione
  anche psicologica del personale medico e paramedico: ecco
  quindi i collegamenti con la riforma delle facoltà mediche e
  con la legge quadro sulla formazione professionale per quanto
 
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  riguarda il personale paramedico.  Occorre
  la presenza di figure
  nuove nell'ospedale, quali gli animatori del tempo libero,
  nonché una diversa programmazione dello spazio ospedaliero.
  Occorrono dei finanziamenti  ad hoc;  ecco quindi il
  collegamento, fra l'altro, con i progetti di ristrutturazione,
  ampliamento e costruzione di nuove opere e con i piani
  sanitari.
    La questione del bambino spedalizzato presenta due aspetti,
  quello dell'organizzazione della vita in ospedale, in modo che
  si tenga conto dei suoi particolari problemi psicologici, e
  quello della necessità di non rompere l'essenziale rapporto
  con la famiglia.
    Visitando gli ospedali pediatrici ed i reparti pediatrici
  dei policlinici e degli ospedali generali e studiando le
  esperienze degli altri Paesi, le realtà con le quali si viene
  a contatto sono diversissime.
    Alcuni non affrontano neanche il problema ed anzi lo
  considerano uno pseudoproblema.  Altri lo affrontano
  semplicemente in termini di efficienza sanitaria ed avanzano
  delle esigenze igienico-sanitarie (che, ad un più attento
  esame, si rivelano spesso inconsistenti) per giustificare, ad
  esempio, la esclusione dei genitori dalle corsie o la
  impossibilità dei bambini dei vari reparti di incontrarsi e
  giocare fra loro.  Altri ancora invocano la inadeguatezza dello
  spazio, del personale e dei fondi di dotazione (problemi,
  tutti reali e serissimi) per giustificare una sostanziale
  inazione.  Problemi serissimi ma non sempre insuperabili, se si
  vuol tentare di far qualcosa anche a breve termine, tanto è
  vero che alcune volte è possibile vedere in un reparto
  realizzato con coraggio ed amore ciò che nel reparto attiguo
  si è ritenuto, a causa delle note e surricordate carenze
  economiche e strutturali, impossibile tentare, pena il
  disordine e l'assoluta mancanza di funzionalità.
    Certamente non tutto può e deve essere affidato alla
  fantasia, generosità e capacità organizzativa dei singoli ed
  il potere pubblico ha il dovere di intervenire a sostenere
  queste realizzazioni e di generalizzarle.
    Del problema del bambino spedalizzato si è ampiamente
  occupata la pubblicistica.
    Fra i vari studi svolti in passato vogliamo citare le
  conclusioni di un seminario sul tema "Il bambino e l'ospedale"
  tenutosi nell'alveo del corso di biometria e statistica medica
  presso la facoltà di medicina e chirurgia dell'università di
  Milano.  E' un'indagine, dal nostro punto di vista, non
  totalmente condivisibile, anche per lo schema di analisi
  applicato; comunque alcune constatazioni sono particolarmente
  interessanti: quella, ad esempio, che, come conseguenza di un
  processo più o meno conscio e generalizzato di "cosificazione"
  del malato, la ottimizzazione cui si tende è spesso quella
  dell'impresa e non quella dell'assistenza.
    Notevole, proprio per l'alveo culturale da cui scaturisce,
  la considerazione critica nei confronti di un modo di vedere
  che tende a considerare il bambino nell'ospedale e
  dell'ospedale, trascurandone la dimensione familiare e
  sociale.
    Il bambino piccolo - si afferma nelle conclusioni del
  seminario - ha necessità di un regolare rapporto con i
  genitori o con chi ne ha assunto il ruolo.  In caso di
  interruzione prolungata di questo rapporto, comunque motivata
  e prodotta, gli è impossibile razionalizzare e quindi
  accettare la nuova situazione, che vive esclusivamente come
  perdita o deprivazione di tutto quanto per lui significa
  protezione e sicurezza.
    Se il ricovero in ospedale opera una interruzione con
  l'ambiente sociale e familiare d'origine, nel senso che rende
  impossibile o insufficiente la continuità di tali essenziali
  rapporti - continua la relazione del seminario - il bambino
  può risentirne in modo doloroso, dannoso e persistente, come o
  più che per la malattia che ha reso necessario il suo
  ricovero.
    L'esperienza (vedi, ad esempio, lo studio di James
  Robertson su "Il bambino in ospedale") ci fa rilevare che la
  permanenza in ospedale senza la preparazione di un ambiente
  idoneo, soprattutto se avviene in concomitanza con esami od
  operazioni dolorose, può essere intollerabile alla struttura
  mentale del bambino e può affliggerlo a tal punto da lasciare
  in lui sentimenti di insicurezza ed ostilità, che spesso lo
 
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  accompagnano per un lungo periodo della vita e, a volte, per
  sempre, con una lesione palese di quel diritto alla salute
  inteso nel senso psicofisico del quale il bambino, come
  cittadino, è portatore.
