| Onorevoli Colleghi! -- L'automatico da trattenimento è oggi
giustamente considerato un fenomeno sociale che merita
l'attenzione del legislatore e degli organi dello Stato.
All'inizio di questa legislatura, ma anche nelle precedenti,
insieme ad altri colleghi abbiamo presentato anche una
proposta di legge per il riconoscimento giuridico della
categoria dei "gestori", cioè degli operatori economici che
mettono a disposizione del pubblico gli apparecchi
elettronici, automatici e semiautomatici per il trattenimento,
il gioco di abilità e la distribuzione di beni e servizi; cioè
quegli apparecchi per il tempo libero descritti
all'articolo 110 del testo unico delle leggi di pubblica
sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773,
come modificato dall'articolo 1 della legge 17 dicembre 1986,
n. 904.
Il legislatore italiano finora si è poco interessato
dell'automatico da trattenimento - che per la verità non
affonda le sue radici in epoche molto remote, essendo nato
praticamente negli anni cinquanta - e quando lo ha fatto, ciò
è accaduto in un'ottica punitiva che mal si concilia con
l'evoluzione del costume non soltanto italiano, e che non è al
passo con la situazione degli altri Paesi europei i quali sono
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riusciti a darsi una legislazione di settore molto più
attenta al cambiare dei tempi.
Il quarto comma del citato articolo 110, come modificato
dall'articolo 1 della legge n. 904 del 1986, definisce gli
apparecchi considerati d'azzardo, identificabili come quelli
che possono dar luogo a scommesse o consentono la vincita di
un qualsiasi premio in denaro od in natura. Senza peraltro
tenere presente, a proposito di premio, la ratio
dell'articolo 721 del codice penale, che definisce gli
elementi essenziali del gioco d'azzardo, identificabili nella
aleatorietà della vincita e nel fine di lucro.
Il quinto comma del citato articolo 110, come modificato
dall'articolo 1 dalla legge n. 904 del 1986, stabilisce che
nessun premio può essere riconosciuto per l'uso degli
apparecchi da trattenimento e da gioco di abilità, fatta
eccezione per la ripetizione di una partita e per non più di
tre volte; limite non conforme ai tempi né adeguato al valore
del denaro spendibile per il tempo libero.
Ed è proprio qui il senso della nostra proposta: nessuno
dei due elementi che configurano l'azzardo, cioè la
aleatorietà della vincita ed il fine di lucro, è presente sia
negli apparecchi per il trattenimento che in quelli per il
gioco di abilità, e nei piccoli distributori di
oggettistica.
Scopo delle modifiche da noi proposte è appunto quello di
consentire che l'uso degli apparecchi da trattenimento e da
gioco di abilità dia, a chi si intrattiene e dimostra abilità,
la possibilità di realizzare la vincita di piccoli premi in
natura, di modesta entità, che non possono essere commerciati,
scambiati o convertiti in denaro od in premi di diversa
specie. I giochi di abilità sono quelli che richiedono
prontezza manuale e fisica, mentale e strategica; i giochi da
trattenimento sono quelli di fantasia, strategia mentale,
simulazione sportiva.
Il gioco - parliamo dell'attività ludica sanamente intesa -
è connaturato all'uomo che lo ricerca in tutte le stagioni
della sua vita: chi gioca si diverte, non si annoia, non cerca
pericolose evasioni alla sua solitudine; ma cerca anche un
minimo di premio, di gratificazione morale che può venire da
una coppa, una medaglia, un piccolo ricordo della sua
impresa.
Il gioco è anche un'occasione socializzante, come è
ampiamente riconosciuto da tutte le scuole di pensiero; il
premio è strettamente connesso al gioco perché non c'è chi non
desideri che l'abilità, la prontezza, l'intuizione, la
manualità, la correttezza dei processi logici vengano
gratificati in una misura anche molto modestamente
quantificabile.
Del resto anche il legislatore italiano ha già accettato
questo principio, che resta fissato nella legge 18 marzo 1968,
n. 337, e relativi decreti di attuazione, sullo spettacolo
viaggiante. Quando si pensa allo spettacolo viaggiante,
onorevoli colleghi, si pensa per associazione immediata anche
al luna park, al divertimento, allo svago! Chi di noi
non si è sentito gratificato, nella sua fanciullezza e forse
anche in età più matura, per avere meritato un premio
centrando un bersaglio od azionando una piccola gru! Eppure il
premio non è stato di grande valore: un orsacchiotto di
peluche, un pacchetto di caramelle, un pesciolino rosso.
