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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


2093
DDL0139-0002
Progetto di legge Camera n. 139 - testo presentato - (DDL12-139)
(suddiviso in 4 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C139. TESTIPDL
...C139.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC139 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- Nel 1989, ad illustrazione di
  analoga proposta di legge, scrivevamo: "Uno studio dei conti
  consuntivi del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) dal
  1970 al 1986 (il conto per l'anno 1987 non è stato ancora
  pubblicato) consente di evidenziare (nell'arco dunque di
  diciassette anni!) le seguenti cifre relative al settore
  spaziale:
      somme riscosse dallo Stato: 792 miliardi;
      somme pagate fino al 31 dicembre 1986: 460 miliardi;
      residui passivi al 31 dicembre 1986: oltre 273
  miliardi.
    Soltanto il satellite Sirio è costato dal 1974 al 1982
  quantomeno più di 87
  miliardi, mentre l'inutile Comitato interministeriale per le
  attività spaziali è costato (pubblicazioni, saggi, viaggi e
  varie) dal 1972 al 1983 quasi 127 milioni.  Senza avere svolto
  in pratica alcuna attività.
    Il Centro ricerche aerospaziali dal 1971 al 1986 ha avuto
  dal Consiglio nazionale delle ricerche quasi 42 miliardi.
    E ancora.  Il giornalista Talamanca, nel 1978, ha scritto
  sul "Sirio" tre articoli - pubblicati da  L'Espresso  nei
  numeri 28, 35 e 37 - che costituirono un vero e proprio atto
  di accusa contro un grave sperpero di pubblico denaro.  Tali
  censure non sono mai state smentite e conservano ancora la
  loro validità dopo undici anni.  Oltre le evidenti
  "cointeressenze" di qualcuno, va notato che l'ottanta per
  cento della componentistica era di produzione straniera,
 
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  smentendo così la definizione di comodo di essere quello un
  "satellite tutto italiano".
    Peraltro anche in sede parlamentare (atto ispettivo n.
  3-02628, Mellini ed altri, del 10 aprile 1978) è stata
  riscontrata la assoluta inutilità di quello che non è che un
  doppione del satellite europeo OTS.
    Il Comitato interministeriale per le attività spaziali,
  come ammesso dall'allora Ministro per il coordinamento delle
  iniziative per la ricerca scientifica e tecnologica, Tesini,
  in sede di risposta all'interrogazione del primo dei
  proponenti (4-10377 del 7 ottobre 1981) non aveva neppure
  esaminato il piano spaziale nazionale, poi però approvato con
  una superficiale deliberazione del CIPE il 25 ottobre 1979.
    Il Centro ricerche aerospaziali ha messo in orbita piccoli
  satelliti con antiquati lanciatori e l'esperimento scientifico
  fisso era costituito dalla cosiddetta "bilancia Broglio", che
  il senatore Valli definì in Senato il 14 novembre 1978: "Lo
  strumento di ricerca era modesto, di non grande rilevanza
  scientifica rispetto agli strumenti che oggi vengono
  costruiti...".
    Nessun interesse queste iniziative hanno suscitato in Stati
  esteri ed organizzazioni intergovernative, cosicché le due
  piattaforme sono state inutilizzate dal 1975 al 1988, mentre
  per il periodo 19671988 il poligono è stato utilizzato
  soltanto per nove lanci!  Invero il CIPE in data 29 gennaio
  1981 ne aveva disposto lo smantellamento, poi inattuato stanti
  i corposi interessi che il settore spaziale riesce a
  coinvolgere, con oneri a carico del pubblico erario peraltro
  non facilmente controllabili.
    Le industrie italiane (di ciò fanno fede le deliberazioni
  CIPE in sede di approvazione di programmi dell'Agenzia
  spaziale europea) non riescono ad ottenere, sotto forma di
  commesse, una gran parte delle somme pur stanziate dal Governo
  italiano.  Vi è quindi un'intrinseca debolezza strutturale in
  un settore tecnologicamente molto avanzato poiché la gestione
  dei programmi spaziali dal 1979 - e con questi risultati -
  nelle mani della stessa persona,
  lungi dal favorire lo sviluppo industriale privilegia ben
  altri interessi, non esclusi quelli facenti capo a due
  correnti rilevanti di altrettanti partiti di regime.
  Precedentemente all'avvento dell'attuale responsabile, vi
  erano state altre correnti partitocratiche a gestire la
  "greppia spaziale".
    Come sovrappiù, il Mezzogiorno è stato ulteriormente
  emarginato, poiché è altrove che si collocavano - e tuttora si
  collocano - interessi non tanto oscuri e lì - infatti - sono
  sorte le industrie del settore.  La stampa "dimezzata" e
  compiacente (il fatturato pubblicitario delle industrie
  spaziali è elevato) assicura ora che il satellite Italstat
  (lancio presumibile: settembre 1990) costerà almeno 668
  miliardi, l' Iris  almeno 160 miliardi, il  Sax
  almeno 148 miliardi, il  Tethere  almeno 145 miliardi e
  dette cifre sono indicate per difetto!  I blandi richiami del
  CIPE al rispetto, sancito dalle leggi 388 e 390 del 1974,
  della relazione annuale al Parlamento, sono stati
  disinvoltamente superati dai Ministri preposti alla ricerca
  scientifica e tecnologica, succedutisi nel tempo ed
  avvinghiati alla  lobby  industriepartiti che presidia
  saldamente l' affaire  spaziale, caratterizzato dal
  perverso intreccio dell'opera di docenti universitari che nel
  contempo sono consulenti e portatori di interessi di società,
  enti, industrie e Ministeri.  In tal modo è utopistico separare
  le funzioni di controllo da quelle del controllato.
    All'articolo 2 della proposta di legge viene specificato un
  organico complesso di quesiti, ormai cogenti, anche perché il
  Parlamento è stato esautorato, per volontà del Ministro
  dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica in
  carica.  Questi ha infatti acquisito così la facoltà di
  distribuire migliaia di miliardi ai centri del potere
  scientifico denominati dal Consiglio nazionale delle ricerche,
  ASI, IMI, cui sono collegati organicamente quanto illegalmente
  altri centri di sottopotere, mentre la cerniera tra essi è
  costituita sempre di medesimi docenti universitari poliedrici
  e proteiformi.  L'acquisizione di documenti e di testimonianze
  potrà così evidenziare i gravi errori finora commessi nel
  settore spaziale, dove le velleità di politiche
 
