| Onorevoli Colleghi! -- Con la presente proposta di legge -
che reitera un intendimento già più volte avanzato, come fatto
ad esempio dall'onorevole Ferri nella precedente legislatura
(n. 2922, XI) - si intende ottenere un contributo dallo Stato
in favore del comune di Fivizzano, per il quale è in corso il
procedimento di concessione della medaglia d'oro al valore,
allo scopo di erigere un monumento in ricordo delle vittime
degli efferati eccidi perpretati dai nazisti contro le
popolazioni di San Terenzio Monti e di Bardine nell'agosto del
1944. Scrive il comandante dei partigiani Oscar Orlandi in
"Testimonianze di un comandante della Lunense": "Il 13 agosto
un manipolo di tedeschi su di un camion raggiunse San Terenzio
e minacciò di distruggere il paese con il pretesto (falso) che
due tedeschi erano stati uccisi. L'avvocato
Mazzoni affrontò il comandante accusandolo di essere
bugiardo e di voler distruggere il paese senza motivo e riuscì
a calmarlo offrendo vino della zona, notoriamente pregiato. Il
comandante pretese la consegna immediata di due maiali, cinque
pecore e dieci damigiane di vino per evitare la distruzione
del paese. Il giorno successivo alla stessa ora il solito
camion si ripresentò in paese per razziare di nuovo viveri e
vino. Lo stesso sistema fu usato il giorno successivo in un
paese vicino, Bardine. Gli abitanti dei paesi vicini fuggirono
sui monti ed avvisarono i partigiani che si trovavano a Viano
che la popolazione non era più in grado di sopportare le
richieste dei tedeschi. Il giorno 17 i partigiani si diressero
verso Bardine e vedendo che i tedeschi, dopo aver costretto i
paesani ad ammucchiare sul camion viveri ed a consegnare
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due mucche, stavano attraversando il fiume per
andarsene, attaccarono combattimento. I tedeschi si
sparpagliarono nel granoturco e risposero al fuoco. Sentendo
il fuoco i partigiani che si trovavano a Posterla scesero e
piazzandosi con una mitraglia dall'altro lato bloccarono la
ritirata dei tedeschi. Il camion fu distrutto ed i tedeschi
ebbero diciassette morti e quattro feriti, fra i quali il
comandante del gruppo che attraverso la campagna raggiunse il
paese di San Terenzo e svenne. Le donne del paese lo
soccorsero e cercarono di ricondurlo al comando tedesco;
arrivate a Tendola incontrarono un camion dei tedeschi che
stavano cercando i commilitoni. Il ferito aveva promesso che
non ci sarebbero state rappresaglie se fosse stato soccorso e
le donne furono rimandate indietro. I tedeschi si recarono a
Bardine per recuperare morti e feriti e sulla strada del
ritorno uccisero due coniugi che avevano incontrato.
Il 18 agosto le formazioni partigiane si avvicinarono ai
paesi attendendo la reazione tedesca che quel giorno non ci
fu. Visto che non accadeva niente all'alba del 19 il comando
partigiano, che aveva ricevuto false informazioni, fece
ritirare i suoi uomini. Nella mattinata una colonna di SS
tedesche provenienti dalla Toscana e comandate da Reder
raggiunse San Terenzo senza però entrare in paese ma
circondando tutta la zona. I tedeschi iniziarono subito il
rastrellamento catturando vecchi, donne e bambini in quanto
tutti i giovani erano saliti ai monti e gli uomini maturi si
erano nascosti.
Parecchie famiglie del paese si erano radunate in una casa
di campagna in località Valla all'esterno del paese sentendosi
più sicure fuori del paese. Tutti quelli che vennero catturati
furono condotti in questo podere di Valla. Intanto Reder ed i
suoi ufficiali banchettavano in paese. L'esecuzione avvenne
fra le undici e le dodici e le vittime furono centoquattordici
fra le donne, vecchi e bambini; si salvò una giovane madre con
una bambina di sette anni che, ferita, rimase immobile sotto i
cadaveri.
Altri cinquantatre ostaggi erano stati portati
appositamente da Pietrasanta e Stazzema per essere impiccati
ai pali delle viti con il filo spinato ed uccisi a colpi di
pistola; quattro ragazzi furono legati ai fari del camion
distrutto e poi fucilati".
Non ritengo che debba aggiungersi parola alla drammaticità
di questo ricordo. Giudico che sia giusto lasciare, come segno
di testimonianza di quel sacrificio, un monumento presso il
quale i giovani possano raccogliersi per ricordare attraverso
questi episodi, anche dolorosi, come sia stata riconquistata
la loro libertà.
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