| Onorevoli Colleghi! -- Dal 1958 innumerevoli sono state le
proposte di legge in "materia di tutela delle minoranze
linguistiche", ma nessuna di esse ha visto il completamento
dell' iter parlamentare, cosicché, a distanza di quasi un
cinquantennio, in assenza di una precisa norma di attuazione,
l'applicazione dell'articolo 6 della Costituzione è rimasta
del tutto disattesa.
Nella X legislatura, la Camera dei deputati ha approvato
una proposta unificata dalla competente Commissione, ma
l'interruzione anticipata della legislatura ha impedito al
Senato della Repubblica di approvare definitivamente il testo;
medesima sorte ha subìto, nella XI legislatura, la proposta
licenziata dalla I Commissione affari costituzionali della
Camera.
Si pone, a questo punto, senza indugi e ulteriori dannose
perdite di tempo, la necessità di riproporre l' iter
parlamentare
della proposta di legge in materia di salvaguardia delle
minoranze linguistiche per garantire, al fine, un quadro
giuridico definito di garanzia alle comunità interessate.
Non c'è davvero motivo di ripetere, in questa sede, ancora
una volta, le ragioni che stanno alla base dell'urgenza di
tale garanzia: sarebbe solo bizzarro, visto il momento che
stiamo vivendo in Italia e in Europa, collezionare ulteriori
ritardi in questa direzione.
Del resto, nel dibattito nazionale e internazionale che è
andato sviluppandosi in questi anni, trova grande riscontro la
questione della difesa delle minoranze linguistiche "interne"
non solo tra gli specialisti della materia, quanto tra quei
governi che vedono in esse una specificità culturale che non
deve andare perduta e che, proprio attraverso la loro
salvaguardia e conservazione, individuano la possibilità di
mantenere inalterati i delicati equilibri
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espressivi dell'uomo. Ogni cultura che muore porta con sé una
fetta insostituibile dell'intera cultura dell'umanità e le
società più avanzate hanno l'obbligo di impedire che ciò
avvenga. Di più: il grado di democrazia di uno Stato, si
misura anche dalle garanzie di difesa delle minoranze
etnicolinguistiche.
Problemi generali e pratici impongono, dunque, l'adozione
di un quadro legislativo e coerente con i caratteri ispiratori
della nostra Costituzione e con gli stessi orientamenti delle
nazioni europee avanzate. Dentro una moderna visione del
problema, diventa sempre più impellente, anche a fronte dei
forti processi di omologazione in atto, un intervento mirato,
al fine di recuperare quanto di vivo esiste nelle comunità
alloglotte (l'espressione linguistica, gli usi ed i costumi,
la religione, il proprio concetto ontologico) perché sarebbe
un genocidio linguistico la perdita delle diversità espressive
che tanto hanno contribuito alla storia dell'umanità.
C'è, quindi, estrema necessità ed urgenza che l'Italia -
seguendo anche l'esempio
degli Stati che già hanno assunto come principio
fondamentale di democrazia il rispetto e la salvaguardia delle
"culture altre" - adotti strumenti legislativi efficaci
affinché sia garantita la loro difesa ed il pieno recupero dei
valori culturali e di vita.
L'approvazione rapida della presente proposta di legge si
impone, dunque, non solo per accogliere in positivo le
indicazioni che in materia sono pervenute ripetutamente dal
Parlamento europeo, ma per evitare che anche il nostro Paese
si allinei, su questo terreno, ai Paesi più arretrati del
mondo.
E' questo il motivo della ripresentazione della presente
proposta di legge. Essa ricalca i contenuti di quelle che
hanno già costituito oggetto di accordo nella precedente
legislatura - salva ogni iniziativa per integrazioni
migliorative - per non disperdere il lavoro compiuto e per far
tesoro degli orientamenti unitari emersi tra le forze
politiche, che possono essere un importante punto di partenza
per la rapida approvazione della proposta di legge
medesima.
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