| Onorevoli Colleghi! -- Il settore della emittenza
televisiva locale, in attesa di una revisione dell'intero
sistema televisivo, vive una fase di profonda crisi. Il numero
eccessivo di emittenti operanti nel nostro Paese (oltre 700)
rispetto alla esiguità delle risorse disponibili (meno di 500
miliardi di lire), impone la introduzione di una serie di
misure che sostengano tale settore non assistendolo ma, al
contrario, incentivando gli investimenti produttivi e
qualitativi effettuati.
La presente proposta di legge intende introdurre alcuni
meccanismi di sostegno per la emittenza televisiva locale di
cui si facciano complessivamente carico tutti i soggetti
operanti nel settore televisivo, attraverso l'utilizzo dei
canoni annuali di concessione da essi versati, introducendo,
peraltro, una più equa ripartizione degli importi degli stessi
canoni proporzionali alle dimensioni dei differenti soggetti
operanti in ambito nazionale.
Infatti, proprio nella emittenza televisiva locale, e nella
sua crescita, risiede la prospettiva di incrementare il tasso
di pluralismo delle fonti informative, la crescita della
dimensione territoriale della informazione, la affermazione di
nuove tecnologie interattive che sperimentino l'utilizzo del
cavo e del satellite su base regionale e locale.
L'urgenza di intervenire con un'apposita proposta di legge
è determinata dalla necessità di dare immediate e concrete
prospettive di sviluppo a quelle imprese televisive che
operano con dignità e professionalità nel settore, fornendo ad
esse strumenti per la realizzazione di investimenti
effettivamente produttivi.
Su queste basi nascono le iniziative contenute nella
presente proposta di legge:
la revisione dei canoni di concessione annuale delle
emittenti nazionali (che concorrono a determinare il fondo che
finanzia
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gli investimenti produttivi) secondo criteri
complessivamente più equi;
la revisione dei canoni di concessione annuale delle
emittenti locali (che viene essere calcolato su base
provinciale, mettendo fine a evidenti discriminazioni rispetto
alle realtà dimensionali delle diverse emittenti emerse dalla
applicazione della precedente normativa);
la revisione della procedura adottata per la
individuazione e il pagamento dei canoni di concessione delle
emittenti televisive locali per il 1994;
la introduzione di forme di tax shelter
(detassazione degli utili investiti da imprese e persone
fisiche nelle attività delle emittenti locali) già introdotte
per settori come il cinema, che consentirebbe il significativo
afflusso di capitali al settore televisivo locale;
la estensione alle emittenti locali del fondo attualmente
previsto (ma non finanziato adeguatamente) per interventi di
ristrutturazione economico-produttiva della stampa quotidiana
e periodica e per gli altri interventi con particolare
riferimento alla introduzione delle nuove tecnologie, alla
assunzione di nuovo personale qualificato, alla promozione di
facilitazioni per l'accorpamento tra aziende, integrando, a
tal fine, precedenti normative (quali la utilizzazione dei tre
quarti delle somme afferenti alla amministrazione statale per
il canone di abbonamento alla radiodiffusione) che si sono
dimostrate per ora inapplicabili. Un intervento che comunque
integrerebbe di quasi il 10 per cento il fatturato del settore
televisivo locale (si tratterebbe di un finanziamento di 40
miliardi di lire l'anno) orientandosi verso investimenti in
iniziative altamente produttive.
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