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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


2599
DDL0145-0002
Relazione Camera n. 145 ter A (DDL12-145-ter-A)
(suddiviso in 20 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.3 dello stampato)
...C145terA, C1903terA, C2191terA. TESTIPDL
...C145terA, C1903terA, C2191terA.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNAVA ZZDDLC145s3A ZZ12 ZZRL ZZRM
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    Onorevoli Colleghi! -- 1.  La Camera dei deputati ha
  approvato l'8 febbraio 1995 a grandissima maggioranza (475
  favorevoli, 3 contrari, 16 astenuti) una risoluzione
  sull'infanzia che sollecita la definizione di una organica
  politica per l'infanzia.  Sulla base di tale risoluzione, a
  luglio si è insediata e ha iniziato i propri lavori la
  Commissione speciale in materia d'infanzia che consegna ora
  all'aula un primo risultato concreto, con il breve articolato
  volto a definire finalmente le "infrastrutture" istituzionali
  per garantire un progetto organico di politiche per la tutela
  e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva.  Infatti:
        a)  nella dichiarazione mondiale sulla
  sopravvivenza, la protezione e lo sviluppo dell'infanzia (30
  settembre 1990) lo Stato italiano si era impegnato a cooperare
  sul piano internazionale e a predisporre un piano d'azione
  nazionale.  La cooperazione alla tutela e allo sviluppo
  dell'infanzia nel mondo è avvenuta in modo scarso e
  frammentario ovunque e anche in Italia, soprattutto dopo le
  note vicende di corruzione e inefficienza.  Il piano d'azione
  non è mai stato approvato né predisposto;
        b)  manca in Italia un coordinamento delle azioni
  delle pubbliche amministrazioni sia centrali che periferiche
  in materia di minori. E, talora, le attività sono molto
  carenti, oppure contraddittorie fra i vari ministeri.  Anche
  l'impegno al rapporto nazionale sui progressi nell'attuazione
  della convenzione sui diritti dell'infanzia (confermato nella
  legge di ratifica del 1991) non ha trovato piena rigorosa
  attuazione, proprio per la gelosia e la "falsa" autonomia fra
  ministeri: presentato in ritardo (marzo '94 invece che "entro"
  giugno '93), coordinato dagli esteri (e senza coinvolgi-
  mento "politico" di governo e ministri) il rapporto è stato
  discusso dall'apposito Comitato a Ginevra il 31 ottobre e il
  1^ novembre scorsi, evidenziando proprio quei limiti che sono
  a fondamento della istituzione della Commissione speciale e
  della approvazione di "disposizioni per un piano d'azione
  nazionale";
        c)  né esiste in Parlamento una sede permanente di
  indirizzo e controllo unica e omogenea; giacciono nelle varie
  commissioni molteplici proposte di legge.
    Non si tratta tanto o soltanto di cambiare od aggiungere
  norme.  Lo stesso dibattito legislativo può servire a
  evidenziare quanto non si può o non si deve "normare", quanto
  necessita prevalentemente di una riforma intellettuale e
  morale, quanto va definito solo come "quadro" per regioni ed
  amministrazioni pubbliche.
    2.  Per infanzia si intende tutto il periodo dalla nascita
  alla "maggiore" età (come recita la Convenzione
  internazionale).  Al di là delle varie fasi e fasce di età, ben
  oltre la tutela, definiamo le/i bambine/i come "soggetti in
  età evolutiva" per sottolineare uno sviluppo temporale (ma non
  necessariamente lineare), non solo fisico (ma anche
  psicologico, sociale, intellettuale), la cui maturazione
  dipende molto dal contesto.
    In tale sviluppo, nel superamento di talune "immaturità",
  nel diventare adulti crescono anche sordità a stimoli esterni,
  automatismi di spazio-tempo, perdite di senso, abbandoni e
  disattese, vuoti.  Intervenire sui bambini, con i bambini,
  significa potenzialmente prevenire molte malattie nostre e dei
  nostri amici.
    Tentare di "aiutare" la vita dei bambini e accettare di
  imparare (o reimparare)
 
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  spezzoni di vita dei bambini sono due obiettivi con valore
  universale.
    Diciamo che le generazioni dovrebbero mettersi nella
  condizione di imparare sempre qualcosa l'una dall'altra.  E dai
  bambini possiamo soggettivamente reimparare la maturità del
  gioco e oggettivamente comprendere la non compensabilità,
  l'impossibile monetizzazione di alcuni danni.
