| Onorevoli Colleghi! -- Trentaquattro milioni di
disoccupati nei Paesi industrializzati, di cui ventidue nei
Paesi della Comunità europea; in Italia, tra i mesi di gennaio
e aprile 1993 si è registrata una diminuzione di 270 mila
occupati, prevalentemente nell'industria, con un aumento di
250 mila unità sul fronte della disoccupazione. Nel solo mese
di aprile, delle 2.389.000 persone in cerca di occupazione, il
52,6 per cento sono donne, un dato molto elevato in
considerazione del fatto che esse rappresentano solo il 26,9
del totale della forza lavoro (rilevazioni ISTAT).
Questi dati sono un'ulteriore conferma del fatto che non
siamo di fronte ad una ricorrente crisi congiunturale
internazionale
e nazionale, ma ad una crisi che appare sempre più di
natura strutturale e di non breve durata. La mancata ripresa
economica ha avuto pesanti ricadute sulla dinamica
dell'occupazione e sull'aumento della disoccupazione tanto da
porre il problema occupazionale, con i suoi risvolti sociali,
al centro del dibattito internazionale.
La proposta di legge che noi presentiamo, elaborata sulla
base di un progetto della Lega ambiente, risponde alla nostra
idea di nuovo modello di sviluppo fondato sul lavoro per tutti
e sulla piena occupazione come obiettivo strategico.
Un piano "ecocompatibile", quello che presentiamo, che può
produrre trecentomila posti di lavoro e che parte dall'idea
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che la soddisfazione di bisogni sociali e ambientali a
tutt'oggi inevasi può rappresentare una credibile e reale
controproposta alle rare e insufficienti politiche governative
in materia di occupazione.
I lavori socialmente e ambientalmente utili che qui
proponiamo non sono intesi come semplici ammortizzatori
sociali, in attesa di una improbabile ripresa economica a
breve termine, secondo la logica governativa e legislativa sin
qui perseguita.
La nostra idea di lavori socialmente e ambientalmente utili
presuppone al contrario un rinnovamento profondo della nozione
stessa di vita produttiva e dell'organizzazione delle
relazioni sociali. E' ad una modifica radicale del modello di
sviluppo che noi pensiamo, presentando questa proposta di
legge, che sappia coniugare i processi di trasformazione e di
riconvenzione industriale con i lavori socialmente e
ambientalmente utili e che punta a rendere reciprocamente
funzionali settori decisivi dell'industria in trasformazione
rispetto ad un progetto di società sostenibile.
La proposta che qui avanziamo si muove su tre grandi piani
di lavoro che riguardano: la sistemazione delle città
attraverso la mobilità collettiva e il riuso del patrimonio
abitativo e infrastrutturale, un progetto di risparmio
energetico e infine un piano per garantire l'acqua, quella
potabile innanzitutto. Progetti di occupazione possibili che
si tradurranno in migliaia di posti di lavoro qualificati e
duraturi.
Con la presente proposta di legge è istituito un Fondo per
la formazione, il lavoro e il risanamento ambientale presso la
Presidenza del Consiglio dei ministri per finanziare progetti
per lavori socialmente e ambientalmente utili. L'80 per cento
del Fondo è destinato alle commissioni regionali per l'impiego
sulla base dei criteri definiti nel testo, il restante 20 per
cento è a disposizione delle amministrazioni centrali
(articolo 1).
Compito delle commissioni regionali per l'impiego è quello
di redigere un bilancio sociale e occupazionale, nonché un
piano per l'occupazione finalizzato ai progetti che
riguardano: la manutenzione ambientale, il recupero urbano, la
ricerca, la formazione e riqualificazione professionale, il
sostegno alla piccola e media impresa (erogazione di servizi e
sostegno alla commercializzazione e all'esportazione), i
servizi alla persona. Una modulazione della fiscalizzazione
degli oneri sociali è prevista per quelle aziende che operano
riduzioni contrattate dell'orario di lavoro (articolo 2).
Sulla base di criteri stabiliti dal CIPE le commissioni
regionali per l'impiego, mediante un apposito nucleo di
valutazione, deliberano la graduatoria dei progetti da
finanziare, presentati dalle amministrazioni pubbliche, o dei
corsi di formazione ad essi connessi, rispettando le priorità
definite nell'articolo 3. I progetti sono formulati secondo un
modello predisposto dal Ministero del lavoro e della
previdenza sociale e devono contenere tutte le indicazioni
previste nel medesimo articolo 3.
I programmi, i progetti ed i corsi di formazione sono
prioritariamente rivolti alle nuove tecnologie e alle forme di
organizzazione del lavoro, alla tutela del territorio,
all'organizzazione della città, ai controlli ambientali, alla
valorizzazione dei beni naturali e culturali, agli interventi
mirati alla persona. Per il 1995 le priorità riguardano
l'organizzazione della città, il risparmio energetico, la
manutenzione del territorio (articolo 4).
Possono accedere ai lavori socialmente e ambientalmente
utili i lavoratori iscritti alle liste di mobilità, i
disoccupati iscritti alle liste di collocamento da almeno
dodici mesi, i disoccupati che percepiscono una indennità di
disoccupazione e i lavoratori in cassa integrazione guadagni
straordinaria, residenti nello stesso ambito territoriale
circoscrizionale. Tra i criteri per definire le graduatorie è
riservata alle donne una quota non inferiore al rapporto
percentuale tra la componente femminile e il totale dei
disoccupati (articolo 5).
La copertura finanziaria è assicurata dall'imposta
patrimoniale, per cui è data delega al Governo.
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