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  pseudo nazionali favoriscono, forse non a caso, solo la NASA,
  ma rendono debole la posizione europea.  Il fatidico 1992 ormai
  obbliga ad una rapida inversione dei programmi ed alla
  sostituzione degli ormai compromessi "padri" e "padrini"
  spaziali, poiché, in caso contrario, l'Italia sarà ancora più
  dipendente dall'estero e a nulla servirà la compiacente
  propaganda dei giornalisti di regime, anche nel quadro di una
  semplice constatazione: l'internazionalizzazione dell'economia
  specie nei settori tecnologicamente e scientificamente
  avanzati, per l'arretratezza italiana rende il nostro Stato
  sempre più subalterno alle tecnologie scientifiche più
  avanzate, europee e mondiali, che finiranno per costringerlo
  ad un ruolo men che marginale se non si invertisse, subito,
  rotta.
    Da qui la richiesta che Vi rivolgiamo, di porre
  l'attenzione necessaria a queste tematiche addentrandosi nelle
  quali sarà facile pervenire, come a noi è accaduto, alla
  convinzione della necessità ed urgenza di una inchiesta
  parlamentare che faccia luce sulle ombre che vengono dalla
  attività spaziale italiana in un momento nel quale la stessa
  NASA - ed è molto
  significativo - sostituisce le sue strategie orientandole
  verso obiettivi spaziali di osservazione del globo terrestre,
  mentre noi malamente arranchiamo verso strade che già altri
  hanno percorso ed abbandonato.
    Onorevoli deputati, proprio mentre scriviamo, il  Il
  Mondo  del 13 ottobre scorso ha pubblicato una pesantissima
  nota critica, a firma del giornalista Niccolò D'Aquino, il
  quale denuncia coraggiosamente che l'ASI ha una discutibile
  sede ma è priva di organico, manca di un comitato tecnologico
  ma è già obiettivo famelico di taluni partiti politici,
  stimolati dalle risorse spendibili e dai nuovi posti di potere
  che si possono acquisire, ma che in questo quadro - già
  sconfortante - rallentano tra litigi e divergenze il decollo
  della Agenzia.  Ci pare che basti perché si disponga
  un'inchiesta!".
    Quanto precede, dunque, scrivevamo nella relazione ad
  analoga proposta nel 1989: occorre aggiungere che da allora ad
  oggi la situazione si è, pesantemente, ulteriormente aggravata
  con i noti sviluppi giudiziari?
    Confidiamo ancora, dunque, nella approvazione di questa
  proposta.
 
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