| Onorevoli Colleghi! -- Il terremoto del 1972 ha
provocato, tra tanti danni, anche una notevole perdita del
patrimonio edilizio: 20 mila case danneggiate, delle quali
7.152 inagibili definitivamente nel solo comune di Ancona,
interessando circa 30 mila persone. Inoltre 3.800 degli
alloggi inabitabili erano stati riscontrati del tutto
irrecuperabili, se non attraverso adeguati ed organici
interventi di ristrutturazione e risanamento; di tali alloggi
non recuperabili, ben 3 mila (su un totale di 3.800) sono
posti nel centro storico.
In conseguenza, lo Stato si è assunto una serie di impegni
ed oneri allo scopo di risanare gli stabili danneggiati, per
dare a tutti i terremotati l'abitazione e per ricostruire
tessuti urbani che rispondessero ai moderni requisiti della
vita civile. Ciò è avvenuto attraverso l'approvazione di
diversi decreti, leggi, decreti ministeriali. In particolare,
si citano:
decreto ministeriale 24 febbraio 1972 relativo a
"Dichiarazione della condizione di crisi economica locale
delle aziende operanti nei comuni della provincia di Ancona
colpiti dal fenomeno sismico";
decreto-legge 4 marzo 1972, n. 25, concernente
provvidenze a favore delle popolazioni dei comuni delle Marche
colpiti dal terremoto del gennaio-febbraio 1972, convertito,
con modificazioni, dalla legge 16 marzo 1972, n. 88;
decreto-legge 30 giugno 1972, n. 266, concernente
provvidenze a favore delle popolazioni dei comuni delle Marche
colpiti dal terremoto del giugno 1972, convertito, con
modificazioni, dalla legge 8 agosto 1972, n. 484;
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decreto-legge 6 ottobre 1972, n. 552, recante ulteriori
provvidenze a favore delle popolazioni dei comuni delle Marche
colpiti dal terremoto, convertito, con modificazioni, dalla
legge 2 dicembre 1972, n. 734;
decreto-legge 16 marzo 1973, n. 31, recante provvidenze a
favore delle popolazioni dei comuni delle Marche, dell'Umbria,
dell'Abruzzo e del Lazio colpiti dal terremoto nel
novembre-dicembre 1972, convertito, con modificazioni, dalla
legge 17 maggio 1973, n. 205.
Successivamente alla soppressione della GESCAL (1974) con
il decreto-legge 14 dicembre 1974, n. 658, convertito, con
modificazioni, dalla legge 15 febbraio 1975, n. 7,
l'attuazione degli interventi statali di risanamento del
centro storico di Ancona fu delegata allo stesso comune;
legge 11 novembre 1982, n. 828, recante "Ulteriori
provvedimenti per il completamento dell'opera di ricostruzione
e sviluppo delle zone della regione FriuliVenezia Giulia,
colpite dal terremoto del 1976 e delle zone terremotate della
regione Marche";
legge 1^ dicembre 1986, n. 879, recante "Disposizioni per
il completamento della ricostruzione delle zone del
FriuliVenezia Giulia colpite dal terremoto del 1976 e delle
zone della regione Marche colpite da calamità";
I provvedimenti emanati hanno tentato di coniugare
l'esigenza di ricostruire quanto è stato danneggiato dai
gravissimi eventi naturali con quella di favorire le esigenze
di sviluppo della regione. Nel caso del centro storico di
Ancona, infine, lo Stato ha deciso di intervenire anche su
alcune strutture di carattere storico-artistico-monumentale
della città millenaria. Una zona della città in cui sono
ancora ben visibili i danni, per alcuni versi irrimediabili,
provocati dai 184 bombardamenti subìti proprio cinquanta anni
fa nel corso della seconda guerra mondiale. In particolare, la
legge 11 novembre 1982, n. 828, e la legge 1^ dicembre 1986,
n. 879, hanno previsto interventi sul teatro delle Muse, unica
struttura teatrale d'Italia che dal dopoguerra non ha ancora
riaperto i battenti. Un triste primato detenuto fino allo
scorso anno, alla pari, con la città di Genova.
