| Onorevoli Colleghi! -- Speriamo che questa XII legislatura
sia davvero la legislatura costituente. Il passaggio fra la
prima e la seconda Repubblica appare ormai indispensabile.
Tutti per altro, nel corso della campagna elettorale, ne hanno
sottolineato la necessità ed ora bisogna dare seguito alle
promesse.
Il federalismo appare a molti la strada da intraprendere.
Ma quale federalismo? Ognuno sembra dare a questo termine una
propria interpretazione. Per evitare equivoci, come già è
avvenuto in passato, abbiamo ritenuto utile offrire questa
nostra proposta, che vuole, tra l'altro, essere una risposta
precisa a chi - come la Fondazione Agnelli - vorrebbe con un
tratto di penna cancellare secoli di storia, come nel caso
sciagurato in cui il nuovo assetto italiano cancellasse dalla
carta geografica
e dal panorama istituzionale la Valle d'Aosta.
Siamo invece per un'Italia federale, inserita in un'Europa
federalista, immaginando questa Costituzione inserita in una
costruzione europea rispettosa dei piccoli popoli, come
antidoto ai danni dei vecchi nazionalismi.
Già nella scorsa legislatura la fallimentare Commissione
parlamentare per le riforme istituzionali, bocciata l'opzione
federalista, pur affidando al futuro costituente materiale
utile per il confronto, non ha ottenuto gli esiti sperati.
Ecco perché in questa fase storica, così ricca di confronto
sull'argomento, appare nuovamente utile riproporre
all'attenzione dei colleghi la proposta di legge
costituzionale presentata una prima volta nell'ottobre del
1991 e ripresentata nel novembre del 1993. Una
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ripresentazione testuale che vale anche questa volta come
testimonianza di una costituzione federalista, i cui contorni
principali, benché sia trascorso del tempo, restano validi.
Sono in molti oggi a rifarsi a tematiche federaliste e nella
Commissione parlamentare per le riforme istituzionali il
confronto sull'argomento è stato certamente interessante; il
valore del testo presentato deriva proprio dal fatto che si
tratta di uno sforzo, pur imperfetto e certamente
correggibile, di concretizzare una vera e propria costituzione
federale in un momento nel quale sembra davvero di essere
entrati nel vivo.
Nel riproporre alcune parti della relazione che
accompagnava la proposta di legge costituzionale nel testo
presentato nel 1991, non si può non osservare come alcuni temi
abbiano poi avuto uno sviluppo importante. Pensiamo ad esempio
al risveglio delle nazionalità, al dibattito ricco
sull'integrazione europea, alla consapevolezza in Italia che
la crisi della politica ed i vasti fenomeni di corruzione sono
legati anche alla organizzazione istituzionale della
Repubblica, ad una forma di Stato o meglio ancora di
Repubblica che mina profondamente l'Italia, oltre alla
riscoperta dei problemi etnici e delle identità nazionali.
In tutti i Paesi europei si discute sul superamento dello
Stato nazionale nella duplice chiave di lettura della
organizzazione interna (autonomia e decentramento) e della
integrazione europea (Europa degli Stati, Europa delle regioni
o Europa dei popoli).
Con questa proposta di legge costituzionale per la
costituzione di un Stato federale si vuole fornire un
contributo al dibattito in corso. Infatti movimenti
autonomisti storicamente radicati, qual è l'Union Valdotaine,
hanno elaborato dal dopoguerra fino ad oggi una serie di
analisi sull'Italia repubblicana ed hanno indicato nelle
soluzioni che si rifanno al cosiddetto federalismo integrale
l'unica strada percorribile, in una visione di confronto con
le più mature forze autonomistiche ed etniche europee e in un
rapporto di collaborazione in Italia fra le forze politiche
che credono in questa scelta.
E' indubbio che nell'analisi storica e politica dello Stato
italiano quel che si nota dall'unità d'Italia in poi è il
progressivo e periodico fallimento della versione centralista
dello Stato nazionale tradizionale. Molti ed autorevoli
commentatori nel periodo risorgimentale, nell'Italia liberale,
nel periodo fascista e nel dopoguerra hanno analizzato a fondo
i limiti e le carenze che hanno avuto come conseguenza
l'attuale stato di sfascio e di degrado del sistema politico
italiano. Ci sono dunque una serie di "tare" che sin
dall'inizio hanno caratterizzato lo Stato unitario, solo
formalmente corrette da una Costituzione italiana di
compromesso e nella realtà dei fatti dimostratasi scarsamente
autonomistica, un po' per i propri contenuti ed un po' per
l'interpretazione che ne è stata data dal sistema dei partiti
che ha guidato l'Italia dal 1945 sino ad oggi.
