Banche dati professionali (ex 3270)
Testi integrali degli Atti Parlamentari della XII Legislatura

Documento


29973
DDL2471-0002
Progetto di legge Camera n. 2471 - testo presentato - (DDL12-2471)
(suddiviso in 8 Unità Documento)
Unità Documento n.2 (che inizia a pag.1 dello stampato)
...C2471. TESTIPDL
...C2471.
RELAZIONE
ZZDDL ZZDDLC ZZNONAV ZZDDLC2471 ZZ12 ZZRL ZZPR
    Onorevoli  Colleghi! -- Oltre 200.000 cittadini
  italiani appartenenti a fasce di reddito medie, avendo
  contratto, qualche anno fa, un mutuo in ECU (o altre divise
  estere) per acquistare la casa, hanno visto il loro debito con
  le banche ingigantirsi a dismisura, a causa delle
  vicissitudini della lira.
    Chi ha contratto un mutuo in ECU precedentemente al 1992,
  lo ha fatto ritenendo che l'ECU - moneta non esistente, ma
  unità di misura inventata dai governanti europei per porre le
  basi del mercato unico europeo e successivamente della moneta
  unica europea - fosse fortemente regolata e protetta dai
  comportamenti delle varie banche centrali.  Questo era il
  rischio cui si esponeva il mutuatario, peraltro già
  contemplato nel regolamento del 1979.
    La crisi del sistema monetario europeo, com'è dimostrato e
  scritto nelle carte dell'Unione europea - quindi in atti
  ufficiali -
  deriva esclusivamente dalle scelte monetarie della Repubblica
  federale di Germania; questo Paese cambiò dapprima il marco 1
  a 1 nei confronti della moneta dei cinque  Lander
  dell'est e successivamente, per finanziare l'opera di
  ricostruzione di questi ultimi, guidò una manovra di
  apprezzamento strategico della propria moneta.  Tutto ciò fu
  all'origine della crisi del 1992; le banche centrali,
  pertanto, non avviarono più quegli interventi ai quali pure
  sarebbero state obbligate in forza del regolamento del
  1979.
    Considerando il periodo tra il settembre 1992 e il dicembre
  1994, la svalutazione della lira rispetto all'ECU è stata del
  30 per cento (da 1.540 a 1.970 lire); dallo scorso febbraio
  fino ad oggi si è aggravata di un ulteriore 17 per cento (il
  valore attuale dell'ECU è 2200 lire), determinando così una
  perdita complessiva sul capitale residuo del 47 per cento.  In
 
                               Pag. 2
 
  pratica, chi ha un mutuo decennale di 50 milioni dal 1991, nel
  marzo 1995 ha dovuto calcolare sul capitale residuo di 37
  milioni un aggravio di altri 17.  Così, mentre tutto ciò che
  egli ha pagato finora è andato a fondo perduto, i 54 milioni
  che gli restano da pagare (37 + 17) andranno versati in soli 6
  anni, oltre naturalmente i relativi interessi.
    Tenendo presente che i redditi medi delle famiglie
  coinvolte si aggirano intorno ai 2 milioni e mezzo mensili, si
  può comprendere cosa comportino aumenti tanto cospicui delle
  rate semestrali.
    Ancora più allarmante, per tutti i mutuatari, è l'incerta
  evoluzione della situazione monetaria, internazionale e
  nazionale, che a detta di molti esperti non si stabilizzerà in
  tempi brevi.  Ciò determina una condizione di grande ansia per
  il futuro: per numerose persone si profila l'eventualità di
  non riuscire a pagare il mutuo già a partire dalle prossime
  rate, il che significa perdere la casa.  L'insolvibilità di
  migliaia di creditori potrebbe in un prossimo futuro mettere
  in difficoltà le stesse banche.
    Lo Stato sembrava garantire di fatto questi contratti con
  la sua permanenza all'interno dello SME assicurando una banda
  di oscillazione non superiore al 6 per cento in più o in meno.
  In altri termini le persone si sono risolte a contrarre i
  mutui in ECU anche perché nutrivano fiducia nello Stato, nella
  sua politica economica
  e monetaria; erano convinte che l'autorevolezza delle
  nostre istituzioni potesse ampliamente coprire i rischi
  connessi alla variabilità dei tassi.  Non sembra dunque giusto
  abbandonare i mutuatari al loro destino, come se si fossero
  arrischiati in chissà quale speculazione finanziaria.  Si
  tratta piuttosto di persone che hanno fatto sacrifici per
  acquistare la loro abitazione e che pur di conservarla sono
  anche disposte a farne di nuovi: ma non in misura illimitata,
  senza un minimo di certezza per il futuro.
    L'obiettivo è di trovare una soluzione che aiuti le persone
  a pagare in tempi e modalità ragionevoli, e che in qualche
  modo impedisca una dilatazione illimitata del debito residuo,
  senza danneggiare le banche e senza chiedere allo Stato di
  accollarsi tutti gli oneri.
    Proponiamo pertanto di istituire un Fondo per contributi in
  conto interessi destinato ad agevolare la conversione in lire
  dei mutui contratti da cittadini italiani in valuta ECU per
  l'acquisto della prima casa, salvo quelle considerate di
  "lusso" o per l'esercizio di attività imprenditoriali relative
  a piccole imprese con un fatturato annuo non superiore ai 4
  miliardi.
    Inoltre proponiamo che la stipula dei nuovi mutui sia
  esente dall'imposta sostitutiva e nel caso in cui il mutuo
  venga riacceso presso la stessa banca che l'esenzione sia
  estesa alle spese di commissione bancaria.
 
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