| Colleghi Deputati! -- Da diversi anni l'attività agricola,
basata essenzialmente sull'aumento della produttività, è
riconosciuta come responsabile di gravi danni ambientali ed
economici (inquinamento da pesticidi, eccedenze produttive
inutilizzate, perdita di fertilità dei terreni, erosione
genetica, eccetera). L'attuale modello di sviluppo agricolo è
ormai entrato in una crisi irreversibile, in quanto non è in
grado di fare un uso corretto delle risorse ambientali.
Diventa quindi irrinunciabile sviluppare un sistema
agricolo che coniughi la produzione con la protezione
dell'ambiente, attraverso una drastica riduzione nel breve
periodo del carico chimico (fertilizzanti e pesticidi) con
l'obiettivo di sostituire ai mezzi chimici di sintesi quelli
biologici, in grado di ridurre il divario con i cicli
naturali.
Sono strumentali le affermazioni che da più parti si fanno,
secondo le quali questo modello di sviluppo agricolo abbia
reso possibile la soluzione di gravi problemi quali la fame
nel mondo e l'affrancamento economico e sociale dei lavoratori
agricoli. In realtà l'introduzione delle attuali tecniche di
intensificazione colturale è risultata funzionale agli
interessi industriali che a monte e a valle del settore
agricolo ne hanno condizionato lo sviluppo, con il risultato
che sono aumentate le condizioni di subalternità e di
dipendenza dei paesi del terzo mondo nei confronti dei paesi
più ricchi, e che la situazione del settore agricolo si è
arricchita di ulteriori problemi economici e sociali quali
quello delle eccedenze e della emarginazione delle aree meno
produttive.
Gli effetti disastrosi di questo modello di sviluppo sono
ormai riconosciuti da
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tutti. L'agricoltura industrializzata oltre a creare problemi
per l'ambiente e la salute dell'uomo (l'uso dei fitofarmaci
causa dai 200.000 ai 300.000 avvelenamenti nel mondo ogni anno
di cui il 5 per cento è mortale), comporta costi energetici ed
economici elevatissimi. Il rapporto energia prodotta/energia
immessa per unità di superficie è diminuito in questi ultimi
50 anni, ed è in costante decremento. Secondo l'agronomo
francese Aubert per ogni caloria prodotta sotto forma di
alimento si consumano due calorie sotto forma di petrolio.
Occorre quindi sempre più energia sotto forma di concimi,
pesticidi, carburanti per avere la stessa produzione.
I risultati sono oltretutto discutibili: il noto scienziato
americano Piementel ha fatto notare che dal 1942 ad oggi le
perdite di prodotti agricoli dovuti ai patogeni e ai nematodi
sono cresciuti dal 10,5 per cento al 12 per cento, in barba
alla chimica, e l'impianto degli insetti sulle colture è quasi
raddoppiato dal 7,1 per cento al 13 per cento anche se nello
stesso arco di tempo l'impiego di molecole di sintesi contro
questi organismi è cresciuto di ben dieci volte tanto.
Considerazioni analoghe possono essere fatte per le
concimazioni chimiche: il progressivo depauperamento di
sostanza organica dei suoli (indice empirico della fertilità)
tende a destrutturarli, favorendo il dilavamento degli
elementi nutritivi, che da un lato non possono essere
utilizzati dalle piante e dall'altro causano inquinamento
delle acque.
Spinti dalle informazioni parziali delle industrie
chimiche, gli agricoltori spesso impiegano fitofarmaci e
concimi in eccedenza rispetto alle effettive necessità delle
colture, aggravando ulteriormente l'inquinamento ambientale.
Le esperienze di lotta guidata hanno dimostrato che il solo
uso oculato e competente dei fitofarmaci può ridurre di almeno
un terzo la quantità usata di questi prodotti, permettendo tra
l'altro alla nostra agricoltura di risparmiare ogni anno
trecento miliardi di lire.
Lo sviluppo dell'agricoltura, quindi, è strettamente legato
alla tutela ambientale, e costituiscono un segnale positivo i
recenti provvedimenti della Comunità europea per incentivare
le pratiche agricole compatibili con l'ambiente nelle aree
sensibili da questo punto di vista, come previsto dal
regolamento (CEE) n. 1760/87 del Consiglio, del 15 giugno
1987.
L'agricoltura biologica, che è oggetto di interesse di
questa proposta di legge, rappresenta l'alternativa reale
all'attuale modello di sviluppo agricolo in quanto considera
prioritaria la molteplicità biologica ed il costante
miglioramento delle basi naturali della produzione,
utilizzando metodi di produzione agricola assai meno
pericolosi per la salute umana, meno costosi per l'uomo e per
l'ambiente e contemporaneamente produttivi, efficienti e
moderni.
