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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


2914
DDL0175-0002
Progetto di legge Camera n. 175 - testo presentato - (DDL12-175)
(suddiviso in 13 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C175. TESTIPDL
...C175.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC175 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- Con la presente proposta di
  legge, che nasce da una ricerca condotta congiuntamente con la
  LegAmbiente,  si intende introdurre nel nostro Paese un
  nuovo e radicalmente diverso sistema di raccolta e smaltimento
  di alcune rilevanti frazioni merceologiche di rifiuti solidi
  urbani e di alcune altre categorie di rifiuti.
    E' noto come il sistema di smaltimento dei rifiuti solidi
  urbani sia in Italia largamente inadeguato.  Ciò è dovuto a
  numerosi e diversi fattori di natura impiantistica,
  finanziaria, sociale ed organizzativa, ed anche al venire
  progressivamente meno, soprattutto negli ultimi anni, del
  necessario consenso sociale attorno ad alcune scelte generali.
  Ciò deriva dall'incertezza dei cittadini relativamente alle
  condizioni di sicurezza nelle diverse fasi dello smaltimento
  ed anche, occorre riconoscerlo, da fenomeni di egoismo
  sociale, che producono il rifiuto, in ogni caso, di alcuni dei
  costi che la nostra società deve sopportare.
    Un'analisi oggettiva del problema ci deve però fare
  osservare che il dato di fondo, che ha provocato, nell'ultimo
  decennio, un negativo salto di qualità, è costituito dal
  progressivo e inarrestabile aumento della quantità generale di
  rifiuti che occorre smaltire.  Tendenza che è ancora largamente
  in corso.  Solo nel biennio 1990-1992, come segnala il rapporto
  sullo stato dell'ambiente redatto dal competente Ministro
  dell'ambiente, l'aumento è stato del 20 per cento (da 17 a 20
  milioni di tonnellate).  Fra l'altro possiamo ragionevolmente
  attenderci che il progressivo adeguamento del nostro "stile di
  vita" a quello di altri Paesi industrializzati, anche
 
                               Pag. 2
 
  per quanto riguarda il livello della produzione di
  rifiuti  pro capite,  lascia ancora ampi margini di
  crescita, che vanno oltretutto confrontati con alcune
  oggettive difficoltà strutturali, caratteristiche del nostro
  Paese, a cominciare dalla scarsità territoriale e dalla
  frammentazione amministrativa del territorio urbano,
  accompagnate da un'elevata densità abitativa.
    Il contributo più consistente a questo aumento è stato
  determinato dal crescere progressivo di quella frazione di
  rifiuti solidi urbani costituita dagli imballaggi, utilizzati
  nel trasporto, nella protezione e nella distribuzione delle
  merci.  Nel 1990, secondo uno studio della Federambiente, sono
  stati prodotti più di 12 milioni di tonnellate di imballaggi.
  Nel 1991 essi sono probabilmente cresciuti di altre 500.000
  tonnellate.  Dei 12 milioni di tonnellate citati lo studio
  della Federambiente, confermato da altri studi, stima che
  circa 7 milioni contribuiscano direttamente alla produzione di
  rifiuti solidi urbani, rappresentando una percentuale di circa
  il 35 per cento in peso e di circa il 50 per cento in
  volume.
    Non crediamo che sia sostanzialmente corretto analizzare le
  cause di tale aumento, come spesso viene fatto, esclusivamente
  riferendolo a generali esigenze di miglioramento della qualità
  della vita e degli stili di consumo.  Questa è certamente una
  componente e le modificazioni profonde che sono intervenute
  nel sistema di produzione, trasporto e distribuzione delle
  merci hanno reso necessaria una profonda rivoluzione anche per
  quanto concerne l'imballaggio.  Ma una seconda ragione va a
  nostro parere rintracciata nel fatto che l'intero sistema di
  produzione e distribuzione degli imballaggi è sostanzialmente
  "irresponsabile", fatte salve alcune lodevoli eccezioni,
  rispetto al destino finale dei medesimi.  Vale a dire che per
  questo settore, così come per altre frazioni di rifiuti solidi
  urbani, l'attuale normativa prevede che, una volta avvenuta la
  trasformazione di una parte del bene immesso sul mercato come
  "rifiuto", spetti ai poteri pubblici assicurare la raccolta e
  lo smaltimento dei medesimi.
    Gli economisti che hanno affrontato questi problemi
  definiscono tale fenomeno come "produzione di esternalità",
  vale a dire che alcuni dei costi che vengono generati
  all'interno del ciclo produzione-consumo vengono scaricati
  all'esterno, producendo inquinamento o, in alternativa, costi
  rilevanti per prevenirlo.  Ma soprattutto in questo modo il
  sistema appare privo di efficaci strumenti di autocorrezione.
  Paradossalmente, quanto più alti sono i costi scaricati
  all'esterno tanto più alti possono essere i risparmi ed i
  vantaggi ottenuti all'interno.  Ciò non vale solo per le
  imprese produttrici di beni.  Vale anche per il ciclo di
  distribuzione e consumo di questi beni.
    Fino ad oggi si è fatto sostanzialmente fronte a questo
  problema con interventi  end of pipe,  o, come si dice, a
  valle.  Assunto che la produzione, la distribuzione e il
  consumo di determinate merci portava con sé un'inevitabile
  produzione di rifiuti, ci si è attrezzati per rimuoverne le
  conseguenze negative, ma dando per scontata la non
  modificabilità dell'assunto.
    Ora, a nostro parere, è possibile invece non solo
  modificare questo assunto, ma, cosa assai più importante,
  introdurre all'interno del sistema meccanismi automatici di
  autocorrezione che costringano ad internalizzare i costi e
  quindi a scegliere le strategie che anche dal punto di vista
  della produzione dei rifiuti risultino le più efficaci,
  minimizzandone per quanto possibile la produzione.
    E' noto che l'obiettivo della riduzione della quantità dei
  rifiuti prodotti è, in ordine di importanza, il primo a cui
  occorre tendere.  Sempre in ordine di importanza, oltre che
  alla riduzione, occorre puntare alla riutilizzabilità di
  quella parte dei prodotti che tende a divenire rifiuto, quindi
  alla riciclabilità dei materiali con cui essi sono composti,
  o, per lo meno, al recupero dei contenuti energetici di tali
  materiali. E, solo come ultima  ratio,  occorre puntare
  alla collocazione in discarica di quella parte che non risulta
  usabile in alcun modo.  Insieme, queste azioni definiscono una
  corretta strategia di conservazione, risparmio ed uso
  efficiente anche nel campo dei rifiuti.
 
