| Onorevoli Colleghi! -- Il 1994 è stato un anno molto
negativo per il Mezzogiorno: l'economia delle regioni del sud,
prevalentemente orientata al mercato interno, non ha
beneficiato della ripresa produttiva trainata dalle
esportazioni. Nel 1994 gli occupati nei territori del
Mezzogiorno sono diminuiti di 225.000 unità; l'occupazione si
è ridotta nel sud in misura pari al 4 per cento, il doppio
rispetto al centro-nord. La disoccupazione giovanile, in
particolare, ha raggiunto dimensioni
allarmanti: il 54,7 per cento dei giovani meridionali con
meno di 25 anni è disoccupato. Il tasso di inoccupazione medio
del sud, che tiene conto dei disoccupati, dei lavoratori in
cassa integrazione e della cosiddetta "riserva potenziale di
lavoro" è ora più del 30 per cento (la media nazionale non
supera il 16 per cento).
Le strategie di politica economica sin qui seguite nelle
aree meridionali hanno favorito il sorgere di un'economia
strettamente dipendente dalla domanda pubblica,
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prevalentemente orientata al mercato interno. A questo
si devono aggiungere le gravi carenze dell'intervento
pubblico. Cessato l'intervento straordinario, le
amministrazioni dello stato si sono rivelate del tutto
inadeguate a gestire il sostegno pubblico allo sviluppo;
carenze progettuali e difficoltà burocratiche degli enti
territoriali hanno impedito il pieno utilizzo delle risorse
comunitarie.
I cahiers de doleances degli imprenditori meridionali
non si contano: ritardi nella identificazione delle
disponibilità finanziarie e degli impegni assunti, difficoltà
delle procedure di liquidazione, confusione di competenze tra
le diverse amministrazioni dello Stato, assenza di
coordinamento tra i soggetti che operano sul territorio (GEPI,
task force per l'occupazione, Spi, il comitato per
l'imprenditoria giovanile ora sostituito dalla Spa ecc....),
inefficienze dei ministeri, ma anche dei poteri locali nelle
procedure e nella messa a punto dei progetti, contenzioso con
la Comunità in buona parte ancora da definire su questioni
decisive (sgravi contributivi, fiscalizzazione degli oneri
sociali, applicazione del decreto-legge 22 ottobre 1992, n.
415, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre
1992, n. 488, applicazione del decreto-legge 30 dicembre 1985,
n. 786, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio
1986, n. 44, aree di intervento nazionale e comunitario e
relativa intensità di aiuti).
Tra i fattori di maggiore disagio, c'è senza dubbio il
ritardo nell'erogazione degli incentivi alle attività
produttive, previsti dalla legislazione vigente. Le
agevolazioni alle attività produttive non ricomprese in
contratti di programma configurano un nuovo regime di aiuti
alle imprese, disciplinato dal CIPI, con una delibera
dell'aprile 1993, che ha recepito le regole comunitarie.
Superato il vecchio regime di aiuti "a domanda" previsto
dall'intervento straordinario, si dispongono anno per anno
risorse finanziarie per ogni amministrazione abilitata a
gestire gli incentivi. L'ammissione delle imprese ai
contributi pubblici avviene in base a graduatorie regionali
delle domande di incentivazione. Sono privilegiate le imprese
disposte ad effettuare spese di investimento più elevate a
parità di aiuto richiesto. Il Ministero dell'industria, del
commercio e dell'artigianato, in dissenso con la delibera del
CIPI dell'aprile del 1993, non ha emanato il relativo
regolamento di attuazione: per effetto di questa inadempienza,
il nuovo meccanismo di aiuti non è decollato; la politica di
incentivazione dei nuovi investimenti industriali nel
Mezzogiorno è inoperante ormai da due anni. A partire
dall'agosto 1992, infatti, le imprese hanno ottenuto le
erogazioni di incentivi solo per investimenti effettuati prima
di tale data: non vi è stato quindi sostegno a nuovi
investimenti, ma solo un contributo al riequilibrio della
struttura finanziaria delle imprese medesime. Le pratiche
avviate dall'Agensud ancora pendenti sono circa 17 mila; a
queste bisogna aggiungere le 12 mila domande presentate ma non
approvate dall'Agenzia, inserite in una graduatoria che deve
essere ancora resa nota; per erogare tutti i contributi, sono
necessarie risorse per 20.000 miliardi. Attualmente, sono
disponibili solo 13.000 miliardi; resta quindi da coprire un
onere di 7.000 miliardi.
La presente proposta di legge vuole garantire la celerità
delle erogazioni ed il rispetto di tutti gli impegni assunti
nei confronti delle imprese in base alla legislazione di
incentivazione dello sviluppo.
Il meccanismo proposto si basa sull'emissione di
obbligazioni della Cassa depositi e prestiti di durata
decennale per un importo totale di 7.000 miliardi. L'onere per
capitale e interessi è a totale carico dello Stato. Le
obbligazioni saranno assegnate a tutte le imprese che hanno
diritto alle agevolazioni alle attività produttive ai sensi
della legge 1^ marzo 1986, n. 64, e del decreto-legge 22
ottobre 1992, n. 415, convertito, con modificazioni, dalla
legge 19 dicembre 1992, n. 488.
All'onere finanziario, valutato in lire 1.600 miliardi a
decorrere dall'anno 1996, si provvede per gli anni 1996 e 1997
a carico degli stanziamenti di cui al decretolegge 22 ottobre
1992, n. 415, convertito, con modificazioni, dalla legge 19
dicembre 1992, n. 488.
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