| Onorevoli Colleghi! -- Ci sono oggi molti segnali che
rivelano un generale clima di rinnovato interesse attorno alla
famiglia.
Nella più autorevole sede internazionale, l'Organizzazione
delle nazioni unite, due decisioni hanno sottolineato il ruolo
centrale della famiglia:
la convenzione internazionale per i diritti del
bambino;
la proclamazione del 1994 come "anno internazionale della
famiglia".
In ambito europeo, la Comunità economica europea, nel 1983
e nel 1985, in due
importanti risoluzioni, ha riconosciuto la necessità di un
sostegno economico e sociale alla famiglia, mentre il
Consiglio d'Europa, nel 1988, ha invitato gli Stati membri ad
adeguare le loro politiche familiari a questa esigenza
(raccolta 107488).
In Italia la famiglia ha un posto privilegiato nella
Costituzione repubblicana del 1948: essa vi compare già nei
"princìpi fondamentali" e, precisamente, è sottintesa fra le
formazioni sociali indicate all'articolo 2, formazioni in cui
il cittadino svolge la sua personalità e cui spetta il
riconoscimento e la garanzia dei diritti inviolabili
dell'uomo.
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Compare inoltre nel titolo II della parte I, "Rapporti
etico-sociali"; anzitutto all'articolo 29 ("La Repubblica
riconosce i diritti della famiglia come società naturale
fondata sul matrimonio"), quindi agli articoli 30 (sui
diritti-doveri dei genitori), 31 (sui compiti della Repubblica
verso la famiglia), 36 (sul diritto ad una retribuzione "...
sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza
libera e dignitosa"), 37 (sul lavoro femminile e minorile).
Ma, attualmente, dopo le leggi degli anni settanta
fondamentali per la famiglia, come la riforma del diritto di
famiglia (legge 19 maggio 1975, n. 151), la legge sulla tutela
delle lavoratrici madri (legge 30 dicembre 1971, n. 1204), la
legge sui consultori familiari (legge 29 luglio 1975, n. 405),
la legge sull'adozione e l'affidamento familiare (legge 4
maggio 1983, n. 184), scontiamo anni di disattenzione a questa
cellula fondamentale della società.
I cattolici popolari sono stati, da sempre, attenti ai
problemi della famiglia. Fin dall'"Appello ai liberi e ai
forti" di Sturzo nel 1919, la famiglia appare, infatti, fra i
dieci punti programmatici che qualificano l'impegno politico
dei cattolici democratici. Le stesse scelte costituzionali
alle quali si è fatto prima riferimento, sono presenti nella
Carta fondamentale del nostro ordinamento giuridico, proprio
per l'apporto di parlamentari quali Moro, La Pira, Fanfani,
Maria Federici che - nei lunghi anni della dittatura - avevano
continuato a riflettere sui temi della famiglia individuando
in essa un momento fondamentale per lo sviluppo di ogni
persona umana e la creazione di rapporti solidali all'interno
della comunità.
Di fatto poi, nella legislazione ordinaria, è continuata
questa attenzione, tanto è vero che tutte le leggi che
riguardano la
famiglia hanno fra i proponenti ed i sostenitori uomini e
spessissimo donne della Democrazia Cristiana.
I cattolici popolari hanno saputo tener viva l'attenzione
sul tema della famiglia anche in momenti nei quali, intorno a
questo istituto vi era una forte contestazione o una
sostanziale disattenzione.
Indubbiamente va ascritto a merito dei cattolici popolari e
della loro presenza nel mondo della cultura, nella società
civile, nel mondo sindacale e all'interno delle istituzioni
nazionali e locali, il fatto che vi sia in questo momento una
rinnovata attenzione per la famiglia e per i suoi problemi.
Già nella precedente legislatura quasi tutti i partiti
politici hanno presentato proposte di legge contenenti linee
di indirizzo per una politica per la famiglia. Interessanti ed
indicative sono le convergenze verificatesi anche se lo
scioglimento anticipato del Parlamento non ha reso possibile
l'approvazione di tali proposte.
I popolari si augurano che anche in questa legislatura tale
attenzione non venga a cadere e che sia, di conseguenza,
possibile giungere al più presto all'approvazione di misure
concrete che permettano un sereno ed armonico svolgersi della
vita familiare, intervenendo a sostegno soprattutto delle
famiglie che vivono in condizioni disagiate e di quelle che
devono affrontare particolari problemi per la presenza, al
loro interno, di persone anziane, di bambini o di soggetti
handicappati.
In quest'ottica si pone la proposta di legge che abbiamo
l'onore di presentare, che tiene anche conto di indicazioni
emerse nel mondo dell'associazionismo e del volontariato al
quale il Partito Popolare Italiano è particolarmente
attento.
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