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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


29202
DDL2406-0002
Progetto di legge Camera n. 2406 - testo presentato - (DDL12-2406)
(suddiviso in 7 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C2406. TESTIPDL
...C2406.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC2406 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli  Colleghi! -- Da moltissimi anni, ormai, i
  tanti Governi che si sono succeduti adottano le loro manovre
  di contenimento del fabbisogno statale all'insegna di
  politiche fortemente restrittive.  Con frequenza sempre più
  ossessiva e provvedimenti sempre più gravi hanno certamente
  tamponato le emergenze e, sino ad ora hanno anche evitato la
  bancarotta del Tesoro.  Un merito indiscutibile, ma non una
  prospettiva per il futuro.
    Tutti abbiamo la sensazione che il fisco è ad un punto in
  cui ogni ulteriore aggravio deprime l'economia e riassorbe in
  breve l'aumento illusorio delle entrate.  Quanto ai tagli di
  spesa, sono sicuramente possibili ulteriori economie e molte
  razionalizzazioni.  Ma dopo tanti anni di pressione diretta
  sulla spesa sociale questo
  settore non assorbe facilmente altri tagli indiscriminati.  E'
  tempo di politiche positive di trasformazione in modo da
  offrire nuove possibilità e nuovi  standard.  Il Governo
  Berlusconi aveva aperto queste prospettive mirando a favorire
  il risanamento dello Stato con lo sviluppo dell'economia.  Non
  si deve qui ricordare come e perché ciò gli è stato
  impedito.
    Al contenimento del fabbisogno statale le regioni a statuto
  speciale - ed in particolare modo la Sicilia - hanno
  partecipato con pesanti riduzioni del loro bilancio.  A partire
  dal 1989 sono stati ridotti progressivamente tutti i
  finanziamenti aggiuntivi che venivano versati alla regione per
  spese di investimento: per la sanità, l'agricoltura, i
  trasporti.  Da anni, oramai, la regione riceve poco più della
  metà dei finanziamenti
 
                               Pag. 2
 
  correnti per la spesa sanitaria rispetto a quanto -
  pro capite -  viene assicurato alle altre regioni.  Il
  fondo di solidarietà per la Sicilia, poi, è stato cancellato
  del tutto.  Con buona pace di un preciso obbligo
  costituzionale.  Una media di 1.200 milioni di lire annue sono
  una stima molto prudente dell'onere che da nove anni la legge
  finanziaria impone al bilancio della regione Sicilia.  In
  aggiunta a quanto lo Stato deve ancora alla regione per
  rispettare integralmente le norme statutarie sull'autonomia
  finanziaria della regione.
    Anche questo è un contenzioso che ormai - con sagacia
  levantina - Tesoro e Finanze trascinano dall'epoca della
  riforma tributaria (1971).  Complessivamente, siamo ad una
  cifra molto vicina di lire 20.000 miliardi che, ovviamente, è
  destinata a crescere per il futuro.  Non si aggiungono qui le
  cifre e le difficoltà provocate dalla cancellazione
  dell'intervento straordinario per il Mezzogiorno.
    Proseguire su questa strada significa condannare ancora per
  moltissimi anni l'economia siciliana alla precarietà ed alla
  marginalità.  Senza un intervento qualificato che promuova lo
  sviluppo dell'economia siciliana andremo incontro ad una nuova
  fase di distacco dell'isola dal resto del Paese.  Non
  intervenire è insensato e demagogico.  La regione non ha
  bisogno di assistenza, ma di investimenti per lo sviluppo.
  Anche per consolidare l'economia italiana con una grande
  risorsa produttiva quale può essere la Sicilia.
    Si propone, pertanto, un piano quinquennale di sviluppo
  dell'economia siciliana.  Il piano parte dall'osservanza
  dell'obbligo di solidarietà nazionale fissato nell'articolo 38
  dello statuto siciliano.  Dal 1988 il Parlamento non approva la
  legge di rifinanziamento quinquennale prevista dallo statuto.
  Da allora l'ammontare del fondo è stato drasticamente ridotto
  e - dal 1990 - definitivamente annullato.  Per non perdere del
  tutto un po' di pudore istituzionale, ogni anno la legge
  finanziaria iscrive l'accantonamento - per cifre ormai
  irrisorie - in tabella B. Ma sistematicamente non viene
  approvata la norma di merito e quelle cifre vengono portate in
  economia o stornate altrove.  Non vogliamo rispolverare antiche
  od, ormai, accantonate questioni sulla natura pattizia di
  taluni statuti speciali.  Anche lasciando da parte le sottili
  questioni costituzionali, è una via sterile e pericolosa.
    Ma è altrettanto sterile negare che lo statuto siciliano è
  anche un patto costituzionale stabilito dalla collettività
  nazionale con la popolazione di quella regione.  Non può essere
  disatteso  ad libitum  secondo la "prudente valutazione
  del Governo".
    Si propone, perciò, questo piano inteso a fornire alla
  regione indirizzi e mezzi per sviluppare l'economia dell'isola
  e - man mano - colmare il divario che esiste con il reddito
  medio del resto d'Italia.
    Solidarietà, dunque, come sviluppo e non come copertura di
  inefficienze e sprechi.  La formulazione del piano è affidata
  alla regione.  Per rispettare l'autonomia statutaria, ma anche
  perché un intervento dirigistico dall'alto, inteso ad
  uniformare i criteri di sviluppo della regione alle politiche
  nazionali, rischierebbe di riprodurre ancora una volta i
  guasti della industrializzazione forzata che conosciamo bene
  in tutto il meridione d'Italia.
    L'articolo 1 della presente proposta di legge definisce la
  durata del piano ed il suo finanziamento.  Questo è ancorato al
  gettito delle imposte sugli olii minerali riscosso dalla
  regione.  Come era precedentemente per il progetto del fondo di
  solidarietà.  Le aliquote sono state, però, drasticamente
  ridotte in modo da indurre un finanziamento pari a circa lire
  1.200 miliardi nel primo anno, con un leggero incremento (2
  per cento) in ciascuno degli esercizi successivi.  Così da
  adattare gradualmente il piano alla capacità di spesa della
  regione.
    Il riferimento è ora alle accise che hanno sostituito le
  precedenti imposte di fabbricazione.  Poiché il finanziamento è
  stato contenuto in limiti molto lontani dalle precedenti
  aliquote, le somme sono valutate al netto delle spese di
  riscossione.
    Con l'articolo 2 si propone di chiudere il contenzioso
  relativo ai mancati versamenti del Fondo di solidarietà per
  gli anni
 