    Basta con interventi di emergenza dopo il clamore di eventi
  drammatici subiti dai bambini!  Basta con interventi episodici,
  settoriali, scoordinati!  Basta con leggi solo e soltanto sulla
  carta protettive, basate sulla concezione "generale e
  astratta" del maschio adulto medio!
    3.  La condizione dell'infanzia è conseguenza di assetti
  economici, sociali, culturali, giuridici.  Non accettarla
  passivamente significa voler modificare profondamente quegli
  assetti, rompere apparenti equilibri dati e dinamiche
  apparentemente oggettive.  Il degrado della condizione
  dell'infanzia è la faccia più visibile di un degrado sociale
  complessivo in cui i bambini sono vittime più di altri -
  viventi e ambienti - per la loro fragilità (la naturale
  dipendenza da altri), per la loro vulnerabilità (una
  "variabile" dipendente da altri) e anche per la loro
  indispensabilità (la riproduzione e il futuro della vita).  I
  bambini sono un misuratore biologico dello sviluppo
  sociale.
    Contemporaneamente il bambino è portatore esclusivo, in
  proprio, autonomo, di diritti, per quanto troppo poco possa
  farli valere personalmente.
    Parlare di "soggetto in evoluzione" aiuta anche a dar conto
  della differenza fra le varie fasi e fasce di età.
    La tutela e la protezione non sono sufficienti a dar conto
  di questa complessità.  I bambini vanno ascoltati di più e
  guardati di meno; i bambini vanno valorizzati anche per
  "difenderli".  Per questo si parla di sviluppo, evoluzione.
    La stessa nozione di cittadinanza si amplia.  Per il bambino
  è decisivo il poterfare, mentre è marginale sia il diritto che
  il dovere di fare.
    Ed è un suo "diritto" anche l'esperienza non programmata,
  lo sporcarsi, l'agibilità delle strade, l'acquisizione delle
  sfumature, degli ammiccamenti, dell'ironia, la partecipazione
  attiva e autonoma alla vita comunitaria.
    Soprattutto è un suo diritto partecipare alle decisioni che
  lo riguardano (articolo 12 della Convenzione internazionale)
  anche se pochissimi (singoli, associazioni, istituzioni)
  sembrano rendersi conto dello "scossone" giuridico che ciò
  comporta.
    Non più solo "tutela", non solo più "autodeterminazione";
  va tendenzialmente superata la contrapposizione tra apparente
  autonomia (i  Kiddy libbers)  e dipendenza  (i Child
  savers)  con l'acquisizione dell'obiettivo di una evoluzione
  libera, di uno sviluppo critico, di una crescita consapevole.
  In molte realtà (anche italiane) vi sono interessantissime
  esperienze per valorizzare i bambini e la loro capacità
  decisionale, vero antidoto a logiche plebiscitarie.
    Da ultimo è bene citare l'esempio della Carta dei bambini
  per l'ambiente stesa in 26 articoli ad ottobre da 800 delegati
  "infanti" (10-12 anni), provenienti da 85 differenti paesi del
  Mondo sotto il patrocinio dell'UNEP (oltre tutto la
  Convenzione di New York non parla di diritto all'ambiente)!
    4.  In Italia il disagio dell'infanzia è quantitativamente
  forte e qualitativamente crescente, derivante da cause
  molteplici, come tutte le indagini confermano, soprattutto per
  quanto riguarda i circa dieci milioni di bambini sotto i
  quattordici anni: calo dell'offerta dei servizi sanitari ed
  assistenziali; dispersione scolastica; problemi
  economico-finanziari; mancanza di servizi culturali e
  ricreativi ed omologazione a quelli degli adulti; nuove
  povertà, solitudini, emarginazioni; abusi fisici, lavorativi,
  psicologici; coinvolgimento in attività sempre più
  macrocriminali; tossico e teledipendenze.  Nascono meno bambini
  e crescono in più famiglie ristrette numericamente e
  strutturalmente - funzionalmente fragili.  Nel sud questi
  squilibri si accentuano.
