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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


2036
DDL0131-0002
Progetto di legge Camera n. 131 - testo presentato - (DDL12-131)
(suddiviso in 3 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C131. TESTIPDL
...C131.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC131 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli  Colleghi! - Riteniamo doveroso presentare
  anche in questa legislatura la seguente proposta di legge, in
  quanto l'attualità delle norme che detta è stata confermata,
  proprio, dal trascorrere del tempo, rendendo necessario un suo
  spassionato esame.
    Napoleone, sconfitta l'Austria nel 1805 ad Austerlitz, con
  la pace di Presburgo aggregava la Dalmazia al Regno italico,
  ed a febbraio dell'anno dopo il generale Mathieu Dumas, con un
  "proclama" ne dava l'annuncio: "Dalmati!  L'Imperatore
  Napoleone, Re d'Italia, Vostro Re, vi rende alla Vostra
  Patria.  Egli ha fissato i Vostri destini; il Trattato di
  Presburg garantisce la riunione della Dalmazia al regno
  d'Italia...  Bravi Dalmati!  Riempite i
  vostri destini, ripigliate il vostro Rango, quello degli Avi
  vostri fra le nazioni, mostratevi fedeli alla Patria comune,
  anelanti pel Servizio del Vostro Sovrano, sommessi alle Leggi
  sotto le quali Egli ha riuniti li Popoli d'Italia, come membri
  d'una sola Famiglia".
    Nella pragmaticità della logica e della storia, Napoleone
  aveva ricostituito l'unità di quel bacino adriatico, già
  retaggio di Venezia, che per oltre quattro secoli aveva visto
  la simbiosi - storicamente consacrata dal motto: "Ti con Nu -
  Nu con Ti" che tutto esprimeva - delle genti di Dalmazia con
  la Serenissima.
    Caduto Napoleone, l'Austria-Ungheria nei suoi cento anni di
  dominazione in Dalmazia perseguitò la lingua, la cultura,
 
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  la tradizione di quelle popolazioni, favorendo - per gli
  interni equilibri dell'Impero - la componente croata.
    Ma i dalmati erano italiani, e lo manifestavano
  partecipando ai fermenti, alle idee, ai propositi che
  maturavano nella Penisola.  A Zara, nel 1822, l'Imperial-regio
  Governo sottoponeva all'Inquisizione di Stato venticinque
  aderenti alla Carboneria, altri venticinque vennero
  "adombrati" e sessantaquattro dichiarati "sospetti".
    Nel 1848, i giovani delle città dalmate, all'appello di San
  Marco, passavano l'Adriatico e con Niccolò Tommaseo
  combattevano per la Repubblica di Venezia.  Costituirono la
  Legione dalmato-istriana.  Cinque caddero nella lotta.
    Ma il 1848 significava anche Repubblica romana, e sei
  dalmati in armi furono presenti.  Fra gli altri Federico
  SeismitDoda, poi deputato al Parlamento italiano, ministro
  delle finanze nel Governo di Benedetto Cairoli (1878) ed in
  quello di Crispi (1889-1890).
    A Curtatone, come primo tenente del Battaglione "Bande
  Nere", combattè Marino Giurovich.  Sarà fucilato dagli
  austriaci a Livorno quale promotore di moti mazziniani.
    Ventuno furono i dalmati che nelle campagne del 1859-1860
  s'arruolarono nell'esercito italiano o indossarono la Camicia
  rossa.  Fra gli altri, Marco Cossovich, già tenente della
  Guardia Nobile alla difesa di Venezia, che combattè a
  Calatafimi ed a Palermo.  Uno dei pochi che Garibaldi ricorda
  nominativamente nel suo libro  I Mille.
    Nella terza guerra d'indipendenza, Giorgio Caravà, da Tenìn
  (Zara), comandò il 5^ Reggimento Granatieri.  Promosso generale
  divenne aiutante di campo di Re Umberto.  Con lui, altri
  ventiquattro dalmati combatterono in quella campagna.  Giovanni
  Ivancich, da Spalato, guardiamarina sul  Re d'Italia,
  moriva a Lissa.
                           *  *  *
    Mentre nella penisola si chiudeva il ciclo risorgimentale,
  Zara doveva affrontare
  la lotta per la difesa della sua italianità.  L'Austria,
  nel 1866, perduto il Veneto, vedendo sorgere un'Italia dove
  l'ansito unitario coinvolgeva ed aggregava le popolazioni, e
  paventando ulteriori fermenti disgregatori nella compagine
  dell'Impero, iniziò la metodica snazionalizzazione di quanto
  d'italiano esisteva in Dalmazia.
    Per Vienna fu una scelta politica di salvaguardia, ma nella
  quale si inserì la componente croata dell'Impero asburgico che
  intendeva aggregarsi la Dalmazia e, per la forza del numero,
  diventare la terza componente di quell'Impero che si era
  articolato nella duplice monarchia d'Austria e di Ungheria.
    In quegli anni, inoltre, i croati, dopo secoli di
  acquiescente sottomissione all'Austria, cominciavano a
  ricercare una propria identità storica, e sotto la spinta dei
  nascenti nazionalismi europei, si richiamavano a lontani
  precedenti dell'alto medio-evo per legittimare le loro
  aspirazioni sulla Dalmazia.
    Aspirazioni che Vienna sfruttò sospingendo i croati a
  slavizzare la Dalmazia.  Accontentandoli nel loro nazionalismo,
  sostanzialmente se ne serviva per coartare l'elemento italiano
  ritenuto - non a torto - preminente pericolo per l'Impero.  Ma
  non consentì mai l'aggregazione della Dalmazia alla
  Croazia.
    Primo obiettivo della pressione croata fu la conquista
  degli ottantasei comuni che intorno al 1870 erano retti da
  amministrazioni italiane, tradizionale espressione di comunità
  che, sin dai tempi di Venezia, erano state costantemente
  guidate da italiani.
    Abbattere le amministrazioni comunali significava demolire
  le roccaforti dell'italianità consentendo ad austriaci e
  croati - ciascuno per i propri fini - di incidere sempre più
  sulla nazionalità delle comunità stesse.
    Fu una lotta giornaliera, sottile, difficile, fra
  "annessionisti" croati ed "autonomisti" italiani, protrattasi
  sino alla prima guerra mondiale.
    Per poter vincere le tenaci resistenze l'Austria modificò
  anche le circoscrizioni elettorali, aggregando alle città
  campagne
 
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  e circondari.  Ed i comuni, nell'arco d'una cinquantina di
  anni, nonostante ogni abnegazione, sarebbero caduti tutti,
  meno il comune di Zara.
    Era indispensabile organizzarsi capillarmente per
  contrastare questa pressione.  E gli zaratini strinsero le
  fila, costituendo società politiche, sportive, di mutuo
  soccorso, di cultura.  Ciascuna divenne centro di resistenza,
  di irradiamento, ed anche di provocazione.  Due anni dopo la
  presa di Roma, la "Società del tiro a segno di Zara" adottò la
  divisa del bersagliere italiano.  E l'iniziativa
  entusiasticamente dilagò a Sebenico, a Spalato, nei più
  piccoli centri.  Era una affermazione ed una sfida.
    La lotta ebbe il suo arengo nella stampa locale dove - è
  bene ricordarlo - sino al 1880 circa, i giornali croati
  venivano pubblicati in italiano.  Sintomaticamente
  l' Avvenire  di Ragusa, a chi gli rinfacciava di difendere
  le idee croate scrivendo in italiano, rispondeva che: "la
  università di quelli che leggono giornali nella Dalmazia ha
  bisogno di apprendere dall'italiano le verità slave", poiché
  non conoscevano altra lingua.
    Nel 1866 a Zara vide la luce il  Dalmata,  organo del
  partito italiano che, fra sequestri e censure, continuerà la
  sua battaglia sino agli anni della prima guerra mondiale.  Ed i
  croati gli opposero il  Nazionale,  stampato in italiano,
  con uno scarno supplemento in slavo.  Si dovrà giungere alla
  fine del 1878 per leggere la nota redazionale: "Impiegheremo
  tutte le nostre forze affinché nelle nostre colonne a poco a
  poco sia esclusa anche una sola linea che non sia tutta nella
  lingua nazionale", cioè in serbo-croato.
    Negli anni a cavallo del secolo venne combattuta l'altra
  battaglia, la più determinante: quella per la difesa della
  lingua.  Nel 1890 Vienna aveva deliberato l'istituzione di
  scuole croate a Zara.  E la popolazione, che immediatamente
  insorse in una memorabile adunata di protesta, si organizzò.
  Con l'aiuto della "Lega Nazionale", personalmente ciascun
  zaratino - anno dopo anno - contribuì all'apertura di nuove
  scuole, direttamente gestite, temendo che prima o poi negli
  imperial-regi istituti venisse meno l'insegnamento sino a quel
  momento impartito in italiano.
    Nel 1899 a Zara fu fondata la "Società degli studenti
  italiani della Dalmazia", che divenne il braccio operativo del
  partito italiano.  Così, di fronte alle autorità austriache, si
  potè giustificare la costituzione di biblioteche popolari, si
  potè - nel nome della cultura - invitare a Zara i più
  prestigiosi esponenti della Penisola come Innocenzo Cappa,
  Alberto Lombroso, Virginio Gayda, Giulio Caprin, Guido Mazzoni
  ed altri che, sotto lo schermo di un titolo letterario, nelle
  loro lezioni o nelle loro conferenze portavano alla città la
  voce della Patria.
    Zara manifestava in tutti i modi la sua partecipazione alle
  vicende della Madrepatria, e sentì come un dovere di essere
  presente a Roma con una propria rappresentanza alle onoranze
  funebri per la morte di Re Umberto.  Dirà, un rapporto della
  polizia austriaca, che: "Anche in questa città (Zara) le
  manifestazioni di lutto furono nei giorni 8 e 9 corr.  (agosto)
  importanti.  Mentre nei primi giorni dopo il tragico
  avvenimento soltanto il Console italiano issò la bandiera con
  crespo di lutto a mezz'asta ed i sudditi italiani (cioè
  cittadini del Regno che abitavano a Zara) coprirono le loro
  abitazioni e locali d'affari con segni di lutto, una gran
  parte dei cittadini (cioè italiani cittadini austriaci)
  seguirono tale esempio nei giorni 8 e 9 e specialmente i
  negozianti delle principali strade, Calle Larga e Calle S.
  Maria, dove quasi tutte le vetrine dei negozi erano coperte da
  segni di lutto; mentre durante la Messa funebre nella Chiesa
  del Duomo al 9 corr. e durante tutto il giorno i locali erano
  chiusi".  Espressioni di lutto, ma soprattutto manifestazione
  d'Italianità.
    Nel 1909 Vienna imponeva l'uso della lingua croata negli
  atti ufficiali.  Oltre cinquecento tra dirigenti ed impiegati
  di Zara firmarono con il proprio nome e cognome un "Memoriale"
  di protesta -  Sulla nazionalità italiana della Dalmazia
  - diretto al Ministro austriaco dell'interno.
 
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  E la Sezione della "Lega Nazionale", in quell'anno, grazie al
  comune impegno degli zaratini poteva vantare, in difesa della
  lingua italiana, la gestione diretta di un collegio maschile,
  di uno femminile, di tre giardini d'infanzia, d'una scuola
  elementare mista maschile e femminile, e di una scuola
  preparatoria alle medie.  Gli insegnanti venivano dalla
  penisola.  Tessuto connettivo di queste realizzazioni, le
  sezioni "segrete" della "Dante Alighieri".
    Con la lingua, per i dalmati era indispensabile salvare
  anche la tradizione di quella cultura per secoli appresa
  nell'università di Padova dove, annesso il Veneto all'Italia,
  era sempre più difficile accedere.
    Così, tra gli studenti delle province italiane dell'Austria
  sorse prepotente la richiesta di una facoltà con insegnamento
  italiano nell'ambito dell'Impero.  Vienna si oppose, e nel
  novembre del 1904 si ebbero i fatti di Innsbruck: sui
  centotrentasei studenti arrestati, sedici erano zaratini.  Poi,
  i fatti di Graz e di Vienna con altri feriti ed arrestati.
    Nel secondo decennio del secolo, con le guerre balcaniche,
  si sentì che qualcosa di nuovo, anche se ancora indefinito,
  stava maturando nell'Impero asburgico.  L'impresa italiana di
  Libia ed il forzamento dei Dardanelli, sollevarono
  l'entusiasmo di Zara.
    Quanto più l'Austria comprimeva l'italianità tanto più
  Zara, in una orgogliosa battaglia, anche se oramai di
  retroguardia, cercava di non perdere ulteriore terreno.  E
  seguiva con sempre più morbosa sensibilità le vicende
  internazionali attendendo la denuncia della Triplice Alleanza
  da parte di Roma.
    A Sarajevo, Gavrilo Princip esplodeva i suoi colpi fatali
  ponendo l'Europa di fronte a se stessa.  Zara, in quel 1914,
  era l'unico comune ancora italiano della Dalmazia, e visse
  nell'ansia e nel timore i mesi della neutralità dell'Italia.
  Ma venne il 24 maggio.
    D'Annunzio, che sempre aveva inteso il travaglio di Zara,
  ora separata dalla Patria anche da un Adriatico divenuto
  ostile, volle portarle il saluto dell'Italia.  Pianificò un
  volo sul cielo di quella città, da lui battezzata "La Santa",
  per lanciarle un messaggio.  Ma l'impresa non potè aver luogo.
  Alcuni giorni prima della partenza il pilota prescelto per
  portare il Comandante su Zara perdette la vita in un incidente
  di volo.
    In quel "Messaggio" il Poeta scolpiva l'animo della città.
  "Chi più di te fu coraggiosa e costante, fedele e disperata,
  nella lotta d'ogni giorno?  Noi lo sappiamo.  Noi ce ne
  ricordiamo.  Il popolo di Zara solo contro tutti, negato dalla
  Madre e senza lamento contro la Madre, ha salvato il Comune
  italiano, ha preservato la figura della nostra più antica
  dignità.  Nella Dalmazia latina, da schiatte barbariche
  iniquamente invasa e usurpata col favore imperiale, il popolo
  di Zara ha salvato e confermato il glorioso Comune italico.  Ha
  mantenuto nel suo pugno il fermento della nostra più antica
  libertà...  Queste parole che ti gettiamo dovrebbero essere un
  canto, perché solo il canto è degno di avvicinarsi alla tua
  virtù ed al tuo martirio".
    Si può dire che la città, anche se allora non conobbe il
  "Messaggio", ne interpretò lo spirito con i suoi
  centoquarantun giovani che, attraversato l'Adriatico,
  volontari nell'esercito italiano, vestirono il grigioverde.
  Altri trentanove, costretti nell'esercito asburgico, attesero
  di essere sulla linea del fronte e, sul Carso, passarono i
  reticolati.  Meno uno, freddato dal fuoco austriaco nella terra
  di nessuno.  Disertori dall'Austria combatterono con i fanti di
  tutti i comuni d'Italia.  Caddero diciannove dalmati, e dodici
  erano zaratini.  Una medaglia d'oro al valor militare, quella
  di Francesco Rismondo - l'"Assunto di Dalmazia" - nove
  medaglie d'argento, otto di bronzo, premiarono il loro
  valore.
    Il 4 novembre 1918, Zara redenta - unica fra tutte le città
  della Dalmazia - divenne italiana.  Non le altre città, perdute
  nel naufragio della diplomazia italiana durante la conferenza
  della pace.  A Versailles, Roma non seppe farsi riconoscere dai
  suoi stessi alleati i diritti che le derivavano dalla cambiale
  sottoscritta nel 1915 con il Patto di Londra e che aveva
 
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  onorato con 680.000 morti.  La diplomazia italiana naufragò
  ancora nei negoziati diretti con i rappresentanti del nuovo
  Stato dei Serbi-Croati-Sloveni, e venne firmato il Trattato di
  Rapallo.
    Zara, che per secoli era stata la capitale della Dalmazia,
  ora redenta, veniva avulsa dal suo naturale circondario,
  ristretta in un territorio che superava appena la cinta delle
  mura.  Rimase fedele alla propria storica tradizione e, fra le
  due guerre mondiali, proseguì nella missione di guida e di
  riferimento per gli italiani di Dalmazia rimasti al di là
  della sua breve frontiera.
    Provincia d'Italia, partecipò fattivamente alla vita della
  Nazione.  Sentì, come impegno morale verso quei 680.000
  fratelli che vent'anni prima avevano sacrificato la loro
  giovinezza per redimerla, di dover rispondere all'appello
  quando la Patria fu nuovamente in armi.  Sei furono i suoi
  caduti nella campagna d'Etiopia; tre le medaglie d'argento e
  cinque di bronzo le ricompense conquistate.  Altri sei zaratini
  caddero sui campi di Spagna, nella crociata per la difesa
  della civiltà europea.  Cinque le medaglie d'argento, due di
  bronzo.
                           *  *  *
    Venne l'ultima guerra, e la tragedia esaltò la storia di
  Zara.
    Cittadina di 22 mila abitanti, unica fra tutte le città
  d'Italia assediata per più giorni durante la campagna contro
  la Jugoslavia, resistette.  Nel contrattacco passò il
  confine.
    Nel corso della conflagrazione, attraverso le classi di
  leva, i richiami, i volontari, con i suoi 3.500 combattenti
  dette un tributo di 324 caduti; più del 9,25 per cento della
  forza alle armi.
    E l'Italia ricompensò questi combattenti con otto medaglie
  d'oro al valor militare, con quarantuno medaglie d'argento,
  con cinquantadue medaglie di bronzo, con centoquindici croci
  di guerra al valor militare.
    A questo sacrificio, a questo eroismo, purtroppo sterile,
  si aggiunse l'olocausto della popolazione civile.
    Quando le vicende della guerra si appalesarono chiaramente
  favorevoli alle potenze alleate, Tito chiese che Zara
  divenisse obiettivo dei bombardieri anglo-americani.  E
  convinse gli alleati che quel piccolo centro con un porto ben
  limitato fosse determinante centro logistico per le divisioni
  tedesche nei Balcani.
    Gli Alleati gli credettero: dal 2 novembre 1943 al 31
  ottobre 1944, sarebbero apparsi 54 volte nel cielo di Zara.  La
  città, indifesa, venne letteralmente distrutta nell'82 per
  cento delle sue abitazioni; quanto restava era gravemente
  danneggiato.  Tito, con l'inganno, aveva perfezionato la
  secolare aspirazione croata.  Era stato annientato anche
  l'ultimo baluardo della italianità sulla costa orientale
  dell'Adriatico.
    Sotto quei bombardamenti non fu possibile annoverare i
  morti.  Probabilmente duemila persone perdettero la vita.  Ma il
  silenzio di un Italia prostrata dalla guerra perduta coprì
  tanto sacrificio.  Venne anche dimenticato che a Zara un
  prefetto, Vezio Orazi, ed un capo della provincia, Vincenzo
  Serrentino, erano stati uccisi dai partigiani titini.
    A Parigi, alla conferenza della pace, nessuno ricordò tanta
  tragedia.  Neppure a Norimberga.
    Quando, nel 1947, il  diktat  sanzionò definitivamente
  la sorte della città, i pochi zaratini ancora abbarbicati alle
  macerie, abbandonarono le rovine delle loro case scegliendo la
  via dell'esilio.  Troncarono le loro stesse radici, e
  coscientemente lo fecero, perché essendo italiani e liberi
  tali vollero rimanere.
    Esuli in Patria, donarono ancora all'Italia la vita del
  giovane Pierino Addobbati, colpito a morte dalla polizia
  alleata a Trieste, quando la città giuliana era contesa.
    Perseverarono nella dedizione, e l'Italia concesse a due
  zaratini, ufficiali dell'Arma dei carabinieri, le massime
  ricompense: al capitano Enrico Barisone, ferito nella lotta
  contro il banditismo sardo, la medaglia
 