    "Nella storia della civiltà - scrive ne "Il segreto
  dell'infanzia" Maria Montessori, medico e pedagogista - esiste
  una lacuna per la prima epoca della vita; vi è una pagina
  bianca dove ancora nessuno ha scritto perché nessuno ha
  scrutato i primi bisogni dell'uomo.  Eppure ogni giorno
  diventiamo più consci di un'impressionante verità illustrata
  da tante esperienze, cioè che i disagi della prima età (e
  perfino dell'epoca prenatale) influiscono su tutta la vita
  dell'uomo.  La vita embrionale e la vita infantile racchiudono
  (è riconosciuto da tutti oggi) la salute dell'adulto".  E'
  questa salute fisica e psichica del bambino che, in conformità
  con le scelte di fondo dell'articolo 32 della Costituzione e
  della riforma sanitaria, vogliamo, con la nostra proposta di
  legge, contribuire a preservare e potenziare.
    Quando parliamo di ambiente ospedaliero idoneo alle
  necessità del bambino pensiamo, ad esempio, alla
  organizzazione di piccoli reparti, alla preparazione
  psicologica ed al coinvolgimento dei familiari nelle cure,
  all'informazione idonea al bambino (da questo punto di vista è
  da citare una validissima iniziativa della facoltà di medicina
  dell'università cattolica di Roma, attraverso la pubblicazione
  e diffusione di "Caro bambino", un opuscolo di accoglienza
  particolarmente ben studiato), al porre il paziente al riparo
  da inutili traumi, quali la lunga permanenza in sale di
  pre-anestesia o, comunque, di attesa operatoria,
  all'arredamento dell'ospedale ed al ruolo che può avere, ad
  esempio, il colore.  Una serie di iniziative in ognuno di
  questi settori abbiamo potuto vedere realizzate con esito
  positivo nell'ospedale Bambino Gesù di Roma.
    Di particolare interesse anche il lavoro di studio e di
  sperimentazione promosso e svolto dalla SIAME - che si è
  occupato di questo problema - in collaborazione con
  l'amministrazione provinciale di Bergamo.  I risultati di
  questo lavoro sono stati vagliati in due convegni di studio
  svoltisi, rispettivamente, nel 1981, sul tema "In ospedale
  dalla parte del bambino" e, nel 1983, sul tema "Come e perché
  giocare in ospedale", i cui atti, ricchi di indicazioni e di
  proposte, sono stati pubblicati.
    Del problema del bambino spedalizzato si sono occupati,
  nelle varie stesure succedutesi nel corso delle precedenti
  legislature, anche i progetti di piano sanitario nazionale,
  recependo l'esigenza di una piena umanizzazione della
  situazione del bambino e del suo diritto a non essere privato,
  durante la degenza ospedaliera, di un valido e continuo
  rapporto con la famiglia.
    Di fronte al problema del bambino cosa è stato fatto negli
  altri Paesi?
    Varia è la situazione nei Paesi d'Europa e negli Stati
  extraeuropei e solo in alcuni si è riusciti a far emergere a
  livello di interesse pubblico e di impegno operativo il tema
  della umanizzazione dell'ospedale pediatrico.
    In Francia, ad esempio, si tende a rendere immediatamente
  operative per tutti gli ospedali le misure volte: alla
  liberalizzazione degli orari delle visite, all'informazione
  dei malati specialmente attraverso la distribuzione
  generalizzata di opuscoli di accoglienza, agli orari di
  sveglia, riposo e sonno, alla possibilità per i malati di
  tenere in ospedale i propri effetti personali, alla
  autorizzazione alla famiglia - o, in mancanza, ad un amico
  intimo - ad assistere il malato in pericolo.
    A medio termine dovranno essere realizzati provvedimenti
  migliorativi per le questioni relative, fra l'altro, alla
  accoglienza, ai rapporti del personale ospedaliero con i
  malati, alle uscite dall'ospedale.
    Vivo è l'interesse dell'Inghilterra per la questione.  Anche
  per l'interscambio e la notevole collaborazione fra la
  comunità e le professioni ospedaliere, si è giunti ad una
  positiva partecipazione di base alla funzione del servizio
  sanitario nazionale.
    E' interessante un documento pubblicato dal Dipartimento
  inglese della salute e della sicurezza sociale.  Esso, partendo
  dal presupposto che una rottura dei contatti fra i bambini
  ricoverati in ospedale ed i loro genitori crea seri problemi
  emozionali che possono influire negativamente
 
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  sullo sviluppo del bambino stesso, è teso ad incoraggiare le
  visite dei parenti in ospedale ed il loro coinvolgimento,
  nelle forme e nei modi più opportuni, nelle azioni
  terapeutiche.  Si incoraggia inoltre lo  staff  ospedaliero
  a vigilare sul presentarsi di eventuali fratture fra piccolo
  ricoverato e famiglia al fine di contribuire a rimuoverle.