                               Pag. 3
 
  a partire dal 1991.  Come ulteriore contributo al risanamento
  del bilancio statale in luogo delle somme parametrate alle
  imposte di fabbricazione.
    L'articolo 3 definisce gli strumenti e gli indirizzi del
  piano.  Oltre al piano pluriennale la regione deve approvare
  programmi annuali sui quali sia possibile esercitare - da
  parte dello Stato e da parte della collettività nazionale - il
  controllo sulle destinazioni e realizzazioni.  I settori di
  intervento indicati sono quelli tipici di una economia diffusa
  basata soprattutto su strutture piccole e medie, ma
  localizzate territorialmente e poco connesse.  Un particolare
  riguardo è posto per gli interventi volti a ridurre la
  separatezza dell'isola.  Sono favorite le aziende che esportano
  i loro prodotti fuori dall'isola.  In questo caso, trasporti e
  comunicazioni devono costituire i punti nodali degli
  interventi.  Per stabilire pienamente la responsabilità della
  regione nell'impiego delle somme versate dallo Stato, il
  presidente della regione
  invia al Presidente del Consiglio dei ministri un rendiconto
  annuale degli impieghi e delle realizzazioni.  Le somme sono
  accreditate alla regione solo dopo l'adempimento di
  quest'obbligo.
    Con l'articolo 4 si propone di avviare a definizione la
  rilevazione dei criteri stabiliti dall'articolo 38 dello
  statuto per la definizione dell'ammontare quinquennale del
  finanziamento stabilito dal fondo di solidarietà.
    Infine, l'articolo 5 quantifica gli oneri per il bilancio
  statale e indica i mezzi di copertura.
    Onorevoli colleghi!  Presentiamo questa proposta di legge
  fiduciosi che il Parlamento vorrà non solo sanare lo sfregio
  costituzionale posto dal mancato rifinanziamento del fondo di
  solidarietà, ma convenire sulla necessità ed urgenza di
  sostenere lo sviluppo dell'economia siciliana, invertendo la
  politica miope dei tagli indiscriminati che stanno affossando
  definitivamente quella regione.
 
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