    Garantire tempo e spazio individuali e collettivi per
  un'infanzia felice e sana è un impegno decisivo di una riforma
  intellettuale e morale del ruolo delle pubbliche istituzioni:
  ospedali educati ed amici e
 
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  pediatri colti e critici; cogestioni "civilmente
  riconosciute" tra anziani e bambini fuori e dentro gli ambiti
  familiari; riforma dell'"ingiustizia" minorile; reciproco
  arricchimento della sempre più diffusa multirazzialità; aree
  infantili, cioè lente e socievoli, del traffico; la sfida del
  10 per cento di aree protette "nelle" città entro il
  duemila.
    Assumere la priorità dei bambini significa anche assumere
  una chiave di lettura per definire la sostenibilità degli
  spazi e dei tempi urbani: lo sguardo, le aspettative, il ritmo
  delle bambine e dei bambini che nelle case, nelle scuole e
  nelle strade delle città in qualche modo vivono.  Bambine e
  bambini sono cioè anche gli indicatori ecologici della qualità
  della vita urbana.  Essi richiedono nuovi alfabeti e nuove
  percezioni del tempo e dello spazio.
    Il soggetto "infanzia" è quello che pone più radicalmente
  la questione di spazi ecologici e di tempi autonomi, di
  intreccio fra interesse collettivo e sviluppo individuale, di
  mobilità come socialità e relazioni come solidarietà.  Il
  negoziato che la minoranza-bambini impone rende comunque
  migliore la con-vivenza di ciascuno.
    Già la vita dell'uomo adulto italiano è schiacciata da
  un'iperpartecipazione al lavoro e da una forte marginalità
  delle altre sfere della vita.
    Le donne tendono inoltre ad essere terribilmente vincolate
  dalle attività domestiche.
    Un piano di progressiva liberazione e autogestione di tempo
  ha l'obiettivo di una più equilibrata partecipazione
  dell'individuo a tutte le sfere della vita: lavorativa,
  familiare ed anche comunitaria-relazionale,
  formativo-culturale, ludico-ricreativa,
  associativo-politica.
    Problemi e soluzioni sembrano apparentemente molto simili
  per adulti e bambini.  E unico è certo lo slogan da
  introiettare: è il tempo della manutenzione; manutenzione dei
  rapporti interpersonali e sociali, manutenzione del territorio
  e delle risorse, dei beni e dei servizi.  Riparare ("ridurre il
  danno") più e oltre che costruire.
    Riconquistare la città.  Accorgersi nuovamente dei suoi
  beni, suoni, odori, abitanti.  Risparmiare, riconnettere,
  riutilizzare, riconoscere, recuperare, qualificare sono i
  verbi chiave, anche per un uso equo del tempo, riferito non al
  cittadino utente, ma alla comunità locale e ai bambini come
  anello di congiunzione intergenerazionale della e nella
  comunità.
    Pensare una città più amica del tempo dei bambini e delle
  bambine è un buon modo per immaginarla adatta a tutti e più
  democratica.
    5.  La Commissione speciale competente in materia d'infanzia
  ha avviato la funzione propriamente legislativa con l'esame,
  in sede referente, delle proposte di legge a carattere
  pluridisciplinare presentate a firma dei colleghi dei gruppi
  dei popolari, dei democratici, dei progressisti.  Si è subito
  deciso di richiedere all'Assemblea uno stralcio di alcune
  disposizioni favorendone un  iter  legislativo accelerato
  e prioritario; si tratta delle norme relative al tema
  dell'istituzione di quelli che in tutte e tre le proposte sono
  definiti come "osservatori sulle condizioni dell'infanzia e
  dell'adolescenza" (articoli 132, 133 e 134 delle eguali
  proposte di legge Andreatta e Sbarbati, articoli 118, 119, 120
  e 121 della proposta di legge Calzolaio e altri).
    Le ragioni dello stralcio sono principalmente due.
    La prima si riferisce ad un'esigenza che da tempo unifica
  l'"universo" di coloro che si occupano d'infanzia: serve un
  fondamento normativo e un congruo finanziamento per uno
  strumento centrale di documentazione, analisi, coordinamento
  delle politiche per l'infanzia.
    Vi è una seconda più profonda, meno contingente ragione che
  consiglia un approccio  soft,  non presuntuoso e
  onnicomprensivo, alla elaborazione di norme nuove o solo
  aggiornate in materia d'infanzia.  Occorre riflettere se vi è
  già la sufficiente esperienza istituzionale collettiva per
  atteggiarsi a "legislatore" organico e se davvero servirebbe
  già un testo unico, uno "statuto" dei minori.  Infatti si
  rischiano errori tradizionali (pan-normativismo, organicismo)
  ed errori specifici (incoscienza
 
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  del limite della legge su dinamiche personali, logica
  esclusivamente protettiva).
