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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


1769
DDL0116-0002
Progetto di legge Camera n. 116 - testo presentato - (DDL12-116)
(suddiviso in 96 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C116. TESTIPDL
...C116.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC116 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- Speriamo che questa XII legislatura
  sia davvero la legislatura costituente.  Il passaggio fra la
  prima e la seconda Repubblica appare ormai indispensabile.
  Tutti per altro, nel corso della campagna elettorale, ne hanno
  sottolineato la necessità ed ora bisogna dare seguito alle
  promesse.
    Il federalismo appare a molti la strada da intraprendere.
  Ma quale federalismo?  Ognuno sembra dare a questo termine una
  propria interpretazione.  Per evitare equivoci, come già è
  avvenuto in passato, abbiamo ritenuto utile offrire questa
  nostra proposta, che vuole, tra l'altro, essere una risposta
  precisa a chi - come la Fondazione Agnelli - vorrebbe con un
  tratto di penna cancellare secoli di storia, come nel caso
  sciagurato in cui il nuovo assetto italiano cancellasse dalla
  carta geografica
  e dal panorama istituzionale la Valle d'Aosta.
    Siamo invece per un'Italia federale, inserita in un'Europa
  federalista, immaginando questa Costituzione inserita in una
  costruzione europea rispettosa dei piccoli popoli, come
  antidoto ai danni dei vecchi nazionalismi.
    Già nella scorsa legislatura la fallimentare Commissione
  parlamentare per le riforme istituzionali, bocciata l'opzione
  federalista, pur affidando al futuro costituente materiale
  utile per il confronto, non ha ottenuto gli esiti sperati.
  Ecco perché in questa fase storica, così ricca di confronto
  sull'argomento, appare nuovamente utile riproporre
  all'attenzione dei colleghi la proposta di legge
  costituzionale presentata una prima volta nell'ottobre del
  1991 e ripresentata nel novembre del 1993.  Una
 
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  ripresentazione testuale che vale anche questa volta come
  testimonianza di una costituzione federalista, i cui contorni
  principali, benché sia trascorso del tempo, restano validi.
  Sono in molti oggi a rifarsi a tematiche federaliste e nella
  Commissione parlamentare per le riforme istituzionali il
  confronto sull'argomento è stato certamente interessante; il
  valore del testo presentato deriva proprio dal fatto che si
  tratta di uno sforzo, pur imperfetto e certamente
  correggibile, di concretizzare una vera e propria costituzione
  federale in un momento nel quale sembra davvero di essere
  entrati nel vivo.
    Nel riproporre alcune parti della relazione che
  accompagnava la proposta di legge costituzionale nel testo
  presentato nel 1991, non si può non osservare come alcuni temi
  abbiano poi avuto uno sviluppo importante.  Pensiamo ad esempio
  al risveglio delle nazionalità, al dibattito ricco
  sull'integrazione europea, alla consapevolezza in Italia che
  la crisi della politica ed i vasti fenomeni di corruzione sono
  legati anche alla organizzazione istituzionale della
  Repubblica, ad una forma di Stato o meglio ancora di
  Repubblica che mina profondamente l'Italia, oltre alla
  riscoperta dei problemi etnici e delle identità nazionali.
    In tutti i Paesi europei si discute sul superamento dello
  Stato nazionale nella duplice chiave di lettura della
  organizzazione interna (autonomia e decentramento) e della
  integrazione europea (Europa degli Stati, Europa delle regioni
  o Europa dei popoli).
    Con questa proposta di legge costituzionale per la
  costituzione di un Stato federale si vuole fornire un
  contributo al dibattito in corso.  Infatti movimenti
  autonomisti storicamente radicati, qual è l'Union Valdotaine,
  hanno elaborato dal dopoguerra fino ad oggi una serie di
  analisi sull'Italia repubblicana ed hanno indicato nelle
  soluzioni che si rifanno al cosiddetto federalismo integrale
  l'unica strada percorribile, in una visione di confronto con
  le più mature forze autonomistiche ed etniche europee e in un
  rapporto di collaborazione in Italia fra le forze politiche
  che credono in questa scelta.
    E' indubbio che nell'analisi storica e politica dello Stato
  italiano quel che si nota dall'unità d'Italia in poi è il
  progressivo e periodico fallimento della versione centralista
  dello Stato nazionale tradizionale.  Molti ed autorevoli
  commentatori nel periodo risorgimentale, nell'Italia liberale,
  nel periodo fascista e nel dopoguerra hanno analizzato a fondo
  i limiti e le carenze che hanno avuto come conseguenza
  l'attuale stato di sfascio e di degrado del sistema politico
  italiano.  Ci sono dunque una serie di "tare" che sin
  dall'inizio hanno caratterizzato lo Stato unitario, solo
  formalmente corrette da una Costituzione italiana di
  compromesso e nella realtà dei fatti dimostratasi scarsamente
  autonomistica, un po' per i propri contenuti ed un po' per
  l'interpretazione che ne è stata data dal sistema dei partiti
  che ha guidato l'Italia dal 1945 sino ad oggi.
    E' in questa fase che si pone la necessità di decidere
  quale strada intraprendere e quali strumenti adoperare per
  giungere ad una totale revisione del disegno istituzionale
  italiano, per conciliare la stabilità di governo con i rapidi
  tempi di decisione che oggi sono richiesti, per sviluppare il
  ruolo di ogni comunità prevedendo tuttavia momenti di sintesi
  e di confronto.  Lo Stato italiano, Stato unitario in cui la
  concentrazione dei poteri è solo parzialmente attenuata
  dall'articolazione amministrativa e legislativa regionale,
  deve trasformarsi in uno Stato federale.  Questa la ragione che
  porta la necessità di riscrivere l'attuale Costituzione.
  Infatti è giunto davvero il momento di pensare ad un
  cambiamento della forma di Stato.  Non si tratta più
  semplicemente di variare equilibri fra gli organi di vertice
  delle istituzioni repubblicane.  Bisogna rifondare la
  Costituzione materiale, avendo ben chiaro che è necessario
  porre al centro di questo processo costituente le entità
  regionali.  Ed è quanto l'Union Valdotaine ha fatto con uno
  studio attento e con la presente proposta di legge
  costituzionale.
    I tempi di attuazione dell'attuale Costituzione
  repubblicana sono stati lenti e spesso le scelte sono state
  molto contraddittorie.  L'esempio lampante sono i limiti
 
