Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


1666
DDL0104-0002
Progetto di legge Camera n. 104 - testo presentato - (DDL12-104)
(suddiviso in 11 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C104. TESTIPDL
...C104.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC104 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- In tutta Europa e nel mondo si va
  sempre più diffondendo - non solo nell'opinione pubblica ma
  anche negli ambienti scientifici - un vivo allarme per i
  pericoli che possono derivare alla salute delle persone
  dall'esposizione ai campi elettrici e magnetici diffusi
  nell'ambiente.  Una delle fonti di tali campi è la tecnologia
  impiegata per il trasporto della corrente elettrica.  I campi
  elettromagnetici (CEM) generati dalla trasmissione di corrente
  elettrica alternata a bassa frequenza  (Extremely Low
  Frequency,  ELF), infatti, presentano livelli di intensità e
  caratteristiche tali da interferire nei più delicati
  meccanismi della vita cellulare.
    Mentre il campo magnetico dipende dalla quantità di
  corrente circolante (che può variare considerevolmente nel
  tempo,
  a seconda delle necessità di esercizio), il campo elettrico
  viene a dipendere unicamente dalla tensione applicata ai
  conduttori dell'elettrodotto (che rimane pressoché costante
  nel tempo).
    In materia di elettrodotti ad alta ed altissima tensione va
  ricordato - per dare un'idea della rilevanza della questione -
  il progetto, concordato tra le compagnie elettriche europee,
  di una rete continentale ad altissimo voltaggio  (Extremely
  High Voltage,  EHV), che consentirà la trasmissione per cavi
  aerei della corrente elettrica alternata, con frequenza di 50
  Hz e con differenza di potenziale intorno ai 400 mila volt.  A
  ciò occorre aggiungere che sono in fase di avanzata
  sperimentazione, e quindi presumibilmente di non remota
  realizzazione, anche linee o tratti di linee aeree ad un
  milione di volt.
 
                               Pag. 2
 
    Un ormai cospicuo numero di lavori scientifici, basati sia
  su indagini epidemiologiche che su ricerche di laboratorio,
  fanno ritenere fondata l'ipotesi della mutagenicità dei campi
  elettromagnetici generati da elettrodotti, con rischi
  conseguenti per la salute di quanti a tali campi sono
  inconsapevolmente esposti per la localizzazione di abitazioni,
  scuole, luoghi di lavoro e simili, prossimi alle linee
  elettriche.  Rischi che le indagini epidemiologiche finora
  effettuate prospettano particolarmente rilevanti per quanto
  riguarda lo sviluppo dei tumori del sangue (leucemia), specie
  nei bambini, nonché dei tumori del sistema nervoso.
    Allo stato attuale delle conoscenze non è possibile
  stabilire con sicurezza quali siano i limiti di esposizione
  ammissibili efficaci sotto il profilo della prevenzione
  primaria, soprattutto per quanto concerne gli effetti cronici.
  Tale carenza di informazioni scientifiche esaurienti è dovuta
  principalmente alla finora mancata incentivazione e
  programmazione di adeguate indagini e ricerche sull'argomento.
  Tuttavia le conoscenze fin qui acquisite hanno indotto
  autorità scientifiche di prestigio internazionale come David
  Carpenter, preside della scuola di medicina dell'Università di
  New York, a dichiarare che "per quanto riguarda i campi
  elettromagnetici ci sono conferme sufficienti per cominciare a
  sventolare la bandiera rossa".  Analoghi inviti e
  raccomandazioni alla prevenzione (per quanto riguarda il
  futuro) e alla bonifica ambientale (per quanto concerne le
  linee elettriche già in esercizio) provengono dal Karolinska
  Institut di Stoccolma e dall'EPA (l'ente federale statunitense
  per la protezione ambientale).  La raccomandazione di ricorrere
  a soluzioni tecnologiche che riducano drasticamente i livelli
  espositivi sotto i valori risultati rischiosi dalle ricerche a
  tutt'oggi disponibili - in attesa che più ampi e approfonditi
  studi, epidemiologici e sperimentali, forniscano informazioni
  dirette e specifiche, fruibili ai fini pratici delle politiche
  per la sicurezza ambientale e la sanità pubblica - è stata
  formulata in più occasioni anche dal professor Cesare Maltoni,
  direttore dell'Istituto di oncologia "F.  Addarii" di
  Bologna.
    Ed è oggi vero che "forse mai nessun agente, a parte i CEM,
  è stato oggetto, in un lasso di tempo così breve, di tanti
  studi epidemiologici per verificarne gli effetti cancerogeni.
  La maggior parte di questi studi, e in particolare quelli più
  validi, indica nell'insieme che l'esposizione a CEM aumenta
  l'insorgenza di tumori maligni, ed in particolare di linfomi e
  leucemie e di tumori del tessuto centrale".
    Ultimo in ordine di tempo lo studio epidemiologico
  effettuato dal Karolinska Institut di Stoccolma che ha
  rilevato come il rischio per i bambini di contrarre leucemie è
  di 3-4 volte maggiore in quelli esposti a CEM rispetto a
  quelli non esposti.  L'esposizione dei soggetti ammalati in
  Svezia è avvenuta a livelli di 0.2/0.3 micro Tesla, valori di
  gran lunga inferiori rispetto ai limiti previsti dall'IRPA e
  recepiti dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri
  23 aprile 1992 (100 micro Tesla).
    Una delle più significative e ampie indagini
  epidemiologiche è stata condotta in Svezia su oltre 400.000
  persone.  Questa ricerca ha confermato una relazione tra
  esposizione a campi elettromagnetici a bassissima frequenza ed
  un eccesso di casi di leucemie:
      fino a 0.09 micro Tesla: 1.0 volte rischio di
  leucemia;
      da 0.10 a 0.19 micro Tesla: 2.1 volte rischio di
  leucemia;
      da 0.20 a 0.29 micro Tesla: 2.7 volte rischio di
  leucemia;
      oltre 0.30 micro Tesla: 3.8 volte rischio di leucemia.
    In tutte le ricerce epidemiologiche effettuate il rischio è
  stato rilevato a dosi di gran lunga inferiori a quelle
  attualmente connesse.
    L'istituto nazionale di Scienze ambientali mediche del
  Governo Federale USA ha un programma di sperimentazioni e
  ricerche per valutare gli effetti cancerogeni dei CEM a
  bassissima frequenza ed anche a
 
