| Onorevoli Colleghi! -- L'esercizio della pranoterapia
affonda le sue radici nel tempo, nelle pratiche tradizionali,
sviluppatesi spontaneamente a seguito della percezione, spesso
casuale, da parte di molte persone, di emanare attraverso le
mani flussi bioenergetici e bioelettrici capaci di determinare
benefiche modificazioni in diversi stati patologici. E' quindi
una pratica antica che ha saputo trovare però negli ultimi
anni una nuova e significativa collocazione nell'ambito delle
pratiche sanitarie alternative grazie al lavoro di ricerca, di
approfondimento scientifico ed anche di rigorosa selezione
effettuato in questi anni in tutta Europa da studiosi, medici
e pranoterapeuti. In particolare, per quel che riguarda il
nostro Paese, va menzionato l'impegno della Società italiana
di pranoterapia
(SIPRA), dell'Istituto superiore di medicine
umanistiche e di altre organizzazioni che hanno operato per
fare emergere la disciplina da una impostazione spontaneistica
e priva di basi scientifiche, arrivando ormai a definire,
attraverso una seria verifica critica, i campi di possibile
applicazione, le tecniche più adeguate e progressivamente il
profilo professionale e l' iter formativo corrispondente.
E' stato il serio lavoro di questi medici, fisici, psicologi e
ricercatori pranoterapeuti, attraverso una serie di prove
sperimentali che si protraggono ormai da anni, che ha portato
a definire una collocazione sempre più precisa di questa
disciplina nell'ambito sanitario, ponendo perciò le basi per
un riconoscimento ufficiale, che appare ormai maturo e non più
rinviabile.
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Del resto in quasi tutti i Paesi europei, così come
nell'Europa dell'Est e negli Stati Uniti, sono state da anni
disciplinate le attività e le pratiche mediche non
convenzionali. Ne sono derivati risultati positivi, sia per un
più ordinato e controllato esercizio di attività delicate,
proprio perché si rivolgono a persone sofferenti, sia per le
necessarie garanzie che devono essere assicurate all'utente ed
al sistema sanitario. Non è più possibile, alla vigilia
dell'integrazione europea, che il nostro Paese si attardi a
non considerare sistemi curativi largamente diffusi ed ormai
di dimostrata efficacia.
Al di là degli aspetti, che spetterà alla scienza
approfondire, che riguardano il fenomeno pranoterapia, la sua
reale natura, nella realtà è stata più volte dimostrata
l'efficacia di tale pratica. Si è potuto riscontrare
obbiettivamente il beneficio arrecato a pazienti affetti da
patologie diverse come l'artrosi o le cefalee, ma anche da
sofferenze epatiche, squilibri endocrini ed altro. Lo stesso
sistema universitario ha mostrato ormai da anni, e non solo in
Italia, un non marginale interessamento ai risultati raggiunti
dalla pranoterapia.
La diffusione di tali pratiche, la fiducia acquisita dagli
operatori da parte degli utenti impongono quindi un
riconoscimento formale da parte dello Stato che porti in breve
a definire con chiarezza l'ordinamento della professione, il
processo formativo adeguato alla delicatezza dell'attività, un
albo professionale nazionale che, sotto il controllo del
Ministero della sanità, assicuri l'affidabilità dell'operatore
ed un ordinato e corretto esercizio della professione, che
definisca per l'accesso ad esso i necessari requisiti, nonché
le attività di tirocinio attraverso le quali possa essere
documentata la reale capacità del pranoterapeuta di produrre
nel paziente effetti benefici. Sarà compito della commissione
nazionale di cui all'articolo 5 della proposta di legge,
nominata con decreto del Ministro della sanità, verificare e
certificare attraverso risultati effettivamente documentati la
capacità di emanazione dei flussi bioenergetici a fini
terapeutici.
Sono questi gli obiettivi che la nostra proposta di legge
intende raggiungere. Essi consentiranno altresì di chiarire
con rigore i limiti della professione, che non può in alcun
modo confondersi con le attività mediche. L'articolo 7, a tal
proposito, fa espresso divieto al pranoterapeuta di effettuare
diagnosi ed interferire nelle terapie mediche. Tale attività
infatti non può essere considerata sostitutiva, ma integrativa
delle pratiche curative tradizionali.
Onorevoli Colleghi, centinaia di operatori della
pranoterapia attendono ormai da anni un provvedimento che
faccia emergere la loro disciplina dalla precarietà,
riconoscendo ad essa la dignità di arte sanitaria ufficiale.
Da tale riconoscimento non potrà che derivare maggiore
affidabilità e scientificità degli interventi, e quindi
garanzie più ampie per tutti quei cittadini che si rivolgono
ai pranoterapeuti e traggono beneficio da tali trattamenti. Ci
auguriamo che il Parlamento mostri la consapevolezza e la
sensibilità necessarie ad affrontare in tempi rapidi la
questione.
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