| Onorevoli Colleghi! -- 1. - Anno di volontariato
sociale. La presente iniziativa legislativa propone
l'istituzione in Italia dell'anno del volontariato sociale
come occasione di servizio volontario e gratuito a tempo
pieno, vissuto comunitariamente, avente un duplice scopo,
quello della solidarietà verso i terzi e quello della
formazione personale, e si colloca a fianco di una
legislazione sul volontariato e su analoghi ambiti di impegno
che, nel nostro Paese, va sempre più arricchendosi e
completandosi.
Accanto, infatti, alla legge 11 agosto 1991, n. 266
(legge-quadro sul volontariato) e alla legge 8 novembre 1991,
n. 381 (disciplina delle cooperative sociali), si
sono moltiplicati i riferimenti nei testi legislativi
approvati nella X legislatura.
Si citano, solo a titolo di esempio, la legge 8 giugno
1990, n. 142 (Nuovo ordinamento delle autonomie locali), il
decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309
(testo unico delle leggi in materia di disciplina degli
stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e
riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), la
legge 19 luglio 1991, n. 216 (Primi interventi in favore dei
minori soggetti a rischio di coinvolgimento in attività
criminose).
L'anno di volontariato sociale come proposta e come
iniziativa nasce e si sviluppa all'estero e in Italia
all'interno del
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più ampio dibattito sul volontariato sociale. La gratuità del
servizio, la spontaneità, la condivisione, l'opera prestata a
favore di terzi per solidarietà sono elementi comuni all'anno
di volontariato sociale e al volontariato, così come
largamente convergenti sono le motivazioni di fondo rispetto a
risposte diverse nei confronti dei bisogni che cambiano, e
rispetto alla crisi dello Stato assistenziale ed alle modalità
di intervento nei servizi.
L'anno di volontariato sociale ha anche caratteristiche sue
proprie che derivano dal tempo pieno, dalla continuità della
durata (un anno di vita) e dal momento in cui, in genere, si
colloca questa proposta: si rivolge in genere ai giovani ed,
in particolare, alle donne nel momento delicato di passaggio
dalla scuola all'università o dalla scuola al lavoro, o
comunque in un momento significativo per la propria scelta
professionale e di vita. Questo dato connota l'anno di
volontariato sociale non solo come espressione di solidarietà,
ma anche come pausa di riflessione per orientarsi nella vita,
per prendere coscienza della società e dei suoi problemi e
quindi per scoprire con maggiore chiarezza il senso della
propria vocazione professionale ed umana.
D'altra parte questa proposta di legge si colloca
idealmente all'interno del dibattito più ampio sul servizio
civile nel nostro paese, che è stato sollevato da diverse
proposte legislative, e si pone come proposta alternativa alla
più volte ventilata introduzione di un servizio militare per
le donne.
2. - L'anno del volontariato sociale nella esperienza
internazionale.
L'anno di volontariato sociale matura in Europa
soprattutto come esperienza nell'ambito del volontariato
socio-assistenziale.
In effetti il volontariato socio-assistenziale rappresenta
la parte predominante nelle associazioni di volontariato in
Europa. I governi hanno da tempo formulato una politica di
sostegno al volontariato sociale secondo tre linee ben
distinte:
a) un intervento di sostegno permanente finanziario
a favore di gruppi di volontariato, come riconoscimento da
parte dello Stato della rilevanza sociale dell'iniziativa,
senza alcun convenzionamento;
b) un intervento di sostegno finanziario motivato
dal riconoscimento al volontariato di una azione positiva di
supplenza nei confronti di carenza o inefficienza
dell'iniziativa;
c) un coinvolgimento dei gruppi di volontariato
nella programmazione dell'assistenza pubblica.
All'interno di queste esperienze si sviluppa in alcuni
paesi l'anno di volontariato sociale con caratteristiche e
modalità proprie. L'esperienza tedesca ci sembra in
particolare la più significativa. L'anno di volontariato
sociale nasce nella Germania federale nel 1954 nell'ambito
protestante come "anno del diaconato", seguito nel 1958 dalla
proposta, in ambito cattolico, di una azione comune della
gioventù cattolica tedesca diretta al servizio nei confronti
dei profughi. Nel 1963 altre associazioni non confessionali,
quali la Croce rossa e la Federazione internazionale per il
lavoro sociale giovanile, introducono nelle loro
organizzazioni l'anno di volontariato sociale. Nel 1964 queste
esperienze approdano ad una apposita "legge per la promozione
dell'anno di volontariato sociale". Secondo tale legge l'anno
di volontariato sociale è considerato un anno di promozione
sociale per consentire al giovane di farsi un'idea non
astratta sui fatti reali della società, per offrirgli la
possibilità di un impegno personale di solidarietà e per
contribuire alla sua scelta professionale e allo sviluppo
della sua personalità.