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  frapposti negli anni alla già limitata possibilità di
  esprimersi delle regioni e delle province autonome.  In maniera
  disinvolta, si è ricorso nei tempi agli  escamotage  più
  diversi per limitare le autonomie speciali.  Significativo in
  questo senso, addirittura al di fuori della Costituzione, il
  concetto di "funzione di indirizzo e coordinamento" che
  assegna allo Stato poteri enormi di compressione delle
  possibilità delle regioni e delle province autonome.  Dei
  ritardi è facile dire: basti pensare alla tardiva nascita
  delle regioni a statuto ordinario, al loro scarso peso e, più
  in generale, alla sopravvivenza, in parallelo, di uno Stato
  delle autonomie e di una articolazione locale dello Stato,
  dagli uffici periferici dei Ministeri ai prefetti, che sono la
  perfetta conseguenza di un disegno falsamente autonomistico.
  Esemplificativa appare la trattazione che è stata fatta dal
  dopoguerra sino ad oggi di tutta la finanza locale, con le
  regioni e comuni costretti ad un rapporto di sudditanza e di
  passività nei confronti delle decisioni centrali.  Si può dire,
  in fondo, che il disegno regionalista è fallito per i propri
  limiti strutturali, ma anche per il processo di asfissia a cui
  lo Stato centrale lo ha costretto.
    Aggiungiamo ancora che ad occupare l'attuale Repubblica è
  stato un sistema di partiti che ricalcano in scala,
  influenzando ed essendone influenzati, il sistema statale.  I
  grandi partiti di massa, nelle loro trasformazioni, si sono
  sempre più sclerotizzati, occupando tutti gli spazi possibili,
  chiudendo ogni possibilità reale di confronti interni e
  vanificando i propositi costituzionali che assegnavano al
  momento partecipativo il loro ruolo più rilevante.
    Da questa premessa discende un atteggiamento scettico nei
  confronti della reale possibilità di un processo di spontaneo
  cambiamento all'interno dell'attuale sistema politico e
  costituzionale.  Il rischio cioè è che si perpetui uno spirito
  trasformistico, modernamente forse lo si potrebbe chiamare
  conoscitivo, che si limiti a parlare delle necessità delle
  grandi riforme, ma che nella realtà dei fatti, con abile
  operazione di immagine, porti a lievi aggiustamenti per
  garantire la sopravvivenza all'attuale sistema dello Stato
  nazionale e di tutti i soggetti che ne sono intrinseca
  espressione.
    L'Union Valdotaine, che rigetta ogni forma di violenza e
  teme semmai che possa prevalere in questa fase la tentazione
  di svolte autoritarie, ritiene dunque che il dibattito in
  corso non potrà sortire nessun effetto se si limiterà ad
  essere affrontato sul semplice terreno del confronto tattico
  fra i partiti.  E' per questo che, pregiudizialmente ad ogni
  ulteriore approfondimento, quel che importa anzitutto è
  definire un sistema che permetta di dibattere sul nuovo Stato
  federale.  Terreno di questo confronto può proprio essere un
  testo come questo, che è il primo progetto globale
  autenticamente federalista presentato in Parlamento.
    Infatti bisogna rifuggire da tentazioni di qualunquismo e
  cercare vie nuove che permettano di ricostruire un clima di
  fiducia fra i cittadini e l'amministrazione.  Perché la gente,
  la società civile, gli operatori economici, insomma noi tutti
  abbiamo bisogno di essere governati in modo serio ed onesto,
  da una classe politica responsabile, secondo regole che
  consentano una reale partecipazione ed una vera autonomia.
    La Valle d'Aosta, come le altre regioni d'Italia, ha
  grandissime potenzialità che non vengono sfruttate, depresse
  come sono da un centralismo ormai anacronistico.
    Il bisogno di aria nuova richiede un nuovo tipo di sforzo
  progettuale coraggioso e lucido.
    L'Union Valdotaine, presentando la presente proposta di
  legge costituzionale, fa la sua parte in questo pensando al
  futuro della Valle d'Aosta, dell'Italia e dell'Europa in un
  quadro diverso, moderno ed efficiente; per non essere la
  zavorra dell'Europa ma una parte viva e vitale di questo
  continente che nel progetto di integrazione europea ha trovato
  la via per assicurarci un futuro di benessere materiale e
  morale.
    Proponiamo con forza un progetto di Costituzione federale
  per l'Italia, una proposta articolata e ragionata che vede
  nelle regioni attuali, trasformate attraverso una
 