                               Pag. 3
 
  quei livelli di intensità che vengono ritenuti accettabili
  dall'attuale normativa.
    Analoghe ricerche presso l'Istituto di oncologia di Bologna
  sono in fase di preparazione: esse rappresentano il maggior
  studio sperimentale noto.
    Le principali misure preventive sono oggi costituite
  dall'adozione di tracciati che consentano di rispettare idonei
  limiti di distanza dalle abitazioni e dagli altri luoghi di
  permanenza prolungata delle persone, nonché dall'impiego di
  tecnologie di trasporto della corrente alternative alla
  trasmissione per cavo aereo, come quella per cavo sotterraneo.
  L'impiego dei cavi sotterranei è certamente più dispendioso di
  quello dei cavi aerei, ma sul medio e lungo termine consente
  risparmi nei costi di manutenzione e di sostituzioni tali da
  renderli fin d'ora convenienti: se a ciò si aggiunge che i
  cavi sotterranei di regola comportano un minor impatto
  ambientale e paesaggistico, si può prevedere che in futuro
  essi incontreranno un favore crescente.  I maggiori costi che
  le compagnie elettriche dovrebbero sopportare non giustificano
  in ogni caso la sottovalutazione dei rischi per la salute
  pubblica, specie in ordine agli effetti cronici che potrebbero
  derivare dall'esposizione inconsapevole delle persone ai campi
  elettromagnetici.
    L'EPA in un suo rapporto classifica i campi
  elettromagnetici a bassa frequenza nel sottogruppo B1 allo
  stesso piano del cadmio e della formaldeide e quindi giudicati
  nettamente più cancerogeni di certi agenti chimici tristemente
  noti: il DDT, il PCB e la Diossina.  Tumori del sistema
  nervoso, leucemie e altre forme di tumori del sangue sono
  chiaramente designati come possibili effetti generati da
  inquinamento da campi elettromagnetici a bassa frequenza
  (ELF).
    I bambini sono i soggetti a maggior rischio.  Il rischio
  oncogeno da esposizione a CEM si evidenzia a dosi che sono
  assai basse rispetto agli  standard  espositivi indicati
  nelle direttive radioprotezionistiche.
    Con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri
  del 23 aprile 1992 sono stati fissati, per la prima volta in
  Italia, i limiti massimi di esposizione della popolazione ai
  campi elettrici e magnetici generati dagli elettrodotti alla
  frequenza industriale nominale (50 Hz).  Tale decreto
  stabilisce le distanze di rispetto minime dai fabbricati
  adibiti ad abitazione o ad altra attività che comporta tempi
  di permanenza prolungati, con riferimento alle linee aeree
  esterne a 132 kV, 220 kV e 380 kV.  Il citato decreto ha
  inoltre istituito, ai fini di un aggiornamento normativo e di
  un approfondimento delle tematiche relative ai problemi
  igienico-sanitari, un'apposita commissione tecnico-scientifica
  alla quale è stata demandata la competenza di stabilire le
  distanze di rispetto per eventuali linee a tensione superiore
  a 380 kV.
    Va rilevato peraltro che l'attenzione degli organismi
  tecnici nazionali (ISS) e internazionali (INIRC/IRPA) si è
  rivolta sulla protezione delle popolazioni da effetti a breve
  termine, assumendo che quelli a lungo termine "non siano tali
  da richiedere azioni di carattere sanitario".  Ora, mentre la
  documentazione scientifica a supporto dei danni conseguenti
  all'esposizione a breve termine è ormai ampia e
  sostanzialmente univoca, sperimentazione e studi degli effetti
  dell'esposizione a lungo termine stanno muovendo i primi
  passi.
    La presente proposta di legge è fondata proprio
  sull'assunto che i limiti e le distanze di rispetto fissati
  dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 23
  aprile 1992 siano rivolti alla protezione della popolazione da
  effetti a breve termine, ma possono non essere
  sufficientemente efficaci ai fini della prevenzione dagli
  effetti a lungo termine della esposizione.  Tale presunzione è
  del tutto ragionevole, in analogia non solo con quanto è già
  noto nel caso delle radiazioni ionizzanti ma, più in generale,
  con quanto avviene in tutti i fenomeni in cui non si hanno
  valide motivazioni scientifiche per sostenere l'esistenza di
  una "soglia" nelle correlazioni causa-effetto.
    In altri termini, si tratta di riaffermare il principio per
  il quale in assenza di certezza sulla nocività e sui rischi si
  debba procedere in modo conservativo: e del resto un tale
  principio ha trovato già significative
 