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  d'oro al valor militare; al tenente colonnello Antonio
  Varisco, abbattuto a Roma dal terrorismo rosso, la medaglia
  d'oro al valor civile.
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    Superato il primo travaglio dell'esodo, negli zaratini
  sorse naturale l'istinto di ritrovarsi, ed i superstiti nella
  solidarietà del dolore cementarono la nuova comunità.
    Il 20 settembre 1953, per la prima volta dopo la diaspora,
  sull'onda di una emotività non contenuta, convennero a
  Venezia, nella loro città-madre.  Fecero il contrappello dei
  sopravvissuti e l'appello dei morti.
    Da allora, ogni anno, quegli esuli dispersi nei tanti
  comuni della Penisola ed all'estero si riuniscono in un raduno
  nazionale.  Ma subito avvertirono che al loro ritrovarsi
  mancava uno scopo.  Sentirono che la comunità non poteva essere
  la semplice somma di tante presenze e di soli ricordi.
  Sentirono di aver in sè una forza viva, vitale per dimostrare
  ancora la propria identità.  Idee, propositi, che si plasmarono
  nella ricostituzione del loro comune.
    Era il 1958, e nel raduno di Napoli, nella sala dei Baroni
  al Maschio Angioino, gli zaratini, dopo aver solennemente
  dichiarato che il comune "si afferma e si incardina
  soprattutto nella libera volontà unanimemente espressa dai
  cittadini", e di voler, "forti del diritto millenario della
  stirpe.... mantenere intatta la tradizione municipale",
  plebiscitariamente deliberarono la costituzione
  dell'Associazione "Libero comune di Zara in esilio".
    Perfezionata formalmente la deliberazione, per ricomporre
  "la unità municipale di un libero comune italico" per
  "mantenere fra i cittadini associati gli antichi vincoli di
  concordia civica, continuando in Patria il culto delle
  tradizioni cittadine" per "rivendicare in nome della storia e
  della cultura italiana della Dalmazia, il diritto ad un libero
  plebiscito per il ritorno alla Patria dei padri", il 29
  settembre 1963, nelle sale del Palazzo ducale di Venezia
  elessero il loro primo sindaco.
    La forza spirituale di questo comune, senza territorio - ma
  con il suo sindaco, la sua giunta, i suoi consiglieri, con
  l'anagrafe - che riviveva nel solco della storia della città,
  ha dato un senso alla loro condizione di esuli in Patria.
    Però, in un'Italia dominata "non tanto dalla cultura
  comunista, ma da quella pseudo cultura che - come ha detto il
  Presidente della Repubblica Francesco Cossiga - ci è stata
  propinata per quarant'anni, in modo egemonico come cultura
  democratica", al nome di Zara spettò l'ostracismo.
    Quale non fu la trepidazione quando, per la prima volta ad
  un raduno nazionale degli alpini, e subito dopo dei
  bersaglieri, quasi di soppiatto, i reduci di Zara vollero
  sfilare alzando l'azzurro striscione dove campeggiava la
  scritta: "Morti o vivi i Bersaglieri (gli Alpini) di Zara -
  Pola - Fiume sono qui presenti".  Ignorati dalla televisione,
  imbarazzati i Ministri e le autorità, quegli striscioni con il
  loro messaggio furono - e lo sono tutt'ora - accolti
  dall'applauso istintivo del popolo.
    Per decenni il comune lottò contro la burocrazia per far
  togliere dai documenti anagrafici dei propri cittadini quella
  "Yu" (Jugoslavia) che marchiava la nascita degli zaratini e
  degli altri italiani di Dalmazia.  Grazie proprio al MSI-DN, ed
  alla cosiddetta legge Pazzaglia, furono finalmente liberati da
  una errata qualificazione che li offendeva.
    Per superare in qualche modo l'ostracismo, per far
  conoscere la propria presenza in modo più duraturo, il comune
  fece incidere il nome di Zara sul marmo di quelle lapidi che
  riusciva a murare creando o sfruttando i momenti.  Una venne
  collocata al porto di Ancona, a ricordo dei legami delle due
  città dirimpettaie.  Un'altra fu scoperta nella Piazzetta
  Dalmatica del Vittoriale a Gardone Riviera, dove Gabriele
  d'Annunzio ha voluto conservare la prua della Regia Nave
  Puglia.  Curiosità quasi incomprensibile per gli italiani
  di
 
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  oggi.  Per gli esuli, sacrario alla memoria del comandante
  Tommaso Gulli e del suo motorista Aldo Rossi, caduti su quella
  tolda per mano croata, il 12 luglio 1920, quando la nave si
  trovava a Spalato.  A Torino, è stata collocata una lapide
  sulla casa dove aveva abitato Niccolò Tommaseo.
    A Rosolini (Siracusa), città natale di Vincenzo Serrentino,
  il comune consacrò nel marmo il ricordo dell'ultimo
  rappresentante ufficiale dell'Italia a Zara, ucciso dai
  titini, e ad Ercolano, nella scuola dove insegnava, il
  sacrificio del professor Vincenzo Fiengo soppresso a Zara dai
  partigiani.  Un cippo venne eretto a Monte Zurrone - dove sono
  ricordati i caduti senza croce - alla memoria dei tanti
  anonimi figli di Zara scomparsi nella tragedia della
  guerra.
    Nel culto dei propri morti il comune costituì il "Madrinato
  Dalmatico", affidando alla pietà di un comitato femminile
  l'onere di salvare dalla distruzione il plebiscito
  d'italianità e di storia espresso dalle lastre tombali nel
  cimitero di Zara.
    La città amava ed ha sempre amato il soldato d'Italia che
  l'aveva redenta, ed il Comune in esilio, interpretando
  l'immutato sentire dei propri cittadini, con l'apprezzato
  consenso degli Stati Maggiori, ha consegnato le azzurre
  drappelle con i tre leopardi al 22^ Battaglione carri che,
  nell'araldica del proprio stemma, racchiude quello di
  Dalmazia.
    Ha gemellato, durante una particolare cerimonia, la nave
  San Marco  della Marina militare che si fregia del motto
  dalmatico "Ti con Nu - Nu con Ti".
    Ha concesso la cittadinanza onoraria della città ai reduci
  del Comando truppe, poi divisione, "Zara" ed ai reduci del
  Battaglione Bersaglieri "Zara".  Al raduno nazionale dei
  bersaglieri di Asti, al gonfalone del comune di Zara in esilio
  furono resi gli onori militari, poiché il Battaglione
  Bersaglieri "Zara" era nato dal 9^ Reggimento, che aveva la
  propria sede ad Asti.
    Gli zaratini, consci che la loro identità è - e farà -
  parte della storia d'Italia, anche quando i protagonisti di
  questi eventi non più esisteranno, attraverso il Comune ed il
  loro giornale, lo  Zara,  con personale contributo di
  tutti e di ciascuno, a Venezia, presso la chiesa dei Santi
  Giorgio e Trifone, dove sin dal 1451 ha sede la "Scuola
  Dalmata" voluta dalla Serenissima, hanno ristrutturato un
  intero stabile trasformandolo nel loro Museo-Archivio.  E lì,
  con documenti, libri, cimeli donati dagli esuli stessi vive la
  incontrovertibile testimonianza della loro storia, della
  cultura dalmata.  Completa, in tal modo, l'altra testimonianza
  racchiusa negli undicimila volumi della biblioteca
  Cippico-Bacotich, conservata dalla gelosa cura del Senato
  della Repubblica.
    Intorno al Comune hanno gravitato le altre iniziative degli
  esuli.  Ha rivisto la luce  La Rivista Dalmatica,  nata a
  Zara nel 1899, edita a Roma dall'Associazione nazionale
  dalmata che, con la regolarità dei suoi fascicoli trimestrali,
  dopo novantacinque anni di attività, si allinea oggi fra le
  più vecchie riviste d'Italia.  E' risorta la  Società Dalmata
  di storia Patria,  fondata a Zara nel 1926, attiva a Venezia
  con le sue periodiche monografie, con le sue tornate di
  studio.
    Gli zaratini, dal 1953, sono fra loro collegati dal
  periodico  Zara,  cui va il merito d'aver mantenuto vivo
  lo spirito della città, raggiungendo anche le comunità degli
  esuli all'estero, con le quali il Comune mantiene un continuo
  contatto.  A Sidney, a Brisbane, a Melbourne, dove si sono
  organizzate in circoli dalmatici, a Toronto in Canada, negli
  Stati Uniti, oltre ai concittadini in America Latina.  Impegno
  non indifferente, che costituisce una delle attività più
  attentamente seguite dal Comune.
    Proprio nei giorni in cui insorgeva il conflitto
  serbo-croato, per la munificenza di uno zaratino, a Zara è
  stato consacrato il ricostruito santuario della Madonna della
  Salute, centro di devozione della città, integralmente
  demolito dai bombardamenti dell'ultima guerra.
    Da Ancona, via mare e via terra sono state inviate a Zara
  centinaia di tonnellate
 
                               Pag. 8
 
  fra viveri, indumenti, medicinali, raccolti dal Comune.  Gli
  esuli, umanamente sensibili, superando ogni barriera politica
  e la tragicità di ricordi sofferti in prima persona, hanno
  inteso soccorrere quanti si trovano nella loro città,
  nuovamente martoriata da una guerra.
                           *  *  *
    Due anni or sono, a settembre, gli zaratini si sono riuniti
  ad Assisi nel loro 38^ raduno nazionale.  Hanno riconfermato
  come loro sindaco lo "stilista" Ottavio Missoni, nato a
  Ragusa, educato a Zara.  Su sua proposta l'Assemblea dei
  cittadini, nella città del Santo patrono d'Italia, ha
  approvato un documento che facciamo nostro.
    Dopo aver ringraziato il Presidente della Repubblica per le
  parole pronunciate sull'incrociatore  Garibaldi;  dopo
  aver ricordato il travaglio della Città nella sua storia, la
  tenace fedeltà all'Italia dei suoi cittadini, il loro apporto
  in pace ed in guerra; dopo aver espressa la sentita
  gratitudine alla Patria per le ricompense al Valore
  individualmente concesse ai propri figli che nel combattimento
  hanno esaltato il proprio credo, ha chiesto: "che il Governo
  italiano voglia ricordare anche il sacrificio dei tanti
  militari e civili anonimamente caduti, soppressi, dilaniati
  dalle bombe, annegati, fucilati, con la concessione di una
  medaglia d'oro cumulativa "alla memoria" della città di Zara
  che, nel travaglio coscientemente affrontato in nome della
  Patria, ritiene di averne legittimamente titolo".
                           *  *  *
    Onorevoli Colleghi!
    Se un Presidente della Repubblica si è inginocchiato
  davanti alla grande lastra
  tombale di Basovizza, onorando quei caduti senza nome troppo
  a lungo ignorati, siamo convinti che la Camera, oggi, ben
  possa deliberare la concessione al Comune di Zara in esilio di
  una Medaglia d'oro "alla memoria" dei suoi cittadini che con
  il loro sangue hanno ingrommato le macerie della città perduta
  in un patto che, confermando la storia, trascende gli
  eventi.
                           *  *  *
    I dati riportati in questa relazione sono stati ripresi, in
  particolare, dal volume  Per l'Italia - Centocinquanta anni
  di Storia dalmata,  che raccoglie quanto Zara ed i dalmati
  hanno dato all'Italia.  Documentazione necessaria per valutare
  i momenti e le circostanze che presiedono alla concessione
  della massima ricompensa al valor militare.
    Il volume è da considerare come essenziale parte integrante
  della presente relazione, e come tale viene parzialmente
  riprodotto in calce alla stessa per la necessaria e più
  completa conoscenza degli avvenimenti da parte degli onorevoli
  colleghi.
    Una copia del citato volume è stata depositata, a cura dei
  proponenti, negli uffici della Segreteria generale della
  Camera, ed altra copia, non appena la proposta di legge avrà
  completato il proprio  iter,  sarà trasmessa a cura dei
  proponenti alla commissione militare cui compete l'esame dei
  titoli per la concessione delle ricompense al valor
  militare.
                            *  *  *
    Onorevoli Colleghi!
    Affidiamo alla Vostra sensibilità questa proposta di legge,
  che conferma alla nostra storia il sacrificio e la dedizione
  di una comunità che ha sempre onorato l'Italia.
 
                               Pag. 9
 
      Si allegano con il consenso dell'autore, avvocato
  Oddone Talpo, alcuni brani estratti dal volume "Per l'Italia -
  Centocinquanta anni di storia dalmata - 1797-1947", Editrice
  periodico  Zara,  1987.
                         Parte prima
          I FEDELISSIMI SCHIAVONI DELLA SERENISSIMA
                E L'ULTIMA DIFESA CON VENEZIA
      1796  - La Serenissima, minacciata da Napoleone,
  chiama a raccolta le milizie Oltramarine.  Convengono a Venezia
  11500 Schiavoni, al grido di  "Viva San Marco!  Viva il
  nostro Principe!".
      6 luglio -  Nelle vicinanze di Verona, un drappello di
  Schiavoni disperde un reparto di militi napoleonici.  Il
  generale francese Massena protesta.  Il Provveditore Foscarini
  disarma gli Schiavoni di stanza a Verona.  Per protesta, uno
  Schiavone va in giro con in dosso il solo camiciotto.  A chi,
  ironicamente, gli chiede se sentisse caldo, rispondeva:
  "No! ma finché Principe non darà mia arma, mi no voler so
  abito!".
      Gli Schiavoni presidiano Vicenza, Padova, Poveglia.  Al
  comando del dalmata Antonio de Galateo e del colonnello
  Giorgio Antonio Matutinovich, da Spalato, difendono il forte
  di Brondolo.  Altri 4000 sono schierati fra Fusina, Marghera e
  Campalto.
      1797  - Gli Schiavoni, al comando del tenente
  Mazarovich respingono un tentativo dei francesi contro
  Salò.
        17 aprile -  "Le Pasque Veronesi".  Con i cittadini
  combatte un reparto di Schiavoni ed i  "soldati Oltramarini
  menano strage degli avversari".  In soccorso di Verona
  giungono il generale Antonio Stratico ed il capitano Antonio
  Paravia, ambedue nativi di Zara, con altri Schiavoni.
      Tre battelli da guerra francesi cercano di forzare il
  canale del Lido.  Il conte Alvise Viscovich, da Perasto, al
  comando della goletta  Annetta Bella  abborda il
  Libérateur d'Italie.  L'equipaggio dei perastini,
  "infierendo contro il nemico, menava strage completa".
  Fu l'ultimo combattimento della Serenissima sul mare.
        6 maggio -  Nella incertezza che pervade il Maggior
  Consiglio, Francesco Pesaro, Procuratore di San Marco, grida
  al Doge Ludovico Manin:  "Tolé su el Corno e andé a
  Zara".
 
                              Pag. 10
 
      Nelle giornate dal 6 al 12 maggio, gli Schiavoni
  presidiano Venezia.  Sono sui burchi pronti a sbarcare.  Lungo
  la Riva vigilano 150 Bocchesi in armi.
        12 maggio -  Ultima seduta del Maggior Consiglio per
  deliberare sui  "Da mò di Massima"  (decreti).  Si procede
  in una indescrivibile confusione.  Manca il numero legale.  Una
  scarica di fucileria, saluto a Venezia dei reparti Schiavoni
  che si stavano imbarcando, sconvolge i Patrizi.  Al grido di
  "sia mandata la Parte"  (votazione) le decisioni sono
  approvate.
      In Piazza San Marco Bocchesi e Schiavoni, innalzano
  ancora una volta il Gonfalone della Serenissima.
                           *  *  *
      Gli Schiavoni venivano ingaggiati da ufficiali detti
  'capo-leva'.  Il contratto di arruolamento aveva la
  durata di sei anni.  La statura minima per l'accettazione era
  di m. 1.62, e l'età dai 17 ai 40 anni.
      Erano suddivisi in 11 reggimenti, contraddistinti dal
  nome del colonnello, o del centro di reclutamento più
  importante da cui provenivano gli effettivi.
      Ogni reggimento era composto da nove compagnie, salvo
  quello di Signo.  Ne aveva undici, per la maggior importanza
  del territorio di leva che comprendeva Signo, Spalato, Salona
  e Clissa.
      Ogni reggimento era formato da 485 uomini, per cui
  ciascuna compagnia risultava di 54 militi.  In tempo di guerra
  il loro numero era raddoppiato.
      Per la formazione degli ufficiali degli Schiavoni Venezia
  aveva istituito a Zara, sin dal 1740, una Accademia
  Militare.
          LA DEPOSIZIONE DELLE INSEGNE DI SAN MARCO
                         IN DALMAZIA
  A ZARA
      Il 1^ luglio 1797, verso le ore 15, alla Cittadella ed in
  Piazza delle Erbe, vennero ammainate le insegne di San
  Marco.
      I vessilli, raccolti da due capitani, e con la scorta di
  alcune compagnie in armi, furono portati in Piazza dei
  Signori, dov'erano schierate le Milizie Venete.
      Le insegne, affidate al sergente generale Antonio
  Stratico, furono prese in consegna da due colonnelli, uno
  dalmata ed uno veneziano.
      Da Piazza dei Signori, fra il tuonare delle artiglierie,
  lungo la Calle Larga, seguite dai reparti in armi e dal popolo
  tutto, vennero portate nella Cattedrale di Sant'Anastasia, e
  poste sull'Altar Maggiore.
      Narra Lorenzo Licini, testimone oculare, che  "nel
  terminare della funzione ascese sulla detta ara il sergente
  generale Antonio Stratico, che con lacrime baciò le indicate
  venete bandiere, il che fu eseguito da tutti gli Offiziali
  nazionali ' dalmati'  ed italiani, al numero di 160; ai
  quali
 
                              Pag. 11
 
  seguì quantità di popolo dell'uno e dell'altro sesso; e
  talmente delle lacrime rimasero bagnati i vessilli, come se
  fossero stati immersi nell'acqua, quali si conservano nella
  sacrestia".
  A PERASTO
      Il conte Giuseppe Viscovich, capitano di Perasto,
  deponendo nella chiesa le insegne di San Marco, alla presenza
  di tutte le milizie e di tutto il popolo - era il 22 agosto
  1797 - pronunciò il seguente discorso:
        "In sto amaro momento, in sto ultimo sfogo de amor, de
  fede al Veneto Serenissimo Dominio, al Gonfalon della
  Serenissima Repubblica, ne sia de conforto, o Cittadini, che
  la nostra condotta passada, che quella de sti ultimi tempi
  rende più giusto sto fatto fatal, ma virtuoso, ma doveroso per
  nu.
      Savarà da nu i nostri fioi, e la storia del zorno farà
  saver a tutta l'Europa che Perasto ha degnamente sostenudo
  fino all'ultimo l'onor del Veneto Gonfalon, onorandolo co sto
  atto solenne, e deponendolo bagnà del nostro universal
  amarissimo pianto.
      Sfoghemose, Cittadini, sfoghemose pur, ma in sti nostri
  ultimi sentimenti, coi quali sigilemo la nostra gloriosa
  carriera corsa sotto el Serenissimo Veneto Governo,
  rivolgemose verso sta insegna che lo rappresenta e su de ela
  sfoghemo el nostro dolor.
      Per 377 anni la nostra fede, el nostro valor, l'ha sempre
  custodia per terra e per mar, per tutto dove ne ha ciamà i so
  nemici che xe pur quelli della Religion.
      Per 377 anni le nostre sostanze, el nostro sangue, le
  nostre vite, le xe stae sempre per ti, o San Marco, e
  felicissimi sempre s'avemo reputà.  Ti co nu, nu co ti; e
  sempre con ti sul mar nu semo stati illustri e virtuosi.
  Nissun con ti n'ha visto scampar, nissun con ti n'ha visto
  paurosi.
      Se i tempi presenti, infelicissimi per imprevidenza, per
  dissension, per arbitrj illegali, per vizj offendenti la
  natura e el gius delle genti non te avesse tolto dall'Italia,
  per ti in perpetuo sarave stae le nostre sostanze, el sangue,
  la vita nostra, e piuttosto che véderte vinto e desonorà dai
  toi, el coragio nostro, la nostra fede se averave sepelio soto
  de ti.
      Ma za che altro no ne resta da far per ti, el nostro cor
  sia l'onorata to tomba, e el più puro e el più grande to
  elogio le nostre lagrime".
        Il conte Viscovich, deponendo le insegne,
  s'inginocchiò davanti all'Altare, e rivolto al piccolo nipote
  che gli era accanto, disse:
        "Inzenocite anca ti; bàsile, e tiénile a mente per
  tutta la vita".
                           *  *  *
 
                              Pag. 12
 
             CON NAPOLEONE PER IL REGNO D'ITALIA
                          1805-1814
             IL PROCLAMA DI NAPOLEONE AI DALMATI
      Il 19 febbraio 1806, il generale di divisione Mathieu
  Dumas lanciava da Zara il  "Proclama"  di Napoleone ai
  Dalmati.
        "Dalmati!  L'Imperatore Napoleone, Re d'Italia, Vostro
  Re, vi rende alla vostra Patria.  Egli ha fissato i vostri
  destini; il Trattato di Presburg garantisce la riunione della
  Dalmazia al Regno d'Italia '...'.
      Bravi Dalmati!  Riempite i vostri destini, ripigliate il
  vostro Rango, quello degli Avi vostri fra le Nazioni,
  mostratevi fedeli alla Patria comune, anelanti pel Servizio
  del Vostro Sovrano, sommessi alle Leggi sotto le quali Egli ha
  riuniti li Popoli d'Italia come membri d'una sola
  Famiglia".
                           *  *  *
                   LA LEGIONE REALE DALMATA
      Con decreto del 31 maggio 1806, dato da Saint Cloud,
  Napoleone costituiva una  "Legione in Dalmazia"  composta
  da quattro battaglioni, che porterà il nome di ' Reale
  Legione Dalmata'.
      Metà degli Ufficiali venivano tratti dall'Armata
  d'Italia, l'altra metà dai nativi della Dalmazia.
      I regolamenti di disciplina ed amministrativi erano gli
  stessi dell'Armata d'Italia.
      I due primi battaglioni avevano il loro ' Consiglio
  d'amministrazione'  (centro di reclutamento o deposito) a
  Zara; gli altri due a Spalato.
      La Reale Legione Dalmata venne organizzata dal generale
  di brigata Milossevich.
      La Legione, in seguito (8 gennaio 1808), prese il nome di
  "Reggimento Reale Dalmato"  e partecipò alle campagne del
  1809-1810 contro l'Austria; del 1812 in Russia; del 1813 in
  Prussia.
      Il Reggimento fu sciolto il 18 agosto 1814.
                          (Omissis).
      Seguono i nominativi degli ufficiali del "Reggimento
  Reale Dalmato".
                           *  *  *
 
                              Pag. 13
 
               DALLA CARBONERIA AL RISORGIMENTO
                          1813-1847
                  I DALMATI E LA CARBONERIA
      Le sette dei  "Guelfi"  e dei " Greci del
                          Silenzio"
      "Giuro al Dio degli Eserciti, ed a Te Sommo Terribile di
  tenere custodito nel profondo del mio cuore il segreto che io
  rilevo.
      Giuro di prestare assistenza ed ajuto, tanto con la vita,
  quanto con le proprie sostanze a' miei Cugini.
      Giuro di prestare ajuto a difesa per l'Indipendenza e
  Costituzione Italiana.
      Ed in fine giuro di esterminare gl'inimici sotto pena di
  esser trucidato, ed il mio corpo venga dato alle fiamme e la
  mia cenere rimanga preda al vento, e così estingua ogni mia
  memoria".
                     (Giuramento della setta dei  "Guelfi")
                           *  *  *
        "Lo scopo dei Carbonari è lo sconvolgimento e la
  distruzione di tutti i Governi.
      Quello dei 'Greci del Silenzio' è lo stesso.
      Quello dei 'Guelfi' è la liberazione dell'Italia dagli
  attuali Governanti".
      (Da una "Relazione redatta dall'I.R. Presidente del
  Tribunale d'Appello della Dalmazia, in Zara, Giovanni
  Nepomuceno Vlach, per il conte Venceslao Vetter nobile di
  Lilienberg, Governatore della Dalmazia" 15 gennaio 1834).
                           *  *  *
        "La Setta dei Carbonari apparisce sia stata introdotta
  in Dalmazia alla fine dell'anno 1813 o al principio del 1814
  dall'isola di Lissa, che si trovava allora sotto il Governo
  Britannico e che era l'asilo dei faziosi di varie nazioni, i
  torbidi progetti dei quali furono distrutti col cangiamento
  politico allora avveratosi.
      Infatti li Vincenzo e Giulio fratelli Solitro di Spalato
  furono aggregati alla Carboneria in Lissa verso la fine del
  1813, ivi ebbe le prime Comunicazioni Vito Nicolich da un
  Uffiziale Inglese, ed in quell'epoca a Lissa dimorava Pietro
  Gadola di Graz, che può ritenersi uno dei primi che in Zara
  abbia per questa Setta aggregato.
 
