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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


29515
DDL2432-0002
Progetto di legge Camera n. 2432 - testo presentato - (DDL12-2432)
(suddiviso in 4 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C2432. TESTIPDL
...C2432.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC2432 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli  Colleghi! -- La stampa italiana ha
  riportato la notizia delle agenzie turistiche d'Italia e del
  Portogallo, che oltre otto milioni di turisti e di fedeli si
  recheranno a Padova nel 1995 per celebrare l'VIII centenario
  della nascita di Sant'Antonio da Lisbona e di Padova.
    Cosa rappresenta nella storia medioevale questo Frate
  Antonio, che nato a Lisbona nel febbraio 1195 con il nome
  Fernando di Martino approda a Padova dopo aver soggiornato in
  21 città mediterranee ed europee, da Lisbona a Coimbra, da
  Marà Kush (Marrakesh), in Marocco, ad Assisi, da Rimini a
  Tolosa, da Montpellier a Milano, da Bologna a Vercelli, dalla
  città di Arles della Provenza all'eremo di Bologna, dalla
  città di Le Puy a Padova.
    Il messaggio dell'uomo di cultura che aveva studiato a
  Coimbra e che aveva successivamente indossato il saio
  francescano, ha una grande valenza anche oggi al di sopra
  della religione cattolica, nella odierna società del
  consumismo, dello sfruttamento, dell'usura e della violenza
  contro gli emarginati e contro gli immigrati.
    Sant'Antonio è stato ed è l'immigrato più illustre di
  Padova e del Veneto.
    E' una felice circostanza quella degli ottocento anni dalla
  nascita dell'immigrato più illustre del Veneto, per una
  riflessione sulla realtà italo-europea.
    Dopo queste considerazioni, ritornando al 16 gennaio 1220,
  la storia del "santo senza nome" rileva che la decapitazione
  di 5 fraticelli da parte del califfo Abu Ya Yussud Mustansir
  del Marocco, sconvolge
 
                               Pag. 2
 
  l'anima dell'Agostiniano Fernando di Martino che decide di
  indossare il saio di frate Francesco, per partire per la costa
  africana.
    Ha 25 anni.  Sbarca sulla terra dell'Islam, per predicare il
  Vangelo, e forse per affrontare il martirio.
    Chi a venti anni non è rivoluzionario, si dice, non è
  giovane e i giovani sono audaci, spericolati, coraggiosi di un
  altruismo eroico, spesso dipinto come fanatismo per un
  ideale!
    Eroi!  Anche se essere considerati "eroi o banditi" non
  dipende dagli ideali per cui si muore, ma troppo spesso,
  soltanto, dalla parte che vince, che canta vittoria, erigendo
  lapidi e monumenti.
    Il califfo Miramon risparmia il giovane frate, colpito
  dalla sua eloquenza e anche perché constata che  intentato
  gravi morbo per toto hiemis spatium  avrà poca vita.
    Sant'Antonio imbarcatosi su una nave per l'Europa, arriva,
  per una tempesta, sulla coste della Sicilia.
    Da Messina raggiunge Assisi ritirandosi poi nell'Eremo di
  Monte Paolo in Romagna.
    Nel 1222, a Forlì, ha l'occasione di rivelare la sua
  cultura biblica e la grande spiritualità, diventando d'un
  colpo famoso tra i giovani, tra il clero e i vescovi del nord
  Italia.
    Nello stesso anno riceve l'investitura di "predicatore"
  ergendosi come l'apostolo che difende la popolazione
  tormentata dalle guerre e dalle depredazioni "delle masnade"
  dei feudatari divisi sotto gli stendardi delle due fazioni dei
  Guelfi e dei Ghibellini.
    Tutti combattono in difesa dei propri privilegi, i Guelfi
  sostenuti dal clero, per la difesa delle proprietà
  ecclesiastiche e dei conventi, i Ghibellini con i  magnates
  a difesa dei loro feudi, legati alla corte del Re Federico
  II di Svevia, figlio del Barbarossa, al quale come è noto si
  opposero con la Lega e il Giuramento di Pontida i comuni di
  venti città, tra le quali Padova, rappresentata da Ezzelino da
  Onara, detto il Balbo o il Crociato.
    Sant'Antonio, con la sua oratoria, flagella usurai, eretici
  e vessatori della popolazione urbana e della cintura
  rurale.
    Da lettore di teologia di Bologna, passa in Provenza, da
  Limoges a Berry, da Solignac a Bourges, da Milano a Vercelli,
  da Treviso a Padova, dove si ferma a Camposampiero, in una
  casotta al di fuori delle mura del feudatario Tiso da
  Camposampiero, nipote di Ezzelino il Tiranno, ma schierato
  dalla parte dei Guelfi.
    Nel 1230 è a Verona per la prima volta, nel tentativo se
  non di convertire Ezzelino III, almeno di indurlo a liberare
  il conte Rizzardo di San Bonifacio che era stato imprigionato
  con altre famiglie, avversarie del rappresentante di Federico
  II che era Ezzelino III, il "Tiranno".
    Passa da una fazione all'altra, dai Rettori della Lega
  lombarda al Podestà Salinguerra Torelli fino ad Ezzelino per
  convincerlo a liberare i prigionieri.
    Il 17 marzo 1231 Sant'Antonio affronta il podestà del
  comune di Padova e il suo consiglio, chiedendo la riforma
  degli statuti comunali ed in particolare lo statuto che
  disponeva le pene a carico dei debitori insolventi, tenuti in
  carcere finché parenti ed amici non avessero estinto il
  debito.
    Per il povero c'era il carcere a vita.
    Le "Autorità giurisdicenti" di Padova accolgono la proposta
  di frate Antonio.
    Il popolo lo saluta come difensore dei deboli e dei
  poveri.
    Logorato nel fisico si ritira a Camposampiero  Et
  costructa sibi quadam habitatione paupercula prope ad villam
  Sancti Petri, paduanae diocesis, in arbore quadam ramosa, nuce
  videlicer.
    Dalla celletta sul noce (celebre il grande affresco di
  Annigoni - sopra il portale principale della basilica del
  Santo a Padova) continua a predicare alle folle dei poveri, ai
  feudatari e ai vassalli implorando tolleranza, pace,
  giustizia.
    Il 13 giugno 1231 su un carro agricolo, trainato da buoi,
  si dirige verso Padova e muore nella borgata della periferica
  cittadina a Cella, attualmente quartiere Arcella.
    Il popolo perde "un difensore civico" contro i soprusi di
  ogni genere, ma lo invoca come "santo protettore" ottenendone
  la canonizzazione il 30 maggio 1232 nel Duomo di Spoleto dal
  Papa Gregorio IX che lo definisce per le opere e per gli
  scritti "Dottore della chiesa".
 
