| Onorevoli Colleghi! -- Oltre 200.000 cittadini
italiani appartenenti a fasce di reddito medie, avendo
contratto, qualche anno fa, un mutuo in ECU (o altre divise
estere) per acquistare la casa, hanno visto il loro debito con
le banche ingigantirsi a dismisura, a causa delle
vicissitudini della lira.
Chi ha contratto un mutuo in ECU precedentemente al 1992,
lo ha fatto ritenendo che l'ECU - moneta non esistente, ma
unità di misura inventata dai governanti europei per porre le
basi del mercato unico europeo e successivamente della moneta
unica europea - fosse fortemente regolata e protetta dai
comportamenti delle varie banche centrali. Questo era il
rischio cui si esponeva il mutuatario, peraltro già
contemplato nel regolamento del 1979.
La crisi del sistema monetario europeo, com'è dimostrato e
scritto nelle carte dell'Unione europea - quindi in atti
ufficiali -
deriva esclusivamente dalle scelte monetarie della Repubblica
federale di Germania; questo Paese cambiò dapprima il marco 1
a 1 nei confronti della moneta dei cinque Lander
dell'est e successivamente, per finanziare l'opera di
ricostruzione di questi ultimi, guidò una manovra di
apprezzamento strategico della propria moneta. Tutto ciò fu
all'origine della crisi del 1992; le banche centrali,
pertanto, non avviarono più quegli interventi ai quali pure
sarebbero state obbligate in forza del regolamento del
1979.
Considerando il periodo tra il settembre 1992 e il dicembre
1994, la svalutazione della lira rispetto all'ECU è stata del
30 per cento (da 1.540 a 1.970 lire); dallo scorso febbraio
fino ad oggi si è aggravata di un ulteriore 17 per cento (il
valore attuale dell'ECU è 2200 lire), determinando così una
perdita complessiva sul capitale residuo del 47 per cento. In
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pratica, chi ha un mutuo decennale di 50 milioni dal 1991, nel
marzo 1995 ha dovuto calcolare sul capitale residuo di 37
milioni un aggravio di altri 17. Così, mentre tutto ciò che
egli ha pagato finora è andato a fondo perduto, i 54 milioni
che gli restano da pagare (37 + 17) andranno versati in soli 6
anni, oltre naturalmente i relativi interessi.
Tenendo presente che i redditi medi delle famiglie
coinvolte si aggirano intorno ai 2 milioni e mezzo mensili, si
può comprendere cosa comportino aumenti tanto cospicui delle
rate semestrali.
Ancora più allarmante, per tutti i mutuatari, è l'incerta
evoluzione della situazione monetaria, internazionale e
nazionale, che a detta di molti esperti non si stabilizzerà in
tempi brevi. Ciò determina una condizione di grande ansia per
il futuro: per numerose persone si profila l'eventualità di
non riuscire a pagare il mutuo già a partire dalle prossime
rate, il che significa perdere la casa. L'insolvibilità di
migliaia di creditori potrebbe in un prossimo futuro mettere
in difficoltà le stesse banche.
Lo Stato sembrava garantire di fatto questi contratti con
la sua permanenza all'interno dello SME assicurando una banda
di oscillazione non superiore al 6 per cento in più o in meno.
In altri termini le persone si sono risolte a contrarre i
mutui in ECU anche perché nutrivano fiducia nello Stato, nella
sua politica economica
e monetaria; erano convinte che l'autorevolezza delle
nostre istituzioni potesse ampliamente coprire i rischi
connessi alla variabilità dei tassi. Non sembra dunque giusto
abbandonare i mutuatari al loro destino, come se si fossero
arrischiati in chissà quale speculazione finanziaria. Si
tratta piuttosto di persone che hanno fatto sacrifici per
acquistare la loro abitazione e che pur di conservarla sono
anche disposte a farne di nuovi: ma non in misura illimitata,
senza un minimo di certezza per il futuro.
L'obiettivo è di trovare una soluzione che aiuti le persone
a pagare in tempi e modalità ragionevoli, e che in qualche
modo impedisca una dilatazione illimitata del debito residuo,
senza danneggiare le banche e senza chiedere allo Stato di
accollarsi tutti gli oneri.
Proponiamo pertanto di istituire un Fondo per contributi in
conto interessi destinato ad agevolare la conversione in lire
dei mutui contratti da cittadini italiani in valuta ECU per
l'acquisto della prima casa, salvo quelle considerate di
"lusso" o per l'esercizio di attività imprenditoriali relative
a piccole imprese con un fatturato annuo non superiore ai 4
miliardi.
Inoltre proponiamo che la stipula dei nuovi mutui sia
esente dall'imposta sostitutiva e nel caso in cui il mutuo
venga riacceso presso la stessa banca che l'esenzione sia
estesa alle spese di commissione bancaria.
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