                              Pag. 14
 
        A Lissa, poi, nel 1814 si ridusse, per quanto sembra
  espressamente, per disseminare la Setta de' Carbonari, certo
  don Pasqual Cibotti da Casal Bordino vicino Pesaro, medico di
  professione, il quale è indiziato come l'aggregatore alla
  Setta medesima di Francesco Negretti, ora defunto.  Ivi
  soggiornarono pure per qualche tempo anche li francesi Pinel
  ed Ippolito Bertrand, che si calcolavano avere idee esagerate
  dei sistemi francesi, ed essere Capi Massonici.  Dicesi che in
  Ancona sia stato arrestato il Bertrand nell'anno 1818 come
  promotore di Sette.
      Contemporaneamente apparisce dagli atti, che siensi
  sparsi per la Provincia anche degli emissari di questa Setta,
  mentre Antonio Franzoni negoziante da Venezia oltre all'aver
  fatto associare in Puglia Gio.  Papali, procedente da colà,
  venne in sua compagnia a Zara, e vi fece, per quanto consta
  fino ad ora, due aggregazioni Carbonici;  Gio.  Menini da
  Barletta arrivò quasi contemporaneamente a Zara, ed è
  indiziato d'aver fatto degli aggregamenti Carbonici, delle
  associazioni alla Setta de' Greci, manifestando le ree
  tendenze contro il buon ordine e la tranquillità d'Italia".
        (Dalla "Relazione dell'origine e dello stato
  dell'Inquisizione costruita in Zara contro la Società de'
  Carbonari" a firma del barone de Billemberg, consigliere -
  Zara, 9 settembre 1822).
                          (Omissis).
      Seguono i nomi degli inquisiti sospetti Carbonari.
                           *  *  *
                   PER LA DIFESA DI VENEZIA
                          1848-1849
                 LA LEGIONE DALMATO-ISTRIANA
      La Legione Dalmato-Istriana venne costituita per
  iniziativa di un Comitato formato dai dalmati, don Luca
  Antunovich, don Luca Lazaneo, Pietro Naratovich, e
  dall'istriano Matteo Petronio che, il 14 novembre 1848,
  lanciarono il seguente proclama:
                 AI GIOVANI DALMATO-ISTRIANI
                   che non militano ancora
        sotto la Bandiera della Indipendenza Italiana
        "Il caldo desiderio da Voi esternato, giovani
  valorosi, nel 22 marzo, di formare una legione
  Dalmato-Istriana, per combattere in campo aperto l'austriaca
  tirannide, verrà esaudito, tosto che Voi accorriate sotto il
  vessillo tricolore italico dell'indipendenza.
 
                              Pag. 15
 
        (...) Arruolati sotto lo stendardo dell'Italico
  riscatto, ed organizzati in legione Dalmato-Istriana,
  diverrete la potenza armata ed operosa contro l'austriaco
  dispotismo, che in ogni maniera si sforza, nei suoi aneliti
  estremi, di carpire la nazionalità perfino ai popoli da esso
  fin'ora tormentati.
      No, l'Istria e la Dalmazia marittima, non sono, non
  possono essere, non saranno mai germaniche o slave, ché non lo
  consentono natura, né la storia delle politiche loro vicende,
  non la lingua, la religione, i costumi.
      Il bel paese italiano non finisce al di quà
  dell'Adriatico, ma sulle opposte sponde pur si distende, e la
  barriera mal vietata delle Alpi è separazione che la natura
  pose tra le vandaliche masnade dei barbari e la civiltà
  dell'italo, dell'istriano e del dalmata suolo.
      Accorrete quindi senza indugio, accorrete numerosi sotto
  le sospirate bandiere della santa guerra d'Italia, ed
  efficacemente cooperando alla redenzione di questa invidiata,
  e perciò dai selvaggi straziata penisola, coopererete del pari
  alla redenzione dell'Istria e della Dalmazia.
      All'armi, giovani generosi, all'armi; la Patria vi chiama
  e vi incita.  Il giorno della completa indipendenza italiana,
  sarà giorno dell'emancipazione, pur anche dalmato-istriana,
  dalle branche crudeli dell'esecrata bicipite aquila
  austriaca!
                Viva l'Italia!  Viva San Marco!
         ANTUNOVICH - LAZANEO - NARATOVICH - PETRONIO
                          (Omissis).
      Seguono i nomi dei volontari, dei caduti, dei feriti, dei
  proscritti dall'Austria.
                           *  *  *
                  I DALMATI NEL RISORGIMENTO
                     IL 1848 IN DALMAZIA
                            A ZARA
      Il 18 marzo 1848, alle prime notizie dei moti
  insurrezionali di Vienna, la popolazione di Zara si riversa
  per le calli e per le piazze inneggiando alla libertà ed
  all'Italia.
      Il 22 marzo, mentre il barone von Fluck, commissario di
  polizia, abbandona la città, settecento zaratini, al comando
  del conte Francesco de Borelli, si costituiscono in Guardia
  Nazionale.
      La Guardia Nazionale, oltre ai poteri di pubblica
  sicurezza, assume anche quelli amministrativi, e come propria
  bandiera adotta il Tricolore d'Italia.
 
                              Pag. 16
 
      I dalmato-italiani, inquadrati nel reggimento "Wimpffen"
  al comando del colonnello Sirtori, sono pronti ad insorgere al
  segnale di Venezia.
    Niccolò Tommaseo, alcun tempo dopo, scrisse di non aver
  dato l'atteso segnale poiché:
  "non avendo Venezia né legni da difendere la lunga costa,
  né armi da mettere in mano a' volonterosi, né danaro, non dico
  da premiarli ma da sfamarli '...', quel popolo disgraziato
  rimaneva preda, non solo dell'Austria, che ci avrebbe
  avventati a rapina i Croati e attizzata la guerra civile '...'
  ma preda alla Russia distendente la sua rete di ferro su tutta
  la gente slava".
                          A SEBENICO
      La notizia degli avvenimenti di Vienna arriva il 23
  marzo.  Tremila persone percorrono la città e fanno una
  imponente dimostrazione davanti alla casa natale del
  Tommaseo.
      Vengono innalzate le vecchie insegne di San Marco.
                  NELLE ALTRE CITTA' DALMATE
      A Spalato, il 23 marzo, il popolo scende in piazza con
  una entusiastica dimostrazione.  La Municipalità vota, in
  Consiglio comunale, l'unione a Venezia.  Analogamente a Ragusa
  ed a Cattaro.
                            * * *
      Se il 25 marzo 1848 la Dieta croata di Zagabria chiede
  all'Imperatore  "una nuova e più salda unione in ogni senso
  del Regno di Dalmazia, nostro per legge e per storia, al Regno
  di Croazia e Slavonia",  i dalmati fanno immediatamente
  sentire la loro risposta.
      Guidati da Antonio Grubissich, di Spalato, rettore della
  chiesa italiana di Vienna, diressero all'Imperatore  "in
  nome dei loro connazionali una pubblica e solenne
  protestazione contro qualsivoglia proposta o deliberato che
  venisse fatto in nome della Dalmazia, senza l'intervento di
  persone da essa deputate a legalmente rappresentarla".
      Il 29 marzo, Spalato chiese di condividere le sorti del
  LombardoVeneto, e non quelle della Croazia.
      Inoltre la Municipalità di Spalato rispose a quella di
  Zagabria che le aveva fatto pervenire un invito, scritto in
  lingua slava, perché aderisse all'unione della Dalmazia alla
  Croazia, che:  "La Dalmazia è italiana; un solo cittadino di
  Spalato, che ne conta 12.000, è stato capace di tradurre le
  vostre onorevoli parole".
                           *  *  *
 
                              Pag. 17
 
                 DALMATI ALLA DIFESA DI ROMA
                         A CURTATONE
                          (Omissis).
      Seguono i nomi dei volontari.
                           *  *  *
  NELLE GUERRE D'INDIPENDENZA E PER LA DIFESA DELL'AUTONOMIA IN
                           DALMAZIA
      A Zara e negli altri centri della Dalmazia, i cittadini
  di quegli ottantasei comuni, tutti amministrati da podestà
  italiani, sentivano incombere il confronto con i croati.
      Nei riguardi dell'imperial-regia polizia non si ebbero
  atti di violenza, ma una costante e strisciante affermazione
  d'italianità.
      Si sfoggiavano i cappelli alla Cavour, i fazzoletti e le
  cravatte alla Garibaldi, i ventagli alla veneziana, si
  ostentavano decorazioni di San Marco e di Napoleone.
      Se vi erano delle manifestazioni, non avvenivano più nel
  nome di San Marco.  Ora il grido era  "Garibaldi e Vittorio
  Emanuele".
      In quel 1859, non era più possibile un afflusso di
  volontari, come a Venezia nel 1848.  Tuttavia, zaratini e
  dalmati presero parte alle campagne della seconda guerra
  d'indipendenza con Garibaldi e con l'esercito Sabaudo.
                          (Omissis).
      Seguono i nomi dei volontari nelle campagne del
  1859-1860.
                           *  *  *
                    LA PRIMA DIETA DALMATA
             LA DIETA DEL "NON ACCOGLIMENTO" 1861
      Con la patente del 5 marzo 1860, l'Austria aveva
  istituito un Consiglio dell'Impero "rinforzato" da
  rappresentanti regionali.  Convocato a Vienna, nel settembre di
  quell'anno, i croati chiesero l'annessione del Regno di
  Dalmazia a quello di Croazia.
      Insorse il deputato conte Francesco de Borelli, di Zara,
  che, parlando in italiano, decisamente affermò:  "Nego che
  alcuno abbia diritto di sorta sulla Corona del Regno di
  Dalmazia".
 
                              Pag. 18
 
      L'8 aprile 1861 furono istituite le Diete regionali.
  Quella della Dalmazia era composta da quaranta deputati
  elettivi e da due membri di diritto: l'arcivescovo cattolico,
  monsignor Giuseppe Godeassi, ed il vescovo ortodosso monsignor
  Knesevich.
      Le elezioni si svolsero nella contrapposizione degli
  "autonomisti", italiani, e degli "annessionisti", croati.  Gli
  "autonomisti" conquistarono ventinove seggi.
                          (Omissis).
      Seguono i nomi dei componenti la prima Dieta Dalmata.
      Fra i deputati "autonomisti" vi erano due serbi,
  l'avvocato Spiridione Petrovic, ed il vescovo ortodosso,
  monsignor Knesevich.
      Nella seduta del 18 aprile 1861, l'imperial-regio
  commissario, stabilì che la Dieta dovesse procedere:
  "alla scelta dei deputati i quali avranno a perpetrare il
  quesito dell'unione della Dalmazia alla Croazia e Slavonia,
  colla Dieta di questi due Regni".
      Il deputato autonomista, Federico Antonio Galvani, in
  risposta all'imperial-regio commissario, presentò la
  mozione:
  "La proposta governativa sulla nomina ed invio dei
  deputati a Zagabria per trattare sul quesito dell'annessione,
  non sia svolta tanto per la forma, quanto per la inopportunità
  dell'annessione stessa".
        La mozione, posta ai voti, venne approvata con
  ventisette voti favorevoli e tredici contrari.
      Il corrispondente da Zara dell' Osservatore triestino
  telegrafava:  "L'entusiasmo è immenso, la città è in
  festa".
                           *  *  *
                LA TERZA GUERRA D'INDIPENDENZA
                          1866-1867
      Con la guerra del 1866, l'Austria pose in stato d'assedio
  le città della Dalmazia, poiché sentiva vigoroso fra quegli
  italiani il convincimento di una prossima Redenzione.
      A Spalato, gli italiani avevano preparato i tricolori, ed
  erano pronti ad accogliere l'arrivo delle navi d'Italia.
      Un ufficiale della squadra italiana aveva portato a
  Giorgio Giovannizio - che a Spalato, in assenza di Antonio
  Bajamonti, guidava il partito degli "autonomisti" - un
  messaggio dell'ammiraglio Carlo Pellion conte di Persano.
 
                              Pag. 19
 
      Un telegrafista, dall'isola di Lèsina, teneva informata
  l'ammiraglia italiana dei movimenti della flotta austriaca.
      Sui campi di battaglia della Penisola, altri dalmati
  erano presenti alla lotta.
      Ma la giornata di Lissa (20 luglio 1866) fu fatale per
  l'italianità della Dalmazia.
      Da quel momento, i dalmati autonomisti dovettero iniziare
  la loro dura, tenace battaglia per resistere e sopravvivere
  all'incalzare dei croati sostenuti ed incitati da Vienna.
                          (Omissis).
      Seguono i nomi dei combattenti nella Terza Guerra
  d'indipendenza.
                           *  *  *
             PER LA DIFESA DELLA SCUOLA ITALIANA
                             1890
      Il 6 novembre 1890, gli "annessionisti" croati, alla
  Dieta dalmata, fanno approvare una mozione per la istituzione
  di scuole croate in Dalmazia.
      La reazione popolare è immediata.  A Zara si costituisce
  un Comitato, sotto la presidenza del podestà Nicolò Trigari,
  per elevare le più ferme proteste.
      In città viene diffuso il seguente manifesto:
  "Concittadini,
      il sei novembre sarà scritto con dolore negli annali
  della patria nostra!
      In quel giorno la maggioranza della dieta provinciale
  esprimeva un voto all'i.r. governo per la mutazione delle
  nostre scuole italiane in scuole slave.
    Noi dobbiamo tutelarci con tutte le nostre forze dell'anima
  contro questo voto, che disconosce i nostri diritti, che viola
  lo statuto, che lede il nostro sentimento nazionale.
      La storia di tutti i tempi è per noi: scuole slave entro
  le mura della nostra ducale città non esistettero mai; gli avi
  nostri hanno adoperata, e nei pubblici e nei privati negozi,
  sempre la lingua italiana; e noi, non degeneri eredi dei
  nostri maggiori, vogliamo mantenuto questo santo retaggio - lo
  vogliamo in nome della costituzione, che ci conforta a
  difenderlo e a non permettere che da nessuno venga manomesso
  giammai.
      Noi abbiamo applaudito alle nobili e strenue parole che a
  sostegno della lingua e civiltà nostra fecero i nostri
  deputati: abbiamo coronato delle nostre acclamazioni la
  provvida risoluzione votata ad unanimità dal patrio municipio.
  Importa però che la reazione, così legittimamente iniziata,
  non per anco s'arresti.
 
                              Pag. 20
 
        Domenica, 30 novembre, alle ore 11 a.m., il Teatro
  Nuovo sarà aperto per noi.  Ivi conveniamo tutti in patriottico
  comizio: l'amore ardentissimo per la lingua dei nostri padri
  colà indistintamente ci chiami, la difesa di questa nostra
  lingua dolcissima colà ci raccolga.
      Nessuno deve mancare!
      I nostri forti campioni, i coraggiosi patrioti del nostro
  consiglio municipale hanno ancora una volta diritto agli
  applausi di tutta Zara italiana; il voto fatale del sei
  novembre ha d'uopo ancora di una legale, solenne protesta da
  parte nostra; l'i.r. governo non dev'essere in dubbio sui
  sentimenti della nostra città.
  Concittadini!
      Sappiamo di combattere una grande battaglia; ma convinti
  della giustizia della nostra causa, affratellati all'ombra di
  quella sacra bandiera della patria nostra, resa immortale da
  tanti secoli di storia gloriosa, ci arride la speranza che
  trionferanno i nostri diritti e assurgeranno più gagliardi i
  nostri entusiasmi!
      Nessuno deve mancare!
  Zara, 25 novembre 1890.
                          (Omissis).
      Seguono i nomi di coloro che firmarono il manifesto.
      Imponente fu l'afflusso alla manifestazione.  Parlarono
  Luigi Ziliotto, podestà di Zara, Michelangelo Luxardo, Roberto
  Ghiglianovich, Vincenzo de Benvenuti, Ercolani Salvi, da
  Spalato, per gl'italiani della Dalmazia, Vincenzo Battara, a
  nome degli operai di Zara.  Innumerevoli i telegrammi di plauso
  dalla Dalmazia, da Trieste, dall'Istria, dal Friuli, dal
  Trentino, da Vienna, da città del Regno, dall'onorevole
  Federico Seismit-Doda, dal professore presso l'Università di
  Padova, Giuseppe De Leva, ambedue dalmati.
      A ricordo della memorabile protesta, nell'atrio del
  Teatro Verdi fu posta una lapide.
                  In questo tempio dell'arte
      confortati dal voto e dal plauso di tutte le parti
                         di Dalmazia
                   il XXX novembre MDCCCXC
                          convennero
                  duemila cittadini di Zara
        a tutela dell'avita e lingua e civiltà italica
                    La società del Teatro
                              P.
                           *  *  *
 
                              Pag. 21
 
                             ZARA
                ONORA IL RICORDO DI RE UMBERTO
                        29 luglio 1900
                   PER LA MORTE DEL SOVRANO
      I colpi di rivoltella dell'anarchico Gaetano Bresci, che
  il 29 luglio 1900 uccisero a Monza Re Umberto, furono
  dolorosamente intesi anche a Zara.
      Venne immediatamente costituito un comitato, "il quale
  comitato organizza raccolte di denaro in città per deporre a
  nome dei cittadini di nazionalità italiana una corona sulla
  tomba del defunto Re Umberto, la quale fu ordinata a Venezia
  per il prezzo di fiorini 1500".  (Dalla Relazione della Polizia
  Austriaca).
      Il comitato era composto da:
  ALACEVICH  Pompeo .........  MILLICH  Luigi
  BATTARA  Giovanni .........  NAVARRO  Vittorio
  BRATTANICH  Antonio .......  SCHONFELD  Ludovico
  DELICH  Giuseppe ..........  STERMICH  (de) Venceslao
  ERZEG  Giuseppe ...........  URSCHUTZ  Oscar
  MANDEL  Vittorio ..........  WODITZKA  Leone
  MILCOVICH  Ludovico .......  WONDRICH  Giorgio
        Il 5 agosto 1900, partirono da Zara, con il piroscafo
  Galatea,  per partecipare alle onoranze funebri a Re
  Umberto e per deporre la corona sulla Sua tomba:
  BATTARA  Giovanni ....  PERLINI  Marco
  BRATTANICH  Antonio ..  SCHONFELD  (de) Enrico
  NICOLICH  Renato .....  SPERI  Francesco
  PERLINI  Giuseppe,  con tre figlie
  SVILICOSSI  Francesco,  da Ragusa
                             TESTA  Girolamo
      Dalla Relazione della Polizia Austriaca di Zara:
        "Anche in questa città le manifestazioni di lutto
  furono nei giorni 8 e 9 m. corr. importanti, mentre nei primi
  giorni dopo il tragico avvenimento soltanto il Console
  italiano (Antonino D'Alia) issò la bandiera con crespo di
  lutto a mezz'asta ed i sudditi italiani coprirono le loro
  abitazioni e locali d'affari con segni di lutto, una gran
  parte dei cittadini seguirono tale esempio nei giorni 8 e 9
  corr. e specialmente i negozianti delle principali strade,
  Calle Larga e St.  Maria, dove quasi tutte le vetrine dei
  negozi erano coperte da segni di lutto; mentre durante la
  Messa funebre nella Chiesa del Duomo al 9 corr. e durante
  tutto il giorno i negozi rimasero chiusi.
 