    Interessante è l'esperienza danese.  Gli ospedali pediatrici
  accolgono bambini dalla nascita fino all'età di quindici anni.
  I bambini ricoverati sono divisi in due categorie: quelli che
  vengono spedalizzati per casi acuti (circa l'80 per cento) e
  quelli che vengono accolti su decisione del pediatra per
  malattie non acute.
    Per la seconda categoria l'ospedale invia qualche giorno
  prima della spedalizzazione una lettera ai genitori ed al
  bambino.  Lo scopo di tale lettera è di spiegare ciò che
  succederà al bambino nell'ospedale e di abituarlo
  preventivamente alla vita ospedaliera anche mediante
  discussione con i suoi genitori.
    Durante la degenza i genitori possono dormire nella stanza
  del bambino e possono fargli visita anche con i fratellini o
  sorelline in qualsiasi ora del giorno e della notte.
    Fino all'età di sei o sette anni i bambini di ambo i sessi
  sono ospitati nelle stesse corsie e giocano insieme, assistiti
  da personale esperto in comportamento infantile che si avvale
  dell'ausilio di registratori e grammofoni per diffondere
  favole e musica per i bambini.  Vi è un televisore in ogni
  dipartimento dell'ospedale e la possibilità di proiettarvi
  film a circuito chiuso.
    Per i bambini stranieri l'ospedale è tenuto ad avere un
  interprete e proietta diapositive per illustrare, nella lingua
  di origine, ciò che avviene nell'ospedale, al fine di
  ambientare i piccoli degenti ed i loro genitori.
    I genitori possono somministrare personalmente i pasti
  preparati dall'ospedale e possono fare il bagno ai bambini, al
  fine di far loro provare l'affetto e mantenere un valido
  contatto bambini-genitori, come avviene a casa.
    Durante la convalescenza il bambino non viene tenuto in
  ospedale, ma è rimandato a casa e tornerà in giorni stabiliti
  per i controlli.
    Nel caso, invece, di ricovero per malattie acute,
  ovviamente la preparazione psicologica preventiva è
  ridottissima: viene spiegato in pochi minuti al bambino ciò
  che avverrà ed i genitori possono accompagnarlo fino al
  momento di un eventuale intervento operatorio ed anche nella
  sala delle radiografie.
    Successivamente, durante la degenza post-operatoria viene
  seguita la procedura descritta sopra.
    Infine, gli ospedali pediatrici organizzano visite nei loro
  locali di gruppi di bambini degli asili infantili e delle
  scuole elementari per insegnar loro a conoscere e a non temere
  la vita in ospedale.
    E' interessante leggere, ad esempio, la lettera inviata ai
  genitori dei ricoverandi e ricoverati nell'ospedale pediatrico
  di Fuglebakkens, piccola cittadina danese.  In essa si osserva
  che, probabilmente, le condizioni ambientali e di vitto
  offerte ai genitori non raggiungono lo  standard  di
  quelle offerte da un grande ospedale moderno, ma che è
  talmente essenziale poter offrire ai genitori la possibilità
  di stare con i figli durante il ricovero che si è deciso di
  prescindere da tali condizioni.  Un esempio positivo di
  prevalenza del fattore umano sul fattore strutturale, anche se
  ci rendiamo conto che, per modeste che siano, le condizioni
  ambientali e di lavoro di un ospedale danese sono, forse,
  comunque superiori a quelle medie di un ospedale italiano.  Ma
  questa considerazione, vogliamo ripeterlo, non giustifica
  affatto l'inazione.
    Del problema del bambino spedalizzato si è occupato anche
  il XXI Congresso internazionale degli ospedali, che si è
  svolto ad Oslo nel 1979.  Nel contesto degli studi e delle
  riflessioni maturate per l'Anno internazionale del fanciullo,
  la Federazione internazionale degli ospedali ha inserito tra i
  temi del Congresso uno specifico argomento: la gestione dei
  servizi ospedalieri e territoriali per l'infanzia.
 
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    Anche in Italia il problema è emerso, soprattutto nel
  periodo a cavallo tra gli anni settanta e gli anni ottanta.
  Fra le prime leggi regionali sulla tutela del bambino
  spedalizzato ricordiamo le leggi della Campania (20 febbraio
  1978, n. 7), del Veneto (25 gennaio 1979, n. 7), della Liguria
  (6 febbraio 1980, n. 12), dell'Emilia-Romagna (1^ aprile 1980,
  n. 24), della Puglia (20 giugno 1980, n. 73), dell'Abruzzo (14
  agosto 1981, n. 29), della provincia autonoma di Trento (16
  agosto 1982, n. 13), del Lazio (14 settembre 1982, n. 39).