E' in questa fase che si pone la necessità di decidere
quale strada intraprendere e quali strumenti adoperare per
giungere ad una totale revisione del disegno istituzionale
italiano, per conciliare la stabilità di governo con i rapidi
tempi di decisione che oggi sono richiesti, per sviluppare il
ruolo di ogni comunità prevedendo tuttavia momenti di sintesi
e di confronto. Lo Stato italiano, Stato unitario in cui la
concentrazione dei poteri è solo parzialmente attenuata
dall'articolazione amministrativa e legislativa regionale,
deve trasformarsi in uno Stato federale. Questa la ragione che
porta la necessità di riscrivere l'attuale Costituzione.
Infatti è giunto davvero il momento di pensare ad un
cambiamento della forma di Stato. Non si tratta più
semplicemente di variare equilibri fra gli organi di vertice
delle istituzioni repubblicane. Bisogna rifondare la
Costituzione materiale, avendo ben chiaro che è necessario
porre al centro di questo processo costituente le entità
regionali. Ed è quanto l'Union Valdotaine ha fatto con uno
studio attento e con la presente proposta di legge
costituzionale.
I tempi di attuazione dell'attuale Costituzione
repubblicana sono stati lenti e spesso le scelte sono state
molto contraddittorie. L'esempio lampante sono i limiti
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frapposti negli anni alla già limitata possibilità di
esprimersi delle regioni e delle province autonome. In maniera
disinvolta, si è ricorso nei tempi agli escamotage più
diversi per limitare le autonomie speciali. Significativo in
questo senso, addirittura al di fuori della Costituzione, il
concetto di "funzione di indirizzo e coordinamento" che
assegna allo Stato poteri enormi di compressione delle
possibilità delle regioni e delle province autonome. Dei
ritardi è facile dire: basti pensare alla tardiva nascita
delle regioni a statuto ordinario, al loro scarso peso e, più
in generale, alla sopravvivenza, in parallelo, di uno Stato
delle autonomie e di una articolazione locale dello Stato,
dagli uffici periferici dei Ministeri ai prefetti, che sono la
perfetta conseguenza di un disegno falsamente autonomistico.
Esemplificativa appare la trattazione che è stata fatta dal
dopoguerra sino ad oggi di tutta la finanza locale, con le
regioni e comuni costretti ad un rapporto di sudditanza e di
passività nei confronti delle decisioni centrali. Si può dire,
in fondo, che il disegno regionalista è fallito per i propri
limiti strutturali, ma anche per il processo di asfissia a cui
lo Stato centrale lo ha costretto.
Aggiungiamo ancora che ad occupare l'attuale Repubblica è
stato un sistema di partiti che ricalcano in scala,
influenzando ed essendone influenzati, il sistema statale. I
grandi partiti di massa, nelle loro trasformazioni, si sono
sempre più sclerotizzati, occupando tutti gli spazi possibili,
chiudendo ogni possibilità reale di confronti interni e
vanificando i propositi costituzionali che assegnavano al
momento partecipativo il loro ruolo più rilevante.
Da questa premessa discende un atteggiamento scettico nei
confronti della reale possibilità di un processo di spontaneo
cambiamento all'interno dell'attuale sistema politico e
costituzionale. Il rischio cioè è che si perpetui uno spirito
trasformistico, modernamente forse lo si potrebbe chiamare
conoscitivo, che si limiti a parlare delle necessità delle
grandi riforme, ma che nella realtà dei fatti, con abile
operazione di immagine, porti a lievi aggiustamenti per
garantire la sopravvivenza all'attuale sistema dello Stato
nazionale e di tutti i soggetti che ne sono intrinseca
espressione.
L'Union Valdotaine, che rigetta ogni forma di violenza e
teme semmai che possa prevalere in questa fase la tentazione
di svolte autoritarie, ritiene dunque che il dibattito in
corso non potrà sortire nessun effetto se si limiterà ad
essere affrontato sul semplice terreno del confronto tattico
fra i partiti. E' per questo che, pregiudizialmente ad ogni
ulteriore approfondimento, quel che importa anzitutto è
definire un sistema che permetta di dibattere sul nuovo Stato
federale. Terreno di questo confronto può proprio essere un
testo come questo, che è il primo progetto globale
autenticamente federalista presentato in Parlamento.