                               Pag. 4
 
  applicazioni nell'attività del Parlamento (cfr.
  "Documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sul settore
  chimico", Commissione X, 27 aprile 1988, capitolo V, paragrafo
  d) in sintonia con i dispositivi di varie sentenze della Corte
  Costituzionale che hanno rilevato il carattere primario, cioè
  la non subordinazione, del diritto all'ambiente oltre che del
  diritto alla salute.
    D'altro canto va osservato come lo stesso decreto del
  Presidente del Consiglio dei ministri del 23 aprile 1992
  stabilisca distanze di rispetto minime (più precisamente il
  decreto dispone all'articolo 5 distanze "uguali o maggiori" a
  una data misura), prevedendo quindi che possano essere
  adottate distanze di sicurezza anche maggiori.
    Pertanto, per quanto sopra esposto, si può concludere che
  il decreto Presidente del Consiglio dei ministri 23 aprile
  1992 con il quale si fissavano, per la prima volta in Italia,
  i limiti massimi di esposizione ai campi elettrici e magnetici
  generati dagli elettrodotti alla frequenza industriale
  nominale (50 Hz) negli ambienti abitativi e
  nell'ambiente esterno, sia da rivedere ampiamente.  Non va
  sottaciuto infine che gli elettrodotti producono un impatto
  rilevante anche dal punto di vista ambientale particolarmente
  nelle aree di pregio storico, artistico, architettonico,
  archeologico, paesaggistico e ambientale.
    Si propone, per le motivazioni sopra esposte, il seguente
  progetto di legge, che consta di 9 articoli.
    L'articolo 1 della proposta di legge ne descrive le
  finalità.  L'articolo 2 detta le definizioni valide ai fini
  della proposta di legge.  L'articolo 3 fissa i limiti di
  esposizione ai campi elettrici e magnetici generati da
  elettrodotti.  L'articolo 4 definisce le fasce di rispetto
  delle linee elettriche aeree esterne.  L'articolo 5 disciplina
  il costo degli interventi.  L'articolo 6 stabilisce misure di
  tutela dell'ambiente e del paesaggio.  L'articolo 7 dispone le
  necessarie azioni di risanamento per le linee elettriche
  esistenti.  L'articolo 8 dispone l'istituzione di un'apposita
  Commissione tecnico-scientifica per l'aggiornamento normativo
  e l'approfondimento della tematica.  L'articolo 9 infine si
  occupa della copertura finanziaria.
 
DATA=940415 FASCID=DDL12-104 TIPOSTA=DDL LEGISL=12 NCOMM= SEDE=PR NSTA=0104 TOTPAG=0010 TOTDOC=0011 NDOC=0002 TIPDOC=L DOCTIT=0000 COMM= FRL PAGINIZ=0001 RIGINIZ=013 PAGFIN=0004 RIGFIN=040 UPAG=NO PAGEIN=1 PAGEFIN=4 SORTRES= SORTDDL=010400 00 FASCIDC=12DDL0104 SORTNAV=0010400 000 00000 ZZDDLC104 NDOC0002 TIPDOCL DOCTIT0002 NDOC0002



Ritorna al menu della banca dati