| Onorevoli Colleghi! -- La stampa italiana ha
riportato la notizia delle agenzie turistiche d'Italia e del
Portogallo, che oltre otto milioni di turisti e di fedeli si
recheranno a Padova nel 1995 per celebrare l'VIII centenario
della nascita di Sant'Antonio da Lisbona e di Padova.
Cosa rappresenta nella storia medioevale questo Frate
Antonio, che nato a Lisbona nel febbraio 1195 con il nome
Fernando di Martino approda a Padova dopo aver soggiornato in
21 città mediterranee ed europee, da Lisbona a Coimbra, da
Marà Kush (Marrakesh), in Marocco, ad Assisi, da Rimini a
Tolosa, da Montpellier a Milano, da Bologna a Vercelli, dalla
città di Arles della Provenza all'eremo di Bologna, dalla
città di Le Puy a Padova.
Il messaggio dell'uomo di cultura che aveva studiato a
Coimbra e che aveva successivamente indossato il saio
francescano, ha una grande valenza anche oggi al di sopra
della religione cattolica, nella odierna società del
consumismo, dello sfruttamento, dell'usura e della violenza
contro gli emarginati e contro gli immigrati.
Sant'Antonio è stato ed è l'immigrato più illustre di
Padova e del Veneto.
E' una felice circostanza quella degli ottocento anni dalla
nascita dell'immigrato più illustre del Veneto, per una
riflessione sulla realtà italo-europea.
Dopo queste considerazioni, ritornando al 16 gennaio 1220,
la storia del "santo senza nome" rileva che la decapitazione
di 5 fraticelli da parte del califfo Abu Ya Yussud Mustansir
del Marocco, sconvolge
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l'anima dell'Agostiniano Fernando di Martino che decide di
indossare il saio di frate Francesco, per partire per la costa
africana.
Ha 25 anni. Sbarca sulla terra dell'Islam, per predicare il
Vangelo, e forse per affrontare il martirio.
Chi a venti anni non è rivoluzionario, si dice, non è
giovane e i giovani sono audaci, spericolati, coraggiosi di un
altruismo eroico, spesso dipinto come fanatismo per un
ideale!
Eroi! Anche se essere considerati "eroi o banditi" non
dipende dagli ideali per cui si muore, ma troppo spesso,
soltanto, dalla parte che vince, che canta vittoria, erigendo
lapidi e monumenti.
Il califfo Miramon risparmia il giovane frate, colpito
dalla sua eloquenza e anche perché constata che intentato
gravi morbo per toto hiemis spatium avrà poca vita.
Sant'Antonio imbarcatosi su una nave per l'Europa, arriva,
per una tempesta, sulla coste della Sicilia.
Da Messina raggiunge Assisi ritirandosi poi nell'Eremo di
Monte Paolo in Romagna.
Nel 1222, a Forlì, ha l'occasione di rivelare la sua
cultura biblica e la grande spiritualità, diventando d'un
colpo famoso tra i giovani, tra il clero e i vescovi del nord
Italia.
Nello stesso anno riceve l'investitura di "predicatore"
ergendosi come l'apostolo che difende la popolazione
tormentata dalle guerre e dalle depredazioni "delle masnade"
dei feudatari divisi sotto gli stendardi delle due fazioni dei
Guelfi e dei Ghibellini.
Tutti combattono in difesa dei propri privilegi, i Guelfi
sostenuti dal clero, per la difesa delle proprietà
ecclesiastiche e dei conventi, i Ghibellini con i magnates
a difesa dei loro feudi, legati alla corte del Re Federico
II di Svevia, figlio del Barbarossa, al quale come è noto si
opposero con la Lega e il Giuramento di Pontida i comuni di
venti città, tra le quali Padova, rappresentata da Ezzelino da
Onara, detto il Balbo o il Crociato.
Sant'Antonio, con la sua oratoria, flagella usurai, eretici
e vessatori della popolazione urbana e della cintura
rurale.
Da lettore di teologia di Bologna, passa in Provenza, da
Limoges a Berry, da Solignac a Bourges, da Milano a Vercelli,
da Treviso a Padova, dove si ferma a Camposampiero, in una
casotta al di fuori delle mura del feudatario Tiso da
Camposampiero, nipote di Ezzelino il Tiranno, ma schierato
dalla parte dei Guelfi.
Nel 1230 è a Verona per la prima volta, nel tentativo se
non di convertire Ezzelino III, almeno di indurlo a liberare
il conte Rizzardo di San Bonifacio che era stato imprigionato
con altre famiglie, avversarie del rappresentante di Federico
II che era Ezzelino III, il "Tiranno".