E' indirizzato ai giovani di ambo i sessi dal
diciassettesimo al venticinquesimo anno di età, l'impegno può
durare da un minimo di sei mesi ad un massimo di dodici.
Sono previsti un corso di introduzione ed una guida
pedagogica alla riflessione
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sulle motivazioni e sulle attese del giovane nei confronti
dell'anno di volontariato sociale, sulla preparazione
all'impiego, sulla verifica e l'analisi dell'esperienza per
arrivare infine ad una valutazione finale sul significato
personale e sociale dell'esperienza stessa e sulle prospettive
future.
Naturalmente proprio sulle modalità di questi corsi e di
questa guida pedagogica si differenziano le proposte dei vari
enti o associazioni che gestiscono l'anno di volontariato
sociale e che spesso sono raggruppati in grandi gruppi
gestori. Il singolo ente (in genere si tratta di associazioni)
provvede al pagamento dell' argent de poche, e alla
regolamentazione delle assicurazioni sociali.
I genitori possono chiedere la riduzione dell'imposta sui
redditi e il proseguimento del trattamento in famiglia per il
giovane occupato nell'anno di volontariato sociale; inoltre,
se il giovane frequenterà una scuola attinente al servizio
sociale, l'anno di volontariato sociale potrà essergli
riconosciuto come alternativo al tirocinio.
3. - L'anno di volontariato sociale nella esperienza
italiana.
In Italia la proposta dell'anno di volontariato sociale
nasce nel 1976 durante il convegno ecclesiale
"Evangelizzazione e promozione umana" allorquando la VI
Commissione, che riflette sulla emarginazione, chiede al
convegno "di fare propria la proposta di farsi carico della
promozione del servizio sostitutivo di quello militare nella
comunità italiana come scelta esemplare e preferenziale dei
cristiani e di allargare la proposta di servizio civile anche
alle donne" (*).
La Caritas, in collegamento con associazioni
giovanili e gruppi di volontariato, lancia concretamente la
proposta di un anno di volontariato civile per le donne come
anno di servizio e di solidarietà verso
(*) Evangelizzazione e promozione umana. Conclusione della
VI Commissione di studio: "Evangelizazzione e promozione umana
e i problemi degli emarginati in Italia" punto 2.
gli emarginati, nonché come pausa di riflessione per
orientarsi nella vita e nella scelta della propria professione
o vocazione.
La proposta viene praticata oggi da molte Caritas
locali e ora si sta diffondendo anche presso enti ed
associazioni di volontariato di ispirazione laica secondo
alcune linee di tendenza:
1) destinatarie della proposta sono le ragazze
maggiorenni soprattutto dopo la fine degli studi e prima
dell'inserimento nel mondo del lavoro, o nell'università;
2) in genere sono le associazioni a proporre l'anno di
volontariato sociale a gruppi interessati; segue un primo
incontro per chiarire il significato della proposta, i tipi di
servizi necessari sul territorio, i problemi di lavoro e
l'organizzazione pratica. All'anno di volontariato si accede
dopo un corso di formazione teorico-pratico;
3) l'ente organizzatore individua la sistemazione
logistica per assicurare una esperienza di vita comunitaria
che deve comunque prevedere momenti di vita e di riflessione
comune sull'esperienza di volontariato;
4) l'ente organizzatore assicura le spese di vitto e
alloggio e le piccole spese personali; le spese che riguardano
più direttamente il servizio svolto (esempio: alloggio per una
comunità, alloggio o un servizio di pronto intervento) sono a
carico dell'associazione o dell'ente (pubblico o privato) se è
da questi richiesto. In favore del volontario si stipula una
polizza di assicurazione contro rischi ed infortuni chiarendo
bene che non si tratta di rapporto di lavoro. Particolare
attenzione viene posta al metodo di lavoro, perché, essendo il
periodo limitato, è proprio il metodo a dare senso e
significato all'esperienza. E' richiesto un costante lavoro di
riflessione e di verifica sull'esperienza e una preparazione
motivazionale e professionale che viene svolta in genere
attraverso gruppi di volontariato o un gruppo base (volontari
o operatori sociali) che si pongono a sostegno e guida delle
persone
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che scelgono l'anno di volontariato sociale. La formazione si
protrae in genere per tutto l'anno di volontariato. I campi di
intervento sono i più diversi: prevalgono i servizi diretti,
soprattutto socio-assistenziali specifici per donne e ragazze
in difficoltà; i servizi sociali relativi a minori, anziani,
handicappati oltre ai servizi di animazione, culturali,
eccetera.
