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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


2933
DDL0177-0002
Progetto di legge Camera n. 177 - testo presentato - (DDL12-177)
(suddiviso in 11 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C177. TESTIPDL
...C177.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC177 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- Negli scorsi mesi è terminato un
  processo a Casale Monferrato con la condanna della Eternit
  Spa, per le responsabilità conseguenti alla lavorazione
  dell'amianto negli stabilimenti.  Erano circa 1500 le parti
  civili in quel procedimento: si trattava di ex lavoratori e di
  eredi delle vittime dell'amianto.
    Sulla tossicità e sugli effetti cancerogeni dell'amianto vi
  è ormai una vasta letteratura in testi e dati fin dal 1935,
  studi occultati dall'industria del nostro Paese che ha difeso
  l'idea della sicurezza dell'amianto, una pura operazione
  lobbistica con la quale gli industriali del settore hanno
  combattuto la battaglia in difesa del proprio  business.
  E' una logica perversa, quella del profitto a tutti i costi,
  un modello di sviluppo che ha provocato morti,
  che genererà costi all'infinito se non si saprà, sulla scorta
  di quanto avvenuto, porvi rimedio.
    Alla fine della X legislatura venne approvata la legge 27
  marzo 1992, n. 257, dopo una lunga battaglia dei lavoratori
  del settore.  La legge contiene norme relative alla cessazione
  dell'impiego dell'amianto, al divieto di estrazione e di
  importazione, alle modalità di smaltimento.  L'Italia è stata
  però inadempiente sull'adeguamento a disposizioni comunitarie
  che già dieci anni fa prevedevano per i Paesi membri misure di
  prevenzione e di protezione dall'amianto.  Le imprese hanno
  preteso questi ritardi dai governi che si sono succeduti, sia
  per ragioni nobili (il larghissimo ambito di applicazione
  dell'amianto per le sue qualità tecnologiche), sia per ragioni
  meno
 
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  nobili, cioè il basso costo della materia prima.
    Le circa tremila applicazioni dell'amianto vanno
  dall'edilizia ai rivestimenti antincendio, agli isolanti, alle
  condotte, ai tubi per acquedotti, ai tetti ed alle coperture
  di edifici in generale, alle pavimentazioni ed alle
  soffittature.  Sono esposti lavoratori e cittadini che vivono a
  contatto di produzioni e di queste applicazioni.
    Le fibre di amianto sono assunte dall'uomo per inalazione,
  attraverso l'apparato respiratorio fino a raggiungere i
  polmoni oppure tramite ingestione.  L'asbestosi è la malattia
  legata alla proprietà di queste fibre e provoca la
  cicatrizzazione del tessuto polmonare con conseguente perdita
  definitiva della capacità funzionale.  Recenti studi
  scientifici confermano che non è possibile guarigione alcuna
  dalle lesioni prodotte dall'asbesto, è ormai certo che esso
  produce tumori maligni della pleura e del peritoneo, chiamati
  nesoteliomi, tumori polmonari e gastrointestinali.  Questa
  sostanza cancerogena non ha alcun livello di soglia o limite
  che possa garantire la salute di coloro che siano esposti, è
  dannosa anche la minima quantità.
    Indagini epidemiologiche hanno già peraltro evidenziato in
  Casale Monferrato che purtroppo le vittime dell'asbesto fra la
  popolazione sono destinate ad aumentare drammaticamente nei
  prossimi anni dato il lungo tempo di latenza delle forme
  tumorali legate all'amianto, registrando un eccesso di
  mortalità corrispondente a sedici volte la media nazionale.
    Bisogna quindi colmare un vuoto lasciato dalla legge n. 257
  del 1992.  E' indubbio che si debba intervenire per i danni che
  l'amianto, pur dopo quanto previsto dall'articolo 1 della
  legge, continua a produrre.  Occorre procedere alla bonifica di
  strutture e siti che vedono la presenza di amianto,
  intervenire per evitare danni futuri, per non accettare una
  condizione disumana, su cui si tace continuando a contare i
  morti.
    Si dovrà "mappare" il territorio che vede la presenza di
  amianto, attivare la ricostruzione della situazione
  dettagliatamente e con precisione; non si potrà bonificare
  tutto il territorio contemporaneamente, si dovrà vedere cosa e
  come bonificare, si dovrebbero stabilire priorità in base alla
  pericolosità dell'esposizione alla contaminazione.
    Il soggetto tecnico incaricato della mappatura, delle
  priorità e della bonifica è l'unità sanitaria locale
  competente per territorio.
    Senza dubbio questo lavoro deve essere realizzato in
  stretta collaborazione con i soggetti esposti ed organizzati
  che chiamiamo nella proposta "comitato di partecipazione dei
  lavoratori e cittadini" per la bonifica dei siti contaminati
  da amianto che dovrà essere costituito dai comuni interessati
  per affermare la responsabilità del comune in materia di
  salute pubblica.
    L'unità sanitaria locale dovrà utilizzare dei presìdi di
  secondo livello per le analisi e le indagini e non ultimo per
  la determinazione delle priorità e delle modalità di bonifica,
  nonché dei controlli da effettuare in corso di bonifica e a
  suo completamento.
    I presìdi di riferimento sono il presidio multizonale di
  igiene e prevenzione, i dipartimenti universitari competenti
  in materia e l'Istituto superiore di sanità.
    Non si realizza però bonifica senza partecipazione: coloro
  che sono stati o sono esposti sono i soggetti di
  partecipazione.  Tali soggetti sono oggi principalmente
  rappresentati da associazioni, composte anche dai familiari
  delle vittime, e dall'Associazione esposti amianto, che si
  battono per il rischio zero e per le operazioni di
  bonifica.
    I lavoratori ed i cittadini associati, le associazioni
  ambientaliste anti-amianto sono parte importante, soggetto
  indispensabile perché tutto ciò venga realizzato.
    Infine vi è il problema finanziario: chi pagherà la
  bonifica?  Si dovrebbe dire correttamente e coerentemente che
  chi inquina paga.
    Sappiamo però quanto ciò sia difficile da ottenere.
    Chiediamo quindi che i costi delle indagini per la
  costruzione della mappa dei rischi e dei danni, così come
  quelli attinenti alla bonifica di edifici pubblici o privati,
  siano a carico dello Stato - con
 
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  l'utilizzo, essendo questa dell'amianto una vera e propria
  calamità, delle leggi di spesa relative alle emergenze
  previste dal bilancio dello Stato - e del rifinanziamento
  della legge n. 257 del 1992.
    Infine, proprio perché tutto questo non venga disatteso e
  senza la possibilità di individuare responsabilità, si devono
  prevedere sanzioni.  E' già grande il danno, non si può perdere
  tempo.
 
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