| Onorevoli Colleghi! -- A parte le ragioni storiche che
sostengono questa proposta di legge ve ne sono altre di ordine
morale ed economico.
L'esercizio dei giochi d'azzardo è formalmente vietato ma
di fatto esso rimane nelle mani della criminalità organizzata
che gestisce bische clandestine, diffuse su tutto il
territorio nazionale.
Si tratta di strumenti utilizzati dalla delinquenza per il
riciclaggio del denaro "sporco" e per il successivo reimpiego
delle somme (che ammontano a diverse migliaia di miliardi) per
finanziare altre losche attività. Facendo presente che negli
altri Paesi europei esistono ben 346 case da gioco, si auspica
una più generale legittimazione all'apertura di casinò anche
in Italia.
Verrebbero così sottratte alla malavita forti somme di cui
potrebbero beneficiare le esangui casse dello Stato.
L'apertura di un casinò costituisce una notevole attrattiva
per il turismo nazionale ed internazionale, contribuendo
all'incremento dell'afflusso di turisti nell'area interessata.
A Stresa, località già molto rinomata, l'istituzione di un
casinò non potrebbe che portare notevoli benefìci, soprattutto
di carattere economico, e non solo al comune stesso, ma anche
all'intera neonata provincia del Verbano-Cusio-Ossola, oggi
fortemente penalizzata dalla grave crisi industriale che ha
colpito in modo violento e forse irreversibile l'area stessa.
D'altronde l'avvenuta apertura di una sala da gioco nella non
lontana Locarno (Svizzera) favorisce esclusivamente
l'esportazione di capitale,
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con danno economico non solo per la provincia ma anche
per la nazione.
Se è vero che il codice penale punisce l'esercizio dei
giochi d'azzardo (articoli 718 e seguenti del codice penale),
è anche vero che, nonostante la rigida normativa dettata dal
legislatore penale, in Italia sono operative quattro case da
gioco, localizzate nelle città di Campione d'Italia, Venezia,
Sanremo e Saint Vincent.
La normativa particolare che ne consente l'esercizio viene
giustificata da ragioni storiche, in quanto già prima
dell'unità nazionale in tali sedi esistevano ed operavano case
da gioco.
Ferma restando la prerogativa di queste città a mantenere
le proprie case da gioco, con la presente proposta di legge si
intende proporre l'apertura di una casa da gioco a Stresa, in
attesa di una normativa di portata più generale e liberale che
ne consenta e legittimi l'apertura anche in altre località
della penisola, tenuto conto, tra l'altro, che già
nell'immediato dopoguerra una casa da gioco era ufficialmente
operante sul lago Maggiore.
Le varie pronunce della Corte costituzionale, che lamenta
la disorganicità della materia (sentenza n. 152 del 6 aprile
1985), e la legge 29 dicembre 1990, n. 428 (legge comunitaria
per il 1990), che ha dettato criteri di delega (articolo 16)
per
l'attuazione della direttiva 75/378/CEE del Consiglio del 16
giugno 1975, spingono alla ricerca di una normativa più
consona e allineata alla nuova Europa che Maastricht
richiede.
Stresa, che da mezzo secolo attende questa giusta
assegnazione, ha un underground storico di sicuro
rilievo. Ebbe già una casa da gioco aperta dal 1921 al 1924, e
per una breve parentesi ancora tra il 1945 e il 1946, dopo di
che essa venne definitivamente chiusa per carenze legislative
in materia. Stresa aderì anche all'Associazione nazionale
incremento turistico (ANIT), che associa tutte le località
aspiranti all'apertura di una casa da gioco, e sostenne in
ogni sede questo progetto che apporterebbe enormi vantaggi
all'intero territorio dell'Alto Novarese.
La collocazione sulle grandi vie di comunicazione
ferroviarie e automobilistiche, la disponibilità di una
struttura ricettiva alberghiera di prim'ordine, il prestigio
di istituzioni e manifestazioni, come le settimane musicali e
i congressi nazionali ed internazionali che periodicamente si
tengono nella cittadina, giustificano le legittime ambizioni
di Stresa, mondialmente conosciuta come "la perla del lago
Maggiore".
Per questi motivi si chiede l'approvazione della presente
proposta di legge.
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