    Pertanto, nel loro insieme, le proposte di legge in esame
  dovrebbero per ora essere considerate una sorta di
  "canovaccio" al quale continuamente riferirsi e rispetto alle
  quali chiedere via via altri "stralci".
    Del resto tutte e tre le proposte di legge prendono spunto
  da un'elaborazione comune, dal lavoro avviato in particolare
  dai ministri Bompiani e Contri, da articolati predisposti dal
  mondo dell'associazionismo.  Sono tutte e tre troppo lunghe,
  con troppi articoli e troppi articoli di principi.
    Senza prosopopea, è stato anche già riconosciuto in molte
  sedi e in diverse occasioni, che nella proposta di legge 2191
  si sia cercato di affrontare in modo più incisivo alcune
  questioni terminologiche, culturali, istituzionali; fin
  dall'intestazione che collega tutela e sviluppo e revoca in
  dubbio il discutibile titolo anagrafico dei "minori".
    6.  L'idea di "osservare" le condizioni dell'infanzia nel
  nostro paese non è recente né originale.  Da più parti, almeno
  a partire dagli anni ottanta, è stata avanzata la proposta di
  un Osservatorio nazionale a carattere permanente; e alcune di
  queste parti, come il Comitato italiano per l'Unicef, hanno
  nel frattempo realizzato per intanto una loro seria
  "osservazione" con rapporti ricchi di dati, analisi,
  suggerimenti.  Sul piano strettamente istituzionale cito gli
  elaborati preparati dal Consiglio nazionale dei minori fra il
  1985 e il 1990, dalla Commissione interministeriale nel 1990 e
  il dibattito sulle leggi 176 e 216 del 1991.
    All'inizio della XI legislatura, con il Governo Amato, con
  decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 luglio
  1992, delega di funzioni al Ministro senza portafoglio per gli
  affari sociali (sorto con la X legislatura, governo Goria
  1987; mentre il Dipartimento affari sociali è istituito con
  decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 13 febbraio
  1990, n. 109), venne ufficialmente prevista la costituzione
  presso la Presidenza del Consiglio di un "Osservatorio
  nazionale sui problemi dei minori".
    Conseguentemente, con decreti furono istituiti tre diversi
  gruppi di lavoro (modifiche in materia civile e penale,
  armonizzazione diritto interno e convenzioni internazionali,
  priorità legislative) e fu predisposta una bozza di "Statuto
  dei diritti e dei doveri del minore".  I relativi materiali
  sono ancora utili.  Esiste già in qualche modo pure una precisa
  disposizione legislativa nell'articolo 9 della legge 23
  dicembre 1993, n. 559 sull'utilizzo della riserva Fondo lire
  UNRRA (un precario fondo di 500 milioni l'anno) "per il
  finanziamento del Centro nazionale per la tutela
  dell'infanzia".  Nel decreto di delega al ministro Ossicini
  (governo Dini; decreto del Presidente del Consiglio dei
  ministri 26 gennaio 1995) la previsione dell'osservatorio è
  riconfermata.
    All'effettiva istituzione "decretizia" dell'Osservatorio si
  è giunti recentemente, dopo la decisiva presa di posizione
  della Camera dell'8 febbraio 1995.
    Con decreto del 20 marzo 1995 il ministro Ossicini ha
  istituito presso il Dipartimento per gli affari sociali
  l'"Osservatorio nazionale sui problemi dei minori" (con quel
  fondo precario di 500 milioni annui di cui sopra) articolato
  in due sezioni per la programmazione e per la documentazione
  (la seconda appunto con il Centro nazionale a Firenze, per il
  quale il 16 ottobre è stata stipulata la convenzione fra
  Istituto degli Innocenti e Dipartimento affari sociali).
    A maggio l'Osservatorio si è insediato ed ha iniziato i
  propri lavori in quattro gruppi: adozione internazionale;
  mass-media; violenza; servizi; ma lo stesso ministro, a
  luglio, ha sollecitato il Parlamento a legiferare, ritenendo
  "di grande valenza una iniziativa della Commissione speciale
  competente in materia d'infanzia intesa all'approvazione di
  una legge istitutiva dell'osservatorio, con relative congrue
  risorse e con indicazione specifica dei compiti e degli
  obiettivi".