                              Pag. 22
 
      In tale occasione si è specialmente distinta la locale
  Società "Unione Zaratina" che già al 31 u.s. espose nei locali
  sociali tre grandi bandiere nere ed issò a mezz'asta la
  bandiera sociale; tale esempio seguirono poi le Società
  "Operaia" e quella dei "Bersaglieri".
                           *  *  *
            PER L'UNIVERSITA' ITALIANA DI TRIESTE
                     I FATTI D'INNSBRUCK
                       3 novembre 1904
  I precedenti
      22 settembre - Decreto ministeriale austriaco che
  istituisce, in via provvisoria, a Wilten, sobborgo di
  Innsbruck, una Facoltà giuridica italiana, dipendente dal
  Senato accademico dell'Università.
      20 ottobre - Il consiglio comunale d'Innsbruck eccita la
  popolazione a difendere "con qualsiasi mezzo" il carattere
  tedesco della città.
      21 ottobre - Episodi di violenza contro gli studenti
  italiani.
  I fatti
      3 novembre - Inaugurazione della Facoltà giuridica
  italiana.  Alla sera, all'albergo "Croce Bianca" si riuniscono
  per una cena professori e studenti italiani.
      All'uscita dal ritrovo, assalto da parte di gruppi
  tedeschi armati di bastoni, randelli, pugni di ferro.  Vengono
  sparati circa quaranta colpi di rivoltella.
      La polizia, che interviene a sciabole sguainate, non è in
  grado di sedare la zuffa, che diventa sempre più serrata.
  Viene fatta uscire la truppa.  Una ventina di studenti italiani
  rimangono feriti; due da colpi di arma da fuoco.
      Sedato lo scontro e dominata la situazione, la polizia
  procede all'arresto degli studenti italiani.
      Fra i 138 studenti arrestati vi sono 16 dalmati.
  ALLACEVICH  Pompeo  .......  Zara
  ARICI  Umberto  ...........  Zara
  DELICH  Rodolfo  ..........  Zaravecchia
  GASPERINI  Pietro  ........  Spalato
  HOEBERTH  (de) Edmondo  ...  Zara
  INCHIOSTRI  Rodolfo  ......  Zara
  KERSTICH  Matteo  .........  Zara
  KIRCHMAYER  Giovanni  .....  Zara
 
                              Pag. 23
 
  LINZ  Pietro  .............  Zara
  MONTIGLIA  Carlo  .........  Spalato
  NICOLICH  Ippolito  .......  Tenìn (Knin)
  NUTRIZIO  Umberto  ........  Traù
  OLUICH  Nicolò  ...........  Zara
  RADOVANI  Trifone  ........  Scardona (Sebenico)
  SELEM  Stefano  ...........  Spalato
  TOLJA  Giuseppe  ..........  Zara
  VUCASSOVICH  Stefano  .....  Ragusa
                      I FATTI DI VIENNA
                     22/27 novembre 1908
      Ad un reiterato rifiuto del Governo di Vienna di
  concedere una facoltà italiana a Trieste, gli studenti delle
  province italiane irredente che studiavano a Vienna, dove
  avevano costituito il "Circolo Accademico Italiano", guidati
  dal dalmato Alessandro Dudan, chiedono al Rettore un'aula per
  una riunione di protesta.
      Il Rettore nega il consenso.  I 157 studenti irredenti che
  erano raccolti nell'atrio dell'Università in attesa della
  risposta del Rettore intonano l'Inno di Mameli.  Gli studenti
  tedeschi rispondono con la loro " Wacht am Rhein ".  Si
  scatena una zuffa gigantesca.
      Fra i 157 studenti italiani, è possibile ricordare i
  seguenti nomi dei dalmati:
  DUDAN  Alessandro,  da Verlicca
  (Spalato), ............................ organizzatore
  BERCOVICH..., da Zara,
  CEGA (de)  Celio,  da Ragusa, ..... ferito
  COVICH  Marino,  da Spalato, ...... arrestato
  FANFOGNA  Nino,  da Traù,
  GRISOGONO  (de) Amato,  da Spalato, arrestato
  GRUBISSICH  Antonio,  da Dernis,
  LOBASSO  Giuseppe,  da Spalato,
  MANDEL  Maurizio,  da Cattaro,
                              ferito ed arrestato
  TACCONI  Grisogano,  da Spalato,... ferito
  TACCONI  Ildebrando,  da Spalato,.. ferito
  UNICH  Giovanni,  da Sebenico.
                           *  *  *
           CONTRO L'INTRODUZIONE DELLA LINGUA SLAVA
                NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
                             1909
      L'Imperial Regio Governo, con ordinanza 26 aprile 1909,
  imponeva l'uso della lingua slava nelle amministrazioni dello
  Stato.
 
                              Pag. 24
 
      La protesta degli impiegati italiani della Dalmazia fu
  immediata.
      Inviarono, " A sua Eccellenza il signor dr. Riccardo
  barone de Bienerth, Presidente del Consiglio dei Ministri in
  Vienna",  il  "Memoriale dei funzionari dello Stato di
  nazionalità italiana in Dalmazia"  che cominciava con le
  seguenti parole:
      " Presso tutte le autorità civili dello Stato in
  Dalmazia, sin dal tempo in cui questo paese venne ad
  appartenere all'Impero austriaco, la lingua della trattazione
  interna e della corrispondenza tra ufficio ed ufficio in
  provincia era esclusivamente l'italiana".
      E la 'Memoria' proseguiva:
      " Gli impiegati di nazionalità italiana, quali figli di
  questa terra e cittadini dello Stato, nel mentre altamente
  apprezzano i saggi e provvidi intendimenti di Vostra
  Eccellenza diretti a por fine una bella volta, nell'interesse
  impreteribile del pubblico servizio, alla confusione
  ingenerata negli uffici di questa provincia da un arbitrario
  uso delle lingue '...', non possono nascondere di esser stati
  messi in uno stato d'inquietudine e di costernazione dalle
  disposizioni dell'ord. 26 aprile 1909, le quali sconvolgono in
  vero tutti i criteri fino ad ora dominanti, introducendo -
  salve poche eccezioni - il serbo o croato quale lingua del
  servizio interno e della corrispondenza '...'.
                          (Omissis).
      Seguono i nomi di 502 impiegati di nazionalità
  italiana.
      I soprascritti,  "funzionari dello Stato dalmati di
  nazionalità italiana, anche quali interpreti di tutti gli
  altri loro colleghi, dei quali manca la firma causa la brevità
  di tempo, animati dalla rettitudine delle loro intenzioni, si
  permettono, fiduciosi, di innalzare il presente memoriale sino
  a V.E. con la caldissima preghiera di voler, a loro
  tranquillità, benignamente e quanto prima prendere quelle
  disposizioni di saggia politica atte a salvaguardare in una
  agli interessi dello Stato anche quelli legittimi dei
  petenti".
                           *  *  *
               I DALMATI E LA "DANTE ALIGHIERI"
                             1912
  (Per ragioni di sicurezza i soci delle Sezioni dalmate della
   "Dante Alighieri" erano iscritti presso quella di Udine)
      " Dalle fonti che stanno a disposizione si poté venire
  alla conclusione che i capi di tutti i partiti italiani della
  Dalmazia stavano in relazione coll'Italia e che tutta la loro
  politica era diretta a conservare e a rafforzare il legame
  spirituale-politico col Regno".
 
                              Pag. 25
 
      (Dal Rapporto I. n. 800 ris. compilato dall'Ufficio
  Informazioni del Comando della Difesa Costiera - noto come
  rapporto del capitano Neubauer - nell'anno 1917).
                          (Omissis).
      Seguono i nomi dei soci ordinari e straordinari delle
  sezioni di Zara - Sebenico - Spalato - Signo - Almissa -
  Curzola - Lesina - Cattaro.
                           *  *  *
            I DALMATI NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE
                          1915-1918
      I colpi di rivoltella sparati da Gavrilo Princip, il 28
  giugno 1914, si ripercossero anche a Zara, dove la notizia
  giunse nelle prime ore del pomeriggio del giorno successivo,
  domenica.
      La corsa ciclistica per il "Campionato regionale della
  Dalmazia", indetta dal Veloce Club Zaratino, venne sospesa in
  segno di lutto per la morte dell'Arciduca Francesco Ferdinando
  e della moglie contessa Sofia Chotek.
      Fra i ciclisti che, dallo striscione di partenza dove già
  si erano allineati, rientrarono in città, vi era anche
  Francesco Rismondo.  Il presidente-corridore, che guidava la
  rappresentanza di Spalato, iniziava, in quel momento, il
  cammino che lo avrebbe portato al martirio.
      Gli zaratini sentirono che la guerra era prossima, e con
  i richiami alle armi da parte delle autorità austriache, in
  città cominciarono le preoccupazioni.
      I mesi della neutralità italiana, con la incertezza delle
  decisioni che Roma avrebbe preso, incidevano sugli animi.
      Presentendo lo sviluppo degli avvenimenti, mentre ancora
  era possibile passare il confine, ebbero inizio le fughe di
  coloro che intendevano indossare il grigio-verde.
      Con il 24 maggio 1915, le fughe e le diserzioni divennero
  eroiche.  Gli anni della guerra furono duri, ma la popolazione
  si rafforzava nei propositi e nell'attesa.
      Nel segreto delle case, le donne cominciavano a
  confezionare i tricolori per il giorno della Redenzione.
      Persecuzioni, internamenti, arrestati, processi per alto
  tradimento, non incrinarono la compattezza nella speranza, che
  era fiducia.
                          (Omissis).
      Seguono i nomi degli arrestati, dei confinati, degli
  internati, degli accusati di alto tradimento.
                           *  *  *
 
                              Pag. 26
 
        I TRENTANOVE DALMATI CHE - DOPO AVER DISERTATO
          DAI REPARTI AUSTRO-UNGARICI - COMBATTERONO
                   CON L'ESERCITO ITALIANO
                          (Omissis).
      Seguono i nomi dei volontari.
      Per la singolarità della loro avventura ricordiamo le
  vicende di sette degli undici disertori che combatterono per
  l'Italia nel Corpo Italiano di Spedizione nell'Estremo Oriente
  (C.I.E.O.).
      Con lo scoppio della guerra
  ALBORGHETTI  Simeone  ..  PORTADA  (de) Nicolò
  CONFALONIERI  Paolo  ...  SUBOTICH  Natale
  KAITNER  Giovanni  .....  ZAUNER  Andrea
  MATESSI  Antonio
  erano stati destinati con altri reparti austriaci in Galizia,
  sul fronte russo.  Nel giugno 1916, quando l'offensiva di
  Brussilov travolse gli austriaci, quegli "irredenti"
  disertarono e passarono ai russi.
      Vennero inviati in un campo di raccolta, ma in attesa di
  potere raggiungere l'Italia e combattere con l'Esercito
  italiano, furono coinvolti dagli avvenimenti della rivoluzione
  bolscevica.
      Abbandonati a se stessi, da Kirsanoff, per Vologda,
  attraverso la Siberia, dopo mesi di patimenti, raggiunsero
  fortunosamente Harbin, in Manciuria.  Proseguirono attraverso
  la Cina, ed il 18 giugno 1918 erano a Pechino.  Entrarono a far
  parte del reparto italiano che, al comando del maggiore Cosma
  Manera, presidiava la Legazione d'Italia.
      Dopo un paio di settimane furono trasferiti a Tien-Tsin,
  dove era arrivato dall'Italia il Corpo di Spedizione italiano
  nell'Estremo Oriente.  Inquadrati nel battaglione degli
  "irredenti" - "battaglione nero", dal colore delle mostrine -
  vennero aggregati al C.I.E.O.
      Il 15 settembre 1918 prestavano giuramento di fedeltà al
  Re d'Italia.  Durante quell'inverno - mentre la guerra in
  Europa finiva - e sino al giugno 1919 combatterono sul fronte
  siberiano contro i bolscevichi.
      Il 25 novembre 1919, nel porto di Cin-Quan-Tao,
  s'imbarcarono sul piroscafo  Nippon,  per rientrare in
  Italia.
      Furono necessari sessantanove giorni di navigazione prima
  di arrivare a Brindisi.  Proseguirono via mare, ed il 4
  febbraio 1920 sbarcarono a Trieste.
      L'8 febbraio 1920 riapprodavano a Zara, dopo cinque anni
  e mezzo di assenza.
 
                              Pag. 27
 
      Il Ministero della Guerra concesse a questi sette un
  "Encomio Solenne", ed a Matessi, Kaitner e Zauner anche la
  croce al merito di guerra.
      Degli altri quattro che combatterono con il C.I.E.O.,
  DRAGHICEVIC  Giacomo  ...MLADINOVICH  Giuseppe
  MAESTROVICH  Giuseppe... OGRISEVICH  Vladimiro
  non si hanno particolari notizie, ma certamente furono
  protagonisti di un'analoga odissea.
                          (Omissis).
      Seguono i nomi dei 204 volontari dalmati che combatterono
  con l'esercito italiano, dei 19 caduti e le motivazioni delle
  ricompense al valor militare: una Medaglia d'oro (Francesco
  Rismondo); 10 d'argento; 8 di bronzo.
                           *  *  *
          DAL PATTO DI LONDRA AL TRATTATO DI RAPALLO
                   IL MANIFESTO DI PROTESTA
      L'on. Giuseppe Bevione, il 13 febbraio 1918, alla Camera
  dei Deputati, rese noti - per la prima volta in Italia - i
  termini del Patto di Londra, che garantiva all'Italia la
  Dalmazia sino a Capo Planca (fra Sebenico e Spalato) e le
  isole curzolane.  Era stato segretamente concluso il 26 aprile
  1915, dall'Italia con l'Inghilterra, la Francia e la
  Russia.
      I dalmati residenti a Roma
        dott. BIANCHI  Simeone
        dott. BONAVIA  Riccardo
        prof. CARDONA  Giovanni Battista
        prof. COSTA  Giovanni
        dott. DELICH  Silvio
        dott. DIFNICO  (de) Antonio
        dott. DUDAN  Alessandro
        ing.  FASOLO  Vincenzo
        dott. FERRUZZI  Ferruccio
        dott. FERRUZZI  Roberto
        avv.  GHIGLIANOVICH  Roberto
        dott. TOMMASEO PONZETTA  Ruggero
  il 16 febbraio, pubblicarono il seguente manifesto di
  protesta e di fede:
      " Gli Italiani della Dalmazia, consci della originaria
  secolare italianità della loro sponda nativa, non cancellata
  dalle più brutali sopraffazioni,
 
                              Pag. 28
 
  non deformata dalle più perfide insidie di un
  Governo usurpatore, riaffermano la necessità storica e
  proclamano la volontà della restituzione della loro terra
  all'Italia.
      La profonda indelebile impronta di Roma; la latinità e
  l'italianità di liberi Municipi dalmati; l'efficace eloquenza
  delle tradizioni e delle memorie; la conservazione e il culto
  vivo della lingua; la costante azione dei suoi uomini più
  eminenti; il largo contributo alle scienze, all'arte, al
  Risorgimento italiano; le impari angosciose lotte; il sangue
  versato in questa guerra tremenda; il sacrificio del martire
  di Spalato, confermano e consacrano questa volontà e questa
  necessità '...'.
      La restituzione della Dalmazia all'Italia, richiesta da
  imprescindibili ragioni di sicurezza del suo mare - poiché
  questa sponda, quelle isole, patrimonio della nazione, ne
  costituiscono i baluardi marittimi naturali - è soprattutto
  una necessità storico-nazionale, un diritto che l'Italia deve
  affermare e sostenere strenuamente.
      Rinunziandovi l'Italia verrebbe meno alla sua missione
  nazionale; abbandonerebbe una così nobile parte di sé al
  sacrificio estremo; vedrebbe sparire dalla sponda orientale
  adriatica le sue tradizioni, la sua lingua, la sua
  civiltà".
                           *  *  *
       DIARIO DI ZARA DAL 28 OTTOBRE AL 4 NOVEMBRE 1918
                 NELL'ATTESA DELLA REDENZIONE
  28 ottobre
      In previsione di un improvviso crollo
  dell'Austria-Ungheria, sotto la guida di Luigi ZILIOTTO, si
  costituisce il "Consiglio Nazionale", di cui fanno parte
  ERZEG  Giuseppe  ...........  KREKICH  Natale
  GHIGLIANOVIC  Giovanni  ....  PACOMIO  Giuseppe
  HOEBERTH  (de) Carlo
  30 ottobre
      Si forma la "Guardia Nazionale", al comando di
  BATTARA  Antonio  ....  MESTROVICH  Aldo
  CADEL  Giuseppe
  31 ottobre
      Un reparto della "Guardia Nazionale", formato da
  ANTISSIN  Miro  .....  GIOVEDI'  Giovanni
  BATTARA  Antonio  ...  HOEBERTH  (de) Cario
  CADEL  Giuseppe  ....  MESTROVICH  Aldo
  CATTICH  Simeone  ...  PERSICALLI  Arturo
  DONATI  Giuseppe  ...  ROUGIER  Temistocle
  ERZEG  Giuseppe  ....  WODITZKA  Giovanni
 
                              Pag. 29
 
  ed altri, disarma il presidio austriaco comandato dal
  colonnello Kramer, la gendarmeria agli ordini del consigliere
  Gustin, la guardia di finanza alle dipendenze del maggiore
  Grund.  Temistocle Rougier, di fronte alle resistenze del
  colonnello Kramer, gli toglie la sciabola.
      Mentre avviene il disarmo delle forze austriache, Luigi
  ZILIOTTO, podestà di Zara sino allo scioglimento del Comune
  disposto dall'autorità austriaca nel 1916, assieme ai vecchi
  assessori:
  ARTALE  Spiridione  ...  PERSICALLI  Arturo
  CATTICH  Nicolò  ......  PERSICALLI  Ascanio
  MEDOVICH  Demetrio  ...  ROLLI  Eugenio
  PERLINI  Marco  .......  STERMICH  (de) Venceslao
  e con altri consiglieri comunali, eletti ancora nel 1911 si
  recano in Municipio.  Allontanato l'imperial-regio commissario
  Matteo Skaric, riprendono le proprie funzioni.
      Durante la giornata
  ERZEG  Giuseppe  ....  ZANELLA  Simeone
  MESTROVICH  Aldo  ....
  dalla sede dell'ex-Consolato d'Italia, portano i ritratti dei
  Sovrani d'Italia in Municipio.  Alla presenza di Luigi
  Ziliotto, dell'assessore Demetrio Medovich, del segretario
  comunale Giulio Leibl, collocano i ritratti nell'ufficio del
  Podestà.  Vengono liberati i prigionieri di guerra italiani,
  rinchiusi nei 'Quartieroni'.
  31 ottobre
      Il Governatore austriaco della Dalmazia, conte Mario
  Attems, scortato dalla "Guardia Nazionale", abbandona Zara.
  1^ novembre
      Viene nominato Comandante del Porto di Zara il capitano
  di lungo corso Simeone PERICH che, assieme ai capitani
  marittimi
  CADIA  Carlo  ....  SCHIATTINO  Mario
  MUSSAP  Andrea
  provvede alla riattivazione dei fanali della costa e delle
  isole, per agevolare l'arrivo delle attese navi d'Italia,
  qualora fossero giunte di notte.
 
                              Pag. 30
 
  3 novembre
      Ore di spasmodica attesa; a sera il telegramma del
  CorrespondenzBureau  annuncia la firma dell'armistizio di
  Villa Giusti.
      La città esplode in una notte di entusiasmo e di
  commozione.
  4 novembre
      Ore 14.30.  Alla Riva Vecchia attracca la torpediniera
  A.S. 55,  al comando del tenente di vascello Pellegrino
  Matteucci e guidata, sin da Venezia, dai piloti zaratini
  Rodolfo Scopinich e Vincenzo Depinguente.
      Fra una marea di popolo, travolto dalla commozione,
  sbarca il capitano di corvetta Felice de Boccard, designato
  comandante militare marittimo di Zara, con un reparto di
  soldati del 225^ Reggimento della Brigata "Arezzo".
      Ore 14.50.  Dal balcone dell'ex-Luogotenenza austriaca,
  dove già sventola il Tricolore, il comandante de Boccard
  proclama di prendere possesso di Zara in nome del Re
  d'Italia.
      Ore 15.00.  Entra in vigore l'armistizio di Villa Giusti.
  Zara è italiana per diritto di guerra.
                           *  *  *
      DA VERSAGLIA ALLA RATIFICA DEL TRATTATO DI RAPALLO
      Alla Conferenza della Pace, il Patto di Londra non ebbe
  più valore;  Vittorio Veneto era una vittoria che nessuno
  voleva riconoscere; nessun peso sembravano avere i 680.000
  morti; gli Stati Uniti d'America, e con essi Francia ed
  Inghilterra, rifiutarono di riconoscere i diritti italiani
  sulla sponda orientale dell'Adriatico.  Il rinunciatarismo si
  diffondeva in Italia.
      Il Governatore della Dalmazia, vice-ammiraglio Enrico
  Millo, nella sua sensibilità, comprese che alla propaganda si
  doveva opporre altra propaganda, ed approvò un progetto del
  Fascio Universitario Dalmata.
      A metà gennaio 1919 partirono per Ancona, con un
  cacciatorpediniere:
        ADDOBBATI  Pietro,  da Zara, laureando in
  medicina.
        BRESSAN  Alessandro,  da Zara, studente in
  giurisprudenza.
        CARRARA  Marino,  di Traù, nato a Zara, studente in
  giurisprudenza.
        FATTOVICH  Nino,  da Zara, laureando in lettere.
        INCHIOSTRI  Francesco,  da Sebenico, studente in
  economia e commercio.
        MATESSICH  Giuseppe,  da Zara, studente in
  giurisprudenza.
 