L'esperienza tedesca, già consolidata ormai da anni, può
consentire una riflessione sull'anno di volontariato sociale.
Da parte di alcuni osservatori è stato fatto notare come
esista un cambiamento di motivazione del singolo volontario, e
l'evidenziarsi di una pluralità di motivazioni verso l'anno di
volontariato sociale. All'inizio l'anno di volontariato
sociale era vissuto essenzialmente come segno di altruismo,
alternativo nei confronti della società consumistica, per
venire incontro a scarsità di personale nelle istituzioni e
negli enti caritativi, e inoltre per fornire esperienze
sociali e rafforzare il senso di responsabilità per il bene
comune. Oggi, in Germania, l'anno di volontariato sociale
attira tre gruppi di giovani:
quelli che hanno uno spiccato senso di responsabilità per
il prossimo e sentono la solidarietà per gli emarginati;
altri che aspirano all'anno di volontariato sociale per
orientarsi professionalmente;
infine i giovani che sono colpiti dalla mancanza di
sbocchi professionali a causa della situazione del mercato del
lavoro.
L'esperienza italiana, per la forte motivazione religiosa e
solidaristica che l'ha sostenuta, ha avuto certamente
connotati di esperienza di forte solidarietà e condivisione.
Non c'è dubbio che, ampliando tale esperienza e offrendola ai
giovani di orientamenti, motivazioni e bisogni diversi, essa
potrà diventare più articolata.
Ma nonostante il cambiamento o la pluralità di motivazione
del singolo volontario, non diminuisce il valore unitario di
questa esperienza.
L'anno di volontariato sociale offre sempre la possibilità
di raccogliere esperienze sociali significative sia per coloro
che sono già decisi ad indirizzare il proprio impegno sociale
verso forme di volontariato continuativo o verso una
professione sociale qualificata, sia per quelli che vedono
l'anno di volontariato come una possibilità di orientarsi
professionalmente o di vivere in modo meno passivo l'attesa di
una occupazione individuale.
4. - La presente proposta di legge.
La presente proposta di legge di istituzione dell'anno di
volontariato sociale si colloca lungo la linea già tracciata
dal nostro ordinamento sul volontariato internazionale, dalla
legge quadro sul volontariato, dalla proposta di modifica
delle norme sull'obiezione di coscienza e per la istituzione
di un servizio civile.
L'articolo 1 chiarisce le finalità dell'anno di
volontariato sociale: è un anno di servizio volontario e
gratuito a tempo pieno, vissuto comunitariamente, con scopo di
solidarietà e di formazione personale.
L'articolo 2 definisce i soggetti: ragazze maggiorenni e
giovani esonerati dal servizio militare. La scelta vuole
limitare l'anno di volontariato sociale a quei casi non
previsti dalle norme sull'obiezione di coscienza, per lasciare
impregiudicato il dibattito che su tale argomento si sta
svolgendo.
Il servizio dura dodici mesi, non è rinnovabile e può
essere interrotto con accordo di entrambe le parti o per
volontà del volontario o dell'ente organizzatore per gravi e
fondate ragioni.
L'articolo 3 specifica i diritti del volontario: alla
assicurazione contro rischi ed infortuni, anche per la
responsabilità verso terzi, e alla conservazione della propria
posizione previdenziale. Nel caso in cui il volontario sia un
lavoratore dipendente, egli avrà diritto al collocamento in
aspettativa senza assegni, con il diritto anche alla
conservazione del posto.
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L'anno di volontariato sociale è promosso e organizzato da
organismi (enti, associazioni) riconosciuti secondo requisiti
di idoneità fissati dalla legge.
Gli enti presentano alla regione, nella quale intendono
organizzare l'anno di volontariato sociale, un programma
pluriennale di attività che prevede un piano articolato di
progetti annuali indicando i volontari da impegnare, gli enti
o organizzazioni presso i quali i volontari saranno
utilizzati, le modalità di impiego, gli aspetti formativi e il
trattamento economico, previdenziale e assicurativo.
Le convenzioni che regolano il rapporto tra regione e ente
gestore dell'anno di
volontariato sociale devono comunque prevedere, da parte
delle regioni, il finanziamento degli oneri relativi alle
forme assicurative per rischi, infortuni e responsabilità
verso terzi e forme di verifica dell'effettivo utilizzo del
volontario stesso nel servizio concordato nel programma;
l'ente organizzatore da parte sua deve accordarsi con il
volontario sulle finalità e modalità di svolgimento del
programma, assicurando il mantenimento del volontario, la
formazione iniziale e permanente, la verifica periodica del
servizio stesso e dell'utilizzo del volontario in quel
servizio nel caso in cui il volontario sia inserito in enti ed
organizzazioni diversi dall'ente organizzatore.
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