| Onorevoli Colleghi! -- Come è noto i grandi invalidi
e mutilati di guerra, vittime civili di guerra, ex
combattenti, ascritti alla prima categoria di pensione con
assegno di super-invalidità, fruiscono da tempo di un numero
illimitato di viaggi a tariffa ridotta sulle Ferrovie dello
Stato.
Tale concessione è stata ed è giustificata con la necessità
di uno specifico risarcimento ai grandi invalidi di guerra più
dolorosamente colpiti proprio nelle loro possibilità di
comunicazione e di mobilità, non sollevando essa
preoccupazione di carattere finanziario.
Con la presente proposta di legge, si intende proporre un
salto di qualità concedendo, a titolo di riconoscenza
nazionale, ai grandi invalidi ascritti nella tabella E,
lettera A), numero 1), allegata al testo unico approvato con
decreto del Presidente
della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915, e successive
modificazioni, e soltanto ad essi, un particolare beneficio
quale quello rappresentato dalla carta di libera circolazione
di cui godono alcune categorie elencate nell'articolo 6 della
legge 21 novembre 1955, n. 1108, fermi restando, naturalmente,
gli attuali benefìci ferroviari per tutti i grandi invalidi di
guerra.
Si tratta di ciechi assoluti, molti dei quali colpiti da
amputazioni, di amputati dei quattro arti, paraplegici e
malati mentali gravi, di soggetti insomma che meritano
particolare attenzione da parte di questo Parlamento, per il
contributo di sangue che hanno dato per la Patria, e che dalla
Patria attendono, oltre al risarcimento loro riconosciuto in
termini monetari dall'articolo 1 del decreto del Presidente
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della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915, quello in
termini di servizi sociali in quanto, sono i più colpiti e
fortemente limitati nelle possibilità di normale vita di
relazione.
Dopo circa cinquanta anni di soli riconoscimenti verbali, è
venuto il momento di concretizzare, con questa legge, un
beneficio a favore di coloro che hanno perduto, a causa delle
gravità delle mutilazioni non soltanto l'integrità fisica ma
con essa la libertà di movimento e perfino, in alcuni casi
quella di provvedere anche alle necessità più intime.
Per quanto estremamente ridotte siano le loro capacità di
movimento, occorre
quindi che la collettività nazionale le faciliti al massimo e
se ne faccia carico.
Infine non va sottovalutato il fatto che il provvedimento
riguarda un numero veramente esiguo di pensionati, anch'essi
purtroppo in sensibile diminuzione, si tratta infatti di soli
2.500 circa grandi invalidi. Pertanto lo Stato e la società
hanno il dovere, quanto meno, di alleviare i continui disagi
di questi benemeriti cittadini che devono affrontare tali
viaggi (soprattutto per motivi di salute), nelle particolari
condizioni cui versano per causa della guerra di cui loro
sopportano il peso indelebile e dovranno sopportarlo per il
resto della loro vita.
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