                              Pag. 31
 
        ROSSIGNOLI  (de) Roberto,  da Zara, studente in
  giurisprudenza.
        ZILIOTTO  Giuseppe,  da Zara, studente in
  giurisprudenza.
      A questo gruppo, si unirono successivamente:
        LUXARDO  Giorgio,  da Zara, studente in economia e
  commercio.
        RUGGERI  Ruggero,  da Sebenico, farmacista.
        SERRAGLI  (de) Enrico,  da Ragusa, laureando in
  medicina.
      Percorsero la Penisola da Torino a Palermo per perorare
  la causa della Dalmazia, per informare l'opinine pubblica, per
  sommuovere l'ambiente universitario.
             L'APPELLO DEGLI ITALIANI DI SPALATO
            NELL'ATTESA DELLE DECISIONI DI PARIGI
                          MARZO 1919
      " Nell'ora dell'attesa angosciosa, febbrile, suprema,
  quando il nostro destino si compie e i fati di questa città
  tormentata stanno per decidersi ineluttabilmente e per sempre
  nell'alto Consesso delle Nazioni, noi, vigilanti custodi dei
  più sacri retaggi, assertori tenaci di tutti i diritti della
  Patria più grande; noi sottoscritti cittadini di Spalato,
  nell'amore selvaggio che ci arde e consuma, patrizi e popolo,
  spiriti colti, anime semplici e rudi, accomunati nella stessa
  speranza e nella medesima fede, ci rivolgiamo a voi e vi
  invochiamo col coraggio dei sacrifci compiuti, con la forza di
  tutta la nostra abnegazione e di tutto il nostro martirio,
  perseverante, indefesso, crudele, tanto più grande quanto più
  oscuro e tenace.
      "Le nostre anime, oppresse da nuovo sconforto, erompono
  verso di voi in un impeto solo che nella voce ha lo schianto
  di tutti i nostri morti e l'angoscia di tutti i viventi, in
  una parola sola di invocazione, di incitamento e di speranza:
  che la nostra città fedele fra tutte, per le sue tradizioni
  romane e italiche veda finalmente spuntare sul mare nostro
  l'aurora della sua redenzione, e compiendo i nostri voti più
  ardenti, riallacci la sua alle gloriose fortune d'Italia,
  reintegrata e riassunta Regina fra tutte le genti".
      L'appello era firmato da settemila spalatini.
       LA PROTESTA DEI DALMATI PRIMA DELLA DISCUSSIONE
             ALLE CAMERE DEL TRATTATO DI RAPALLO
                       13 NOVEMBRE 1920
      " I Dalmati residenti in Roma, sicuri interpreti dei
  loro connazionali; visto il testo del Trattato di Rapallo:
        protestano col più acerbo dolore contro la rinunzia che
  il Governo del Regno ha fatto dell'intera Dalmazia in favore
  d'altro Stato che incarna gli interessi di un popolo con il
  quale gli italiani dalmati sostennero titaniche lotte per il
  diritto d'Italia;
 
                              Pag. 32
 
        rilevano che, con quest'atto, il Governo del Regno
  ha mancato al suo dovere di salvezza dei propri connazionali,
  d'integrazione dei confini naturali della Patria e di
  legittima valorizzazione di un trattato di guerra e della
  vittoria;
        riprovano la mutilata redenzione della capitale della
  Dalmazia, che la gloria del suo nome, del suo passato e del
  suo dominio vede compensata con la rescissione, per terra e
  per mare, delle sue essenziali arterie di vita;
        ripudiano gli orpelli di garenzie atte soltanto a
  mascherare la loro morte civile e a dar quiete alle coscienze
  dei responsabili e, consci del proprio sacrificio che
  saluterebbero con gioia se potesse render all'Italia un solo
  effettivo conforto o alleviarle una angustia sola,
        esprimono il voto che il destino, più saggio e più
  giusto degli uomini, storni dalla grande, dalla generosa,
  dalla magnifica Nazione italiana, sempre tanto superiore a
  chiunque la governi, la consumazione della terribile minaccia
  che dall'Adriatico, consegnato ad altri, ormai, perennemente,
  le incombe".
      La protesta, estesa da Ercolano Salvi, era firmata da:
  CARDONA  Giovanni Battista  ..PERVAN  Edoardo
  COSTA  Giovanni  .............PEZZOLI  Carlo
  DELICH  Silvio  ..............RANDI  Oscar
  DUDAN  Alessandro  ..........  RUGGERI  Guido
  FASOLO  Vincenzo  ...........  SALVI  Ercolano
  GHIGLIANOVICH  Roberto  .....  TANASCOVICH  Giovanni
                           *  *  *
            PER LA CAUSA DI FIUME E DELLA DALMAZIA
                          1919-1920
      Il 12 settembre 1919, Gabriele d'Annunzio, alla testa di
  un battaglione di Granatieri, e di altre truppe che si
  aggregarono durante la marcia, parte da Ronchi ed entra in
  Fiume presidiata da forze interalleate.
      Alle ore 18 di quella stessa giornata, dal Palazzo in
  Piazza Roma, il Comandante proclama l'annessione della città
  all'Italia.
      Il 17 settembre, con un motoscafo, partono da Zara
  BRESSAN  Alessandro  ...  SCHONFELD  (de) Enrico
  DONATI  Giuseppe  ......  STORICH  Giuseppe
  ERZEG  Giuseppe
  ed avventurosamente raggiungono Fiume.  Dal Comandante
  ricevono la promessa che l'occupazione legionaria sarà estesa
  a Zara ed alla Dalmazia.
 
                              Pag. 33
 
      Il 21 settembre, d'Annunzio indirizza la lettera, ai
  " Fratelli di Dalmazia,
      Fin dalla notte stellata di Ronchi, fin dall'ora della
  dipartita, una melanconia sempre più amara s'andava addensando
  in fondo alla mia risolutezza, una spina sempre più acuta mi
  penetrava nel cuore fidente.
      Era il pensiero di Voi, era il rammarico di non aver
  forze bastevoli a propagare l'incendio in quel medesimo giorno
  fino a Spalato nostra, e più oltre ancora, fino alle Bocche di
  Cattaro, fino a quell'antica Perasto che custodisce la
  speranza ed il Gonfalone.
      La passione di Dalmazia non travagliò mai così addentro
  il mio petto come durante la mia marcia verso Fiume.
      Che dirà, che farà la mia Zara, quando le giungerà
  l'annunzio?
      Che diranno, che faranno Sebenico, Traù, Spalato e le
  sorelle?
    E Zara rispose.
      Il 23 settembre, 932 dalmati, convenuti al Teatro Verdi
  di Zara, giurarono sul Tricolore di lottare per l'annessione
  delle loro città all'Italia, e costituirono il battaglione
  "Rismondo".
      Il 14 novembre d'Annunzio con un migliaio di volontari,
  imbarcatosi sulla R. Nave  Cortellazzo,  preceduta dal
  cacciatorpediniere  Nullo,  dal M.A.S. 22 (quello che a
  Premuda al comando di Luigi Rizzo aveva affondato la  Santo
  Stefano)  e dalla torpediniera  P.N. 66,  sbarca a
  Zara.
      Alle 14.30, dal balcone del Comune, in Piazza dei
  Signori, parlò al popolo di Zara in tumulto.
      " Siamo venuti da Fiume dove si dice: 'Italia o morte';
  siamo giunti a Zara dove si grida: 'Italia o morte'; e voi
  giurerete ancora una volta con me, come i fratelli fiumani
  giurarono: 'Italia o morte'".
      Ed il popolo urlò il suo giuramento.
      Il Comandante spiegò, allora, il Tricolore che aveva
  fatto da capezzale al trapasso eroico di Giovanni Randaccio,
  caduto sul Timavo, in vista di Trieste.
      Ammutolita, la folla s'inginocchiò davanti a quel
  Tricolore nel silenzio di una meditazione rotta dai
  singhiozzi.
                          (Omissis).
      Seguono i nomi degli zaratini e dalmati che combatterono
  a Zara nel Natale di sangue, e dei caduti per la Causa
  fiumana.
                           *  *  *
 
                              Pag. 34
 
                   ZARA PROVINCIA D'ITALIA
      L'Italia, prima nazione vittoriosa fra Alleate, costrinse
  il nemico all'armistizio (novembre 1918).
      Ma, al tavolo della Pace, i Governanti d'Italia non
  seppero difendere i diritti sulla Dalmazia, suggellati da una
  guerra vittoriosa e garantiti sin dal 26 aprile 1915 dagli
  Alleati con il Patto di Londra.
      Per il Trattato di Rapallo, stipulato dall'Italia con il
  Regno dei Serbi-Croati-Sloveni (ratificato dal Parlamento
  italiano il 17 dicembre 1920), di tutti i territori della
  Dalmazia, che all'Italia erano stati assegnati con il Patto di
  Londra, rimasero solamente una parte del vecchio comune di
  Zara (51 km quadrati) e l'isola di Lagosta con gli scogli
  adiacenti.
      Secondo un rilevamento del 1921, il comune di Zara aveva
  17.065 abitanti, e quello di Lagosta 1.710.  I due comuni
  costituirono la più piccola provincia d'Italia, sia per
  superficie sia per numero d'abitanti.
                          (Omissis).
      Segue l'elenco delle strutture, degli uffici, degli enti,
  degli istituti, delle scuole, delle biblioteche, delle
  associazioni sportive e culturali, ecc., della Provincia di
  Zara nel 1938, con i nomi dei dirigenti.
                   LE AFFERMAZIONI DI ZARA
      Dopo le accese giornate della " Passione Adriatica "
  che travagliarono l'Italia durante le trattative di pace a
  Versailles, il nome di Zara corse ancora sulle bocche degli
  italiani.  Questa volta per le vittorie dell'armo ad otto della
  Canottieri  "Diadora".
      La  "Diadora",  già nel 1911 si era presentata ai
  campionati italiani, vincendo a Como nella yole ad otto, ma il
  titolo non le venne riconosciuto, perché i vogatori erano
  cittadini austro-ungarici.  Redenta Zara, negli anni 1920,
  1921, 1922 nella yole ad otto, e nel 1923 nell'otto fuori
  scalmo con timoniere, la " Diadora " non solo fu Campione
  d'Italia, ma nel 1923 conquistò anche il titolo di Campione
  d'Europa.
      Nel 1924 la " Diadora " difendeva a Parigi, nella
  VIII Olimpiade, i colori dell'Italia.  Nel fuori scalmo ad
  otto, erano in testa sino ai 1200 metri quando un incidente di
  carrello ruppe il ritmo.  Ripresero.  Furono terzi dopo gli
  Stati Uniti ed il Canadà.
    (Sono omessi i nomi dei componenti gli equipaggi).
      Negli anni fra le due guerre mondiali, altri atleti di
  Zara affermarono il nome della loro città in Penisola, ed
  imposero quello dell'Italia nelle competizioni internazionali.
  Nove atleti
  ALACEVICH  Ausonio  ..... palla ovale
  BENEVENIA  Lucio  ....... pallacanestro
 
                              Pag. 35
 
  GABRICH  Gabre  ......... disco
  MISSONI  Ottavio  ....... 400 m. piani ed ostacoli
  SAROVICH  Antonio  ...... asta
  TESTA  Bruno (Bundi)  ... giavellotto
  TRELEANI  Silvio  ....... vela
  NADALI  Gino  ........... vela
  VUKASINA  Antonio  ...... giavellotto
  vestirono complessivamente per 57 volte la maglia azzurra, e
  lealmente gareggiarono.
      Nei decenni del '20 e del '30, Zara, proporzionalmente al
  numero degli abitanti, per quattro volte, con le sue offerte
  per la lotta antitubercolare, contribuì più delle altre
  province d'Italia alle annuali campagne del "Fiore Italico" e
  della "Doppia Croce".
      Il 5 giugno 1932, le donne di Zara, madrina la signora
  Silvia  de BENVENUTI GHIGLIANOVICH, donavano la Bandiera
  di combattimento al nuovo incrociatore  Zara.  Sul
  complesso di poppa, in lettere capitali di bronzo il motto
  " Tenacemente " scolpiva l'animo, la volontà, la
  dedizione, la forza morale dei dalmati.
      Durante il secondo conflitto mondiale, Zara consegnava
  ancora una bandiera di combattimento ad una nave d'Italia: al
  cacciatorpediniere  Mitragliere.  Era l'ottobre 1942.
      Quando nel 1936, per la guerra d'Etiopia, fu necessario
  opporsi alle sanzioni economiche, nuovamente Zara fu la
  provincia che, in relazione al numero degli abitanti, donò
  alla Patria più oro delle altre province.
      Ma, oltre all'oro, con i suoi figli, con quelli delle
  altre città dalmate, Zara dette volontari e combattenti
  all'Italia, scrivendo una nuova pagina nel suo Albo, con altri
  caduti, con altri decorati al Valor militare.
                           *  *  *
                  PER LA CAMPAGNA D'ETIOPIA
                          1935-1936
      La guerra d'Etiopia fu intesa a Zara con entusiasmo, ma
  soprattutto come un dovere.
      Un dovere verso quei 680.000 fratelli che vent'anni
  prima, per redimerla, avevano sacrificato la loro
  giovinezza.
      Ora, per la prima volta dopo il conflitto mondiale,
  l'Italia chiamava a raccolta la Nazione.
      Ed i dalmati risposero.  Cinquantadue studenti del Gruppo
  universitario di Zara chiesero volontariamente
  l'arruolamento.
      Ma non era semplice andare a combattere: troppe le
  domande presentate.
 
                              Pag. 36
 
      Così, di quei cinquantadue volontari universitari
  dalmati, furono scelti per ragioni politiche tre di Spalato
  che vennero inquadrati nel Battaglione "Curtatone e
  Montanara".
      Altri combatterono in Etiopia con le forze regolari o
  come volontari dell'Esercito.
                          (Omissis).
      Seguono i nomi dei 7 dalmati caduti, le motivazioni delle
  ricompense al valor militare: 3 medaglie d'argento; 5 di
  bronzo; 5 croci di guerra al valor militare.
                           *  *  *
                       GUERRA DI SPAGNA
                          1937-1939
      A Zara, sensibilizzata dalla sua posizione di isolata
  testa di ponte verso Oriente, la contrapposizione ideologica
  che si scontrò sui campi di Spagna, fu intensa come una
  Crociata in difesa della civiltà europea.
      Era l'Occidente ad essere accerchiato nel Mediterraneo;
  era il comunismo che tendeva ad affacciarsi all'Atlantico.
      I giovani di Zara, gli italiani della Dalmazia, risposero
  al nuovo appello della Patria, ed ancora una volta
  combatterono per la difesa della civiltà latina.
                          (Omissis).
      Seguono i nomi dei 6 caduti, le motivazioni delle
  ricompense al valor militare: 5 medaglie d'argento; 2 medaglie
  di bronzo; 1 croce al valor militare.
                           *  *  *
           I DALMATI NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE
                          1940-1945
      Con la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940, gli
  zaratini si sentirono in prima linea, e ne furono
  orgogliosi.
      Quando le ostilità con la Jugoslavia apparvero imminenti
  (6 aprile 1941), si prepararono al confronto.
      Sfollati anziani, donne, infermi e bambini, affrontarono
  l'assedio.  Quelli che non erano stati richiamati si
  presentarono volontariamente al Comando di Presidio, e
  costituirono una apposita compagnia.  Altri indossarono la
  divisa della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale
  (M.V.S.N.).  Poi passarono il confine.
 
                              Pag. 37
 
      Sarebbe stata la breve primavera della seconda
  Redenzione.  Sarebbe stata la rivincita sul Patto di Londra del
  1915, sul Trattato di Rapallo del 1920.
      Le terre dalmate venivano annesse all'Italia.  Spalato e
  Cattaro erano le nuove province.  Quella di Zara ampliava il
  proprio territorio.  Veniva costituito il Governatorato della
  Dalmazia.
        Regio decreto-legge 18 maggio 1941-XIX, n. 452,
  concernente la sistemazione dei territori della Dalmazia, che
  sono venuti a far parte integrante del Regno d'Italia.  (In
  Gazzetta Ufficiale  n. 133 - 7 giugno 1941-XIX).
      Articolo 1 - I territori i cui confini sono delimitati
  nella allegata carta, vidimata, d'ordine Nostro, dal Duce del
  Fascismo, Capo del Governo, fanno parte integrante del Regno
  d'Italia.
      Articolo 2 - Dei territori di cui all'articolo 1, quelli
  confinanti con la provincia di Fiume, le isole di Veglia e
  Arbe e le altre minori appartenenti alle circoscrizioni delle
  isole predette, sono aggregati alla provincia di Fiume.
      Articolo 3 - Gli altri territori e le altre isole della
  Dalmazia di cui all'articolo 1, costituiscono, insieme con
  l'attuale provincia di Zara, il Governatorato della Dalmazia
  che comprenderà le provincie di Zara, Spalato e Cattaro.  Le
  circoscrizioni delle provincie dalmate saranno stabilite con
  decreto Reale, il quale determinerà anche le competenze del
  Governatore e i suoi rapporti con i Prefetti delle dette
  Provincie.  Il Governatore risiederà a Zara e sarà alle dirette
  dipendenze del Duce, Capo del Governo.
      Articolo 4 - Ai Comuni di Spalato e di Curzola sarà dato
  un ordinamento amministrativo speciale.
      Le norme relative saranno emanate con decreto Reale su
  proposta del Duce del Fascismo, Capo del Governo, Ministro per
  l'interno, di intesa con gli altri Ministri interessati.
                   IL CONTRIBUTO DI SANGUE
                NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE
      Durante il conflitto 1940-1945, gli zaratini ed i dalmati
  che - volontari, richiamati, classe di leva - combatterono su
  tutti i fronti di terra, del mare e dell'aria furono circa
  3.500.
      Con il 9,75 per cento di perdite della forza alle armi,
  con le 8 medaglie d'oro, le 40 d'argento, le 52 di bronzo, le
  115 croci di guerra al Valor Militare conquistate,
  dimostrarono - ancora una volta - la loro devozione alla
  Patria, iscrivendo nell'Albo del loro travaglio un nuovo
  primato nazionale.
        (L'autore ha qui riportato i dati aggiornati in base
  ad ulteriori ricerche dopo la pubblicazione del volume).
 
                              Pag. 38
 
                           CADDERO
         per l'Italia e per la loro terra 324 Dalmati
                  211 con le Forze di terra
                  53 con la Marina Militare
                 41 con la Marina Mercantile
                19 con l'Aeronautica Militare
  e ciascuna località della Dalmazia dette il suo
  contributo.
                          (Omissis).
      Seguono i nomi dei 324 caduti, le motivazioni delle
  ricompense al valor militare: 8 medaglie d'oro; 41 d'argento;
  52 di bronzo; 115 croci di guerra al valor militare.
                           *  *  *
                        IL MEDAGLIERE
                          1915-1945
                          (Omissis).
                           *  *  *
      LE SOPPRESSIONI DURANTE LA PRIMA OCCUPAZIONE DELLA
                 DALMAZIA DA PARTE DEI TITINI
                     10-27 Settembre 1943
      Subito dopo l'8 settembre, i partigiani di Tito entrarono
  in tutte le città di terraferma e nelle isole della Dalmazia,
  ma non a Zara.
      Immediata fu la loro azione repressiva contro la
  popolazione italiana, contro i carabinieri, le guardie di
  Pubblica Sicurezza, le guardie di Finanza.
      Infierirono particolarmente a Spalato.
 