E nessuno ha mai pensato che quelle vincite avessero in sé i
caratteri della pericolosità sociale perché in effetti non
sono socialmente pericolose: sono estranee al concetto di
aleatorietà ed al fine di lucro che, stando al disposto
dell'articolo 721 del codice penale sopra richiamato,
configurano l'azzardo. Dunque scopo della presente proposta di
legge è di consentire anche all'automatico da trattenimento lo
stesso livello di operatività. Anche nel settore
dell'automatico da trattenimento, del resto, e proprio con la
norma che qui si chiede di modificare, il legislatore italiano
ha riconosciuto ed introdotto il concetto di premio perché si
riconosce il diritto al conseguimento del premio sia pure
nella limitatissima forma della ripetizione della partita per
non più di tre volte.
Ebbene, onorevoli colleghi, è opportuno sapere che nel
consesso europeo l'Italia è ben ultima, al contrario di quanto
accade per esempio in Belgio, Olanda, Gran Bretagna, Germania
e Spagna, a porre limitazioni di siffatta specie; è opportuno
che,
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seguendo non diciamo l'evoluzione del costume, ma
semplicemente la strada già tracciata per lo spettacolo
viaggiante, anche per l'automatico da trattenimento e da gioco
di abilità venga rivista la misura del premio staccandola
dall'ormai anacronistico limite delle tre partite e
consentendo ai fruitori del trattenimento offerto dalle
macchine un riconoscimento più tangibile come gratificazione e
soddisfazione. Tangibile quanto? Molto, ma molto poco. Perché
è veramente poco consentire la ripetizione della partita, ed è
molto poco concedere in premio un modestissimo oggetto ricordo
che comunque - è detto nel testo da noi suggerito - non potrà
essere commerciato, scambiato o convertito in denaro od in
premi di diversa specie né superare un prestabilito rapporto
con il prezzo della giocata: un premio dal valore materiale
simbolico e dal valore morale altissimo, che non può e non
deve concretizzare un fine di lucro per il giocatore perché
non c'è lucro quando il valore della giocata è irrisorio e
l'entità del premio in natura è ad esso proporzionata.
Esistono in Italia circa 4-5.000 aziende di "gestione",
cioè aziende che vivono con i proventi dell'utilizzo degli
apparecchi da parte dei fruitori; ed oltre 3000 sale
attrazioni fisse e 1000 viaggianti, come ambienti ludici
specializzati; ma se consideriamo che i pubblici esercizi nei
quali sono installati i giochi - oltre alle sale attrazioni -
sono molte decine di migliaia in tutta Italia, è facile
arrivare alla conclusione che un esercito di cittadini è
interessato alla ricaduta economica. Ma è una ricaduta
economica misera, perché l'automatico da trattenimento, così
come è oggi strutturato, non consente la economicità della
gestione, schiacciato come è sia dall'avvento sul mercato dei
videogiochi tascabili e da casa, sia dalla concorrenza di
attività similari alle quali è consentito mantenere vivo
l'interesse della clientela mediante l'elargizione di modesti
souvenir. Ne fa fede la grave crisi che il settore sta
attraversando; circa 1000 piccole aziende hanno chiuso nel
corso del 1993, con gravissime conseguenze nell'occupazione:
si stima che gli addetti siano diminuiti di
oltre 30.000 unità nell'ultimo anno. Le aziende del settore
sono per lo più di piccole dimensioni, a carattere familiare e
artigianale, sono cioè proprio quelle alle quali si deve fare
riferimento, agli inizi di questa seconda Repubblica, per
contribuire a rilanciare l'occupazione. Interesse del
legislatore è che il settore viva, non solo perché riguarda un
esercito di cittadini, ma anche perché ha una funzione sociale
generalmente riconosciuta: è una attività economica calata nel
sociale. In un momento storico in cui la società non offre,
purtroppo, strutture di accoglienza e di supporto che possano
dedicarsi con successo ai nostri giovani, l'automatico da
trattenimento rappresenta molto spesso l'alternativa alla
strada e (perché no?) anche alla droga.
Occorre ricordare che le sale sono gestite da
professionisti che da quel lavoro traggono di che vivere, ai
quali molto spesso gli stessi genitori affidano i propri figli
per i momenti di svago.