Infatti bisogna rifuggire da tentazioni di qualunquismo e
cercare vie nuove che permettano di ricostruire un clima di
fiducia fra i cittadini e l'amministrazione. Perché la gente,
la società civile, gli operatori economici, insomma noi tutti
abbiamo bisogno di essere governati in modo serio ed onesto,
da una classe politica responsabile, secondo regole che
consentano una reale partecipazione ed una vera autonomia.
La Valle d'Aosta, come le altre regioni d'Italia, ha
grandissime potenzialità che non vengono sfruttate, depresse
come sono da un centralismo ormai anacronistico.
Il bisogno di aria nuova richiede un nuovo tipo di sforzo
progettuale coraggioso e lucido.
L'Union Valdotaine, presentando la presente proposta di
legge costituzionale, fa la sua parte in questo pensando al
futuro della Valle d'Aosta, dell'Italia e dell'Europa in un
quadro diverso, moderno ed efficiente; per non essere la
zavorra dell'Europa ma una parte viva e vitale di questo
continente che nel progetto di integrazione europea ha trovato
la via per assicurarci un futuro di benessere materiale e
morale.
Proponiamo con forza un progetto di Costituzione federale
per l'Italia, una proposta articolata e ragionata che vede
nelle regioni attuali, trasformate attraverso una
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loro libera scelta in Repubbliche federate fra loro, il
pilastro di un nuovo modo di governare.
Il progetto dell'Union Valdotaine per la riforma dello
Stato italiano in senso federale si basa su una serie di punti
fondamentali:
i diversi popoli che formano lo Stato italiano esercitano
il diritto di autodeterminazione, si costituiscono in
Repubbliche sovrane, denominate "regioni", le quali si
uniscono con un patto federale per costituire la Federazione
italiana;
le competenze della Federazione sono fissate dalla
Costituzione federale, quelle che non sono demandate in modo
esplicito alla federazione sono esercitate direttamente dalle
regioni;
la Federazione delle regioni italiane si impegna a
realizzare la Federazione europea;
gli organi della Federazione si costituiscono seguendo i
princìpi della democrazia rappresentativa. Essi sono: il
Presidente della Federazione; il Parlamento federale formato
dalla Camera dei deputati e dal Senato delle regioni; il
Governo federale, il Tribunale supremo federale;
la Camera dei deputati, che incarna il vincolo federale,
è eletta a suffragio universale;
il Senato delle regioni, in cui queste hanno pari
dignità, è eletto in parte a suffragio universale, in parte
dai parlamenti delle regioni federate e assicura un
raccordo diretto e permanente fra le regioni e la
Federazione.
Queste sono in sintesi le linee direttrici della nostra
proposta, che certo appaiono come del tutto innovative
rispetto all'attuale progetto centralistico che si sta
delineando con la politica delle Authorities, degli
interventi straordinari dello Stato, di un Parlamento che
tende a legiferare anche nelle materie più minute. La strada
da intraprendere è un'altra, che prevede lo scardinamento
dell'attuale Stato, la soppressione di gran parte dei
Ministeri, un riavvicinamento dei cittadini alla politica ed
una forte assunzione di responsabilità da parte degli elettori
e degli eletti.
Non si tratta dunque di una riforma di facciata o di
un'esercitazione di retorica, ma della necessità di fondare
politicamente un cambiamento della politica e dello Stato.
In questo siamo aperti al confronto e al dialogo con tutte
le forze politiche e sociali, senza preconcetti o chiusure,
certi che nel federalismo si possano trovare molte delle
soluzioni necessarie contro lo sfascio ed il degrado
dell'attuale Repubblica italiana. Uno sfascio ed un degrado
che hanno innescato una crescente reazione nella opinione
pubblica, che con il voto ha rinnovato il volto dell'attuale
Parlamento, cui spetta ora un compito storico cui non può
sottrarsi.
Questa proposta di nuova Costituzione vuole essere dunque
un segnale: cambiare è possibile e doveroso soprattutto se
l'alternativa è la tragica e rischiosa dissoluzione della
Repubblica esistente.
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