    Di tale legge e di tale indicazione c'è effettivamente
  bisogno se si riesaminano le riflessioni, i materiali, gli
  atti della vicenda dell'Osservatorio per l'incertezza e la
  genericità (e talora l'enormità) delle funzioni che gli
  vengono potenzialmente
 
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  attribuite; per gli accenni forse discutibili anche al
  coordinamento amministrativo, alla sperimentazione
  progettuale, alla predisposizione normativa; per le differenze
  e le perplessità sullo strumento stesso degli Osservatori, con
  rischi di sovrastrutture burocratiche; per la dubbia
  collocazione istituzionale (centrale e/o regionale;
  parlamentare e/o governativa; ministeriale e/o
  interministeriale; ecc.); infine per i pochi e incerti
  finanziamenti.
    L'Osservatorio non può diventare la panacea di tutte le
  attuali carenze di una organica politica per l'infanzia.
    Si tratta comunque di uno strumento parziale e limitato; di
  certo oggi urgente, indispensabile, "propedeutico" anche ad
  altri strumenti e ad altre politiche.
    Del resto, nella vita amministrativa italiana esistono
  svariati osservatori nazionali (e probabilmente ancor più
  regionali e locali), per lo più istituiti nell'ultimo
  decennio, talora con legge (più raramente con decreti del
  Presidente della Repubblica o decreti ministeriali), sul cui
  funzionamento sembra non esistano studi approfonditi e
  omogenei.
    Talora assetto e funzioni non si differenziano da quelli di
  comitati nazionali o di altri uffici; sicché è difficile
  ricostruire una tipologia.
    Nel testo si assume la "funzione" Osservatorio, strutturato
  con strumenti plurimi.
    Infatti, non vi sono esperienze di Osservatorio
  parlamentare, nell'ordinamento italiano.
    E, d'altra parte, non vi è un luogo permanente che
  garantisca organiche funzioni "parlamentari" (di controllo
  almeno) per il soggetto "in età evolutiva" visto che sono
  precluse funzioni di rappresentanza democratica diretta "del"
  soggetto (minore).
    Ora c'è, per la durata della XII legislatura, la
  commissione speciale.  E quando sarà conclusa l'attuale
  legislatura?  Abbiamo pensato ad una Commissione bicamerale
  inedita e ristretta, considerando utile una sede parlamentare
  permanente per il monitoraggio sui progressi dell'attuazione
  della Convenzione di New York (e sui nuovi diritti da
  adottarsi), per il raccordo istituzionale con le esperienze di
  "democrazia in erba" (consigli dei ragazzi, sindaci difensori
  ideali dell'infanzia, forme di consultazione-ascolto dei
  minori, ecc.), per l'espressione di pareri sulla rispondenza
  di progetti di legge ai dettati della Convenzione o
  sull'impatto di altre leggi sul mondo infantile.
    E' questa una funzione "rappresentativa" non esecutiva, un
  dovere democratico per "riconoscere" un titolare di diritti
  (che non tutti e non solo possono essere fatti "valere" da
  altri), "cittadino" non votante con il quale si amplia la
  stessa nozione di cittadinanza e si instaura un vincolo
  democratico estraneo al tradizionale circuito
  interessi-voti.
    Il riferimento internazionale potrebbe forse essere "the
  House Select Committee on Children, Youth, and Families"
  istituito unanimemente dal Congresso USA il 29 settembre 1982
  come comitato temporaneo e poi riconosciuto in ogni
  legislatura fino al 31 marzo 1993 con una composizione fra 25
  (1983/1987), 30 (1987/1991), 36 rappresentanti (1991/1993)
  senza responsabilità legislativa, senza costosi apparati, con
  compiti di ricerca, proposta, raccolta, coordinamento.
    E tale sede ovviamente non preclude ma anzi reclama anche
  uno strumento "governativo", con compiti del tutto diversi e
  anche di coordinamento amministrativo, realizzando, come
  detto, la funzione "Osservatorio" attraverso una distribuzione
  di competenze, rispettando esigenze di autonomia e
  sperimentazione (separando, ad esempio, la documentazione
  legislativa, nazionale e internazionale, dalla documentazione
  "amministrativa" in materia statistica, di ricerca,
  giurisdizionale, di assistenza, di formazione, ecc.),
  consapevoli di avviare un processo lungo e complesso che si
  dovrà ancora intrecciare con la funzione legislativa, di
  indirizzo e di controllo del Parlamento italiano.
