| Onorevoli Colleghi! -- Il fenomeno della
prostituzione nel nostro Paese è ormai una vera e propria
piaga sociale, un male che si diffonde sempre più con offese e
disagi sia alla morale collettiva sia alla convivenza civile.
Tutto ciò accade nonostante sia attualmente in vigore una
legislazione molto severa, a cominciare dalla legge 20
febbraio 1958, n. 75 (la famosa "legge Merlin"), che portò ad
abolire ogni regolamentazione pubblica della prostituzione ed
introdusse misure di lotta allo sfruttamento della
prostituzione. Tali misure e, più in generale, il complesso
delle pene nei confronti di chi esercita o sfrutta a vario
titolo tale comportamento, sono state via via col tempo sempre
più inasprite con l'obiettivo dichiarato di limitare il
fenomeno e di tutelare la morale e la vita civile. A questo
proposito, a titolo esemplificativo, si ricorda la legge 24
novembre 1981, n. 689, che eleva le multe per i trasgressori
della "legge Merlin" escludendo forme di depenalizzazione; la
legge 5 febbraio 1992, n. 104, che inasprisce le pene per chi
commette reato nei confronti di una persona handicappata,
ovvero nei confronti di tossicodipendenti (legge 22 dicembre
1975, n. 685, successivamente integrata dalla legge 26 giugno
1990, n. 162).
Ma il fenomeno esiste, si diffonde sempre di più anche
perché su di esso si riversano i tanti cittadini
extracomunitari che giungono in Italia da vari continenti -
Africa, America latina, Paesi dell'Europa orientale - spinti
dal miraggio di trovare un miglioramento delle loro condizioni
di vita, essendo l'Italia uno fra i Paesi più industrializzati
del mondo, ovvero perché spinti a vario titolo da delinquenti
organizzatori di questo tipo di traffico.
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Con il diffondersi del fenomeno - che peraltro è un sintomo
allarmante anche del degrado morale della popolazione italiana
- si diffondono anche il disagio e le proteste dei cittadini
che chiedono con sempre maggiore frequenza interventi "forti"
da parte dell'autorità pubblica e spesso anche il ripristino
della situazione di regolamentazione statale del fenomeno che
esisteva prima della "legge Merlin". Diversi sondaggi condotti
dai giornali segnalano che l'opinione pubblica mostra una
propensione crescente alla riapertura delle cosiddette "case
chiuse"; si moltiplicano le proposte per riaprire le
schedature delle prostitute obbligandole ad un test
anti-AIDS per ragioni sanitarie, ovvero per tassare quello che
risulta essere un giro finanziario "in nero" di grande
rilievo; si invoca una nuova legge sull'immigrazione con
misure più restrittive di quelle attuali e provvedimenti per
l'espulsione immediata di tanti immigrati.
Con la presente proposta di legge si intende contribuire ad
un ridimensionamento del fenomeno della prostituzione
intervenendo, potremmo dire in termini
economici, "sulla domanda", dando forza di legge generale ad
alcuni interventi che, presi a livello di pubblica sicurezza e
di polizia comunale, hanno dimostrato una loro particolare
efficacia. Si tratta, ad esempio, di rafforzare quelle misure
per cui si sono colpiti i frequentatori di soggetti dediti
alla prostituzione, ad esempio, con il sequestro dell'auto ed
altre misure, con la complessiva novità che si cerca di
colpire, appunto, non tanto gli sfruttatori del fenomeno,
quanto i frequentatori.
Con tali provvedimenti si persegue lo scopo di far
scomparire il fenomeno dalla pubblica via e di eliminare, di
conseguenza, i disagi all'ordine pubblico, le contravvenzioni
al quieto vivere, il degrado ambientale, nonché il pericolo
sanitario, poiché spesso i luoghi frequentati da soggetti
dediti alla prostituzione e dai loro clienti sono situati nei
centri abitati, nei piazzali di fabbriche, scuole, nelle
pubbliche vie e piazze.
La proposta di legge afferma che i frequentatori di
soggetti dediti alla prostituzione colti in flagrante nella
pubblica via sono passibili di sanzioni penali.
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