| Onorevoli Colleghi! -- L'articolo 2 del regio decreto
16 dicembre 1938, n. 1860, ha modificato la denominazione
della "provincia di Massa e Carrara" in "provincia di
Apuania", successivamente, l'articolo 2 del decreto
legislativo luogotenenziale 1^ marzo 1946, n. 48, stabiliva
che la "provincia di Apuania" riprendesse l'antica
denominazione. Solamente che, per un errore materiale,
nell'articolo citato, si parla di provincia di "MassaCarrara"
anziché di "Massa e Carrara". Dal disposto dell'articolo 2 del
decreto legislativo luogotenenziale n. 48 del 1946, si evince
con chiarezza che la volontà del legislatore era quella del
ripristino della vecchia denominazione e, cioè, quella di
"Massa e Carrara". Quest'errore formale
è divenuto, negli anni, sostanziale in quanto quest'errata
denominazione, e cioè "Massa-Carrara" o "Massa Carrara", ha
contribuito, dal dopoguerra, ad alimentare una disinformazione
(complice anche una certa stampa superficiale)
storico-geografica che ha fatto ritenere a molti che le due
città (che corrispondono a due comuni ben delimitati) fossero
una o che un nome fosse l'aggettivazione dell'altro (basti
pensare alle diverse "Massa" esistenti in Italia). Non
parliamo poi dei disagi di coloro che si recavano e si recano
in una città credendo di essere nell'altra.
Ripercussioni si sono avute anche a livello amministrativo,
postale e, talvolta, legislativo con il frequente scambio dei
due comuni.
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L'attuale formulazione, pertanto, costituisce un danno
rilevante alle due città di Massa e Carrara che, pur avendo
pari dignità e importanza, hanno storia, tradizioni e
caratteristiche socio-economiche diverse, meritevoli di essere
tutelate e riconosciute.
Non è un caso, pertanto, che l'ordinamento post-unitario
riconosca in Carrara un ruolo di comprimarietà denominando la
provincia "Massa e Carrara". Tale principio trova conferma,
infatti, oltreché nell'istituzione della cosiddetta "provincia
bicefala" di "Massa e Carrara" anche in quella di "Pesaro e
Urbino". In entrambi i casi, le due città hanno pari "ruoli e
dignità" nella denominazione della provincia: in quanto
ambedue, già sedi di principato o di ducato, nonché comuni di
particolare rilevanza e qualificazione culturale, economica ed
amministrativa per i rispettivi circondari provinciali
(Carrara, ad esempio, è sede della camera di commercio,
industria, artigianato e agricoltura, della Cassa di
risparmio, dell'Accademia di belle arti, dell'unità sanitaria
locale, nonché degli uffici periferici dell'Istituto nazionale
per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) e
dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS)).
Risulta evidente, pertanto, che le indicate ragioni
storiche dalle quali hanno origine le province "bicefale" ed
il "pari ruolo" e la "pari dignità" delle città alle quali si
intitolano, presuppone l'uso, fra queste, della congiunzione
"e" e non del "trattino d'unione".
L'uso del "trattino di unione" potrebbe essere, invece,
grammaticalmente e lessicalmente giustificato nel caso di
"province policefale", come, ad esempio, per la neonata
provincia di "Verbano-Cusio-Ossola".
La denominazione di "Massa e Carrara" trova conferma anche
storicamente e internazionalmente dal Trattato di Vienna del
1815, che ha dato l'assetto all'Europa post-napoleonica, ove
si fa esplicita menzione del "Principato di Carrara" e del
"Ducato di Massa", e, nell'insieme, del "Ducato di Massa e
Carrara".
La presente proposta di legge, di un solo articolo, vuole
restituire, alla cittadinanza apuana ed al Paese tutto, la
verità storico-geografica e tutelare il prestigio delle due
città di Massa e di Carrara, correggendo l'errore materiale
contenuto nella formulazione dell'articolo 2 del decreto
legislativo luogotenenziale 1^ marzo 1946, n. 48.
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