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  loro libera scelta in Repubbliche federate fra loro, il
  pilastro di un nuovo modo di governare.
    Il progetto dell'Union Valdotaine per la riforma dello
  Stato italiano in senso federale si basa su una serie di punti
  fondamentali:
      i diversi popoli che formano lo Stato italiano esercitano
  il diritto di autodeterminazione, si costituiscono in
  Repubbliche sovrane, denominate "regioni", le quali si
  uniscono con un patto federale per costituire la Federazione
  italiana;
      le competenze della Federazione sono fissate dalla
  Costituzione federale, quelle che non sono demandate in modo
  esplicito alla federazione sono esercitate direttamente dalle
  regioni;
      la Federazione delle regioni italiane si impegna a
  realizzare la Federazione europea;
      gli organi della Federazione si costituiscono seguendo i
  princìpi della democrazia rappresentativa.  Essi sono: il
  Presidente della Federazione; il Parlamento federale formato
  dalla Camera dei deputati e dal Senato delle regioni; il
  Governo federale, il Tribunale supremo federale;
      la Camera dei deputati, che incarna il vincolo federale,
  è eletta a suffragio universale;
      il Senato delle regioni, in cui queste hanno pari
  dignità, è eletto in parte a suffragio universale, in parte
  dai parlamenti delle regioni federate e assicura un
  raccordo diretto e permanente fra le regioni e la
  Federazione.
    Queste sono in sintesi le linee direttrici della nostra
  proposta, che certo appaiono come del tutto innovative
  rispetto all'attuale progetto centralistico che si sta
  delineando con la politica delle  Authorities,  degli
  interventi straordinari dello Stato, di un Parlamento che
  tende a legiferare anche nelle materie più minute.  La strada
  da intraprendere è un'altra, che prevede lo scardinamento
  dell'attuale Stato, la soppressione di gran parte dei
  Ministeri, un riavvicinamento dei cittadini alla politica ed
  una forte assunzione di responsabilità da parte degli elettori
  e degli eletti.
    Non si tratta dunque di una riforma di facciata o di
  un'esercitazione di retorica, ma della necessità di fondare
  politicamente un cambiamento della politica e dello Stato.
    In questo siamo aperti al confronto e al dialogo con tutte
  le forze politiche e sociali, senza preconcetti o chiusure,
  certi che nel federalismo si possano trovare molte delle
  soluzioni necessarie contro lo sfascio ed il degrado
  dell'attuale Repubblica italiana.  Uno sfascio ed un degrado
  che hanno innescato una crescente reazione nella opinione
  pubblica, che con il voto ha rinnovato il volto dell'attuale
  Parlamento, cui spetta ora un compito storico cui non può
  sottrarsi.
    Questa proposta di nuova Costituzione vuole essere dunque
  un segnale: cambiare è possibile e doveroso soprattutto se
  l'alternativa è la tragica e rischiosa dissoluzione della
  Repubblica esistente.
 
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