    Diversa è l'ampiezza e la portata delle norme citate: unica
  la scelta di fondo volta a fare del miglioramento della
  condizione del bambino spedalizzato un momento fondamentale
  del più generale processo di umanizzazione degli ospedali.
    La necessità di dare un quadro organico di riferimento e di
  esercitare una azione propulsiva di cambiamento in tutte le
  regioni d'Italia ci spinge a ripresentare anche nella XII
  legislatura questa proposta di legge, già presentata fin dalla
  VIII legislatura (atto Senato n. 1070), sulla base di studi
  compiuti fin dal 1979 dal settore famiglia della Democrazia
  cristiana.
    La nostra proposta di legge premette, alle norme che si
  riferiscono direttamente al bambino spedalizzato, alcuni
  articoli relativi all'umanizzazione dal momento del parto ed
  alle modalità di trasformazione dell'assistenza neonatale in
  un sistema che favorisca l'immediato instaurarsi della
  relazione primaria genitoribambino, ritenuta essenziale dai
  più moderni ed affidabili studi di psicologia.  Su questo
  piano, del resto, per anni hanno operato, su base scientifica
  e sperimentale, ed ottenuto risultati altamente positivi
  alcuni qualificati organismi: si pensi, ad esempio, al lavoro
  svolto dal Centro nascita Montessori di Roma.
    L'umanizzazione del parto e la trasformazione
  dell'assistenza neonatale sono, a nostro parere, una premessa
  necessaria ed indispensabile per poter poi impostare in modo
  corretto il rapporto ospedale-bambino.
    Per contribuire a rendere possibile questo nuovo modo di
  vivere l'esperienza ospedaliera, certamente un contributo
  importante può dare il volontariato: già, nel nostro ed in
  altri Paesi, significative e valide esperienze sono state
  fatte.
    Indispensabile è, però, l'apporto del personale degli
  ospedali: medico, paramedico, di assistenza sociale ed
  amministrativo.  Ad esso, forse, la nuova realtà ospedaliera,
  che la nostra proposta di legge vuole contribuire a
  promuovere, richiederà di cambiare abitudini e, in alcuni
  casi, mentalità; certamente procurerà nuovo lavoro.  Ma questo
  nuovo impegno non sarà rifiutato da chi ha già operato la
  scelta di fondo di porre il proprio impegno professionale a
  servizio dell'uomo e quindi, più di ogni altro, è sensibile ad
  ogni progetto per migliorare la condizione umana del malato e
  disposto ad operare per realizzare tale obiettivo.
    Occorre, comunque, che questo problema esca dall'ambito di
  un interesse limitato ad alcuni più illuminati operatori
  ospedalieri e studiosi del settore, oltre che, naturalmente,
  ai piccoli degenti ed alle loro famiglie.  E' necessario che il
  problema del bambino spedalizzato superi lo stadio delle
  semplici proposte per essere affrontato in termini operativi
  su tutto il territorio nazionale e non soltanto in alcune
  regioni più sensibili, contribuendo ad operare un cambiamento
  di mentalità e di abitudini che non potrà non influire
  positivamente sulla generale condizione di vita del malato in
  ospedale.  E' un nuovo rapporto fra cittadino e struttura
  ospedaliera che, partendo da questo specifico, delicato ed
  importante problema, si vuole costruire.  Un rapporto che
  faccia delle strutture ospedaliere, sempre più e sempre
  meglio, strutture di servizio alla persona, rispettandone
  appieno i diritti e la dignità, salvaguardando di ognuno la
  sensibilità, l'universo interiore e le relazioni sociali.
    Per questo ci auguriamo che alla nostra proposta di legge
  sia riservata, in questa legislatura, attenzione maggiore che
  nelle precedenti.  Essa, una volta approvata, costituirà
  stimolo ed indirizzo alle regioni e sarà uno strumento valido
  per assicurare ai cittadini, anche in questo campo,
  uguaglianza dei diritti fondamentali (diritto alla salute in
  senso psicofisico, diritto alla famiglia) in ogni parte del
  Paese.
 
DATA=940927 FASCID=DDL12-1322 TIPOSTA=DDL LEGISL=12 NCOMM= SEDE=PR NSTA=1322 TOTPAG=0011 TOTDOC=0015 NDOC=0002 TIPDOC=L DOCTIT=0000 COMM= FRL PAGINIZ=0001 RIGINIZ=010 PAGFIN=0006 RIGFIN=077 UPAG=NO PAGEIN=1 PAGEFIN=6 SORTRES= SORTDDL=132200 00 FASCIDC=12DDL1322 SORTNAV=0132200 000 00000 ZZDDLC1322 NDOC0002 TIPDOCL DOCTIT0002 NDOC0002



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