    7.  Le proposte di legge in esame dedicano all'Osservatorio
  governativo il titolo VI; tutte auspicano (nella relazione)
  l'istituzione di analoghi osservatori a livello regionale;
  solo la 2191 parla anche di Osservatorio parlamentare.
 
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    C'è un'altra proposta, non assegnata, che connette
  all'infanzia lo strumento Osservatorio, la n. 2092
  proponendone l'istituzione sulla delinquenza minorile presso
  il Ministero di Grazia e Giustizia; inoltre c'è una legge di
  un anno fa che avrebbe attivato un altro Osservatorio in
  materia di "minori", la n. 370 del 10 giugno 1994 che lo ha
  istituito sulla dispersione scolastica presso il Ministero
  della Pubblica Istruzione.
    Se l'istituendo Osservatorio mantiene il riferimento
  complessivo all'infanzia, dovrà in qualche modo relazionarsi
  ai due fenomeni citati, delinquenza minorile e dispersione
  scolastica (e ad altri settori, in particolare alla sanità o
  alla cooperazione allo sviluppo); e più in generale, dovrà
  organizzarsi come vero organo istituzionale governativo, di
  tutto il governo, di ogni Ministero.
    Le proposte di legge in esame descrivono funzioni, organi e
  regolamento di attuazione dell'Osservatorio governativo in
  modo quasi identico.
    Il testo unificato riconferma due obiettivi: in primo
  luogo, deve essere ripensato e organicamente coordinato il
  complesso delle rilevazioni statistiche per ottenere un
  miglioramento dell'analisi delle cause attraverso la
  comparazione delle diverse variabili che incidono sulla
  condizione dei bambini (e relazionandosi ad altre strutture
  come CENSIS, ISTAT); non serve tanto un nuovo "servizio
  produttore di dati", ma un luogo "colto" e critico di
  integrazione arricchimento, di creazione di nuovi indicatori
  della qualità della vita infantile.
    In secondo luogo, deve essere garantito un meccanismo che
  consenta all'informazione di trasformarsi in supporto per
  l'azione (politica, programmatoria, eccetera) e di mettere in
  collegamento il livello tecnico-scientifico con quello
  politico-decisionale (non solo il Dipartimento, ma tutto il
  Governo e il raccordo Stato-Regioni, Governo-Parlamento);
  serve valorizzare il nesso fra documentazione (ricerca,
  informazione) e attività; l'osservatorio a livello nazionale
  contribuisce alla individuazione di indirizzi per le politiche
  di settore assicurando supporto ad azioni concrete e
  l'individuazione di percorsi formativi, la valutazione di
  programmi.
    La funzione "osservatorio" risponde anche a due impegni
  internazionali dell'Italia (connessi ai due citati obiettivi):
  le esigenze informative contenute nell'articolo 44 della
  Convenzione dei diritti, ratificata anche dal nostro Paese e
  il piano di azione da redarre per l'attuazione della
  Dichiarazione mondiale sulla sopravvivenza, protezione e
  sviluppo dei bambini sottoscritta il 30 settembre 1990 fra i
  capi di Stato di varie nazioni tra cui l'Italia.
    Sono impegni relativamente recenti che hanno trovato
  richiami e prosecuzione nei recenti vertici del Cairo, di
  Copenaghen e ora di Pechino.
    Infatti le Nazioni Unite, nell'inserire l'esigenza di
  fotografare e monitorare la condizione dell'infanzia, hanno
  inteso fare della conoscenza dei fenomeni una presa di
  coscienza politica e sociale per l'avvio dei processi di
  cambiamento.
    E lo stesso rapporto sull'attuazione della Convenzione
  (prima biennale, poi quinquennale) va considerato un atto
  continuamente aggiornato e adattato, elemento di riflessione e
  coordinamento per l'attività di tutti i diversi soggetti che
  concorrono a "politiche" per l'infanzia, per il piano d'azione
  annuale organico la cui prima versione va concertata entro i
  primi mesi del 1996.
    In altri paesi (come l'Inghilterra) ci sono importanti
  esperienze in tal senso.