Analoghe esigenze di ricostruzione interessano il comune di
Ascoli Piceno il cui centro storico - tra i più importanti
delle Marche - è già stato, seppure in maniera inadeguata,
oggetto di provvidenze statali (citato decreto-legge n. 31 del
1973, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 205 del
1973) assegnate a seguito dei gravi danneggiamenti subiti dal
sisma del novembre 1972.
In particolar modo si avverte l'improrogabile esigenza di
eseguire urgenti opere di consolidamento e restauro di taluni
edifici storici di uso pubblico e di strutture monumentali
che, danneggiate dal sisma del 1972, risultano oggi ancora
compromesse nella loro funzionalità. Tra queste: il complesso
monumentale S. Agostino; il teatro filarmonici; il parco
archeologico; la porta romana; la fortezza Pia ed il complesso
monumentale di S. Angelo Magno; il recupero statico ed il
ripristino funzionale dei complessi ricadenti nell'area
archeologica del centro storico e del Museo archeologico
nazionale di Ancona ed il consolidamento della Mole
Vanvitelliana.
C'è da sottolineare che gran parte degli interventi statali
sono stati realizzati ed è possibile prevedere, in tempi
ragionevolmente brevi, il completamento degli interventi
programmati a seguito dei ripetuti eventi calamitosi che hanno
colpito i comuni delle Marche negli anni 1972, 1976 e 1982.
Per alcuni comuni delle Marche si tratta di interventi di
entità modesta in cifra assoluta, ma irraggiugibili con
risorse proprie: ad esempio, il comune di Camerano che, per
completare il ripristino della sede municipale, necessita di 1
miliardo di lire od il comune di Sirolo che per poter
ripristinare il teatro comunale e il Torrione (entrambi beni
tutelati) necessita di circa 800 milioni di lire. Nel caso del
comune di Ancona è stato predisposto, d'intesa con il
Ministero dei lavori pubblici, Comitato per l'edilizia
residenziale (CER) il programma di completamento stimato
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nel 1989 in circa 86 miliardi di lire e finanziato, dal
1991, con un primo stralcio di lire 30 miliardi, somma
peraltro non ancora accreditata al comune di Ancona. Un
insieme di situazioni che stanno determinando un sensibile
malcontento da parte delle popolazioni interessate che
aspettano, in qualche caso da oltre vent'anni, la soluzione
dei problemi abitativi e di vivibilità della città; con grave
nocumento per lo Stato che, pur avendo impegnato sensibili
risorse, non è in grado di completare gli interventi con i
conseguenti cantieri incompiuti. Di tali esigenze si sono
fatti promotori numerosi consigli comunali all'unanimità e con
la presente proposta di legge si intende consentire l'urgente
ripresa dei lavori fino al loro completamento. Esigenza
sentita anche dall'imprenditoria del settore delle costruzioni
che sta
pagando una crisi di enormi proporzioni in termini di
fatturato e di occupazione, nonché dei settori del commercio e
dell'artigianato. Inoltre risulta necessario, allo scopo di
realizzare i contratti definitivi di cessione in proprietà
degli immobili risanati e ristrutturati agli ex proprietari
che hanno esercitato il diritto di prelazione, meglio definire
il quarto comma dell'articolo 17 del decreto-legge 6 ottobre
1972, n. 552, convertito, con modificazioni, dalla legge 2
dicembre 1972, n. 734.
La presente proposta di legge consente di risolvere gli
annosi problemi ancora esistenti, di valorizzare un intervento
statale compiuto a favore delle popolazioni e dell'economia,
seriamente compromesse, e di chiudere in via definitiva la
legislazione cosiddetta "speciale".
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