                              Pag. 39
 
      Su quanto avvenne negli altri centri della Dalmazia si
  sono avute notizie solamente frammentarie, ed i dati raccolti
  sono largamente incompleti.
      Il massacro cessò là dove arrivarono le truppe tedesche,
  ma non le uccisioni, le imboscate, le soppressioni nelle
  campagne, sulle isole, nelle località non presidiate.
                    GLI ECCIDI DI SPALATO
      I partigiani di Tito occuparono Spalato dall'11 al 27
  settembre 1943.
      Il 18 settembre, le autorità titine, con un manifesto,
  annunciavano che il Tribunale Militare aveva condannato a
  morte ventidue persone.  La sentenza era stata eseguita.  I nomi
  dei fucilati iniziavano con quello di Vincenzo Ferrone,
  comandante delle guardie carcerarie.
      Il 23 settembre, un secondo avviso annunciava la avvenuta
  fucilazione di altre sette persone.
      Il 27 settembre, i tedeschi entravano a Spalato.
      Il 9 ottobre, Maria Pasquinelli, insegnante a Spalato,
  otteneva dal Comando tedesco di procedere al riconoscimento
  delle salme dei condannati dal Tribunale Militare, inumate in
  fosse comuni.
      Secondo gli avvisi, la prima fossa doveva contenere
  ventidue cadaveri; ne furono esumati trentanove.  Dalla seconda
  fossa, al posto di sette salme, vennero dissepolte
  ventiquattro.  In una terza fossa furono contati i corpi di
  quarantadue fucilati, dei quali nessuno aveva dato notizia.
      Non è possibile precisare il numero di coloro che vennero
  soppressi dai titini.  Il Capo di Gabinetto del Prefetto di
  Spalato, dottor Scrivano, che riuscì a fuggire dal carcere
  dove i partigiani l'avevano rinchiuso, asserisce d'aver visto
  prelevare, durante i giorni della sua detenzione, circa
  duecentocinquanta persone.
                          (Omissis).
      Seguono i nomi di 54 civili; 49 fra agenti e funzionari
  di P.S; 15 Guardie di finanza; 10 Carabinieri, tutti soppressi
  a Spalato.  Sono quindi riportati i nomi dei soppressi nelle
  altre località della Dalmazia: 38 civili; 18 agenti di P.S.;
  16 Guardie di finanza; 29 Carabinieri.
                           *  *  *
                    LA DISTRUZIONE DI ZARA
              2 novembre 1943 - 31 ottobre 1944
      Ancor oggi non è stato possibile accertare
  documentalmente le ragioni o i motivi che hanno indotto gli
  anglo-americani a distruggere la città di Zara.
      La tesi che Zara fosse una base marittima per i
  rifornimenti delle divisioni tedesche che operavano
  nell'interno dei Balcani è priva di
 
                              Pag. 40
 
  obiettivo fondamento.  I Comandi germanici alimentavano le
  loro unità dall'Austria e dall'Ungheria, attraverso la rete
  ferroviaria e le vie di grande comunicazione.
      Zara non era collegata da alcuna ferrovia con l'interno,
  e - salvo la rotabile per Tenìn (Knin) - non vi era altra
  arteria di penetrazione nel territorio jugoslavo.
      Meglio si prestavano i porti di Spalato e di Sebenico,
  tutti e due serviti della ferrovia.  Ma, se anche queste città
  vennero bombardate dagli angloamericani, Zara fu distrutta.
      Se Zara fosse stata l'importante base navale, accreditata
  da una certa storiografia, i Comandi tedeschi non l'avrebbero
  lasciata assolutamente priva di una difesa controaerea, né
  avrebbero trasferito in Penisola anche i militari della
  D.I.C.A.T. A Zara, gli ultimi colpi dell'antiaerea furono
  sparati il 28 novembre 1943.  Restò la sirena d'allarme, ma
  cessò di funzionare con il 30 dicembre dello stesso anno.
      Zara venne distrutta per un motivo essenzialmente
  politico.  Sintomatico il fatto che il 2 novembre 1943, quando
  in città s'insediò il Capo della Provincia, Vincenzo
  Serrentino - battendo sul tempo l'arrivo del funzionario
  croato che a nome del Governo di Pavelic doveva amministrare
  la città come una Zupanja del Regno di Croazia - proprio quel
  giorno vi sia stato il primo bombardamento.
      Se l'ambita preda era sfuggita ai croati, i partigiani
  considerarono indispensabile cancellare quel centro
  d'italianità, e ne chiesero la distruzione.  Non la
  domandarono, invece, per Sebenico o per Spalato, dove i
  tedeschi avevano insediato un'amministrazione croata.
  Ulteriore dimostrazione delle intese non tanto occulte che
  intercorrevano fra titini ed esponenti del Regno di
  Croazia.
      Zara fu maciullata; i sopravvissuti sradicati dalla loro
  terra.  Con le macerie e con la diaspora venne eliminata quella
  collettività che per oltre un secolo aveva affermato il nome,
  la cultura, la lingua, il prestigio dell'Italia sulla sponda
  orientale dell'Adriatico.
             I BOMBARDAMENTI, GLI SPEZZONAMENTI,
               I MITRAGLIAMENTI ANGLO-AMERICANI
                             1943
  2 novembre
      Ore 19.50 - Bombardamento di Zara.  In via Roma sono
  colpiti gli stabili con i negozi Pellicetti e Borin.  In Calle
  del Sale crolla l'ingresso del rifugio n. 34, sotto il
  Bastione delle Mura.  Colpito in pieno il rifugio tubolare di
  Cereria.
  28 novembre
        Ore 11.08 - Bombardamento di Zara.  Alla Riva Vecchia
  affonda il piroscafo  Sebenico,  attraccato alla banchina.
  Alla Riva di Cereria il
 
                              Pag. 41
 
  "vaporetto" di linea nel porto è colpito in pieno.  Dietro la
  Scuola Industriale le bombe fanno strage alla "giostra".
  Colpito il Palazzo del Tribunale, la Colonia Agricola, il
  ponte Zara-Cereria.
      Mitragliato il centro della città.
      Incursione, in due ondate successive, di 24 aerei
  Mitchell  della 12ha Forza Aerea U.S.A., con il lancio
  di 29,5 tonnellate di bombe.
      Ore 21.30 - Tre aerei lanciano spezzoni incendiari sul
  centro della città.
      Il Capo della Provincia riferisce che nella giornata
  erano stati distrutti 43 edifici, ed altri 75 erano stati resi
  inabitabili.
      Comincia l'esodo della popolazione verso le campagne e le
  isole.
  15 dicembre
        Ore 10.20. - Spezzonamento e mitragliamento del campo
  di aviazione di Zemonico.  Incendiati baraccamenti e depositi
  di carburante.
      Incursione di 12 cacciabombardieri.
  16 dicembre
        Bombardamento "preavvisato".  I partigiani
  "consigliano" i contadini di non recarsi a Zara perché nel
  pomeriggio la città sarebbe stata bombardata.
      L'avvertimento si diffonde in città.
      In seguito, simili "preallarmi" si ripeteranno con
  frequenza e con quasi assoluta precisione.
      Negli zaratini, il dubbio che questi bombardamenti,
  inutili sul piano militare, siano stati determinati da motivi
  "politici" diventò, anche per tale motivo, radicata
  convinzione.
      Ore 13.30 - Gli aerei colpiscono il centro di Zara su tre
  allineamenti, da nord-ovest a sud-est.
      Al centro colpiscono il Santuario della Madonna della
  Salute, il Teatro Verdi, la Banca Dalmata di Sconto, il
  Battistero del Duomo, la Calle dei Papuzzeri, La Calle Larga.
  Sulla sinistra il Palazzo della Provincia, il deposito
  antincendi in Calle Angelo Diedo, Porta Catena, le Scuole
  magistrali, San Rocco.  Sulla destra, Viale Tommaseo, il
  Palazzo delle Poste, Piazza dell'Erbe.  Sono inoltre colpiti:
  la Chiesa di Santa Maria, il Ginnasio-Liceo, l'Asilo delle
  Orfanelle, la canonica della chiesa di Sant'Elia, il Cinema
  Nazionale.  Il fuoco divora le case di Calle Canova e parte di
  quelle di Calle San Zorzi.
      Incursione, in tre ondate successive, di 51 aerei
  Mitchell  della 12ha Forza Aerea U.S.A., con lancio di
  92 tonnellate di bombe.
      Ore 21.30 - Lancio di spezzoni incendiari sulla città.
 
                              Pag. 42
 
      Incursione di 9 aerei  Boston  con il lancio di 2,9
  tonnellate di spezzoni.
      Il capo della provincia riferisce che i morti sono circa
  60; il 40 per cento delle case di abitazione distrutto; i
  rimanenti edifici, compresi quelli pubblici, sono inabitabili
  al 90 per cento.
      Da questa data in poi, a causa dello scompaginamento
  degli uffici, della dispersione della popolazione nelle
  campagne, non si avrà più alcun riscontro attendibile dei
  morti e dei feriti.
  22 dicembre
      Ore 10.30 - Spezzonamento e mitragliamento di
  Puntamica.  A Boccagnazzo viene colpito e deflagra un deposito
  di munizioni.
      Incursione di 20 cacciabombardieri.
      Ore 15.10 - Bombardamento e spezzonamento della vecchia
  cinta fortificata della città; della zona di Diclo;
  mitragliamento sul centro di Zara.
      Incursione di 12 aerei.
  24 dicembre
        Ore 08.20 - Da questa data in poi, ogni mattina, per
  un paio d'ore, due o più aerei mitraglieranno qualsiasi cosa
  in movimento.  Gli zaratini li chiameranno le "mlikarizze",
  termine slavo per indicare le donne che nei periodi di
  normalità portavano il latte a Zara.
      4 aerei mitragliano la città e la periferia.
  27 dicembre
        Ore 08.10 - Le "mlikarizze" sono respinte dalle
  mitragliere del piroscafo  Italia  che si trova nel Canale
  di Zara, di fronte alla Riva Nuova.
      Ore 12.40 - Attacco di 12 bombardieri, quindi di
  aereosiluranti contro il piroscafo  Italia,  che abilmente
  manovra.  Rimane colpito a prua da una bomba.
      Ore 13.40 - Bombardamento da alta quota della Riva Nuova
  e del centro città.  Parte delle bombe, per il forte vento di
  bora, cadono in mare.  E' colpito il molo della Riva Nuova.
      Incursione di 23 aerei  Mitchell,  che lanciano 34
  tonnellate di bombe.
  30 dicembre
        Ore 15.05 - Bombardamento da nord-ovest a sud-est.
  Colpite le case fra il Viale Tommaseo e la Riva Nuova (casa
  Perlini, casa
 
                              Pag. 43
 
  Hoebenth, Casa Littoria, le carceri, la Scuola elementare "A.
  Cippico", l'Educandato di San Demetrio), la caserma Vittorio
  Emanuele.  Affondano due dragamine tedeschi ormeggiati al molo
  della Riva Nuova.  Colpite la Prefettura e la Questura.  Incendi
  in Calle Larga ed in Calle Luigi Ziliotto.  Brucia la casa
  Relja in zona San Giovannino.
      Morti imprecisati, ma in numero non elevato, dato lo
  sgombero della popolazione dalla città; 12 morti fra i marinai
  tedeschi di un dragamine.
      Incursione, in due ondate successive, di 24 aerei
  Mitchell  della 12ha Forza Aerea U.S.A., che lanciano 39
  tonnellate di bombe.
                             1944
  9 gennaio
        ?- - Il diario della  Mediterranean Allied Air Force
    (M.A.A.F.)  riporta un bombardamento del porto di Zara
  da parte di 39  Baltimore.  Trattasi di un errore di
  località.  A Zara vennero registrati solamente rumori di un
  bombardamento lontano, verso le 11.30.
  15 gennaio
        "Preavviso" di bombardamento per il giorno
  successivo.
  16 gennaio
        Ore 13.30 - Bombardamento.  In città sono colpite Via
  Roma, Cereria, Borgo Erizzo.  Alla Riva Nuova bruciano il
  Palazzo delle Poste e Casa Begna.  Incendi lungo il Viale
  Malta.
      Incursione di 24 aerei  Baltimore  della
  Mediterranean Allied Air Force (M.A.A.F.),  che lanciano
  53,6 tonnellate di bombe.
  21 gennaio
        ?- - Bombardamento verso Nona e zone circostanti.
  22 gennaio
        Ore 08.00 - Mitragliamento nel Vallone di Diclo di un
  mezzo navale tedesco.
      Ore 13.00 - Mitragliamento e spezzonamento di Zara.
 
                              Pag. 44
 
      Ore 16.30 - Spezzonamento e mitragliamento della città.
  Tre azioni di mitragliamento contro il panfilo  Elettra
  (già di Marconi) immobilizzato nel Vallone di Diclo.  A
  Zara, in Piazzetta Marinia, brucia la casa con il negozio
  Aini.
      Incursione di 23 aerei  Kittyhawk  e 12
  Thunderbolt.
  30 gennaio
        Ore 08.15 - Mitragliamento di una motozattera fuori
  del porto di Zara.
      Ore 11.30 - Bombardamento e spezzonamento della città.
  Colpite Riva Derna, Puntamica, i depositi di carburante in Val
  di Maistro.  A Diclo, il panfilo  Elettra   viene
  incendiato e semiaffondato.
      Incursione di 12 aerei  Kittyhawk  e 6  Spitfire,
  che lanciano 7,8 tonnellate di bombe.
  4 febbraio
        Ore 08.10 - Mitragliamento di una motozattera
  tedesca.
      Ore 13.00 - Bombardamento e spezzonamento di una
  motozattera e di un rimorchiatore tedeschi.  Mitragliamento.
  Nuovamente colpiti i depositi di carburante in Val di
  Maistro.
  8 febbraio
        Ore 12.30 - Bombardamento, spezzonamento e
  mitragliamento di una motozattera tedesca, affondata presso
  Lucorano (Isola di Ugliano).
      Ore 16.30 - Bombardamento di Lucorano.
  9 febbraio
        Ore 16.15 - Mitragliamento e spezzonamento di mezzi
  tedeschi da trasporto presso l'Isola di Ugliano.
  10 febbraio
        Ore ?- - Bombardamento.  Ricognizioni con
  mitragliamento contro natanti tedeschi presso l'Isola di
  Ugliano.
 
                              Pag. 45
 
  15 febbraio
        Ore 15.45 - Bombardamento, spezzonamento,
  mitragliamento di Zara e zone circostanti.  In Val di Maistro
  viene affondato un motoveliero.  Bombardamento delle isole
  antistanti Zara.
  16 febbraio
        Ore 11.50 - Bombardamento, spezzonamento e
  mitragliamento su Zara e dintorni.
  17 febbraio
        Mattino - Bombardamento e spezzonamento di natanti
  tedeschi, fra le isole di fronte a Zara.
  22 febbraio
        Ore 11.00 - Spezzonamento e mitragliamento di Zara.
      Ore 11.25 - Spezzonamento e mitragliamento di Zara.
      Ore 12.00 - Bombardamento di Zara.  Sono colpiti il
  Santuario della Madonna della Salute, il Teatro Verdi, il
  Convitto Nicolò Tommaseo.  Colpite Porta Catena, Porta Marina,
  la Scuola Industriale, la Prefettura, la caserma a Porta
  Terraferma, l'Educandato di San Demetrio, la Centrale
  elettrica.  A Barcagno, distrutta la fabbrica di liquori R.
  Vlahov, distrutto il Circolo Canottieri "Diadora".  Bombe a
  Bellafusa ed a Casali.
      Incursione di 38  Baltimore  della M.A.A.F., che
  lanciano 80,8 tonnellate di bombe.
  23 febbraio
        Ore 12.35 - Bombardamento, spezzonamento,
  mitragliamento di Zara e dintorni.  Le macerie ostruiscono
  Calle del Teatro Verdi, Calle Angelo Diedo, Calle Florio, Via
  Roma, Calle dei Papuzzeri.  Completata la distruzione del
  Santuario della Madonna della Salute, distrutta la stazione
  radio della Marina.  Colpite Ceraria e Val di Bora.  Lo squero
  (cantiere navale) Cattalini è in fiamme.  Bombe in Val di
  Maistro.  Lancio di spezzoni incendiari.
      Incursione di 39 aerei  Kittyhawk,  che lanciano 15,2
  tonnellate di bombe.
 
                              Pag. 46
 
  24 febbraio
      Ore 14.00 - Attacco di cinque cacciabombardieri al campo
  di aviazione di Zemonico.
      Ore 16.30 - Mitragliamento dalla Punta delle Colovare su
  Borgo Erizzo.
  25 febbraio
      Ore 10.15, 11.00, 11.30 - Bombardamento, spezzonamento,
  mitragliamento.  Colpito quanto resta del Santuario della
  Madonna della Salute, del Convitto N. Tommaseo,
  dell'Educandato di San Demetrio, della Scuola industriale.
  Bombe a Casali e Bellafusa.
      Ore 12.30 - Rinnovato bombardamento lungo l'asse Viale
  Trigari, Viale Nicolò Tommaseo, Convento dei Francescani, Riva
  Nuova.
      Incursione di 9 aerei  Baltimore  della 15ha Forza
  Aerea U.S.A., che lanciano 24,1 tonnellate di bombe.
  3 marzo
      Ore 20.30 - Bombardamento di Zara, Borgo Erizzo,
  Barcagno, Bellafusa, Puntamica, preceduto da lancio di razzi
  illuminanti.  Nei presi di Casali viene colpito un campo di
  concentramento istituito dai tedeschi, circa 20 morti.  A
  Barcagno è gravemente colpita la fabbrica di maraschino
  Luxardo.
      Viene usato un nuovo tipo di bomba.  I testimoni
  registrano uno schianto più lacerante, più elevato potere
  calorico, maggiore capacità dirompente.
      Incursione di 25 aerei  Wellington,  che lanciano 39
  tonnellate di bombe, fra le quali undici da 2.000 kg.  Secondo
  un'altra fonte americana le tonnellate di bombe sarebbero
  state 46.
  14 marzo
      Ore 07.30 - Mitragliamento di Zara.
  15 marzo
      Ore 14.00 - Mitragliamento di Zara e dintorni.
  17 marzo
      Ore 11.00 - Bombardamento e mitragliamento di Zara e
  località vicine.
      Ore 14.00 - Nuovo bombardamento e mitragliamento.
 
                              Pag. 47
 
  7 aprile
      Ore ? - Bombardamento di Val de' Ghisi.  Viene colpita la
  fabbrica S.A.P.R.I., la fabbrica di cioccolato Zerauschek.
  11 aprile
      Ore 15.15 - Bombardamento e mitragliamento di Zara e
  dintorni.
  26 maggio
      Ore 14.00 - Bombardamento e spezzonamento di Zara e
  località vicine.  Spezzonamento del campo d'aviazione di
  Zemonico.
  27 maggio
      Ore 09.00 - Bombardamento dei dintorni di Zara.
  29 maggio
      Ore 12.30 - Bombardamento della periferia di Zara, del
  campo di aviazione di Zemonico, dell'Isola Grossa (o
  Lunga).
  2 giugno
      Ore 10.10 - Mitragliamento dei dintorni di Zara.
  14 giugno
      Ore 10.05 - Bombardamento sul porto di Zara.  La diga a
  protezione del porto è colpita in tre punti.
  17 settembre
      Ore 15.30 - Bombardamento del porto di Zara e di
  Barcagno.  Affondati alcuni natanti tedeschi.  Due piccole navi
  con munizioni a bordo esplodono.  Incendi in città ed a
  Cereria.
      Incursione di 6 aerei  Venture  e 6  Baltimore
  della  Royal Air Force.
  18 settembre
      Mattino - Bombardamento.  La città brucia in quattro
  punti: Calle Santa Maria, Calle de' Papuzzeri, Calla Larga,
  Calle e Piazzetta San Rocco.  A Cereria brucia la casa Tolja.
  Bombe a Bellafusa.
 
                              Pag. 48
 
  2 ottobre
      Ore 14.15 - Bombardamento del porto di Zara e di
  Barcagno, colpite Val di Bora e Val di Maistro.  Colpita la
  Casa e la fabbrica Luxardo a Barcagno.
      Incursione di 12 aerei  Baltimore.
  4 ottobre
      Ore 16.15 - Bombardamento su Cereria e su Viale Malta.
      Incursione di 6 aerei  Baltimore.
  9 ottobre
      Ore 08.00, 09,25, 10,07, 11,30, 15,20, 16,00 - Sei
  borbardamenti nella giornata, dei quali il primo fu il più
  forte.  Tutti hanno avuto come obiettivo il porto, le rive, ed
  adiacenze.  Colpita la Riviera di Barcagno, la casa Gilardi,
  Val de' Ghisi, la Casa della Gioventù italiana del Littorio
  (G.I.L.).  Bombe nel Parco Regina Elena.
      Incursione di 11 aerei  Baltimore  e di 10 aerei
  Venture.
  25 ottobre
      Ore 10.00, 11.00, 14.05 - Tre bombardamenti nella
  giornata.  Il primo su Val di Bora, Cereria, Barcagno.  In
  città, con il secondo bombardamento, è colpita la Chiesa di
  San Simeone.
      La prima delle tre incursioni è effettuata da 17 aerei
  Venture.
  28 ottobre
      Ore? - Bombardamento di Borgo Erizzo e delle Colovare.
  Incursione di 6 aerei  Baltimore  e da 6  Venture.
  31 ottobre
      Ore 09.30, 11.00, 14.45 - Tre bombardamenti nella
  giornata.  Sono bombardati e spezzonati lo stradone di Val de'
  Ghisi ed il Rione Costanzo Ciano (case popolari).  Bombardata
  la Caserma Cadorna e le adiacenze.
      Nei bombardamenti restano coinvolti, con morti e feriti i
  primi gruppi di partigiani che stavano entrando in città.
      Incursione di 12 aerei  Venture  e 18
  Baltimore.
 