Spesso si considera questo modello agricolo come una piatta
riproposizione delle antiche pratiche produttive. In realtà
l'agricoltura biologica non è un ritorno al passato: sebbene
rivaluti pratiche agronomiche utilizzate fino all'avvento
della chimica di sintesi, le tecniche proposte si basano sulle
moderne conoscenze riguardanti i cicli degli elementi
nutritivi e la biologia degli organismi che compongono
l'ecosistema agricolo, e non ha alcun tipo di preclusione nei
confronti delle innovazioni tecniche (come ad esempio la lotta
biologica ai parassiti delle piante, oppure i metodi di
lavorazione minima dei terreni) compatibili con la
salvaguardia dell'ambiente.
Numerosi studi confermano l'efficienza produttiva ed
economica dell'agricoltura biologica. Le differenze di
produttività fra le tecniche agricole biologiche e quelle
chimico-industriali si attenuano negli anni fino ad
annullarsi, in quanto le prime assicurano le migliori
condizioni di equilibrio per la vita delle piante. Spesso i
costi risultano inferiori nell'agricoltura biologica.
L'economia tradizionale non è riuscita ad andare oltre i
bilanci aziendali, dimenticando che il depauperamento delle
risorse ambientali ed il peggioramento delle condizioni di
salute degli operatori
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agricoli e dei consumatori comportano un aumento dei costi
sociali.
In tutti i paesi del mondo industrializzato ed anche in
alcuni paesi in via di sviluppo, l'agricoltura biologica è una
realtà consolidata da tempo. Esistono infatti associazioni di
produttori riconosciute ufficialmente, una normativa
internazionale delle tecniche agricole, istituti di ricerca e
sperimentazione, efficienti strutture di controllo, di
assistenza tecnica e di commercializzazione dei prodotti. Le
aziende agricole biologiche dei paesi del Nord-Europa
coltivano una superficie pari a circa l'1 per cento della
superficie totale utilizzabile.
In Italia l'agricoltura biologica si è sviluppata a partire
dai primi anni Settanta ad opera di pochi agricoltori più
sensibili che, scontando un forte ostracismo da parte del
mondo agricolo ufficiale, hanno perseguito con determinazione
l'obiettivo di svolgere un'attività agricola compatibile con
l'ambiente.
Grazie all'aumento della domanda di prodotti biologici il
numero delle aziende agricole biologiche è notevolmente
aumentato nel corso degli ultimi anni. Sebbene non sia stata
ancora svolta un'indagine conoscitiva del settore nel nostro
Paese, alcune stime indicano che in Italia vi sono oltre mille
aziende agricole che praticano queste tecniche su circa 8.000
ettari di superficie. La realtà dell'agricoltura biologica
italiana, sebbene non presenti grosse cifre in assoluto, è
tutt'altro che marginale, e vede al suo interno situazioni
aziendali con elevata professionalità imprenditoriale ed una
notevole richiesta dei nostri prodotti biologici
all'estero.
Esiste quindi un settore di mercato dei prodotti biologici
non indifferente. Tale fenomeno trova spiegazione dalla
consapevolezza dei consumatori sui danni per la propria salute
dovuti all'uso dei prodotti chimici, e quindi dalla
giustificata richiesta di alimenti "puliti".
D'altra parte esiste il rischio, tutt'altro che ipotetico,
di operazioni speculative a danno dei consumatori e dei veri
produttori biologici. Spesso infatti vengono distribuiti sul
mercato alimenti "biologici" "naturali", "genuini" di dubbia
origine.
E' per questo motivo che occorre attuare al più presto una
regolamentazione specifica in grado di smascherare le frodi e
di tutelare consumatori e produttori.
Nella vicina Francia, ad esempio, l'agricoltura biologica
(5.000 produttori, 100.000 ettari coltivati), è regolamentata
con un decreto ministeriale dal 10 marzo 1981, che riserva il
termine "prodotto biologico" a quei prodotti agricoli che
rispettano le norme di produzione omologate da un'apposita
commissione composta da funzionari dello Stato, dai
rappresentanti del settore agricolo biologico e non biologico,
e dai rappresentanti dei consumatori.
A questa normativa si è ispirata anche la Commissione delle
Comunità europee, che ha elaborato una proposta di direttiva
comunitaria per la regolamentazione della produzione e
commercializzazione dei prodotti alimentari ottenuti senza
l'impiego di prodotti chimici di sintesi.
La presente proposta di legge, indicante le norme per la
produzione, commercializzazione e valorizzazione dei prodotti
agricoli biologici, intende consentire il recepimento di
queste norme comunitarie.
Questo progetto di legge è indirizzato alla quasi totalità
delle aree agricole ormai caratterizzate dall'agricoltura
industriale. Esistono altre zone da recuperare alle antiche
colture.
L'elaborazione di questo testo ha visto il contributo di
tutte le realtà interessate allo sviluppo dell'agricoltura
biologica in Italia: le associazioni dei produttori e dei
consumatori, i tecnici esperti del settore operanti sia a
livello privato sia in enti pubblici, gli operatori
commerciali e le associazioni ambientaliste.
Ne è risultato un testo molto dettagliato composto da due
capi, 21 articoli e 4 allegati.