    Le quotidiane cronache di orrori e abusi verso i bambini, i
  rischi di spettacolarizzazione del "danno" impongono di fare
  in fretta.  Anche le vicende estive lo hanno confermato;
  dall'informazione sui bimbi di Bosnia ai dati nuovi sulle
  famiglie povere.
    Per quanto riguarda la copertura finanziaria, l'audizione
  del Ministero del tesoro svoltasi a luglio ha mostrato
  positivamente l'unanime volontà di individuare fondi adeguati
  ed è stata l'occasione di verifica di reali disponibilità
  finanziarie che possono attivarsi già con la prossima legge
  finanziaria.
 
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    A tal fine è opportuno accantonare nell'apposita tabella un
  fondo adeguato.
    Con ciò, sia chiaro, non si esauriscono certo le esigenze
  di fondi statali pubblici per le politiche per l'infanzia che
  si potranno attuare con una manovra finanziaria centrale
  (prioritariamente, nello specifico, con un intervento
  "assicurativo" per tutti i bambini, con il corposo
  rifinanziamento e la revisione procedurale della legge n. 216
  del 1991, con accantonamenti per la legge di ratifica della
  Convenzione oltre che l'osservatorio, con il rilancio della
  cooperazione italiana allo sviluppo dell'infanzia nel mondo,
  eccetera) e con altri strumenti, a più livelli, in varie
  forme.
    8.  Il testo unificato è composto da cinque articoli.
  L'articolo 1 istituisce una Commissione bicamerale costituita
  da venti deputati e venti senatori con compiti di indirizzo e
  controllo sull'attuazione concreta degli accordi
  internazionali e della normativa inerenti alla tutela e allo
  sviluppo dei soggetti in età evolutiva.
    L'articolo 2 istituisce presso la Presidenza del Consiglio
  - Dipartimento per gli affari sociali - l'Osservatorio
  nazionale per l'infanzia cui compete l'elaborazione dello
  schema del piano di azione nazionale di interventi per la
  tutela e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva di cui alla
  dichiarazione mondiale sulla sopravvivenza, la protezione e lo
  sviluppo dell'infanzia (New York 30 settembre 1990).  Tale
  schema di
  piano ogni 2 anni viene presentato alla Commissione
  parlamentare per l'infanzia perché questa esprima un motivato
  parere e infine è approvato dal Governo.  Il piano diviene
  quindi parte integrante degli atti governativi di indirizzo
  politico e di panificazione economico-finanziaria.
    L'Osservatorio predispone, inoltre, annualmente la
  relazione su progressi nell'attuazione della Convenzione sui
  diritti del fanciullo, ratificata con legge n. 175 del 1991, e
  svolge compiti di documentazione e di informazione sulle
  attività istituzionali che garantiscano ai minori il diritto
  di manifestare il loro pensiero e di partecipare ad ogni
  attività che li riguarda.
    Per le sue attività l'Osservatorio si avvale di un Centro
  nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia istituito
  dall'articolo 3 che, al comma 2, ne indica analiticamente i
  compiti.
    L'articolo 4 demanda all'emanazione di un successivo
  regolamento il compito di disciplinare l'organizzazione
  dell'Osservatorio di cui all'articolo 2 e prevede che le
  regioni istituiscano osservatori o altri strumenti regionali
  sui problemi dell'infanzia.
    L'articolo 5, infine, stanzia, per il funzionamento
  dell'Osservatorio e del Centro nazionale di documentazione, la
  somma di 5 miliardi per il 1995 e di 10 miliardi per gli anni
  1996 e 1997.
                              VALERIO CALZOLAIO,  Relatore.
 
DATA=950913 FASCID=DDL12-145-ter-A TIPOSTA=DDL LEGISL=12 NCOMM= SEDE=RM NSTA=0145 TOTPAG=0018 TOTDOC=0020 NDOC=0002 TIPDOC=L DOCTIT=0000 COMM= FRL PAGINIZ=0003 RIGINIZ=001 PAGFIN=0009 RIGFIN=054 UPAG=NO PAGEIN=3 PAGEFIN=9 SORTRES= SORTDDL=014503A00 FASCIDC=12DDL014503A SORTNAV=0014503A000 00000 ZZDDLC145s3A NDOC0002 TIPDOCL DOCTIT0002 NDOC0002



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