| Onorevoli Colleghi! -- La violenza sessuale è uno dei
crimini più odiosi contro la persona e la sua dignità ed al
contempo uno dei reati più sminuiti nella corrente mentalità
"al maschile" della nostra società. Se vittima di violenza
sessuale non è la propria moglie, madre o figlia,
difficilmente l'uomo si rende conto della drammatica
esperienza che essa rappresenta per la donna. L'abuso o la
costrizione sessuale condizionano la personalità e la
stabilità psichica della vittima.
La violenza sessuale costituisce una inaccettabile e
vigliacca sopraffazione di persone fisicamente più deboli.
Questo tipo di offesa e di violazione della persona oggi
colpisce, anche se in misura minore, anche gli omosessuali.
Gli stupri di massa avvenuti in Bosnia ripropongono
drammaticamente sia la portata ed i risvolti sociali del
delitto contro la persona, sia il radicamento "viscerale" e
storico per l'uomo, conquistatore, guerriero e vincitore.
La mentalità di questo guerriero è pericolosamente
"normale" e presente tra noi: egli è convinto, in fondo, di
non commettere nulla di estremamente grave, non uno stupro, ma
una sorta di atto sessuale a senso unico.
Le radici del gesto sono implicite nella formazione
culturale che oggi la società propone: il ragazzo che ha
molteplici relazioni sessuali viene gratificato e galvanizzato
come il soldato serbo o croato prima e dopo lo "stupro
etnico". La ragazza deve
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invece rendere conto all'autorità familiare di ogni relazione
ed amicizia.
Lo stupratore, pur sedendo al nostro fianco, viene
esorcizzato con la maschera del mostro, ma i processi mettono
spesso in rilievo che personalità del tutto normali risultano
poi quelle responsabili di violenze sessuali.
Il reato di violenza sessuale stenta ad essere riconosciuto
come tale in particolare quando è commesso tra le mura
domestiche, tra coniugi, e diventa sempre più drammatico il
coinvolgimento di minori in abusi sessuali.
Secondo informazioni fornite dall'ISTAT relative ai reati
denunciati all'autorità giudiziaria dalle sole Forze
dell'ordine, i reati di violenza carnale contro minori di anni
14 sono stati, nel 1991, 135. Il dato aumenta drammaticamente
se pensiamo ai reati denunciati presso le procure distrettuali
e, soprattutto, a quelli non denunciati.
Sempre l'ISTAT ci indica il numero di reati di violenza
sessuale per i quali l'autorità giudiziaria ha iniziato
l'azione penale, rilevati presso le procure:
1989: 1296 di cui 483 commessi da ignoti;
1990: 1385 di cui 647 commessi da ignoti;
1991: 1432 di cui 560 commessi da ignoti;
1992 (periodo gennaio/settembre): 1253 di cui 523
commessi da ignoti.
Come spesso accade i dati in sé non fotografano la
drammaticità di una realtà che vede la violenza sessuale nei
confronti delle donne e dei minori in costante aumento e che
tuttavia, nell'attuale ordinamento giudiziario, rappresenta un
reato minore.
La presente proposta di legge è stata elaborata tenendo
conto del lavoro svolto nelle passate legislature, mettendo in
rilievo alcuni punti, in particolare la collocazione di tali
reati contro la persona (articolo 1), l'unificazione dei reati
di violenza sessuale e di atti di libidine violenta (articolo
2), la previsione di un autonomo titolo di reato per i reati
contro i minorenni (articolo 3), la procedibilità d'ufficio,
anche se la violenza viene perpetrata nei confronti del
coniuge e del convivente (articolo 10). Infine è prevista
l'istituzione presso la Presidenza del Consiglio dei ministri
di un fondo per i centri di sostegno a favore delle vittime di
maltrattamenti e di violenza sessuale, la cui gestione dovrà
rimanere a carico delle regioni o province autonome e dei
comuni ove gli stessi sono ubicati, al fine di introdurre sul
territorio un servizio che si ponga come punto di riferimento
per le donne ed i minori vittime di fatti di violenza.
Periodicamente torna in auge la discussione sulle
iniziative legislative da adottare, ma ritengo di estrema
importanza che ormai alle parole e alle buone intenzioni
seguano i fatti, portando a termine un provvedimento
legislativo non più rinviabile e che costituirebbe un valido
deterrente contro chi, con la violenza, calpesta la dignità
della persona.
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