                               Pag. 3
 
    Per la scuola padovana, emarginata dalle celebrazioni
  ufficiali, si propone questa iniziativa legislativa, perché
  sia posta in condizione di privilegiare e di far dibattere
  l'aspetto umanitario, religioso e sociale della immigrazione e
  della migrazione non solo di Sant'Antonio da Lisbona e di
  Padova.  La scuola padovana, infatti, chiede di essere aiutata
  per un  input  agli studenti italiani ed europei per far
  recepire a tutti i giovani "un messaggio per una cultura
  unitaria tra cittadini del Sud e del Nord d'Italia, tra
  europei e popolazioni mediterranee extracomunitarie" con un
  concorso - in due sezioni - nazionali o internazionale, su
  tematiche sociali e politiche sulla immigrazione in Italia ed
  in Europa, privilegiando le indicazioni della Commissione
  Cultura del Parlamento.
    A tale proposito il Ministero della pubblica istruzione, su
  giudizio positivo dell'Ufficio studi e della Direzione scambi
  culturali con l'estero in data 4 marzo 1995, a firma del
  ministro Lombardi concede il patrocinio a  Festivitas
  communitatis -  Festival della Comunità - concorso culturale
  artistico folcloristico per studenti degli istituti superiori
  di secondo grado per l'ottavo centenario della nascita di
  Sant'Antonio.
    La Presidenza della Repubblica, in risposta alla lettera
  inviata (dalla prima firmataria di questa proposta per un con-
  tributo), per ottenere il patrocinio su un progetto, ha
  attivato con telefax del 2 marzo 1995 la Prefettura di Padova
  per avere notizie precise sul "Torneo internazionale culturale
  folkloristico per gli studenti di scuola superiore di città
  italiane e straniere" per l'VIII centenario della nascita del
  Santo di Padova.
    Il "torneo concorso" vuole essere una risposta culturale
  per un contributo per le problematiche della fratellanza e
  dell'integrazione fra i popoli, come attestano i fenomeni
  dell'immigrazione extracomunitaria, spesso macchiate da
  intolleranza.
    Il Concorso torneo darà l'opportunità di avere inoltre una
  rivisitazione di personaggi dell'epoca antoniana e di quelle
  successive, artisti, scrittori, pittori (da Giotto a
  Donatello, da Dante Alighieri a Galileo Galilei, da
  Giambattista Tiepolo a Pietro Annigoni, senza parlare di
  Jacopo Sansovino, di Tiziano Aspatti, di Giusto dei Menabuoi
  del Tommaseo, di Gioberti).
    L'articolo 1 prevede che la regione Veneto istituisca un
  Comitato per le celebrazioni con partecipazione di tutti gli
  organismi coinvolti ed interessati, con compiti di definire le
  iniziative culturali e gli interventi necessari per
  l'accoglienza al flusso turistico religioso.
    L'articolo 2 detta le norme finanziarie i cui stanziamenti
  non possono protrarsi oltre il 1996.
 
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