Il capo primo, composto di tre articoli, riguarda le norme
di principio, ovverosia le finalità della legge, che
consistono nello stabilire i criteri per la produzione,
trasformazione
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e conservazione dei prodotti agricoli biologici, allo
scopo di salvare le risorse ambientali dall'inquinamento
(articolo 1), nel definire l'espressione "tecniche agricole
biologiche" (articolo 2), ed infine le disposizioni per le
regioni affinché adeguino le proprie norme ai princìpi della
legge nazionale (articolo 3).
Il capo secondo, composto dai rimanenti 18 articoli,
riguarda la regolamentazione e valorizzazione delle produzioni
agricole biologiche. L'articolo 4 stabilisce l'istituzione di
commissioni tecniche provinciali, formate da tecnici esperti
dipendenti dall'amministrazione pubblica e da tecnici esperti,
di fiducia delle associazioni dei produttori, incaricate di
svolgere i sopralluoghi presso le aziende operanti nel settore
agricolo biologico.
L'articolo 5 stabilisce i criteri necessari affinché le
associazioni dei produttori biologici possano essere
riconosciute dal Ministero dell'ambiente. L'articolo 6
istituisce un albo ufficiale dei tecnici esperti in
agricoltura biologica e le condizioni per la permanenza degli
iscritti a detto albo.
Gli articoli 7 e 8 prevedono un Comitato tecnico nazionale
per l'agricoltura biologica, i cui compiti riguardano
l'aggiornamento delle norme tecniche adottabili dalle imprese,
la formulazione degli indirizzi per la ricerca e la
sperimentazione, l'individuazione dei programmi per i corsi di
formazione professionale, la definizione di un piano ordinario
per i controlli analitici sui prodotti ed in generale
l'intervento su tutti gli aspetti che riguardano lo sviluppo
dell'agricoltura biologica.
La documentazione che debbono fornire le imprese che
intendono commercializzare le produzioni biologiche ed i
criteri di approvazione delle loro domande, sono indicati
negli articoli 9, 10, 11 e 12. In tal senso la proposta di
legge prevede la presentazione di programmi di produzione o
trasformazione da parte di agricoltori singoli o associati. In
quest'ultimo caso l'organismo associativo viene incaricato
della gestione del regime di controllo. Per i piccoli
produttori agricoli, individuati mediante il parametro del
reddito catastale, che deve essere inferiore a lire 2.000, è
prevista una procedura semplificata che permetta loro di
utilizzare la dicitura "prodotto biologico". A seguito
dell'approvazione di questi programmi, l'articolo 13 prevede,
per le imprese che ne fanno richiesta, il rilascio di un
marchio di riconoscimento, con un simbolo nazionale o
comunitario.
L'articolo 14 stabilisce le condizioni che debbono essere
rispettate per le aziende in riconversione, ovverosia per quel
periodo di passaggio dall'agricoltura chimica convenzionale
all'agricoltura biologica; mentre gli articoli 15 e 16
indicano rispettivamente le sanzioni cui sono sottoposti i
produttori di prodotti agricoli denominati "biologici" o con
altra simile dicitura, che non rispettino la normativa in
oggetto, e le strutture incaricate dei controlli analitici,
individuate nei laboratori multizonali di prevenzione, o in
altri laboratori pubblici.
Gli articoli 17 e 18 indicano le strutture incaricate della
formazione e dell'aggiornamento professionale dei tecnici
dipendenti dall'amministrazione pubblica o privati, e degli
operatori agricoli, nonché le strutture incaricate di
organizzare la ricerca e la sperimentazione in questo
settore.
L'articolo 19 autorizza, in deroga a quanto previsto dal
decreto del Presidente della Repubblica 3 agosto 1968, n.
1255, l'uso di alcuni prodotti antiparassitari previsti dagli
allegati e non registrati, come ad esempio la propoli, per la
difesa fitosanitaria.
Infine gli articoli 20 e 21 indicano le norme transitorie e
le disposizioni finanziarie.
La proposta di legge è completata da alcuni allegati.
L'allegato A elenca i prodotti agricoli e alimentari per i
quali è riconosciuta la produzione biologica. L'allegato B
indica le tecniche colturali che possono essere adottate dalle
aziende biologiche (sistemazioni, avvicendamenti, lavorazioni
del terreno, fertilizzazioni, cure fitosanitarie, eccetera).
L'allegato C riguarda le tecniche di trasformazione e
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conservazione ammesse. Infine, l'allegato D indica quali
materiali sono ammessi per i contenitori ed il confezionamento
dei prodotti agricoli biologici.
I contenuti di questi allegati sono stati recepiti dalla
normativa internazionale dell'IFOAM, adattata alle
caratteristiche
dell'agricoltura biologica italiana dalla Commissione
nazionale "Cos'è biologico".
La complessità del testo fa della proposta di legge una
seria e profonda normativa in materia, allo scopo di favorire
uno sviluppo equilibrato e garantito di questo tipo di
produzioni.
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