                              Pag. 49
 
                I MORTI SOTTO I BOMBARDAMENTI
      Il numero dei morti a Zara, sotto i bombardamenti, non è
  determinabile.
      Il primo bombardamento (2 novembre 1943) causò circa
  duecento vittime, ed altrettante il secondo del 28 novembre.
  Imprecisato, ma altrettanto elevato, il numero dei feriti.
      Dopo il secondo bombardamento la popolazione abbandonò la
  città.  Gli uffici anagrafici cessarono di funzionare,
  all'Ospedale Provinciale i morti non vennero registrati; le
  salme sepolte in fosse comuni.
      Perciò il Capo della Provincia, Vincenzo Serrentino, dopo
  il terzo bombardamento (16 dicembre 1943), poteva riferire
  soltanto in via approssimativa che i morti sarebbero stati una
  sessantina.
      Oltre ai continui e reiterati mitragliamenti giornalieri,
  sino al 31 ottobre 1944 vi furono 56 bombardamenti, ed il
  prefetto Gavino Sabadin, nel 1946, faceva ammontare a circa
  quattromila i morti di Zara.
      La cifra, forse, era in eccesso, però durante la
  preparazione di questo 'memoriale', dallo sbiadito ricordo dei
  superstiti, è stato un continuo affluire di nomi.
      Ma va anche tenuto presente l'elevato numero di profughi
  - fatalmente scomparsi in questi quarantatrè anni, le tante
  famiglie che si sono estinte e nessuno, ormai, ne conoscerà i
  ricordi.
      Ricordi di coloro che sono scomparsi in mare proiettati
  dalle esplosioni, di quelli che morirono sulle imbarcazioni
  mitragliate, di quelli che fuggendo al rogo della città
  vennero dilaniati dagli spezzonamenti.
      Chi mai ne raccoglierà i nomi?  Forse nessuno.
      Ma i morti furono tanti!  Certamente troppi.
  2 novembre 1943
      Alcuni giorni dopo il bombardamento,  il Giornale di
  Dalmazia  pubblicò un elenco provvisorio di 156 deceduti e
  di 54 feriti.  Il dottor Giacomo Vuxani, funzionario della
  Prefettura di Zara, in una relazione indica i deceduti in 163
  ed i feriti in 260.
      Con l'aiuto dei superstiti, e con le annotazioni
  contenute nel registro delle sepolture nel Cimitero di Zara, è
  stato possibile ricostruire l'elenco delle vittime che
  ascendono a 173.  Mancando sul registro delle sepolture precise
  indicazioni circa la causa del decesso, è possibile che
  qualcuna delle persone sottoindicate sia deceduta per cause
  naturali.
                          (Omissis).
      Seguono i nomi di 173 morti del primo borbardamento.
 
                              Pag. 50
 
  28 novembre 1943
        Da una relazione del dottor Giacomo Vuxani,
  funzionario della Prefettura di Zara, risulta che nel secondo
  bombardamento perirono 172 persone, e 200 furono i feriti.  Sin
  d'ora è stato possibile individuare 147 caduti.  Gli altri,
  secondo gli accertamenti effettuati dal signor Tommaso Ivanov,
  vanno compresi nelle 22 persone non identificate, che
  risultano dal Registro delle persone sepolte nel Cimitero di
  Zara, e fra coloro per i quali è stato annotato: "pezzi, circa
  una salma", "pezzi di tre salme".
                          (Omissis).
      Seguono i nominativi di 153 persone morte durante il
  secondo bombardamento.
  16 dicembre
      Fu il più dirompente dei bombardamenti.  Ma i
  nominativi dei caduti sono pochi.  La popolazione è fuggita
  nelle campagne.  In città non funziona più alcun ufficio.
  Scarse le annotazioni sul registro del Cimitero di Zara.
      E' stato possibile ricordare solamente una trentina di
  nominativi.
                          (Omissis).
      Seguono i nominativi di 32 persone morte durante il terzo
  bombardamento.
  3 marzo 1944
      Per i deceduti successivamente al 16 dicembre 1943 e
  sino al 31 ottobre 1944, ultimo bombardamento, non è possibile
  indicare con sufficiente approssimazione né il numero, né le
  rispettive date di morte, ad eccezione di alcune vittime
  dell'incursione del 3 marzo 1944, per le quali esistono alcuni
  dati nel registro delle sepolture nel Cimitero di Zara.
                          (Omissis).
      Seguono i nominativi di 17 persone morte durante il
  bombardamento del 3 marzo 1944.
      Nel registro sono comprese sette salme non
  identificate.
      Il seguente elenco è stato compilato sulla base delle
  annotazioni contenute nel registro delle sepolture nel
  Cimitero di Zara, dal gennaio al 22 ottobre 1944 (escluso il
  bombardamento del 3 marzo).
 
                              Pag. 51
 
  Mancando quasi sempre l'indicazione delle cause del decesso è
  possibile che fra i nominativi riportati vi sia qualche
  deceduto per cause naturali.
      Va tenuto presente che l'effettivo numero delle vittime è
  ben superiore, non essendovi alcuna possibilità di riscontrare
  i deceduti nei paesi e nelle località del circondario di Zara,
  o sepolti nelle campagne, oppure scomparsi in mare.  Ad
  esempio, nel bombardamento del 30 dicembre 1943 perirono 14
  soldati ed un ufficiale superiore tedesco, dei quali non sono
  indicati i nomi.
                          (Omissis).
      Seguono i nominativi di 132 persone.
      Il nome di tutti gli altri, che più non rispondono
  all'appello, è compreso nell'ampio aggetto delle braccia d'una
  Croce, che la pietà delle donne di Zara, profughe in Penisola,
  ha fatto innalzare nel Cimitero della loro Città perduta.
                           *  *  *
         DECEDUTI NEI CAMPI DI DEPORTAZIONE O UCCISI
                         DAI TEDESCHI
                          (Omissis).
      Seguono i nominativi di 22 persone.
                           *  *  *
       LE UCCISIONI A ZARA DOPO L'OCCUPAZIONE DA PARTE
                          DEI TITINI
                       31 ottobre 1944
      L'eccidio, al quale gli zaratini erano sfuggiti l'8
  settembre 1943 grazie all'occupazione tedesca, venne compiuto
  dai partigiani dal novembre 1944 in poi.
      Fu l'olocausto di quei cittadini di Zara che per amore
  della loro terra non avevano voluto abbandonare i ruderi delle
  case, dove da generazioni, nel travaglio delle vicende d'una
  città di frontiera, avevano difeso il nome d'Italia.
      Anche a Zara, come a Spalato e nelle altre località della
  Dalmazia, furono soppressi carabinieri ed agenti di pubblica
  sicurezza.  Il loro sangue ingrommato con le macerie, assieme a
  quello degli zaratini e dei dalmati, conferma l'irrinunciabile
  significato di tutta una storia comune.
                           *  *  *
 
                              Pag. 52
 
      Il 10 novembre 1944, sui ruderi di Zara, le autorità
  titine affissero un avviso con la seguente:
                       "NOTIFICAZIONE"
      "Il Tribunale Militare del Territorio dell'VIII Corpo,
  Consiglio presso il Comando del Circondario di Zara, nel
  dibattimento tenuto addì 10 novembre 1944, ha emesso la
  sentenza con la quale vengono condannati come criminali di
  guerra e nemici del popolo, ai sensi degli articoli 14 e 15
  dell'Ordinanza sui Tribunali militari, alla pena di morte
  mediante fucilazione ed alla confisca del patrimonio"
                          (Omissis).
      Seguono i nominativi di 31 persone.
      Il 7 febbraio 1945, altra "notificazione", affissa a
  Zara, annunciava che erano stati giudicati e condannati alla
  pena di morte quali criminali di guerra, e che la condanna era
  stata eseguita:
                          (Omissis).
      Seguono i nominativi di 15 persone.
             FURONO UCCISI SENZA "NOTIFICAZIONE"
                          (Omissis).
      Seguono i nominativi di 76 civili, di 15 agenti di P.S.,
  di 6 Carabinieri.
       SOPPRESSI O SCOMPARSI IN DATE E LOCALITA' VARIE
                          (Omissis).
      Seguono i nominativi di 75 civili, di 6 Carabinieri, di
  32 fra collaboratori e simpatizzanti per l'Italia.
                           *  *  *
         UN REGIO PREFETTO - UN CAPO DELLA PROVINCIA
      Zara, durante l'ultimo conflitto, fu l'unica città
  d'Italia assediata.  Dal 6 al 13 aprile 1941, circondata da
  ogni lato dal nemico, senza alcun collegamento con la Madre
  Patria, rimase sola, con se stessa, con le sue forze,
  nell'incognita della sorte.
 
                              Pag. 53
 
      E Zara fu anche l'unica provincia d'Italia che, per mano
  nemica, perdette due suoi prefetti.  Li ricordiamo.
                         VEZIO ORAZI
      Era nato a Roma il 1^ novembre 1904.  Dal 1919 aveva preso
  parte al movimento fascista.  Si era laureato in giurisprudenza
  nel 1927.  L'anno successivo venne nominato vice-segretario
  nazionale dei Gruppi universitari.  Nel 1933 fu chiamato a
  reggere la Federazione fascista di Roma.  Volontario in Africa
  Orientale.  Prefetto di Cuneo e di Gorizia.  Direttore generale
  della Cinematografia italiana e dell'Ente nazionale industrie
  cinematografiche (E.N.I.C.).  Il 26 ottobre 1941 era stato
  nominato prefetto di Zara.
      Il 26 maggio 1942, in un'imboscata di partigiani a Zegar,
  lungo la strada da Ervenico ad Obrovazzo (Zara), perdette la
  vita.  Con lui caddero:
  il capitano dei carabinieri ....  BONASSISI  Umberto;
    il s.tenente d'artiglieria ..  TRUPIANO  Giacinto;
    il maresciallo di P.S. ......  BARDELLONI  Pietro;
    l'artigliere ................  CAMPANELLA  Michele;
    l'artigliere ................  CIALDAI  Dino;
    l'artigliere ................  ZOPPI Arnaldo
  ed altri quattro soldati, dei quali non è stato possibile
  trovare i nomi.
      L'eccidio di Vezio Orazi e della scorta ebbe risonanza su
  tutta la stampa nazionale.  Imponenti i funerali celebrati a
  Zara il 28 maggio.  Solenne la cerimonia che, nel Trigesimo,
  ebbe luogo a Roma in Santa Maria degli Angeli.
                     VINCENZO SERRENTINO
      Nacque in Sicilia, a Rosolini, presso Noto, il 19
  settembre 1897.  Assolti gli studi liceali, aveva frequentato
  l'Accademia militare di Modena.  Sottotenente di fanteria nel
  1916.  Partecipò, quale comandante d'una compagnia mitraglieri,
  alle battaglie sul Carso e sul Grappa.
      Giunse in Dalmazia con le prime truppe italiane,
  sbarcando a Sebenico.  Dal 1919 passò a Zara, che divenne la
  sua "città".  Congedato, rimase a Zara.  Si sposò e si affermò
  come organizzatore sindacale, benvoluto da tutti per la sua
  umanità.
      Nel 1939 nei quadri della Milizia Artiglieria Contraerea,
  con il grado di 1^ seniore, assunse il comando della difesa
  contraerea di Zara.
      Il 2 novembre 1943, per prevenire l'insediamento a Zara
  d'un prefetto croato, venne nominato d'urgenza, Capo della
  Provincia.  Il suo mandato coincise con l'anno dei
  bombardamenti della città.  Assunse e resse gli oneri del suo
  ufficio, prodigandosi oltre il possibile.
 
                              Pag. 54
 
      Su ordine del Ministero dell'interno, il 30 ottobre 1944,
  abbandonò i cumuli di macerie di quella che era stata Zara, e
  ripiegò su Trieste con l'ultimo reparto tedesco.
      A Trieste, il 5 maggio 1945, venne arrestato dai titini.
  Il 31 marzo 1947, in quella città che lo aveva visto sbarcare
  circa trenta anni prima, subì la parvenza d'un processo.  Venne
  condannato a morte quale criminale di guerra.  La sentenza fu
  eseguita il 15 maggio 1947 a Sebenico.
      Nel clima politico di quegli anni, dare rilievo alla
  soppressione d'un capo di provincia italiano per mano titina,
  poteva essere imbarazzante.  La "ragione di Stato" consigliò di
  limitare l'informazione sulla stampa nazionale a qualche riga
  di cronaca, nessun commento.
                           *  *  *
                     SEMPRE CON L'ITALIA
      Gli zaratini ed i dalmati, sradicati dalle loro città,
  sin dagli anni del 1944 e del 1945 cercarono rifugio e
  salvezza in Italia.
      Quando le armi cessarono di sparare, a Zara ed in
  Dalmazia continuò il sacrificio.  Quanti ebbero la sorte di
  sopravvivere attesero, nel tormento della speranza, che quella
  domanda d'opzione, presentata come ultimo e disperato gesto
  d'orgoglio per restare italiani, fosse accolta dalle autorità
  titine.
      Ma anche coloro che avevano avuto la sorte di trovare
  ricetto in Penisola, pur se italiani di nascita, pur se
  combattenti, pur se mutilati o decorati di guerra, dovettero
  confermare con l'opzione di voler restare italiani.
      E subirono l'umiliazione di chiedere la riconferma della
  propria cittadinanza - alla quale mai avevano rinunciato, e
  per la quale avevano lottato gli avi ed i padri - non
  all'Italia, ma alla Jugoslavia.
      In quegli anni, a questi suoi figli d'oltre Adriatico, la
  Patria poteva offrire soltanto lo scarso aiuto dei campi di
  raccolta.  Gli esuli non se ne adontarono, ma in ogni modo ed
  il prima possibile, anche con i lavori più umili, cercarono
  d'inserirsi nel processo ricostruttivo dell'Italia.
      E ci riuscirono, dimostrando adattamento, volontà,
  capacità.  Altri scelsero la via dell'Australia e delle
  Americhe, e anch'essi, dove giunsero, si affermarono.
      Si affermarono in Patria ed all'estero, mantenendo
  intatta la loro fede, la loro dedizione, il loro credo.
      Per questo credo
        Pierino  ADDOBBATI, di 16 anni, figlio di un medico
  di Zara, cadeva a Trieste il 5 novembre 1953, sotto il piombo
  della polizia del Governo Militare Alleato di quella città,
  durante una dimostrazione per il ritorno di Trieste
  all'Italia.
 
                              Pag. 55
 
      Per questa fede
        Antonio  VARISCO, nato a Zara il 29 maggio 1927,
  tenente colonnello dei carabinieri, cadeva a Roma il 13 luglio
  1979, per mano di terroristi, ed alla sua memoria veniva
  concessa la Medaglia d'Oro al Valor civile.
        "Comandante del Reparto Carabinieri Servizi
  Magistratura, assolveva i suoi particolari e delicati compiti
  con assoluta dedizione, responsabile impegno ed ammirevole
  tenacia, pur consapevole del gravissimo rischio personale per
  il riacutizzarsi della violenza eversiva contro l'intero
  ordine giudiziario.  Fatto segno a numerosi colpi d'arma da
  fuoco in un vile e proditorio agguato tesogli da un gruppo di
  terroristi, sublimava col supremo sacrificio una vita spesa a
  difesa della collettività e delle istituzioni democratiche" -
  Roma, 13 luglio 1979.
      La sua prematura e tragica morte commosse l'opinione
  pubblica di tutta l'Italia.
      Per questa dedizione
        Enrico  BARISONE, nato a Zara nel 1941, capitano dei
  carabinieri, per una operazione a fuoco condotta il 17
  dicembre 1979, conquistava, vivente, la Medaglia d'Oro al
  Valor militare.
        "Comandante di compagnia territoriale, particolarmente
  impegnata sotto il profilo della sicurezza pubblica, di notte,
  attraverso terreno impervio, in remota località montana,
  guidava una pattuglia fino al covo di una banda di
  pericolosissimi delinquenti, due dei quali - latitanti già
  condannati per omicidio - invigilavano, armi in pugno,
  all'esterno.  Gravemente ferito da una scarica di pallettoni -
  proditoriamente esplosa da distanza ravvicinata e che gli
  produceva la frattura di una spalla - reagiva con fulminea
  azione di fuoco uccidendoli.  Malgrado il dolore lancinante e
  sebbene indebolito da copiosa perdita di sangue, rifiutava
  ogni soccorso e disponeva i suoi uomini in posizione
  tatticamente idonea a contrastare eventuali sortite degli
  altri malviventi che venivano tutti tratti in arresto.
  Mirabile esempio di eccelse virtù militari, di fulgido
  ardimento ed assoluta dedizione al dovere" -  Sa Janna di
  Orune (Nuoro), 17 dicembre 1979.
                           *  *  *
 
                              Pag. 56
 
              PERCHE IL RICORDO NON SIA DISPERSO
  "...troppi furon quelli che suggellaron col proprio sangue
  la santità d'una causa, che altri sosteneva lento o
  abbandonava spergiuro..."
  (Dall'"Orazione" di Pier Alessandro Paravia per i morti di
  Novara - 5 maggio 1848).
      Gli Alleati, distrutta Zara con i bombardamenti aerei,
  perfezionarono l'atto di morte della città con il Trattato di
  Pace, ed il nome di Zara fu cancellato dal novero delle
  province d'Italia.
      Per salvare dall'oblio almeno il ricordo della loro
  dedizione alla Patria, i figli di Zara ed i Dalmati, oggi
  esuli nei cento comuni d'Italia, con questa monografia,
  affidano a futura memoria quanto le generazioni degli avi, dei
  nonni, dei padri, ed essi stessi hanno dato alla comune
  storia, e
        ricordando la loro presenza in ogni momento del
  travagliato Risorgimento;
        ricordando con quale audacia indossarono il
  grigio-verde nel primo conflitto mondiale, per essere degni
  dell'attesa Redenzione;
        ricordando l'animo con cui il 4 novembre 1918 accolsero
  il fante d'Italia;
        ricordando l'orgoglio con il quale, nella isolata testa
  di ponte, per oltre vent'anni rappresentarono l'Italia sulla
  sponda orientale dell'Adriatico;
        ricordando l'abnegazione dimostrata nel secondo
  conflitto mondiale, sino all'annientamento;
        ricordando il tributo di sangue che Zara e le altre
  città della Dalmazia hanno dato all'Italia;
        ricordando la sensibilità con cui la Patria ha
  riconosciuto il sacrificio del singolo, con tutta la gamma
  delle ricompense al valore;
        ricordando che, nel globale annientamento d'una città,
  innumeri atti di vero ma sconosciuto eroismo sono stati
  consumati,
                          AUSPICANO
  che la Patria voglia, ancor oggi, onorare la legione di quei
  cittadini che, nell'olocausto del loro martirio, bruciarono
  anche il ricordo del nome, e conceda una ricompensa
  "cumulativa" al Valor militare al Gonfalone del  "Libero
  Comune di Zara in esilio",  che raccoglie e rappresenta gli
  esuli delle città di Dalmazia.
 
                              Pag. 57
 
                        Parte seconda
      I DALMATI PER LA FEDE - LA CULTURA - LA GIUSTIZIA
                   CON ROMA E CON LA CHIESA
      La Dalmazia entrò nel novero della storia con la
  romanità, ed a Roma dette imperatori, papi e martiri.
      Non sappiamo, esattamente, quanti sono stati i dalmati
  fra gli imperatori che la storiografia chiama "illirici".  Fra
  essi vi furono:
      PROBO
      CLAUDIO II, il gotico
      CARO
      CARINO, figlio di Caro
      DIOCLEZIANO, nato a Salona.
      Diocleziano, oltre ad essere il restauratore dell'impero,
  fu il creatore di quel Palazzo entro il quale, fortezza e
  pegno della romanità, sorge la città di Spalato.
                          *  *  *
      Mentre la Dalmazia dava a Roma i suoi imperatori, CAIO,
  dalmata di Salona, poi santificato, saliva il trono di San
  Pietro, e dal 283 al 296 fu il Pastore della Cristianità.
      Passarono circa quattro secoli, ed un altro dalmata,
  GIOVANNI IV,  nato a Zara, resse il pontificato dal 640 al
  642.
      Nei due brevi anni della sua missione, fece traslare a
  Roma le spoglie dei dalmati, martiri della fede, e per loro
  eresse, a lato del Battistero di San Giovanni in Laterano, una
  cappella.  Ancor oggi, il grande mosaico ricorda
      SAN VENANZIO, al quale è dedicata la cappella
      SAN ANASTASIO
      SAN SETTIMIO
      SAN ASTERIO
      SAN DOIMO, protettore di Spalato.
      Accanto ai Santi, i quattro soldati che, a Salona, per
  ordine di Diocleziano, pur di non abiurare, affrontarono il
  martirio.
      ANTIOCHIANO
      GAIANO
      TELIO
      PAOLINIANO
      Intanto, nei secoli intercorsi fra i due Papi dalmati, si
  era proiettata sulla cristianità l'irruenza del dalmata SAN
  GIROLAMO (347-419), dottore della Chiesa, che traducendo la
  Bibbia in latino ne divulgò la conoscenza.
 
