| Onorevoli Colleghi! -- Nel 1989, ad illustrazione di
analoga proposta di legge, scrivevamo: "Uno studio dei conti
consuntivi del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) dal
1970 al 1986 (il conto per l'anno 1987 non è stato ancora
pubblicato) consente di evidenziare (nell'arco dunque di
diciassette anni!) le seguenti cifre relative al settore
spaziale:
somme riscosse dallo Stato: 792 miliardi;
somme pagate fino al 31 dicembre 1986: 460 miliardi;
residui passivi al 31 dicembre 1986: oltre 273
miliardi.
Soltanto il satellite Sirio è costato dal 1974 al 1982
quantomeno più di 87
miliardi, mentre l'inutile Comitato interministeriale per le
attività spaziali è costato (pubblicazioni, saggi, viaggi e
varie) dal 1972 al 1983 quasi 127 milioni. Senza avere svolto
in pratica alcuna attività.
Il Centro ricerche aerospaziali dal 1971 al 1986 ha avuto
dal Consiglio nazionale delle ricerche quasi 42 miliardi.
E ancora. Il giornalista Talamanca, nel 1978, ha scritto
sul "Sirio" tre articoli - pubblicati da L'Espresso nei
numeri 28, 35 e 37 - che costituirono un vero e proprio atto
di accusa contro un grave sperpero di pubblico denaro. Tali
censure non sono mai state smentite e conservano ancora la
loro validità dopo undici anni. Oltre le evidenti
"cointeressenze" di qualcuno, va notato che l'ottanta per
cento della componentistica era di produzione straniera,
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smentendo così la definizione di comodo di essere quello un
"satellite tutto italiano".
Peraltro anche in sede parlamentare (atto ispettivo n.
3-02628, Mellini ed altri, del 10 aprile 1978) è stata
riscontrata la assoluta inutilità di quello che non è che un
doppione del satellite europeo OTS.
Il Comitato interministeriale per le attività spaziali,
come ammesso dall'allora Ministro per il coordinamento delle
iniziative per la ricerca scientifica e tecnologica, Tesini,
in sede di risposta all'interrogazione del primo dei
proponenti (4-10377 del 7 ottobre 1981) non aveva neppure
esaminato il piano spaziale nazionale, poi però approvato con
una superficiale deliberazione del CIPE il 25 ottobre 1979.
Il Centro ricerche aerospaziali ha messo in orbita piccoli
satelliti con antiquati lanciatori e l'esperimento scientifico
fisso era costituito dalla cosiddetta "bilancia Broglio", che
il senatore Valli definì in Senato il 14 novembre 1978: "Lo
strumento di ricerca era modesto, di non grande rilevanza
scientifica rispetto agli strumenti che oggi vengono
costruiti...".
Nessun interesse queste iniziative hanno suscitato in Stati
esteri ed organizzazioni intergovernative, cosicché le due
piattaforme sono state inutilizzate dal 1975 al 1988, mentre
per il periodo 19671988 il poligono è stato utilizzato
soltanto per nove lanci! Invero il CIPE in data 29 gennaio
1981 ne aveva disposto lo smantellamento, poi inattuato stanti
i corposi interessi che il settore spaziale riesce a
coinvolgere, con oneri a carico del pubblico erario peraltro
non facilmente controllabili.
Le industrie italiane (di ciò fanno fede le deliberazioni
CIPE in sede di approvazione di programmi dell'Agenzia
spaziale europea) non riescono ad ottenere, sotto forma di
commesse, una gran parte delle somme pur stanziate dal Governo
italiano. Vi è quindi un'intrinseca debolezza strutturale in
un settore tecnologicamente molto avanzato poiché la gestione
dei programmi spaziali dal 1979 - e con questi risultati -
nelle mani della stessa persona,
lungi dal favorire lo sviluppo industriale privilegia ben
altri interessi, non esclusi quelli facenti capo a due
correnti rilevanti di altrettanti partiti di regime.
Precedentemente all'avvento dell'attuale responsabile, vi
erano state altre correnti partitocratiche a gestire la
"greppia spaziale".
