| Onorevoli Colleghi! -- La celebrazione del secondo
centenario della nascita di Antonio Rosmini-Serbati giunge
opportuna in questo scorcio di secolo che non è meno denso di
problemi culturali, sociali e politici di quello in cui si
concludeva la dominazione napoleonica, si entrava nel clima
della Restaurazione e si apriva l'età del Romanticismo
europeo. Rosmini partecipò all'immenso travaglio delle tante
questioni e crisi, che non erano solo filosofiche, ma anche
politiche, che accompagnarono il difficile processo verso
l'unificazione nazionale. Basti pensare alla profondità del
dissidio fra il Papato ed il mondo moderno, scaturito dalla
rivoluzione dei lumi; alle politiche dei principi, protetti
dalla Santa Alleanza, che si impegnarono a cancellare ogni
segno delle innovazioni, anche civili, dell'età
rivoluzionaria, i
grandi "baccanali della mediocrità" come Cesare Balbo li
chiamava; basti pensare ancora agli entusiasmi suscitati dal
Primato di Gioberti e dalla breve stagione neoguelfa,
alla loro caduta sino alla sconfitta del 1849, per intendere
l'intenso clima culturale nel quale operò Antonio Rosmini.
L'amore per la Chiesa non gli precluse la libertà della
critica verso i compromessi istituzionali che ne potessero
infirmare la libertà. Non gli piaceva che si parlasse di
"religione di Stato": La Chiesa - sosteneva - non aveva
bisogno di protezioni dinastiche ed affidava all'"Italia
religiosa" la missione di "divenire la liberatrice del
cattolicesimo dalla infame servitù, nella quale gemette
oppressa finora". Fu il fondatore, come riconobbe un fine ed
acuto maestro di filosofia politica, Gioele Solari, di una
nuova forma di giurisprudenza,
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quella politica, per garantire il cittadino non solo
dall'ingiustizia "ma contro l'incertezza della giustizia"
ovvero contro gli abusi inerenti all'esercizio stesso del
potere politico.
Al Rosmini, prete roveretano e patrizio del Sacro Romano
Impero, è toccato in sorte di essere una delle guide più
ispirate di quel rinnovamento culturale che presupponeva una
profonda compenetrazione fra la fede, la carità ed i princìpi
del liberalismo moderno. Rosmini, attraverso una molteplicità
di interessi di ordine speculativo, è pervenuto alla
formulazione di una delle più grandi sintesi del pensiero
moderno, di cui l'edizione nazionale delle sue opere edite e
inedite, iniziata da diversi decenni ed interrotta solo per
qualche anno, non ha ancora finito di presentarci la completa
espressione.
Né va trascurata l'influenza che egli ha esercitato sugli
uomini, intellettuali, politici e scrittori, che hanno
improntato l'azione politica del Risorgimento, da Cavour a
Cesare Balbo, a Gino Capponi.
Se la storia della cultura moderna è in certo modo la
storia della separatezza di natura e spirito, di realtà e
verità, di fede e religione, di politica e morale, l'opera di
Rosmini è stata essenzialmente rivolta alla riscoperta di
quella sintesi spezzata. Dal
Nuovo saggio sull'origine delle idee al Trattato
della coscienza morale, dalla Costituzione secondo la
giustizia sociale, alla postuma Teologia, che sarà
poi oggetto di un profondo dibattito teologico-filosofico, il
Rosmini ha lasciato in eredità al pensiero di oggi alcuni temi
di ricerca tutt'altro che esauriti o messi in disparte in una
riflessione che non voglia abbandonarsi alle mode facili del
nichilismo teologico, del relativismo etico e dell'amoralismo
politico.
Perciò la celebrazione della sua figura e della sua opera
in occasione del secondo centenario della nascita non potrà
essere quella di un episodio chiuso, per quanto glorioso,
della rinascita spirituale italiana del secolo XIX. L'invito
del Rosmini ad una ermeneutica platonico-agostiniana del
pensiero filosofico moderno, la sua fenomenologia del corporeo
come sentimento fondamentale della persona e la sua chiara
affermazione del primato finalistico della persona nella
politica per l'elemento divino che l'informa, un'affermazione
che ritroviamo nelle riflessioni di Luigi Sturzo su
Coscienza e libertà, sono vie che è necessario tenere
aperte alla meditazione di oggi per chi intenda preparare le
nuove generazioni ad affrontare i rischi indissociabili della
potenza tecnologica e della labilità spirituale.
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