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Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


2979
DDL0180-0002
Progetto di legge Camera n. 180 - testo presentato - (DDL12-180)
(suddiviso in 10 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C180. TESTIPDL
...C180.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC180 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli Colleghi! -- Gli ultimi Governi hanno perseguito
  una politica economica recessiva sia pur diluita nel tempo
  malgrado la grave crisi economica.  Le conseguenze
  sull'occupazione non si sono fatte attendere: il tasso di
  disoccupazione è ormai prossimo a sfondare il 12 per cento ed
  in alcune aree del nostro Mezzogiorno esso naviga intorno al
  30 per cento, le integrazioni al reddito dei lavoratori
  dipendenti licenziati o posti in cassa integrazione hanno
  avuto un'impennata.  La crisi riguarda le grandi come le
  piccole imprese, l'industria come il terziario, il Nord come
  il Sud.
    Nell'attuale crisi si sommano più elementi critici.  Non si
  tratta solo di una fase bassa del ciclo economico un po' come
  in tutto l'Occidente (bassa congiuntura amplificata
  dalle debolezze strutturali della nostra economia e
  dalla politica depressiva dei governi Ciampi e Amato), ma
  anche delle crescenti difficoltà per gli Stati a correggere il
  ciclo tramite una domanda pubblica tradizionale.  Si estende
  una difficoltà occupazionale di tipo strutturale legata alla
  "delocalizzazione" delle produzioni verso aree a più basso
  costo del lavoro ed all'aumento della produttività dovuto alle
  nuove tecnologie microinformatiche.
    Le innovazioni tecnologiche informatiche non hanno
  determinato il classico andamento a fisarmonica sul terreno
  occupazionale: prima una perdita di posti di lavoro in aziende
  obsolete e poi, in una seconda fase, un rilancio occupazionale
  in nuove attività tecnologicamente più avanzate.
 
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    L'equazione "più investimenti = più occupazione" non è da
  tempo più valida.  Anzi, l'innesco di una nuova fase dinamica
  del ciclo economico avverrà con ogni probabilità senza il
  recupero dei quasi novecentomila posti di lavoro persi
  nell'ultimo biennio.
    E' altresì in crisi il modello di consumo privatistico,
  dispersivo di energia e di preziose materie prime, un modello
  non esportabile e per pochi.  La stessa apertura dei Paesi
  dell'Est al libero mercato non ha prodotto nessun elemento
  propulsivo per le economie dell'Europa occidentale.
    Più in generale il nostro modello di sviluppo impatta con i
  suoi limiti naturali, la finitezza delle risorse naturali e le
  gigantesche disparità territoriali, etniche e sociali che
  determina.
    In questo scenario il Governo italiano naviga a vista
  riscaldando vecchie pietanze, coniugando il taglio dei redditi
  popolari con la svalutazione della nostra moneta al fine di
  favorire le esportazioni di settori oramai tecnologicamente
  maturi, e con il rilancio delle grandi opere pubbliche che
  provocano un'ennesima ed ulteriore cementificazione del
  territorio, senza grandi benefìci per l'occupazione.
    Viceversa riteniamo che sarebbe necessaria una svolta nella
  politica economica, con la definizione dei settori strategici,
  una politica industriale volta a favorire l'innovazione di
  prodotto, lo sviluppo della ricerca e della formazione ed una
  radicale revisione della politica delle privatizzazioni.  Il
  sostegno ai redditi popolari dovrebbe consentire un parziale
  rilancio del mercato interno.  Occorre anche distogliere le
  migliaia di miliardi previsti per grandi opere pubbliche
  inutili, se non dannose, a favore di interventi per la
  riqualificazione delle principali città italiane e per il
  risanamento ambientale del nostro territorio, ottenendo
  oltretutto, a parità di finanziamento, una maggiore ricaduta
  occupazionale.
    In ogni caso la situazione sopra descritta per sommi capi
  impone un intervento per una decisa e drastica riduzione
  dell'orario di lavoro.  Già in Germania i lavoratori
  metalmeccanici hanno ottenuto la settimana di 35 ore.  Lo
  stesso Presidente della Commissione delle Comunità europee,
  Delors, ha proposto una settimana lavorativa di 32 ore su
  quattro giornate lavorative.
    Questa drastica riduzione dell'orario implica non solo
  numerosi problemi di riorganizzazione produttiva ma anche una
  ristrutturazione degli orari di vita, degli uffici pubblici,
  dei trasporti.  E richiede a nostro avviso anche una
  redistribuzione tra i sessi (e le classi sociali) del lavoro,
  dovendo prevedere un intreccio più stretto tra tempo di lavoro
  salariato, tempo dedicato a lavori ecologicamente e
  socialmente utili, tempo per la formazione permanente,
  eccetera.
    L'intento di questa nostra proposta di legge è per ovvi
  motivi molto più modesto e vuole indicare solo una tappa e un
  aspetto della problematica più vasta richiamata: la riduzione
  dell'orario di lavoro a 35 ore.
    L'articolo 1 prevede tale riduzione e disposizioni per il
  lavoro a turni, nonché per le attività particolarmente
  usuranti.
    L'articolo 2 prevede la distribuzione dell'orario di lavoro
  settimanale e giornaliero in sede contrattuale, e regimi di
  flessibilità di tali orari all'inizio e al termine della
  prestazione giornaliera.
    L'articolo 3 regolamenta le ferie e stabilisce che il
  dipendente ha diritto ad usufruire di almeno due settimane di
  ferie nel periodo di sua scelta.
    L'articolo 4 detta norme restrittive per l'impiego di
  lavoratori in ore straordinarie, mentre l'articolo 5
  stabilisce le maggiorazioni salariali per il lavoro
  straordinario.
    L'articolo 6 prevede un ruolo attivo nella riduzione
  dell'orario di lavoro da parte delle agenzie regionali per
  l'impiego tramite la modulazione della fiscalizzazione degli
  oneri sociali non più distribuiti "a pioggia", ma orientati a
  premiare le aziende che, riducendo l'orario di lavoro a parità
  di salario, ampliano il numero degli addetti, per consentire
  loro di ammortizzare almeno parzialmente per un triennio i
  costi di tale riduzione di orario.  Lo stesso
 
                               Pag. 3
 
  articolo impone annualmente alle imprese di presentare un
  prospetto di tutti i trasferimenti pubblici ottenuti a
  qualsiasi titolo ed un correlato "bilancio occupazionale".  Le
  agenzie regionali per l'impiego potranno contrattare con le
  aziende un imponibile di manodopera a fronte dei benefìci
  ottenuti.
    L'articolo 7 regolamenta il lavoro notturno mantenendo
  fermo il divieto di utilizzo di personale femminile.
    L'articolo 8 definisce le attività particolarmente usuranti
  per le quali possono essere contrattate ulteriori riduzioni di
  orario.
 
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