| Onorevoli Colleghi! -- Come dimostrato
dall'esperienza degli altri Paesi europei, appare necessario
favorire la costituzione di uno o più soggetti "terzi",
rispetto agli attuali proprietari di impianti radiotelevisivi
pubblici e privati, ai quali attribuire progressivamente gli
impianti di radiodiffusione e di collegamento. Una necessità
ancora più urgente se si pensa che la rivoluzione imposta
dalle cosiddette "autostrade informatiche" si giocherà proprio
sulle reti di comunicazione e sulle opportunità di
integrazione tra loro.
Inoltre, un'ottimizzazione nell'installazione e nella
gestione delle reti e degli impianti consente un più regolato
esercizio delle attività di radiodiffusione e un miglioramento
dello standard di qualità delle trasmissioni.
Vanno, quindi, stabilite le regole attraverso le quali
definire l'insieme dei compiti di tali soggetti, come ad
esempio:
provvedere all'installazione e all'esercizio degli
impianti necessari alla diffusione e alla trasmissione dei
programmi radiofonici e televisivi delle emittenti pubbliche e
private, sia all'interno del territorio nazionale che
all'estero;
operare come tramite tra le emittenti pubbliche e private
e gli altri gestori di telecomunicazioni per l'utilizzo di
altri mezzi di telecomunicazione (ad esempio satellite);
svolgere la ricerca nel campo della diffusione e della
trasmissione televisiva e radiofonica (la cessione del centro
ricerche RAI di Torino, isolatamente considerata,
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appare invece contrastare con i compiti di ricerca e
sperimentazione nel settore trasmissivo previsti dalla vigente
convenzione per la concessionaria pubblica);
assicurare l'attività di assistenza e manutenzione nel
campo della diffusione e trasmissione televisiva e
radiofonica.
Peraltro, si deve rilevare che la costituzione di uno o più
soggetti gestori degli impianti di radiodiffusione presuppone
comunque:
il conseguimento di un organico e completo riassetto
della "mappa delle frequenze", da realizzarsi nel quadro della
revisione del piano nazionale di ripartizione e della
definizione dei piani nazionali di assegnazione delle
frequenze radiofoniche e televisive. Ciò consentirebbe infatti
di individuare i criteri operativi in base ai quali tali
soggetti sono chiamati ad operare (aree servizio impianti,
relative localizzazioni, parametri radioelettrici, nonché la
frequenza assegnata, la determinazione dei bacini d'utenza e
il mezzo trasmissivo utilizzato);
le procedure e le modalità di acquisizione della
proprietà e della gestione degli
impianti di radiodiffusione e di collegamento individuando le
forme compensative (indennizzo, rimborso, partecipazione
azionaria), nonché precisando e fissando le tariffe di
utilizzo.
E' necessario, altresì, stabilire le procedure per
un'articolazione anche su base regionale della gestione degli
impianti. Non appare infatti pensabile che vi siano una o più
società che gestiscano centralmente decine di migliaia di
impianti di emittenti radiofoniche e televisive. Potrebbe
insomma favorirsi la costituzione di consorzi regionali,
magari attraverso il sostegno degli enti locali, che curino,
anche in collegamento con le società operanti al livello
nazionale, la gestione degli impianti.
La presentazione di questa proposta di legge costituisce il
corollario della proposta di legge sul sistema radiotelevisivo
e della comunicazione già presentata dal nostro gruppo
parlamentare il 17 ottobre 1994, (A.C. 1464). In essa è
previsto infatti il principio della separazione tra la
proprietà e la gestione degli impianti di trasmissione e
l'esercizio dell'attività radiotelevisiva.
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