Scopo delle modifiche da noi suggerite è di rendere
giustizia ad un settore troppo dimenticato, del quale molto
poco ci siamo occupati. E di consentire anche che, oltre alla
tipologia universalmente riconosciuta di apparecchi da
trattenimento (videogiochi, flippers, elettrogrammofoni,
apparecchi meccanici) il settore possa finalmente accedere
all'utilizzo di questi apparecchi automatici, semiautomatici,
meccanici ed elettronici che consentano, come di fatto già
consentono nei luna park e nei parchi attrezzati, la
vincita di piccoli premi nella misura più volte sopra
ricordata, e cioè, a titolo esemplificativo, tiri al gettone,
tiri di abilità, gru sia verticali che orizzontali
pesca-oggetti, ruspe a caduta di gettoni, distributori
automatici che oltre al prodotto acquistato consentono di
vincere i modesti premi in esposizione.
Se ne ricaverebbe tra l'altro un beneficio enorme sotto il
profilo morale: le modestissime vincite in natura
scoraggerebbero la pratica del gioco d'azzardo in quanto la
gratificazione viene raggiunta appunto mediante il premio
consentito; premio in natura che certamente devierebbe
l'interesse dal premio in denaro, con
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beneficio sia dei gestori che dei fruitori. La vincita, in
sostanza, appaga; quando essa rimane circoscritta nel modo da
noi indicato, non è socialmente pericolosa ma soddisfa
semplicemente quella parte di vanità che è in ogni essere
umano.
La soluzione da noi proposta, tra l'altro, porterebbe
grande respiro alle circa duecento aziende di produzione oggi
esistenti in Italia, che attraversano una situazione di grave
crisi anche con riflessi occupazionali. Del resto non possiamo
ignorare ciò che accade negli altri Paesi europei per trarne
le dovute indicazioni: in Spagna, ove sono ammessi i giochi a
premio, gli addetti al settore sono circa 155.000; in
Germania, ove sono ammessi i giochi a premio, gli addetti sono
circa 145.000; in Grecia e Irlanda - che con l'Italia
mantengono il proibizionismo - gli addetti sono poche decine
di migliaia. Nel nostro Paese si stima siano ora scesi a circa
50.000 ma non è utopistico sostenere che nel giro di un anno
essi potranno raddoppiare o triplicare, perché con la
approvazione della legge che qui si propone sarà possibile
creare nuove importanti risorse e quindi grandi spazi
occupazionali non solo nelle aziende di produzione, di
importazione e di commercializzazione, ma anche e soprattutto
in quelle di gestione.
Inoltre la nostra proposta di legge tende ad eliminare una
inaccettabile discriminazione: si chiede, in sostanza, di
consentire all'automatico da trattenimento quanto di fatto è
consentito allo spettacolo viaggiante, ai luna park, ai
parchi attrezzati.
In Italia, onorevoli colleghi, tutti possono vincere tutto;
e le televisioni, sia pubblica che private, ne danno
quotidiani clamorosi esempi. Ma lo Stato non è da meno e ben
conoscendo la buona disposizione dei cittadini verso tutto ciò
che è premio, ha organizzato una gigantesca bisca; cosa sono,
di diverso, le moltissime lotterie nazionali e locali, il
totocalcio ed i vari concorsi a premio, per non parlare
dell'ultimo arrivato, il "gratta e vinci", che consente a
tutti i cittadini, indipendentemente dal censo e dall'età, di
praticare impunemente l'azzardo? La nostra proposta di legge
non tende naturalmente ad introdurre l'azzardo nell'automatico
da trattenimento perché vogliamo che il settore resti fuori da
una pratica che abbisognerebbe di luoghi appositamente
attrezzati e vigilati e perché la funzione dell'automatico è
di consentire un sereno utilizzo del tempo libero senza alea e
senza fine di lucro. Impedire che, fruendo dell'utilizzo di un
apparecchio da trattenimento o da gioco di abilità o di un
apparecchio piccolo distributore, si possa vincere un piccolo
souvenir, è come voler dare la caccia alle streghe o
demonizzare passatempi di per sé lecitissimi e per altro già
in uso largamente nei luna park e nei parchi attrezzati,
per non parlare di quanto da tempo avviene negli altri Paesi
europei.
Le modifiche richieste sono, in definitiva, un dovuto
ancorché tardivo atto di giustizia, nei confronti di una
categoria dimenticata.
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