Come sovrappiù, il Mezzogiorno è stato ulteriormente
emarginato, poiché è altrove che si collocavano - e tuttora si
collocano - interessi non tanto oscuri e lì - infatti - sono
sorte le industrie del settore. La stampa "dimezzata" e
compiacente (il fatturato pubblicitario delle industrie
spaziali è elevato) assicura ora che il satellite Italstat
(lancio presumibile: settembre 1990) costerà almeno 668
miliardi, l' Iris almeno 160 miliardi, il Sax
almeno 148 miliardi, il Tethere almeno 145 miliardi e
dette cifre sono indicate per difetto! I blandi richiami del
CIPE al rispetto, sancito dalle leggi 388 e 390 del 1974,
della relazione annuale al Parlamento, sono stati
disinvoltamente superati dai Ministri preposti alla ricerca
scientifica e tecnologica, succedutisi nel tempo ed
avvinghiati alla lobby industriepartiti che presidia
saldamente l' affaire spaziale, caratterizzato dal
perverso intreccio dell'opera di docenti universitari che nel
contempo sono consulenti e portatori di interessi di società,
enti, industrie e Ministeri. In tal modo è utopistico separare
le funzioni di controllo da quelle del controllato.
All'articolo 2 della proposta di legge viene specificato un
organico complesso di quesiti, ormai cogenti, anche perché il
Parlamento è stato esautorato, per volontà del Ministro
dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica in
carica. Questi ha infatti acquisito così la facoltà di
distribuire migliaia di miliardi ai centri del potere
scientifico denominati dal Consiglio nazionale delle ricerche,
ASI, IMI, cui sono collegati organicamente quanto illegalmente
altri centri di sottopotere, mentre la cerniera tra essi è
costituita sempre di medesimi docenti universitari poliedrici
e proteiformi. L'acquisizione di documenti e di testimonianze
potrà così evidenziare i gravi errori finora commessi nel
settore spaziale, dove le velleità di politiche
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pseudo nazionali favoriscono, forse non a caso, solo la NASA,
ma rendono debole la posizione europea. Il fatidico 1992 ormai
obbliga ad una rapida inversione dei programmi ed alla
sostituzione degli ormai compromessi "padri" e "padrini"
spaziali, poiché, in caso contrario, l'Italia sarà ancora più
dipendente dall'estero e a nulla servirà la compiacente
propaganda dei giornalisti di regime, anche nel quadro di una
semplice constatazione: l'internazionalizzazione dell'economia
specie nei settori tecnologicamente e scientificamente
avanzati, per l'arretratezza italiana rende il nostro Stato
sempre più subalterno alle tecnologie scientifiche più
avanzate, europee e mondiali, che finiranno per costringerlo
ad un ruolo men che marginale se non si invertisse, subito,
rotta.
Da qui la richiesta che Vi rivolgiamo, di porre
l'attenzione necessaria a queste tematiche addentrandosi nelle
quali sarà facile pervenire, come a noi è accaduto, alla
convinzione della necessità ed urgenza di una inchiesta
parlamentare che faccia luce sulle ombre che vengono dalla
attività spaziale italiana in un momento nel quale la stessa
NASA - ed è molto
significativo - sostituisce le sue strategie orientandole
verso obiettivi spaziali di osservazione del globo terrestre,
mentre noi malamente arranchiamo verso strade che già altri
hanno percorso ed abbandonato.
Onorevoli deputati, proprio mentre scriviamo, il Il
Mondo del 13 ottobre scorso ha pubblicato una pesantissima
nota critica, a firma del giornalista Niccolò D'Aquino, il
quale denuncia coraggiosamente che l'ASI ha una discutibile
sede ma è priva di organico, manca di un comitato tecnologico
ma è già obiettivo famelico di taluni partiti politici,
stimolati dalle risorse spendibili e dai nuovi posti di potere
che si possono acquisire, ma che in questo quadro - già
sconfortante - rallentano tra litigi e divergenze il decollo
della Agenzia. Ci pare che basti perché si disponga
un'inchiesta!".
Quanto precede, dunque, scrivevamo nella relazione ad
analoga proposta nel 1989: occorre aggiungere che da allora ad
oggi la situazione si è, pesantemente, ulteriormente aggravata
con i noti sviluppi giudiziari?
Confidiamo ancora, dunque, nella approvazione di questa
proposta.
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