| Onorevoli Colleghi! -- Un recentissimo documento, firmato
da uomini di cultura di diversa provenienza ed ispirazione,
affronta, in modo nuovo ed interessante, il problema della
parità scolastica. Il documento si basa su "una nuova idea per
la scuola" ed ha come scopo quello di costruire un sistema
formativo pluralistico e flessibile, caratterizzato da
efficienza ed equità. L'ottica è quella di muoversi nella
linea della innovazione e di una modernizzazione del sistema
scolastico fondato, non sulla competizione, ma sulla
solidarietà e sulla collaborazione.
Il punto di partenza è quello di riconoscere l'istruzione
come fondamentale diritto di cittadinanza e risorsa produttiva
essenziale per la vita del Paese. Si tratta quindi di una
funzione strategica della vita civile e va tenuto presente che
anche la scuola deve svolgere un ruolo di primaria importanza
- così come vuole la Costituzione - per rimuovere gli ostacoli
che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei
cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona
umana.
Da questo punto di vista il documento riprende e rilancia
un concetto sottolineato
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con forza nell'accordo sul costo del lavoro stipulato,
nel luglio del 1993, fra il Governo Ciampi e le tre
confederazioni sindacali: la scuola come nodo strategico per
lo sviluppo, non solo civile e culturale, ma anche economico
del Paese. E questa consapevolezza è di primaria importanza
nel momento in cui l'entrata in vigore del Trattato di
Maastricht, attraverso la libera circolazione della mano
d'opera e l'inclusione dell'istruzione fra le materie di
competenza comunitaria sussidiaria, apre al Paese nuove
possibilità, ma rende anche necessario affrontare nuove
sfide.
Occorre, infatti, che il sistema formativo faccia al più
presto un salto di qualità e si ponga pertanto mano con
decisione ad una strategia di riforme. Il cammino su questa
strada è stato iniziato nella XI legislatura ma, purtroppo, è
stato interrotto dallo scioglimento anticipato delle Camere e
dall'ostruzionismo delle forze di destra, allora alla
opposizione. Occorre quindi che il Parlamento si ponga come
primo obiettivo quello dell'innalzamento a 16 anni
dell'obbligo scolastico e della riforma della scuola
secondaria superiore, provvedimenti indicati come prioritari
anche dall'accordo sul costo del lavoro del luglio 1993. A tal
fine i deputati del Partito popolare italiano hanno
ripresentato il testo del provvedimento che, nella precedente
legislatura, è stato approvato dal Senato con una maggioranza
superiore all'80 per cento e che, poi, è stato bloccato alla
Camera.
Altro punto qualificante della strategia di riforma è
costituito dall'autonomia delle istituzioni scolastiche.
A tal fine, su proposta del Ministro della pubblica
istruzione pro tempore, venne approvato l'articolo 4
delle legge 24 dicembre 1993, n. 537, il quale conteneva la
delega al Governo per emanare i provvedimenti necessari per
l'attuazione della autonomia organizzativa, didattica ed
economica delle istituzioni scolastiche, per il rilancio degli
organi di partecipazione democratica, per la carta dei diritti
degli studenti e per la riforma del Ministero.
Il sopravvenire della crisi del Governo Ciampi, successiva
alle elezioni politiche del marzo 1993, ha bloccato la
emanazione dei decreti legislativi, peraltro già predisposti
da quel Governo.
Occorre ora por mano al più presto ad un nuovo
provvedimento che preveda e realizzi l'autonomia, così come
occorre che quanti si occupano, all'interno delle istituzioni,
dei problemi della scuola, tengano conto che vi sono almeno
altre due priorità di preminente ed assoluta urgenza:
l'edilizia scolastica ed il rinnovo del contratto collettivo
per il personale del comparto.
Fra i problemi che, in una strategia di riforme, occorre
affrontare e risolvere, vi è anche quello della parità.
Il documento al quale all'inizio abbiamo fatto riferimento
- che reca firme autorevoli del mondo laico e del mondo
cattolico - offre un approccio di grande interesse, collegando
il problema della parità con quello della autonomia ed
inserendolo nell'ambito di una ridefinizione teorica e pratica
della definizione di scuola pubblica.
"La ridefinizione dei poteri e delle competenze nel governo
del sistema da cui discende l'autonomia delle istituzioni
scolastiche consente - sottolinea il citato documento - di
passare ad una nuova concezione della scuola pubblica,
coerente con i valori costituzionali e con il quadro generale
stabilito dalle leggi della Repubblica, ma non più gestita
solamente dallo Stato".
Condividiamo profondamente questa affermazione e siamo
pienamente convinti che questa scelta non implica affatto la
rinuncia dello Stato a svolgere il proprio ruolo nel campo
della formazione, ma anzi ne rilancia la funzione di
indirizzo, programmazione, sviluppo, perequazione, valutazione
nell'intento di valorizzare le potenzialità di tutti gli
istituti scolastici proprio al fine di dare una risposta più
compiuta e puntuale al diritto allo studio di tutti i
giovani.
Su queste linee culturali si articola la proposta di legge
che offriamo alla discussione ed al confronto dei colleghi di
tutti i gruppi politici, nella viva speranza che il tema della
scuola, proprio perché nodale per lo sviluppo del Paese, sia
unificante e
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non generi in Parlamento sterili contrapposizioni.
Per i cattolici democratici il tema della scuola non
statale - che non significa affatto sottovalutazione del ruolo
centrale ed essenziale della scuola statale per la quale
riconfermiamo anzi la più grande attenzione ed il massimo
impegno - ha anche un'altra valenza: quella di dare concreto
riconoscimento al diritto-dovere dei genitori di educare i
propri figli,
scegliendo la scuola che maggiormente risponda alle proprie
opzioni culturali. Ma anche questa valenza non può costituire
elemento di conflitto perché i proponenti la intendono così
come essa è prevista dall'articolo 30 della Costituzione.
Sulla base delle premesse sopra esposte ci auguriamo che la
presente proposta di legge che abbiamo l'onore di presentare
al Parlamento possa essere al più presto discussa ed
approvata.
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