Passa da una fazione all'altra, dai Rettori della Lega
lombarda al Podestà Salinguerra Torelli fino ad Ezzelino per
convincerlo a liberare i prigionieri.
Il 17 marzo 1231 Sant'Antonio affronta il podestà del
comune di Padova e il suo consiglio, chiedendo la riforma
degli statuti comunali ed in particolare lo statuto che
disponeva le pene a carico dei debitori insolventi, tenuti in
carcere finché parenti ed amici non avessero estinto il
debito.
Per il povero c'era il carcere a vita.
Le "Autorità giurisdicenti" di Padova accolgono la proposta
di frate Antonio.
Il popolo lo saluta come difensore dei deboli e dei
poveri.
Logorato nel fisico si ritira a Camposampiero Et
costructa sibi quadam habitatione paupercula prope ad villam
Sancti Petri, paduanae diocesis, in arbore quadam ramosa, nuce
videlicer.
Dalla celletta sul noce (celebre il grande affresco di
Annigoni - sopra il portale principale della basilica del
Santo a Padova) continua a predicare alle folle dei poveri, ai
feudatari e ai vassalli implorando tolleranza, pace,
giustizia.
Il 13 giugno 1231 su un carro agricolo, trainato da buoi,
si dirige verso Padova e muore nella borgata della periferica
cittadina a Cella, attualmente quartiere Arcella.
Il popolo perde "un difensore civico" contro i soprusi di
ogni genere, ma lo invoca come "santo protettore" ottenendone
la canonizzazione il 30 maggio 1232 nel Duomo di Spoleto dal
Papa Gregorio IX che lo definisce per le opere e per gli
scritti "Dottore della chiesa".
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Per la scuola padovana, emarginata dalle celebrazioni
ufficiali, si propone questa iniziativa legislativa, perché
sia posta in condizione di privilegiare e di far dibattere
l'aspetto umanitario, religioso e sociale della immigrazione e
della migrazione non solo di Sant'Antonio da Lisbona e di
Padova. La scuola padovana, infatti, chiede di essere aiutata
per un input agli studenti italiani ed europei per far
recepire a tutti i giovani "un messaggio per una cultura
unitaria tra cittadini del Sud e del Nord d'Italia, tra
europei e popolazioni mediterranee extracomunitarie" con un
concorso - in due sezioni - nazionali o internazionale, su
tematiche sociali e politiche sulla immigrazione in Italia ed
in Europa, privilegiando le indicazioni della Commissione
Cultura del Parlamento.
A tale proposito il Ministero della pubblica istruzione, su
giudizio positivo dell'Ufficio studi e della Direzione scambi
culturali con l'estero in data 4 marzo 1995, a firma del
ministro Lombardi concede il patrocinio a Festivitas
communitatis - Festival della Comunità - concorso culturale
artistico folcloristico per studenti degli istituti superiori
di secondo grado per l'ottavo centenario della nascita di
Sant'Antonio.
La Presidenza della Repubblica, in risposta alla lettera
inviata (dalla prima firmataria di questa proposta per un con-
tributo), per ottenere il patrocinio su un progetto, ha
attivato con telefax del 2 marzo 1995 la Prefettura di Padova
per avere notizie precise sul "Torneo internazionale culturale
folkloristico per gli studenti di scuola superiore di città
italiane e straniere" per l'VIII centenario della nascita del
Santo di Padova.
Il "torneo concorso" vuole essere una risposta culturale
per un contributo per le problematiche della fratellanza e
dell'integrazione fra i popoli, come attestano i fenomeni
dell'immigrazione extracomunitaria, spesso macchiate da
intolleranza.
Il Concorso torneo darà l'opportunità di avere inoltre una
rivisitazione di personaggi dell'epoca antoniana e di quelle
successive, artisti, scrittori, pittori (da Giotto a
Donatello, da Dante Alighieri a Galileo Galilei, da
Giambattista Tiepolo a Pietro Annigoni, senza parlare di
Jacopo Sansovino, di Tiziano Aspatti, di Giusto dei Menabuoi
del Tommaseo, di Gioberti).
L'articolo 1 prevede che la regione Veneto istituisca un
Comitato per le celebrazioni con partecipazione di tutti gli
organismi coinvolti ed interessati, con compiti di definire le
iniziative culturali e gli interventi necessari per
l'accoglienza al flusso turistico religioso.
L'articolo 2 detta le norme finanziarie i cui stanziamenti
non possono protrarsi oltre il 1996.
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