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    Il meccanismo che noi proponiamo con la presente proposta
  di legge e che riguarda diverse frazioni merceologiche di ciò
  che oggi è catalogato come "rifiuto" è, a nostro parere, in
  grado di dare un contributo sostanziale a questa strategia.
    Gli assunti su cui si basa sono due:
        a)  occorre rendere pienamente responsabili
  produttori, distributori e consumatori, congiuntamente, delle
  conseguenze delle loro attività, in termini di possibile
  produzione di rifiuti;
        b)  per conseguire questo obiettivo spetta ad essi,
  e non più al settore pubblico, concorrere in modi diversi alla
  raccolta ed al recupero di alcune frazioni merceologiche
  dell'attuale composizione dei rifiuti solidi urbani.
    E' nostra convinzione che un meccanismo in grado di
  produrre questo risultato non solo distribuisca diversamente
  le responsabilità fra pubblico e privato, ma, soprattutto, sia
  in grado di innestare un circolo virtuoso all'interno del
  quale ogni azione tendenzialmente produttrice di rifiuti venga
  valutata e possibilmente evitata.
    Lo strumento con cui raggiungere questo obiettivo è, a
  nostro parere, quello dell'utilizzo della cauzione
  obbligatoria.  Com'è noto, la cauzione, in uso in Italia in
  alcuni limitati settori, non è altro che un "costo apparente"
  che l'utilizzatore di un determinato bene paga e che gli viene
  restituito nel momento in cui provvede alla riconsegna di quel
  bene.
    Sostanzialmente ciò che proponiamo è l'introduzione di un
  obbligo analogo per quanto riguarda una serie di contenitori
  commerciali oggi destinati a divenire immediatamente rifiuti.
  In tale modo detti contenitori risaliranno in direzione
  inversa la catena "produzione-distribuzione-consumo" per
  essere riconsegnati al produttore,
  vale a dire a colui che per primo li immette nel
  mercato per la vendita, e al quale spetta l'obbligo di
  procedere allo smaltimento.
    Come conseguenza di ciò è inoltre possibile ottenere
  automaticamente frazioni già separate di rifiuti, aggirando
  almeno in parte la macchinosità e le difficoltà delle raccolte
  organizzate, e quindi prevedere un obbligo di utilizzare i
  rifiuti raccolti per il riciclaggio ed il recupero
  energetico.
    L'articolo 1 definisce gli obiettivi generali, già esposti
  nella prima parte di questa relazione, ed i primi adempimenti
  perché essi siano perseguiti.
    L'articolo 2 stabilisce la modifica del regime giuridico di
  alcune categorie di rifiuti, il cui smaltimento diviene
  responsabilità dei produttori e dei distributori degli
  stessi.
    L'articolo 3 introduce l'obbligo della cauzione per alcune
  categorie di rifiuti, le modalità di riscossione della stessa
  ed alcuni adempimenti amministrativi.
    L'articolo 4 stabilisce gli obblighi di riciclaggio e di
  recupero energetico.
    L'articolo 5 introduce una cauzione per alcune categorie di
  beni durevoli.
    L'articolo 6 modifica la natura giuridica degli attuali
  consorzi obbligatori.
    L'articolo 7 prevede la possibilità di accordi di programma
  fra il Ministero dell'ambiente ed alcune categorie di
  produttori.
    L'articolo 8 introduce il divieto all'uso di PVC per i
  contenitori e gli imballaggi destinati agli alimenti.
    L'articolo 9 detta norme per la demolizione ed il recupero
  degli autoveicoli.
    L'articolo 10 introduce una cauzione sulla batterie esauste
  e detta norme per il loro recupero.
    L'articolo 11 contiene alcune disposizioni finali.
 
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