                              Pag. 58
 
      MARINO, tagliapietra dalmata, per sfuggire alle
  persecuzioni di Diocleziano, abbandonava la sua nativa isola
  di Arbe e trasmigrato in Penisola, sulle pendici del Monte
  Titano creava una comunità religiosa per ospizio e asilo dei
  perseguitati.  Santificato, illumina ancor oggi la Repubblica
  di San Marino, bastione di libertà.
      Nella battaglia della cristianità, nella giornata di
  Lepanto (7 ottobre 1571) combatterono 14 galere di Zara, al
  comando di  Pietro  BORTOLAZZI.
                           *  *  *
      Questi cenni schematici rappresentano la sintesi della
  naturale vocazione della Dalmazia, di quella vocazione che
  Gabriele d'Annunzio incisivamente scolpì nella frase:
        "Dalmati, amplissima è la civiltà che vi illustra!
  Siete quasi orlo di toga, ma tutta la toga è romana".
          NELLE ARTI - NELLE LETTERE - NELLE SCIENZE
      Gli zaratini ed i dalmati, pur impegnati nella secolare
  lotta per rimanere italiani, sono stati presenti in ogni
  tempo, con eguale animo, nell'affermazione della cultura.
      Sulla sponda orientale dell'Adriatico, difesero
  l'italianità della loro stirpe arroccandosi intorno al valore
  primo della lingua, ed il "Sì" della favella italica divenne
  simbolo della contesa tenace.  Ma la lingua, per i dalmati, fu
  anche studio e scienza, ed al comune idioma dettero
  fondamentali contributi con due loro figli.
                   GIAN FRANCESCO FORTUNIO
  nacque a Selve (Zara) e concluse la sua giornata terrena in
  Ancona nel 1517.  Un anno prima della morte, nel 1516, per i
  tipi di Bernardin Vercellese, in Ancona, aveva pubblicato le
  Regole grammaticali della volgar lingua.  Era la prima
  grammatica italiana, precedendo di nove anni quella del
  Bembo.
      Passarono tre secoli, ed un altro dalmata offriva alla
  cultura linguistica italiana due opere fondamentali.
                      NICCOLO' TOMMASEO
  di Sebenico (1802-1874), pubblicava il  Nuovo dizionario
  dei sinonimi della lingua italiana  (1830-1831), ed il
  grande  Dizionario della lingua italiana  (1861-1879) in
  parte postumo.
                          *  *  *
 
                              Pag. 59
 
      In ogni momento, i dalmati hanno partecipato alla civile
  evoluzione dell'Italia, e sin dal Rinascimento furono presenti
  allo splendore della nuova stagione, con l'ingegno dei loro
  figli.
        Giorgio  ORSINI, detto Giorgio da Sebenico, nato a
  Zara (1400 circa-1475).  Architetto, scultore, che si espresse
  nel Duomo di Sebenico, nella statua della "Carità" sulla
  Loggia dei Mercanti e nella facciata di San Francesco alle
  Scale, in Ancona; nella Porta della Carta a Venezia,
  collaborando con Matteo Bon.
        Luciano  LAURANA, da Zara (1420 circa-1479).
  Architetto.  Sua l'aerea facciata ed il cortile del Palazzo
  Ducale di Urbino.  Lavorò al Palazzo Ducale di Mantova, ed ai
  castelli di Tarrascona e di Villeneuve-lès-Avignons, in
  Francia.
        Francesco  LAURANA, da Zara (1425-1502).  Architetto
  e scultore, che manifestò il proprio talento nell'Arco di
  Trionfo d'Alfonso d'Aragona al Castel Nuovo di Napoli;
  medaglista alla corte di Renato d'Angiò; scultore di busti fra
  i quali quello d'Eleonora d'Aragona.  Lavorò a Palermo,
  Marsiglia e Pescara.
        Giovanni  IL DALMATA, da Traù (1440 circa-1510).
  Scultore della tomba di Giacomo Tebaldi nella chiesa di Santa
  Maria Sopra Minerva, a Roma.  Si associò a Mino da Fiesole, e
  nelle Grotte Vaticane scolpì il monumento sepolcrale di Paolo
  II; nella chiesa di San Marco a Roma, il tabernacolo.
        Elio  LAMPRIDIO CERVA, da Ragusa (1460-1520).  Per la
  perfezione del suo metro latino, venne incoronato poeta in
  Campidoglio.
        Andrea  MELDOLA (detto "Lo Schiavone"), da Zara
  (1500 circa1563).  Pittore ed incisore.  Le sue opere si trovano
  a Venezia, nella Galleria dell'Accademia, nella Galleria
  Querini-Stampalia; a Milano, nella Pinacoteca Ambrosiana; a
  Londra, ad Hampton Court.
                           *  *  *
      Trascorrono i secoli, e la pittura nuovamente venne
  interpretata dalla magia del pennello di:
        Roberto  FERRUZZI, da Sebenico (1854-1934), che ha
  offerto la sua splendida "Madonnina" alla devozione d'una
  infinita schiera di fedeli.
      Assieme a Roberto Ferruzzi, un altro pittore che, nel
  1935, donò alla sua città quello che coralmente è stato
  battezzato "Il Cristo delle Masiere":
        Andrea  FOSSOMBRONE, da Zara (1887-1963).  Ebbe quasi
  la "premonizione" del destino di Zara.  Ed il Cristo,
  soavissimo nella soffusa mestizia, guarda la città
  condannata.
 
                              Pag. 60
 
                      NELLE UNIVERSITA'
      Anche nell'insegnamento universitario, la Dalmazia dette
  il suo contributo.  Dai lontani anni del '300, sino ai primi
  decenni del 1800, quasi sempre fu l'Ateneo Patavino ad
  accogliere i giovani dell'altra sponda.  Ed a Padova, i
  dalmati, non solo studiarono ed appresero, ma insegnarono e
  ricoprirono gli incarichi più prestigiosi.  Circa venti furono
  i "rettori", ed una cinquantina i professori.  Di questa
  schiera siamo in grado di ricordare, con l'anno della loro
  attività:
  RETTORI DEI GIURISTI
      1385 -  Tebaldo  NASSI, da Zara.
      1397 -  Matteo  de RAGNINA, da Ragusa.
      1492 -  Simeone  ROSA, dalmata.
      1498 -  Giovanni  CASSIO, da Lesina.
      1508 -  Marino  DE HUNGARIS, dalmata; sino
                al 1517.
      1533 -  Nicolò  PALADINO, da Lesina.
      1535 -  Giovanni  GIOVINO, da Zara.
      1541 -  Jacopo  CICUTA, da Veglia.
      1541 -  Francesco  FUMATI, da Zara - pro-Rettore.
      1593 -  Nicolò  BOLIZZA, da Cattaro; anche nell'anno
                successivo.
  RETTORI DEGLI ARTISTI
      1485 -  Matteo  da Sebenico.
      1489 -  Girolamo  CIVALELLO, da Zara.
      1490 -  Donato  CIVALELLO, da Zara.
      1492 -  Iadertino  CRISALIO, da Zara.
      1579 -  Domenico  SLATARICH, da Ragusa.
      1583 -  Giovanni Nicolò  ANDRONICO, da Traù.
  PROFESSORI DI FILOSOFIA
      1507 -  Federico  GRISOGONO BORTOLAZZI da Zara; sino
                al 1509.
      1533 -  Vincenzo  SILVIO, dalmata.
      1543 -  Adriano  VALENTICO, dalmata.
      1583 -  Giovanni Nicolò  ANDRONICO, da Traù.
 
                              Pag. 61
 
  PROFESSORI DI DIRITTO CANONICO
      1318 -  Matteo  MATAFARI, da Spalato; sino al
                1352.
      1533 -  Natale  SALERNITANO, dalmata.
      1535 -  Antonio  DE BACULIS, da Cattaro.
      1536 -  Vincenzo  PEREGRINO, dalmata.
  PROFESSORI DI TEOLOGIA E DI DOGMATICA
      1415 -  Giovanni  DA RAGUSA, di Ragusa.
      1465 -  Tommaso  BASSEGLI, da Ragusa ( 1511).
      1468 -  Serafino  BONA, da Ragusa ( 1488).
      1549 -  Paolo Clemente  MIOSSICH, da Macarsca.
      1458 -  Giorgio  DONATO, da Ragusa; sino al 1462.
  PROFESSORI DI DIRITTO CIVILE
      1503 -  Matteo  ANDREIS, da Traù.
      1528 -  Nicolò  DE HUNGARIS, dalmata; anche nell'anno
                1529.
      1531 -  Marco  SOLONO, dalmata.
      1534 -  Giovanni  GIOVINO, da Zara.
      1538 -  Francesco  FUMATI, da Zara.
      1539 -  Pascalizio  DE PASCALIZI, dalmata.
      1541 -  Francesco  FUMATI, da Zara.
      1543 -  Giovanni  PETREO, da Curzola.
      1546 -  Nicolò  PATRIZIO, dalmata.
      1545 -  Paolo  PETREO, da Curzola.
      1546 -  Antonio  ROSANE'O, da Curzola.
      1547 -  Alessandro  NICONIZIO, da Curzola
                (1501-1549).
      1549 -  Giacomo  ARMERINO, dalmata.
      1549 -  Girolamo  ERMOLAO, dalmata.
      1552 -  Ippolito  CRAINA, dalmata.
  PROFESSORI DI DIRITTO CRIMINALE
      1550 circa -  Marino  CABOGA, da Ragusa.  Fondatore
                      della cattedra.
 
                              Pag. 62
 
  PROFESSORI IN MEDICINA
      1492 -  Iadertino  CRISALIO, da Zara.
      1532 -  Giorgio Amelio  LIBURNESE, dalmata.
      1570 circa -  Teodoro  BELLEO, da Ragusa.
                           *  *  *
      Durante il Rinascimento, nel pieno fulgore delle scienze,
  i dalmati, oltre ad insegnare in altre Università della
  Penisola, affermarono la cultura italiana nei più qualificati
  centri d'Europa.
        Benedetto  BEGNA, da Zara.  Insegna verso il 1520,
  alla 'Sorbona' a Parigi, e viene proclamato "Monarca delle
  scienze".
        Mariano  BONDENOLIO, da Ragusa.  Insegna teologia
  alla 'Sorbona' a Parigi, verso il 1465.
        Giulio  CAMILLO, detto "Delminio" (1479-1550).
  Insegna logica all'Università di Bologna.
        Giacomo  DRAGAZZO, da Traù, nato verso il 1451.
  Insegna all'Università di Arles.
        Domenico  GALEOTTI ROLANDIO, nato a Ragusa nel 1348.
  Aggregato al Collegio dei medici e dei filosofi
  dell'Università di Bologna, vi insegna matematica ed
  astrologia sino al 1422.
        Pietro  GOZZE, da Ragusa (1500 circa-1564).  Insegna
  teologia all'Università di Lovanio.
        Giovanni  STAFILEO, da Traù (1472-1528).  Insegna
  diritto canonico alla "Sapienza" a Roma.
      Nel '600 e nel '700, altri dalmati insegnarono nelle
  Università, con prevalenza in quella di Padova, che assegnò
  loro cattedre ed incarichi.
        Giorgio  BAGLIVI, da Ragusa (1668-1707).  Insegna
  chirurgia ed anatomia nelle Università di Roma, Napoli e
  Padova.
        Ruggero  BOSCOVICH, da Ragusa (1711-1787).  Insegna
  fisica e matematica nelle Università di Roma, Pavia e Milano.
  In questa città fonda l'Osservatorio astronomico di Brera.
        Giovanni  CAMPANARI, da Zara.  Sindaco e pro-Rettore
  dei Giuristi, nel 1723, all'Università di Padova.
 
                              Pag. 63
 
        Francesco  GRASSO, da Ragusa.  Sindaco degli Artisti
  all'Università di Padova dal 1609 al 1610.
        Raimondo  CUNICH da Ragusa (1719-1797).  Insegna
  Retorica all'Università di Roma.
        Marc'Antonio  DE DOMINIS, da Arbe (1566-1624).
  Insegna matematica, logica e filosofia all'Università di
  Padova.
        Matteo  DELL'ACQUA, da Zara.  Insegna diritto civile
  all'Università di Roma, nel 1780.
        Giovanni  DUBRAVCICH, da Lesina.  Insegna diritto
  canonico dal 1781 al 1795 all'Università di Padova.
        Matteo  FERCHIO, da Veglia.  Insegna Filosofia e
  Teologia all'Università di Padova nel 1639.
        Marino  GHETALDI, di Ragusa (1556-1627).  Insegna
  matematica nelle Università di Lovanio e di Roma.
        Marino  GREGO, da Curzola ( 1791).  Insegna teologia
  all'Università di Modena.
        Giambattista  LANTANA, da Zara.  Sindaco e
  pro-Rettore dei Giuristi all'Università di Padova, nel
  1711.
        Teodoro  MISTACHIELI, dalmata.  Sindaco e pro-Rettore
  degli Artisti all'Università di Padova, nel 1643.
        Giorgio  RAGUSEO, da Ragusa (1579-1622).  Titolare
  della seconda cattedra di filosofia all'Università di
  Padova.
        Giovanni Giulio  SMACCHIA, da Curzola.  Sindaco e
  pro-Rettore dei Giuristi all'Università di Padova dal 1728 al
  1730.
        Benedetto  STAY, da Ragusa (1714-1801).  Insegna
  eloquenza alla "Sapienza" a Roma.
        Gian Domenico  STRATICO, da Zara (1722-1801).
  Insegna sacre scritture e letteratura greca nelle Università
  di Pisa e di Siena.
        Simeone  STRATICO, da Zara (1738-1829).  Nel 1757
  insegna filosofia e medicina; dal 1764 matematica e scienza
  della navigazione all'Università di Padova.  Nel 1797 Magnifico
  Rettore dell'Ateneo Patavino.
        Innocenzo  de TERZIS, dalmata.  Sindaco e pro-Rettore
  degli Artisti all'Università di Padova nel 1692.
        Matteo  TETTA, da Sebenico.  Sindaco e pro-Rettore
  dei Giuristi all'Università di Padova nel 1666 e 1667.
                           *  *  *
 
                              Pag. 64
 
      Nel 1866, quando in Dalmazia si attendevano le navi
  d'Italia fatalmente fermate a Lissa, i non completati confini
  del Regno d'Italia fecero venir meno i diretti contatti della
  sponda orientale dell'Adriatico con i centri veneti della
  cultura.  Tuttavia, pur nelle progressive e sempre più
  complesse situazioni, molti furono i dalmati che insegnarono
  nelle Università italiane.
      Ancor oggi, distrutta Zara e nell'esodo dalla loro terra,
  prestigiose cattedre sono tenute da dalmati, o da figli di
  dalmati nati in Penisola, oppure da professori che in Dalmazia
  hanno vissuto, assimilandone lo spirito e l'animo.
                          (Omissis).
      Seguono i nominativi di 36 fra zaratini e dalmati che,
  dalla fine del secolo scorso, hanno insegnato o tutt'ora
  insegnano nelle Università italiane.
                           *  *  *
                 AL SERVIZIO DELLA GIUSTIZIA
      Con la prima Redenzione della Dalmazia (1918) entrarono
  nella magistratura italiana i dalmati che avevano prestato
  servizio nell'ambito della cessata monarchia austro-ungarica
  e, finalmente, poterono "dire giustizia" in nome della
  Patria.
                          (Omissis).
      Seguono i nominativi di 36 dalmati magistrati.
      Unita Zara all'Italia (1918) altri dalmati vestirono la
  toga, ponendosi al servizio della giustizia; altri, ancora,
  assunsero l'alto ufficio dopo la distruzione della città
  (1943-1944) e l'esodo in Patria.
                          (Omissis).
      Seguono i nominativi di 28 dalmati magistrati.
                           *  *  *
                DALMATI AL PARLAMENTO ITALIANO
      BARBI  Paolo,  nato a Trieste da genitori dalmati
  (Lesina) - Deputato e senatore al Parlamento italiano e
  europeo.
      BETTIZA  Enzo,  nato a Spalato il 7 giugno 1927 -
  Eletto senatore nella VII legislatura repubblicana (5 luglio
  1976-19 giugno 1979) - Parlamentare europeo dal 17 luglio 1979
  a tutt'oggi.
 
                              Pag. 65
 
      CIPPICO  prof. Antonio,  nato a Traù il 20 marzo
  1877, deceduto a Roma il 18 gennaio 1935 - Nominato senatore
  del Regno il 19 aprile 1923.
      DUDAN  dott. Alessandro,  nato a Verlicca (Spalato)
  il 27 gennaio 1883, deceduto a Roma il 31 marzo 1957 -
  Deputato dalla XXVI leglslatura (11 giugno 1921) per il
  collegio di Roma, sino a tutta la XXVIII (20 aprile 1929-19
  gennaio 1934) - Nominato senatore del Regno il 3 marzo 1934 -
  Decaduto il 25 giugno 1946 con la soppressione del Senato del
  Regno.
      GHIGLIANOVICH  avv.  Roberto,  nato a Zara il 17
  luglio 1863, deceduto a Gorizia il 1^ settembre 1930 -
  Nominato senatore del Regno il 15 novembre 1920.
      KREKICH  dott. Natale,  nato a Scardona (Sebenico) il
  6 gennaio 1857, deceduto a Zara il 7 settembre 1938 - Deputato
  per la XXVI legislatura (11 giugno 1921-25 gennaio 1924) nel
  collegio di Zara - Nominato senatore del Regno il 9 dicembre
  1933.
      LUXARDO  Nicolò,  nato a Zara il 15 luglio 1886,
  deceduto a Selve (Zara) il 30 settembre 1944 per mano titina -
  Consigliere nazionale nella Camera dei Fasci e delle
  Corporazioni dal 23 marzo 1939 - Decaduto il 2 agosto 1943 con
  la soppressione della Camera dei Fasci e delle
  Corporazioni.
      PAOLUCCI  marchese Giuseppe,  di famiglia dalmata -
  Deputato per la X (22 marzo 1867-2 novembre 1870) e la XII (23
  novembre 1874-3 ottobre 1876) legislatura nel collegio di
  Oderzo.
      SALVI  Ercolano,  nato a Spalato nel 1861, deceduto a
  Roma il 19 novembre 1920 - Nominato senatore del Regno il 15
  novembre 1920, decede prima d'aver prestato giuramento.
      SEISMIT-DODA  avv.  Federico,  nato a Ragusa il 1^
  ottobre 1825, deceduto a Roma l'8 maggio 1893 - Deputato dalla
  IX (12 novembre 1865) alla XVIII (23 novembre 1892)
  legislatura per vari collegi: Comacchio, Palmanova, San
  Daniele del Friuli, Ferrara, Perugia II, Udine - Ministro per
  le finanze del governo di Benedetto Cairoli (1878) e nel
  governo di Francesco Crispi (1889-1890).
      SEISMIT-DODA  maggior generale Luigi,  nato a Zara il
  20 aprile 1817, deceduto a Roma il 25 novembre 1890 - Deputato
  della IX legislatura (18 novembre 1865-13 febbraio 1867) per
  il collegio di Urbino.
      MICHIELI (de) VITTURI  Ferruccio,  nato a Spalato il
  6 giugno 1923, deceduto a Roma il 6 giugno 1984 - Deputato
  nelle legislature repubblicane: III (12 giugno 1958-18
  febbraio 1963), VI (8 maggio 197221 giugno 1976) e IX dal 26
  giugno 1983 al decesso, nel collegio di Udine.
 
                              Pag. 66
 
      TACCONI  avv.  Antonio,  nato a Spalato il 22 aprile
  1880, deceduto a Roma il 20 gennaio 1962 - Nominato senatore
  del Regno il 21 aprile 1923 - Decaduto il 25 giugno 1946 con
  la soppressione del Senato del Regno.
      TIVARONI  avv.  Carlo,  nato a Zara il 4 novembre
  1843, deceduto a Venezia il 6 luglio 1906 - Deputato per la XV
  legislatura (22 novembre 1882-27 aprile 1886) per il collegio
  di Belluno.
      TIVARONI  avv.  Enrico,  nato a Zara il 13 maggio
  1841, deceduto a Padova il 13 agosto 1925 - Nominato senatore
  del Regno il 24 novembre 1913.
      TOMMASEO  Niccolò,  nato a Sebenico l'8 ottobre 1802,
  deceduto a Firenze il 1^ marzo 1874 - Deputato nella VII
  legislatura (2 aprile 1860-17 dicembre 1860) per il collegio
  di Caraglio (Cuneo).
      TOTH  Lucio,  nato a Zara il 30 dicembre 1934 -
  Eletto senatore nel 1987.
      VIDOVICH (de)  Renzo,  nato a Zara il 27 febbraio
  1934 - Eletto deputato della VI (8 maggio 1972-21 giugno 1976)
  legislatura repubblicana.
      ZILIOTTO  avv.  Luigi,  nato a Zara l'8 febbraio 1863,
  deceduto a Zara il 5 febbraio 1922 - Nominato senatore del
  Regno il 15 novembre 1920.
      Con la costituzione della Camera dei Fasci e delle
  Corporazioni, Zara fu rappresentata nel Parlamento italiano,
  in relazione alla carica ricoperta, da
      BARTOLUCCI  dott. Athos,  nato a Ferrara il 28
  ottobre 1902 - Segretario della Federazione dei Fasci di
  combattimento di Zara (dal 21 maggio 1934 al luglio 1941, indi
  Ispettore nazionale del P.N.F. per la Dalmazia) - Consigliere
  nazionale dal 23 marzo 1939 al 2 agosto 1943, quando la Camera
  dei Fasci e delle Corporazioni venne soppressa.
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DATA=940415 FASCID=DDL12-131 TIPOSTA=DDL LEGISL=12 NCOMM= SEDE=PR NSTA=0131 TOTPAG=0067 TOTDOC=0003 NDOC=0002 TIPDOC=L DOCTIT=0000 COMM= FRL PAGINIZ=0001 RIGINIZ=010 PAGFIN=0066 RIGFIN=034 UPAG=NO PAGEIN=1 PAGEFIN=66 SORTRES= SORTDDL=013100 00 FASCIDC=12DDL0131 SORTNAV=0013100 000 00000 ZZDDLC131 NDOC0002 TIPDOCL DOCTIT0002 NDOC0002



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