| Onorevoli Colleghi! -- Esiste ormai da molto tempo un ampio
accordo in sede medica e scientifica sui danni rilevanti
provocati alla salute umana dall'abuso di alcool.
Il nostro Paese, nel quale in generale sono assai carenti
gli interventi di prevenzione a tutela della salute e
soprattutto le politiche di informazione tendenti a tale
scopo, ha affrontato fino ad oggi il problema in modo assai
parziale. Non vi è dubbio, invece, che esso rappresenti un
preminente problema di salute pubblica.
I dati recenti ci dicono, d'altra parte, che liquori e
altre bevande alcoliche rappresentano una buona parte degli
oggetti della pubblicità (per una spesa complessiva di circa
500 miliardi di lire nel 1990), che ogni giorno ci assale in
modo diretto e indiretto.
La bottiglia diventa il passaporto dell'omologazione.
Ridere della pubblicità televisiva o trasmessa con altri mezzi
è un esercizio tragico: vuol dire prendere in giro la
solitudine di chi non si sente "come gli altri" e ha bisogno
di un incentivo per adeguarsi alle abitudini di tutti.
Come mai per l'AIDS e la droga il dibattito è in primo
piano su ogni rete televisiva, sui quotidiani e settimanali,
mentre il contributo sulla strage per alcolismo è soltanto
l'esaltazione dello spot? Eppure le stime parlano di
trentamila morti l'anno soltanto nel nostro Paese, e l'alcool
è all'origine di almeno trenta incidenti stradali su cento. Il
suo abuso provoca gravi malattie, spesso mortali, come tumori,
cirrosi epatica, pancreatiti. Si calcola in cinque milioni il
numero degli italiani che bevono troppo.
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Ogni tanto, il problema torna agli onori delle cronache. E'
il caso recente della "morte dopo la discoteca" che ha
sensibilizzato l'opinione pubblica sul fatto che l'alcolismo è
in aumento tra i giovani. Cominciano a bere intorno ai 14-15
anni, con grande preferenza per la birra, per poi passare ben
presto ai superalcolici, saltando la fase intermedia del vino,
che non incontra il loro favore.
Abbiamo bisogno quindi di interventi che tengano conto dei
comportamenti dei consumatori, delle abitudini culturali, del
grado di informazione e di consapevolezza dei cittadini.
Da questo punto di vista va segnalato che i più ampi
risultati nella lotta agli abusi di alcool si stanno ottenendo
laddove non solo si mette in atto un'equilibrata politica di
divieto, ma soprattutto si è riusciti ad invertire un trend
culturale, che collegava l'abitudine all'abuso di alcool a
comportamenti ritenuti emancipati, socialmente apprezzati o,
più semplicemente, alla moda. E da questo punto di vista
decisiva è stata l'azione informativa e la positiva pressione
sociale svolta non solo dalle autorità pubbliche, ma da
singoli cittadini e soprattutto da associazioni ed enti
volontari.
Occorre difatti aver presente che il grado di maturità
raggiunto dalla nostra società rende necessarie politiche
certe, severe e decise ma anche credibili.
La presente proposta di legge punta quindi, in accordo con
queste premesse, a rivedere l'attuale disciplina pubblicitaria
e ad avviare un'ampia campagna informativa e preventiva nei
confronti della popolazione.
Nella pubblicità non compare mai l'indicazione della
gradazione alcolica del vino o del liquore propagandato ed
anche sulle etichette delle bottiglie si fa spesso fatica a
ritrovare l'indicazione del contenuto di alcool, scritta in un
angolo ed a caratteri microscopici. Non vi è dubbio che la
pubblicità sia efficace. In un recente studio è stabilito che
le nazioni dove i
messaggi pubblicitari in tale settore sono vietati hanno un
consumo pro capite del 16 per cento (superalcolici) e
dell'11 per cento (vino e birra) inferiori ai Paesi dove
invece sono permessi.
I dati disponibili parlano in termini molto chiari. Ad
esempio nei Paesi (Norvegia, Finlandia e Danimarca) in cui è
proibito ogni tipo di pubblicità, la mortalità annua per
cirrosi epatica è molto più bassa rispetto ai Paesi (Canada,
Irlanda, Austria, Inghilterra, Stati Uniti, Francia e Spagna)
dove è vietata solo quella per i superalcolici. Il gruppo
comprendente i Paesi che non hanno adottato misure restrittive
sugli spot pubblicitari dei prodotti alcolici
(Portogallo, Australia, Belgio, Italia, Lussemburgo, Olanda)
ha il maggior numero di morti per cirrosi epatica. Risultati
analoghi possono essere riportati per quanto riguarda un'altra
conseguenza negativa dell'abuso di alcool: il numero di
incidenti stradali. Anche a questo proposito è insufficiente
l'azione delle autorità sanitarie.
Va anche ricordato che circa il 6 per cento di tutti i
tumori è imputabile all'alcool e che esiste un potenziamento
fra alcool e fumo di sigaretta per quanto riguarda la
carcinogenesi: i tumori del fegato, dell'esofago e del cavo
orale sono infatti più frequenti fra i bevitori.
Infine, non si può sottacere che il fenomeno dell'alcolismo
causa danno non soltanto alle persone interessate, ma è fonte
di gravi problemi per le loro famiglie e per la società. I
dati allarmanti sono sufficienti per chiederci come mai un
problema di salute così importante non trovi adeguate reazioni
da parte degli organismi sanitari. Questa proposta di legge è
finalizzata a raggiungere almeno due obiettivi. Il primo è di
natura educativa: fin dalla scuola elementare si devono
iniziare campagne di informazione per conoscere gli effettivi
danni dell'uso dell'alcool; la seconda misura consiste proprio
nell'abolire, con la necessaria gradualità, ogni forma di
pubblicità sugli alcolici.
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